Liste attesa, Amati: “Criminale è far attendere le persone malate in fila, contro le leggi, i piani e il contratto dei medici”

“È un crimine far attendere le persone malate in fila al Cup, violando leggi, piani e il contratto dei medici, usando l’attività a pagamento come espediente per ridurre l’attesa e generando un clamoroso disallineamento con i tempi della attività istituzionale. Ecco il senso della mia proposta di legge, presentata sulla base di una decennale esperienza legislativa, senza che nessuna mia legge sia stata dichiarata incostituzionale dalla Corte. Impugnative a bizzeffe, perché provo a solcare strade nuove e scomode nell’interesse dei cittadini, ma nessuna sentenza d’incostituzionalità”.

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, promotore e primo firmatario della proposta di legge per ridurre le liste d’attesa.

“L’attività libero-professionale intramoenia (ALPI) è un istituto contrattuale che discende dalla legge, dal Piano di governo delle liste d’attesa e dal CCNL, che può essere disattivata – per espressa previsione di queste tre fonti – qualora i tempi tra l’attività istituzionale e quella a pagamento non siamo allineati.
L’ALPI è in connessione con l’indennità di rapporto esclusivo, che i medici percepiscono come voce stipendiale, e perciò grava l’obbligo di lavorare in ALPI per un tempo non superiore a quello utilizzato per l’attività istituzionale.
Per i medici in extramoenia, invece, non è previsto il pagamento dell’indennità di esclusività ed è vietato l’utilizzo delle strutture e delle attrezzature dell’azienda di appartenenza, per cui sono pochissimi – e nessun direttore di unità operativa – a scegliere questo regime.
La norma proposta non potrà generare alcun conflitto, perché è la mera esecuzione di una disposizione statale a cui si offre il rimedio della sospensione e della decadenza dei DG in caso di mancato rispetto. Ossia, quasi sempre.
Il medico in attività ordinaria svolge una serie di attività non identificabili in visite o prestazioni diagnostiche, quali attività di reparto, attività di sala operatoria, turni di guardia e di reperibilità, consulenze per altri reparti o strutture della stessa Azienda Sanitaria, ma il calcolo sul mancato allineamento si effettua comparando le prestazioni a parità di prestazioni, ore lavorate e personale impiegato. Non è prevista, dunque una comparazione arbitraria.
La domanda sarebbe invece un’altra: come mai ci si ritrova con tempi d’attesa così diversi, rapidissimi per l’attività a pagamento e biblici per quella istituzionale, se il calcolo del disallineamento si riscontra con comparazioni omogenee? Come mai un’ora di ecografie per la propria azienda produce un minor numero di prestazioni rispetto a quelle eseguite in una stessa alla ora di attività libero-professionale?
Non possiamo cavalcare argomenti che senza numeri divengono eresie, sapendo che ci sono tutti i documenti amministrativi e contabili sulle attribuzioni dei volumi delle prestazioni in ALPI e in attività istituzionale, purtroppo ignorati o violati.
Infine: è vero che i medici italiani sono i peggio pagati d’Europa e che le scuole di specializzazione non formano in quantità utili per colmare la carenza di personale, ma su questo mi aspetto una presa di coscienza dei nuovi parlamentari nazionali con nuove leggi per risolvere questi problemi. Ma nell’attesa delle nuove e auspicabili leggi statali, non si può proporre la sistematica violazione delle norme esistenti o il metodo degli occhi che si chiudono dinanzi al problema, perché questa sarebbe una soluzione incapace di mettere nel conto il dolore delle persone.”

