Nuova mozione contro autonomia delle regioni del Nord e norma per sbloccare cantieri bloccati da “sblocca-cantieri” / rassegna stampa

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Ieri, in Consiglio regionale, abbiamo presentato una nuova mozione per costituire un comitato di 12 consiglieri regionali e di 12 sindaci per lottare contro il progetto di #autonomia del nord a spese del sud. Abbiamo inoltre presentato una norma urgente in materia di autorizzazione del Genio civile sul progetto strutturale di opere in aree a bassa #sismicità, subito approvata, per sbloccare i cantieri bloccati dallo “sblocca-cantieri”.

 

Autonomia, C-Entra il futuro: “Depositata nuova mozione per costituire comitato di lotta regione-comuni”

Un comitato di 12 consiglieri regionali e di 12 sindaci per lottare contro il progetto di autonomia del nord a spese del sud. Abbiamo presentato oggi una mozione che speriamo sia discussa martedì prossimo dal Consiglio regionale”.
Lo comunicano i Consiglieri regionali  Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia.
“La questione dell’autonomia è ormai arrivata agli sgoccioli – sottolineano i sei Consiglieri – e c’è la probabilità che giovedì prossimo sia approvata dal governo nazionale. Per questo motivo, riteniamo opportuno che la nostra mozione torni in Consiglio, consegua l’unanimità e serva ad avviare un’ampia mobilitazione.
Siamo ovviamente contenti del fatto che da marzo a oggi il fronte di contrasto al progetto autonomista si sia ampliato ad altre personalità, inizialmente più possibiliste, per formare un nucleo forte di resistenza a un’iniziativa che, partendo dalla sola IVA sanitaria comporterebbe una riduzione di 282 milioni di euro all’anno sul fondo sanitario regionale”.

 

TESTO INTEGRALE DELLA MOZIONE

MOZIONE

 

VISTO

 

L’articolo 61 del regolamento interno del Consiglio regionale della Puglia;

 

VISTA

 

La mozione approvata dal Consiglio regionale in data 19.3.2019 (Atto 377) che in questa sede si trascrive integralmente

 

“PREMESSO

 

La Costituzione italiana prevede la possibilità per le regioni di richiedere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia(articolo 116 della Costituzione, con riferimento all’articolo 117 comma secondo  –­­­­­ per alcune lettere – e terzo). Il tutto però con la cautela inderogabile di un fondo di perequazione privo di vincolo di destinazione e a beneficio dei territori con minore capacità fiscale per abitante (articolo 119 comma 3).

 

La Legge fondamentale, dunque, configura l’autonomia come una possibilità offerta alle regioni, previa intesa con lo Stato e approvazione delle Camere a maggioranza assoluta, per trattare a livello locale ciò che ha una dimensione locale, così da rimuovere inefficienze e recuperare economicità nell’azione della pubblica amministrazione; sempre e comunque nel rispetto del superiore obiettivo al raggiungimento di una più forte unità del Paese ed eguaglianza dei cittadini.

 

L’applicazione delle richiamate norme costituzionali, a chiaro contenuto discrezionale, comporta una decisione politica accordata con l’attualità (cultura, realtà sociale, mercato, scienza, tecnica) e con la responsabilità sui conti, talché diventa abbastanza difficile riconoscere nei tempi che viviamo la sopravvivenza di problemi o soluzioni a contenuto prevalentemente locale.

 

Per meglio comprendere la difficoltà a riconoscere nell’attualità l’esistenza di problemi a dimensione locale, e quindi a sancire con maggiore obiettività l’eventuale incongruenza (anche per gli interessi del nord del Paese) delle ipotesi di maggiore autonomia, valga considerare: a) l’ordinamento dell’Unione europea e la relativa necessità per l’ordinamento italiano di mutarsi per acquisire maggiore somiglianza con gli standard continentali; b) il progresso tecnologico e digitale sempre più esteso; c) la conseguente irrilevanza e inefficacia di ogni politica diretta a rinchiudersi (o a difendersi) in un confine amministrativo.

 

Più la cultura, la realtà sociale, il mercato, la scienza, la tecnica e le regole sulla responsabilità nei conti si fanno più evoluti, complessi e stringenti, più si stabilisce una forte interdipendenza tra popoli, stati e continenti. E se per propaganda o per mera ideologia prive di consapevolezza della realtà si prova a resistere con gli strumenti della politica ridotta all’ambito stretto della nazione o addirittura della regione, finisce che la politica – con le sue decisioni – si condanna da sola all’irrilevanza, cioè a non esercitare l’efficacia del comando su cui si fonda l’utilità del gesto elettorale compiuto dai cittadini, con tutto il suo carico di speranza.