Tumori al colon, Amati: “Orrore. Impugnazione Governo per cavilli, favorendo malattia. Giunta regionale complice. Spero in Meloni”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“È un orrore. Il Governo nazionale ha impugnato le legge regionale per potenziare l’attività di screening sul tumore al colon, per ragioni somiglianti ai cavilli. In buona sostanza il Ministero aveva chiesto alla Regione rassicurazioni sul fatto che ‘tali nuovi interventi, oltre ad essere in linea con il fabbisogno, siano sostenibili e non pregiudichino l’equilibrio economico, per il quale i Tavoli di monitoraggio del Piano di rientro hanno più volte registrato plurime criticità’, nonché in merito ‘al rispetto del limite di spesa per il personale previsto’ da alcune leggi.
Motivi dunque strettamente finanziari e facilmente riscontrabili. Ed invece, su questo appunto, purtroppo, nessuna rassicurazione è venuta dalla Giunta regionale, nonostante fosse stata informata su tutto, rendendosi dunque complice della decisione d’impugnare.
E che la decisione d’impugnare fosse una vergogna era ben nota agli stessi dirigenti del Ministero della salute, tanto da aver messo le mani avanti con parole eccessivamente elogiative per la legge pugliese salvo poi scegliere l’impugnativa.
Finisce così l’era del Ministro Speranza al dicastero della Salute, con un atto che nei fatti favorisce malattia e morte.
Ora attendo la formazione del Governo Meloni, confidando in un razionale ripensamento e sollecitando la Giunta regionale a cominciare ad occuparsi dei problemi dei pugliesi, almeno quando si tratta di prevenzione da terribili malattie”.

Asi Brindisi e Lecce, Amati: “Persi 19 milioni per opere pubbliche nelle zone industriali. Denuncio inerzia e solite giustificazioni”

“I consorzi industriali di Lecce e Brindisi hanno perso un finanziamento complessivo di 19 milioni di euro per opere pubbliche nelle zone industriali, finanziate con il fondo di sviluppo e coesione 2014-2020. Quasi tre anni senza bandire le gare, usando Covid e guerra per giustificare e nascondere l’inerzia. E nel frattempo gli operatori esercitano le loro attività privi di importantissime opere di urbanizzazione, tipo acqua e fogna. Spero ora nel noto e apprezzato impegno dell’assessorato regionale allo sviluppo economico per recuperare nuove risorse e realizzare le opere, e invito i soci dei Consorzi industriali a verificare l’efficienza dell’assetto manageriale, senza alcuna accondiscendenza”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Non è da paese civile ritrovarsi dopo tre anni in una situazione di stallo generalizzato, nell’attesa di conoscere lunedì prossimo la situazione dell’Asi di Bari. Ecco comunque il dettaglio.
Asi Brindisi, finanziamenti persi per euro 9.702.858,88, di cui: completamento della viabilità a servizio dell’agglomerato industriale di Ostuni per euro 1.038.850,10; interventi per la ristrutturazione ed ampliamento della fognatura pluviale nell’agglomerato industriale di Brindisi per euro 1.700.000; miglioramento del servizio di produzione e distribuzione Acqua industriale dall’invaso del Cillarese per euro 1.950.000; realizzazione del tronco di adduzione idrica, primo anello di distribuzione e parti della viabilità di PRT a servizio dell’agglomerato industriale di Fasano sud per euro 2.999.113,57; copertura con pannelli fotovoltaici di parte delle vasche di accumulo delle acque trattate dell’impianto di trattamento acque dell’invaso del Cillarese per euro 1.215.527,21.
Asi Lecce finanziamenti persi per euro 9.200.000, di cui: captazione e trattamento delle immissioni in atmosfera, nell’impianto di depurazione a servizio dell’agglomerato industriale Lecce-Surbo per euro 1.100.000; captazione e trattamento delle immissioni in atmosfera, nell’impianto di depurazione a servizio dell’agglomerato industriale di Galatina/Soleto e miglioramento qualità ambientale per mezzo di infrastrutture verdi – GALATINA SOLETO per euro 1.200.000; completamento delle opere di urbanizzazione primaria (viabilità, pubblica illuminazione, rete fognaria nera ed impianto di sollevamento, rete idrica) (completamento) e implementazione di infrastrutture verdi – GALLIPOLI per euro 2.300.000,00; captazione e trattamento delle immissioni in atmosfera, nell’impianto di depurazione a servizio dell’agglomerato industriale di Nardò/Galatone – NARDÒ/GALATONE per euro 1.000.000; rifunzionalizzazione e messa in sicurezza della viabilità principale di spina (completamento) – MAGLIE/MELPIGNANO per euro 500.000; realizzazione di accessi dalla e sulla SS 16 con relative corsie di accelerazione e decelerazione (completamento) – MAGLIE/MELPIGNANO per euro 300.000; rifunzionalizzazione e messa in sicurezza dell’intera rete di fognatura nera a servizio dell’Agglomerato industriale di Lecce – Surbo per euro 1.800.000; messa in sicurezza e la rifunzionalizzazione dell’intero collettore principale di fognatura nera a servizio dell’Agglomerato industriale di Galatina – Soleto per euro 500.000; completamento della rete idrica e fognante e l’implementazione di infrastrutture verdi a servizio dell’agglomerato industriale di Nardò – Galatone per euro 500.000.”

Liste attesa, Amati: “Esame legge comincia male e persone soffrono. Resistenze già sentite nella scorsa legislatura. Speriamo bene”

“L’esame della proposta di legge per ridurre le liste d’attesa comincia male. Ho colto nel dibattito resistenze già sentite nella scorsa legislatura. Il meccanismo della sospensione delle prestazioni a pagamento in caso di disallineamento con i tempi delle prestazioni istituzionali è una delle soluzioni da prendere immediatamente. Lo prevede la legge statale, sinora mai applicata nella nostra regione. Speriamo bene per i prossimi giorni, perché non possiamo perdere tempo in riunioni, confronti, tavoli e tavolini, mentre la maggior parte delle persone tornano a casa umiliate dopo l’esperienza dolorosa in fila al Cup”.

Lo dichiara il Consigliere regionale del Partito Democratico Fabiano Amati.

“Nella scorsa legislatura fu approvata una legge, quella vigente, molto diversa da quella originariamente depositata, che invece prevedeva le norme che oggi abbiamo riproposto.
Le modifiche maggiori all’atto dell’approvazione riguardarono l’affievolimento delle misure di contrasto al cronico superamento dei tempi massimi d’attesa per le prestazioni sanitarie, peraltro risultanti con nettezza da tutti i dati in possesso dell’amministrazione regionale, anche in violazione delle disposizioni contenute nelle leggi, nel Piano nazionale di governo delle liste d’attesa (PNGLA) e dello stesso contratto collettivo dei dirigenti medici.
Il motivo dell’affievolimento delle misure era fondato sulla speranza che il sistema sanitario sarebbe stato in grado di trovare al suo interno ogni rimedio organizzativo per contenere i problemi dell’attesa diversi dalla carenza di personale o di attrezzature, ossia le questioni poste in rilievo dall’originaria proposta di legge e dalla presente.
Fatto sta che nemmeno la maggior parte delle norme vigenti sono state eseguite, finanche le più semplici, tant’è che il quadro dell’attesa nelle prestazioni sanitarie presenta i soliti e gravi ritardi e le notevoli differenze di risposta dello stesso sistema sanitario tra l’attesa per prestazioni istituzionali e quella per prestazioni in Attività libero professionale intramuraria a pagamento (ALPI), a parità – ovviamente – di personale impiegato, ore lavorate e prestazioni richieste.
Tale situazione non può più proseguire, rappresentando peraltro una grave violazione della legge, del PNGLA e del contratto dei medici, avvertendo l’inconferenza delle tre obiezioni classiche; 1) l’ALPI si svolge fuori dall’orario d lavoro: certo, ma poiché le ore lavorate in ALPI devono essere pari a quelle utilizzate nell’attività istituzionale per la stessa prestazione, cui non si comprende per quale motivo il numero delle prestazioni in ALPI risultano sempre superiori a quelle istituzionali; 2) i tempi d’attesa delle prestazioni istituzionali sono più lunghi di quelli in ALPI per carenza di personale: l’argomento è privo di pregio perché la comparazione sui tempi d’attesa, da cui emerge il disallineamento, avviene a parità di personale impiegato, ore lavorate e prestazioni richieste; 3) non è questo il problema: per ogni problema c’è sempre uno più grande che lo precede, ma tutto ciò non può far desistere dall’affrontare   – anche uno per uno – i problemi più piccoli che compongono quello più grande.
Abbiamo ovviamente la piena consapevolezza della specificità tutta italiana di avere uno dei rapporti più alti al mondo di medici per popolazione e al contempo essere uno dei paesi del mondo con le remunerazioni ai medici più basse. E nel mentre si auspica un maggiore impegno del Parlamento nazionale, del Governo e delle organizzazioni sindacali, finalizzato all’allineamento ai Paesi più avanzati degli stipendi dei medici, non si può tacere davanti le notevoli problematiche connesse al fatto che un così grande numero di medici non sia in grado di assicurare una tempistica nelle prestazioni adeguata alle varie classi di priorità.