 

A quanto detto potrebbe muoversi l’obiezione che tali considerazioni di metodo nel formarsi della decisione politica paiono subordinare gli uomini e le loro identità territoriali al mercato, alla scienza, alla cultura, alla tecnica, alla responsabilità nei conti e – in definitiva – all’economia. Non è così, perché la centralità dell’uomo è preservata nelle cose che crea e nelle mutazioni che genera, per apportare miglioramenti alle condizioni di vita e alle relazioni sociali.

 

In questo contesto, dunque, risulta azzardato spingersi in opinioni sul progetto di autonomia rafforzata in via di discussione senza effettuare un’analisi ponderata sulle norme e sui costi (economici e sociali), il cui esito potrebbe portare ad affermare – invece – che i bisogni dell’Italia si potrebbero appagare attraverso una minore autonomia delle regioni, così come peraltro non molti anni fa l’opinione pubblica sembrava propendere, portandosi dietro il carico normativo stabilito dal Parlamento nazionale e dai Consigli regionali per mitigare ciò che s’indicava con la metafora di “rimborsopoli”.

 

A questo si aggiunga, sempre sotto il profilo metodologico e per quanto attiene ai costi, che un trasferimento di materie dallo Stato alle regioni comporta un incremento di sprechi e inefficienze, voci classiche della spesa pubblicaimproduttiva, se i fondi per gestire tali materie arrivano dalla compartecipazione delle regioni ai tributi statali (è questa l’ipotesi che si sta avanzando) e non attraverso un autonomo potere di tassare che per sua natura è in grado di mettere in crisi il rapporto elettorale, assumendo quindi il valore di calmiere della spesa pubblica inutile e improduttiva.

 

Allo stato emerge a riflessione, rendendosi oggetto di analisi, il progetto di autonomia rafforzata presentato da alcune regioni settentrionali. Certo, non tutte le proposte hanno uguale portata al cospetto del procedimento di compatibilità con i superiori obiettivi di unità del Paese, eguaglianza dei cittadini e responsabilità nei conti. Ma in questa sede valga una riflessione di ordine generale, che già di per sé giustifica più d’una critica, all’interno dei già detti parametri di valutazione.

 

In disparte i pur importanti dettagli, risulta in contrasto con i dettami costituzionali riservare ad alcune regioni una parte del gettito maturato nel territorio, depauperando il fondo di perequazione nazionale, nato proprio per ridurre le differenze nell’erogazione dei servizi e senza una preliminare definizione dei Livelli essenziali delle prestazionicondotta su base nazionale e tenendo conto dei limiti “storici” delle regioni meridionali.

 

In termini di maggiori criticità emergono la sanità, la scuola e le infrastrutture, così come poste dalle bozze di intese filtrate.

Per la sanità le regioni meridionali subirebbero, detto in termini di primissima stima, una severa decurtazione del fondo di perequazione, che per la Regione Puglia si attesterebbe in una riduzione di  € 682 milioni[1].

Per la scuola, invece, si prevede la legislazione regionale concorrente e il relativo trasferimento di risorse (è stato stimato 1 miliardo in più), al fine di intervenire sulle funzioni e sull’organizzazione del sistema scolastico e del processo educativo, oltre alla regionalizzazione del Fondo ordinario delle università.

Ciò comporterebbe uno stipendio maggiore per gli insegnanti delle regioni del nord e uno minore per quelli del sud e un aumento delle risorse per le università del nord.

Per le infrastrutture, infine, è stato richiesto il trasferimento di numerose tratte stradali e autostradali, comprese quelle in convenzione, già realizzate o in via di realizzazione, e l’ingresso in qualità di concedenti sulle reti ferroviarie. Ciò determinerebbe un maggior gettito tributario trattenuto dalle regioni del nord, a discapito delle altre regioni.

 

Il quadro così riassuntivamente descritto, anche con le accennate esemplificazioni e stime, valutato sulla base del metodo di responsabilità sui costi e compatibilità costituzionale complessiva,comporta la conseguenza che le richieste di maggiore autonomia sono dannose per l’Italia in generale e per le regioni meridionali in particolare, e rappresentano una rottura dell’unità del Paese, una fucina di disuguaglianze tra i cittadini e un atto di presunzione egoistico e fuori dal tempo, almeno nell’Italia che guarda all’Europa.