Per questi motivi abbiamo ripresentato le norme contenute nella proposta di legge originaria e purtroppo modificate dal Consiglio regionale.
L’articolo 1 prevede la decadenza dei Direttori generali qualora non eseguano entro trenta giorni dall’entrata in vigore della nuova legge, le attività previste dalla legge vigente e che dopo più di tre anni – purtroppo – non hanno ancora eseguito.
L’articolo 2 prevede la sospensione dell’ALPI qualora i tempi di attesa per le prestazioni istituzionali siano superiori di più di cinque giorni rispetto a quelle erogata in ALPI. Nel periodo di sospensione dell’ALPI, il Direttore generale provvede ad impartire al responsabile della specialità sottoposta a sospensione ulteriori istruzioni, anche integrative o in deroga all’atto aziendale, per contrarre i tempi d’attesa nel regime istituzionale. Tra i provvedimenti integrativi o in deroga rientrano un programma finalizzato di incentivi economici in favore del personale della specialità sospesa, a valere sul fondo aziendale vincolato alla riduzione delle liste d’attesa, solo qualora il motivo del disallineamento sia motivatamente dovuto a carenze strutturali o di organico.
L’articolo 3 prevede la revoca della sospensione dell’ALPI qualora i tempi d’attesa in regime istituzionale siano allineati con quelli in regime ALPI che determinarono la sospensione.
L’articolo 4 prevede che l’attività libero professionale intramuraria allargata può essere autorizzata solo con un provvedimento, adottato dal Direttore generale dell’azienda sanitaria interessata, attestante in modo dettagliato la carenza di spazi e attrezzature all’interno dell’intera struttura sanitaria ove opera il dirigente medico richiedente e sulla base di parere obbligatorio e vincolante del direttore sanitario di presidio. Il provvedimento di autorizzazione acquisisce efficacia solo dopo la pubblicazione in apposita sezione del sito internet della azienda interessata”.

Spesa farmaceutica, Amati: “E anche per quest’anno non saranno rispettati i tetti. Si va verso la decadenza dei DG Asl”.

 

“Purtroppo anche per quest’anno i tetti sulla spesa farmaceutica diretta molto probabilmente non saranno rispettati, con una previsione di sforamento di quasi 256 milioni di euro.

Una cifre enorme, che però non riguarda la maggiore domanda di salute o di cura, ma gli sprechi e il mancato svolgimento delle gare uniche. Lo sforamento, infatti, è stato calcolato non tenendo conto dei farmaci innovativi oncologici. Questa situazione comporterà, in base alla nuova legge e se il dato sarà confermato, la decadenza dei Direttori generali delle ASL.”

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Nei primi 8 mesi del 2022 lo scostamento è stato di 17 milioni e 439mila euro per la farmaceutica convenzionata e di quasi 134 milioni per gli acquisti diretti, con un più 36,2% rispetto agli importi previsti. Per la fine dell’anno si prevede che gli importi lievitino a oltre 26 milioni per la farmaceutica convenzionata e a 229 milioni e 600mila euro per gli acquisti diretti, con ASL nelle quali lo spostamento supera addirittura il 40%. Ci troviamo in una condizione sostanzialmente identica agli ultimi due anni, circa 264 nel 2020 e i 220 milioni nel 2021. Il dovere di offrire salute non corrisponde al diritto di sprecare. Lo sforamento della spesa farmaceutica – aggiunge Amati – incide pesantemente sui bilanci autonomi delle ASL, togliendo risorse a obiettivi più importanti e a problemi ben più urgenti. E’ per questo che lo scorso anno abbiamo promosso e siamo riusciti a far approvare la legge sulla decadenza dei direttori generali delle ASL per il mancato rispetto dei tetti di spesa. Una legge che, se i numeri verranno confermati, a fine anno conoscerà applicazione.”

Amati (PD): “Incontro gruppo per capire chi dentro e chi fuori? Bene. Se non è stato convocato per adulazione, suggerisco l’ordine del giorno per collegarsi ai bisogni reali della Puglia”

Dichiarazione del Consigliere regionale del Partito Democratico Fabiano Amati.

“Bene l’incontro del gruppo PD con Emiliano per capire chi è dentro la maggioranza e chi fuori, chi governa realmente e chi invece governa facendo opposizione a se stesso.
Se non si tratta di un appuntamento per adulatori, suggerisco un ordine del giorno accordato con i cittadini, collegato ai bisogni reali dei pugliesi e non con i giochi di potere.
Il primo punto sia l’impegno immediato ad approvare la proposta di legge sulle liste d’attesa, con la previsione della sospensione dell’attività a pagamento qualora i tempi d’attesa siano disallineati con quelli dell’attività istituzionale. Lo prevede la legge statale e nella scorsa legislatura la stessa proposta fu purtroppo sabotata, con la complicità del presidente Emiliano.
Il secondo punto sia la difesa del Piano casa – attaccato con obiezioni ministeriali abnormi e infondate – da parte del presidente Emiliano e dell’intera Giunta, tanto con iniziative politiche quanto con la resistenza in giudizio, poiché non è pensabile che un argomento così importante sia tutto sulle spalle dei consiglieri, senza nemmeno una parola di conforto dalla Giunta o con testi che se approvati – come quello dell’assessore – avrebbero sancito solo la morte del Piano casa per legge.
Terzo argomento sia la legge sul fine-vita, contenuto nei programmi del PD e nel programma elettorale di tutti i partiti. Sì, di tutti: rispettare le sentenze della Corte costituzionale dovrebbe essere, infatti, un punto programmatico obbligatorio per ogni partito politico.
Quarto argomento sia l’esecuzione reale delle leggi sugli screening per tumori al seno e al colon, considerato che sinora poche parti di quelle leggi sono state eseguite e ciò ha il significato, purtroppo, di diagnosi tardiva e morte.
Quinto argomento sia l’interruzione dei contributi ai carrozzoni dei Consorzi di bonifica, che prendono sia dal bilancio della Regione che da tributi diretti, ossia dalle tasche dei cittadini.
Sesto argomento sia la riforma della legge urbanistica per semplificare il procedimento di approvazione dei Pug, eliminando la fase di mera duplicazione del Documento programmatico preliminare, così da poter dotare i comuni di moderni strumenti urbanistici adeguati al Piano paesaggistico.
Settimo argomento sia la decadenza del DG Arpal e la realizzazione, quindi, di un importantissimo punto programmatico: il buon andamento della pubblica amministrazione, un valore irrevocabile per chi è impegnato in politica.
Ottavo argomento sia l’appoggio della Regione, senza nascondersi, a tutti gli investimenti sulle rinnovabili, tra questi comprendendo gli impianti eolici offshore, per mettersi finalmente dalla parte dello sviluppo, della sicurezza ambientale e della pace.
Nono argomento sia la candidatura della Regione, senza nascondersi, all’ospitalità di impianti di rigassificazione offshore, e il parere positivo al raddoppio del gasdotto Tap e realizzazione del gasdotto Poseidon. E tutto questo anche usando le compensazioni territoriali per ridurre il costo delle bollette.
Decimo argomento sia quello di eliminare da ogni angolo della Puglia le discariche, nocive per l’ambiente e la salute dei cittadini, sostituendole con la raccolta differenziata e la destinazione della parte non recuperabile alla termovalorizzazione o altre tecnologie più avanzate.
Su questi dieci punti, da approvare o eseguire rapidamente, penso che finirebbero le critiche ed anche il Presidente Emiliano avrebbe l’opportunità di passare in maggioranza, piuttosto che nella sterile posizione di opposizione a se stesso finora presidiata con profitto.
Insomma, noi siamo solo lo specchio governista delle cose che non vanno, altro che oppositori; per cui detto con Gogol… se hai la faccia storta non prendertela con lo specchio”.