 

L’autonomia proposta dalle regioni del nord rischia di aggravare e costituzionalizzare il divario tra Nord e Sud, di rendere irreversibile la sperequazione, di dissolvere unità e solidarietà della Nazione, nella Nazione.

L’Unità nazionale, invece, come qualunque alleanza, richiede capacità, autonomia, dedizione, condivisione, tolleranza, infinitamente maggiori rispetto all’alleanza di eguali. La Costituzione non si accontenta di registrare la mera esistenza di una “unità e indivisibilità” della Repubblica (articolo 5). Proprio perché si tratta di una alleanza, pretende che sia fondata su un patto ordinato sull’eguaglianza di tutti i cittadini e preordinato ad assicurare eguali diritti civili e sociali, eguali livelli di prestazioni e servizi pubblici.

 

 

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Tutto ciò visto e premesso,

 

Il Consiglio regionale della Puglia

 

impegna tutti gli organi regionali ad intraprendere ogni iniziativa per contrastare il procedimento avviato da alcune regioni italiane ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione, perché lesivo delle stesse disposizioni costituzionali che lo regolano e di quelle che impongono il dovere di preservare l’unità della Repubblica e l’eguaglianza dei cittadini.”

 

PREMESSO

 

Che l’iniziativa di autonomia riceve sempre nuovi impulsi che lasciano presagire un’imminente approvazione del Governo nazionale e la successiva trasmissione alle camere;

 

PREMESSO

 

Che il successo delle iniziative di contrasto hanno bisogno di essere alimentate da apposite iniziative d’informazione e coinvolgimento dei cittadini, promosse dalla regione e dai comuni quali istituzioni più prossime;

 

 

 

Tutto ciò visto e premesso,

 

Il Consiglio regionale della Puglia

 

  1. conferma l’impegno proprio e di tutti gli organi regionali ad intraprendere ogni iniziativa per contrastare il procedimento avviato da alcune regioni italiane ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione, perché lesivo delle stesse disposizioni costituzionali che lo regolano e di quelle che impongono il dovere di preservare l’unità della Repubblica e l’eguaglianza dei cittadini;
  2. conferisce mandato all’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale di costituire un comitato di studio, informazione e mobilitazione, finalizzato al contrasto dell’iniziativa dell’autonomia differenziata, composto da 12 rappresentanti dei gruppi consiliari che intendano aderire, designati in proporzione alla rispettiva consistenza numerica, e 12 rappresentanti indicati dall’ANCI, aperto al supporto di esperti di comprovata esperienza scientifica nelle materie d’interesse.

[1] Stima tratta da “La finanza territoriale” Rapporto 2018 – Rubbettino.

Nuova mozione contro autonomia del nord contro il sud / rassegna stampa

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Nuova mozione per contrastare autonomia del nord contro il sud: l’abbiamo presentata per confermare con ulteriori elementi la nostra resistenza contro l’autonomia del nord a spese del sud e costituire una commissione regione-comuni per guidare le iniziative di contrasto. Ci sembra che la strada più utile per disinnescare il progetto consista in iniziative politiche, amministrative e di mobilitazione poste in essere dalla regione e dai comuni. Confidiamo che la proposta sia questa volta accolta dal Consiglio con un numero maggiore di voti.

 

Autonomia, C-Entra il futuro: “Mozione per costituire comitato regione-comuni per contrastare il progetto contro il sud. Speriamo passi con più voti a favore”

Una nuova mozione in Consiglio regionale per confermare con ulteriori elementi la nostra resistenza contro l’autonomia del nord a spese del sud e costituire una commissione regione-comuni per guidare le iniziative di contrasto. E, visto che i posti a sedere nella sala della protesta si stanno giorno dopo giorno occupando, confidiamo che anche i voti a favore della mozione saranno di più rispetto al 19 marzo scorso”.

Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea, Donato Pentassuglia, annunciando la presentazione di una nuova mozione finalizzata alla costituzione di un comitato regione-comuni per contrastare il progetto di maggiore autonomia del nord.

“È giunto il momento di dare maggiore organizzazione alla nostra iniziativa contro il disegno di autonomia rafforzata, soprattutto ora che le regioni del nord stanno alzando la voce. Pensiamo sia necessario adoperarsi per far conoscere a tutti i pugliesi gli effetti sui conti del progetto di autonomia, che solo guardando all’Iva sanitaria raggiungono una riduzione del fondo pugliese pari a 282 milioni di euro all’anno”.