Nuovo Piano casa, Amati: “Rischio impugnazione. Motivazioni assurde che impoveriscono i cittadini. Insorgano sindaci e parlamentari”

“Sulla nuova legge Piano casa c’è il forte rischio impugnazione. I dirigenti del Ministero della Cultura hanno segnalato motivi giuridicamente assurdi, frutto di ideologia mascherata in tecnica, senza rendersi conto che le conseguenze del gesto, sino alla pronuncia della Corte costituzionale, sarebbe solo quello di impoverire i cittadini e un intero comparto ad altissima densità di posti di lavoro. Chiedo ai sindaci e ai parlamentari d’insorgere contro questo inutile atto di ostilità politica nei confronti dello sviluppo, dell’ambiente e della legalità. Se cade questo testo finisce sia la legalità formale che la storia del Piano casa”.

Lo dichiara il Consigliere regionale del Partito Democratico Fabiano Amati.

“I rilievi del Ministero della Cultura non tengono innanzitutto conto di una recentissima sentenza (192/2022), con la quale la Corte costituzionale ha stabilito la piena compatibilità del Piano casa nel rispetto delle vigenti prescrizioni, linee guida e direttive del Piano paesaggistico.
Da qui ne derivano una serie di assurde prese di posizione: la necessità che una variante sugli edifici esistenti, come quella del Piano casa, debba essere concertata con le sovrintendenze; il mancato riconoscimento del potere dei comuni di variare le modalità d’intervento sul patrimonio edilizio nelle zone E; il mancato riconoscimento del potere regionale, attribuito espressamente dalla legge statale alle regioni, di consentire la deroga ai limiti di altezza con varianti agli strumenti urbanistici; il mancato riconoscimento del recente decreto aiuti, approvato dal Parlamento, scaricando però la critica sulle regioni. In altre parole, non possiamo permetterci di criticare le leggi dello Stato, pena il licenziamento, e allora sabotiamo le leggi regionali che le eseguono. È tutto qui l’indizio di una persecuzione politica.
Per onestà e linearità devo tuttavia ammettere che c’è un rilievo fondato su cui sarebbe il caso di procedere all’abrogazione, considerata peraltro l’ininfluenza: riguarda una norma introdotta su richiesta della minoranza, relativa alla possibilità che siamo i privati a richiedere la variante su interventi puntuali, nel caso d’inerzia del comune sulla delibera generale”.

Marina di Ostuni, Amati: “Ammesse a finanziamento opere di estensione della rete idrica per 51 milioni. Parola al Comune”

Comunicazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“L’Autorità idrica pugliese ha approvato lo studio di fattibilità sull’estensione della rete idrica nella marina di Ostuni e ha autorizzato le spese per la progettazione. Ora si attende il preventivo nulla osta del Comune di Ostuni e l’acquisizione al patrimonio comunale delle strade allo stato ancora intestate a ditte private, oltre che la riperimetrazione dell’agglomerato per gli insediamenti allo stato esterni, ossia Gorgognolo, Costa Merlata, Torre Pozzelle e Mogale.
Spero dunque che il Comune faccia tutto al più presto.
Il programma di estensione della rete prevede la realizzazione della nuova diramazione al servizio degli abitati di Ostuni, Carovigno e nuovo serbatoio di Ostuni, per un costo stimato di 20milioni; infrastrutturazione idrico-fognaria delle marine del litorale sud di Ostuni all’interno della perimetrazione, per un costo stimato di 27 milioni; infrastrutturazione idrico-fognaria delle marine del litorale sud di Ostuni nella futura riperimetrazione, per un costo stimato di 4 milioni. Pertanto il costo complessivo del programma ammonta a 51 milioni di euro.”

Fine vita, Amati: “Dov’è Letta? Dove sono i parlamentari? Battano un colpo contro una scelta che ci disonora. E io la ripresento”

Dichiarazione del Consigliere regionale del Partito Democratico Fabiano Amati, promotore della legge pugliese sul fine vita, bocciata dall’aula nella seduta del 4 ottobre scorso.

“Sulla vergognosa bocciatura della proposta di legge sul fine vita chiedo l’intervento e l’aiuto di Letta e dei parlamentari. Continuare nel silenzio imbarazzato disonora la nostra presenza nelle istituzioni e genera numerose domande: dov’è Letta? Dove sono i parlamentari? Nulla da dire contro la scelta di Emiliano, in contraddizione con manifesti, programmi e buone intenzioni del Partito Democratico?
Non si può tollerare la bocciatura di una proposta di legge, la cui finalità era addirittura nel programma elettorale dell’ultima campagna.
Inoltre: stroncare la proposta di legge si pone addirittura come rifiuto di obbedire alle leggi, tenuto conto che le regioni sono obbligate a erogare la prestazione in virtù di una sentenza della Corte costituzionale e di diverse circolari del Ministero della Salute.
La bocciatura della proposta è dunque irragionevole ed insensata, per cui questa mattina ho provveduto a ripresentarla”.

Consiglio regionale, Amati: “Salvano Cassano e bucano la legge sul fine vita. Complicità, crudeltà, eversione e caos sono gli ingredienti”

“Gran parte della maggioranza salva Cassano, forse per coprire tutte le coincidenze tra assunzioni all’Arpal, fede politica e parentele, e buca la legge sul fine vita. Due punti fondamentali, l’uno di buon andamento della pubblica amministrazione e l’altro sui tanto decantati diritti civili, peraltro propagandati nei programmi elettorali. Una combinazione di complicità, crudeltà, eversione e caos sono ormai gli ingredienti. Ma io farò di tutto per riportare il mio partito al governo delle cose serie e concrete, distaccandolo dai giochi di potere suggeriti dal Presidente Emiliano”.

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati.

“La legge di riforma dell’Arpal è stata ancora una volta rinviata, questa volta per preparare un nuovo poltronificio, consigli di amministrazione in tutte le agenzie, e per non assumere la responsabilità di una decisione chiara, rendendosi quindi complici di una situazione su cui ci sarebbe come minimo il bisogno di approfondire. Ma il buon andamento della pubblica amministrazione è un valore per tutti? Cosa pensano le persone di noi quando facciamo così? Questi sono i problemi.
Ma oggi c’è di più: presi dall’obiettivo Cassano hanno sacrificato pure la legge sul fine vita, emblema dei diritti civili tanto proclamati e scarsamente praticati, mettendosi dalla parte dell’insensibilità e della crudeltà. E sul punto del fine vita è stata data pure una giustificazione risibile sulla mancata previsione dell’argomento nel programma elettorale regionale, come se l’esecuzione delle sentenze della Corte costituzionale possa essere oggetto di un programma elettorale e non una condotta lineare per non darsi all’eversione.
Io ho giurato sul rispetto della Costituzione e delle leggi quando ho avviato la mia professione di avvocato, come posso dunque avallare un’idea con alla base la violazione della Costituzione e delle leggi? Come fa il Presidente Emiliano, che come me ha giurato sul rispetto della Costituzione e delle leggi, a ispirare questa clamorosa violazione abbandonando addirittura l’aula al momento del voto? Come possiamo fingere su tutto e chiudere gli occhi sul fatto che il Ministero della salute ha espressamente chiesto alle regioni italiane di eseguire la sentenza della Corte costituzionale?
È un vero caos, un clamoroso difetto di governo delle cose concrete, che mi porta purtroppo a combattere, senza sosta, contro una maggioranza elettorale trasformatasi purtroppo in opposizione ai bisogni e le aspettative dei pugliesi”.