“Per questi motivi – spiegano i sei Consiglieri – ci sembra che la strada più utile per disinnescare il progetto consista in iniziative politiche, amministrative e di mobilitazione poste in essere dalla regione e dai comuni. In questo senso, proporremo al Consiglio regionale di dare il suo via libera alla costituzione di un comitato composto da rappresentanti dei gruppi politici presenti in Consiglio e da una delegazione dell’Anci, aperto al supporto di esperti di comprovata esperienza scientifica in materia”.

“Confidiamo che la proposta sia questa volta accolta dal Consiglio con un numero maggiore di voti, considerato che da marzo a oggi il fronte della protesta sul progetto di autonomia del nord si sta arricchendo del favore autorevole di molti altri colleghi consiglieri e parlamentari – concludono –”.

La nostra mozione contro l’autonomia del Nord ha contagiato tutti / rassegna stampa

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Autonomia del Nord contro il Sud: la nostra mozione ha contagiato tutti, a cominciare dal Presidente Emiliano. Siamo contenti perché la battaglia contro l’autonomia del Nord a spese del Sud non è argomento teorico o politico. È un argomento attinente alla più stretta concretezza, perché porterebbe alla decurtazione per la Puglia, tanto per cominciare, di almeno 282 milioni, pensando solo all’Iva sanitaria.

 

Autonomia del nord, C-Entra il futuro: “La nostra mozione sta contagiando tutti, a cominciare da Emiliano. Ottimo”

Tempo c’è voluto e la nostra mozione contro l’autonomia ha contagiato tutti, a cominciare dal Presidente Emiliano. Ecco a cosa servono le persone a cui sbrigativamente si attribuisce la patente di dissidenti”.
Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, promotori dell’Associazione “C-Entra il futuro”.
“Qualche mese fa – spiegano i sei Consiglieri – avviammo con altri colleghi, circondati da disattenzione o pareri addirittura contrastanti, un lavoro di contestazione alla proposta di autonomia del nord contro il sud; questo lavoro culminò nella presentazione di una mozione al Consiglio regionale, approvata con un solo voto in più, con l’astensione di numerosi colleghi (compreso il Presidente Emiliano) e il voto contrario dei Cinquestelle, di Leu-progressisti, Area Popolare, misto-Lega e due consiglieri del misto-maggioranza. Tuttavia, il Consiglio approvò, purtroppo a larga maggioranza, pure un altro testo, presentato da altri colleghi, più accondiscendente nei confronti delle autonomie regionali e comunque fuori obiettivo rispetto alle insidie concrete contenute nelle ipotesi autonomiste in campo.
Sono passati tre mesi e notiamo, per fortuna, una conversione di tutti alle ragioni della lotta in difesa del sud.
Siamo ovviamente contenti – proseguono -, perché la battaglia contro l’autonomia del nord a spese del sud non è argomento teorico o politico. È un argomento attinente alla più stretta concretezza, perché porterebbe alla decurtazione per la Puglia, tanto per cominciare, di almeno 282 milioni, pensando solo all’Iva sanitaria.
È per questo che una ritrovata unità d’intenti, almeno nelle dichiarazioni agli organi di stampa, non può che farci piacere, e ci permette di dire che il dissenso è rientrato associandosi alla nostra iniziativa in difesa delle regioni meridionali e della Costituzione”.

Contro autonomia del Nord avviamo una fase avanzatissima di protesta / rassegna stampa

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– Autonomia regioni del Nord: annunciato lo stato avanzato dell’iter per autonomia di Lombardia e Veneto. C-Entra il futuro annuncia quindi l’avvio di una fase avanzatissima di protesta. Ci interessa sapere se i nostri colleghi consiglieri regionali dei 5 Stelle hanno voglia di combattere assieme a noi o se pensano di rinchiudersi in una scatoletta di tonno, lasciandoci l’onere di aprirla per liberare i cittadini pugliesi da questa minaccia.

– Impianto di compostaggio di Pulsano: il Presidente Emiliano dice una cosa e l’assessore Borraccino il contrario. Se Borraccino non è d’accordo con Emiliano lo comunichi in giunta e la smetta di sobillare le manifestazioni popolari. Sono questi comportamenti, fondati sui voti e non sulla ragione, a creare le emergenze monnezza e i disastri ambientali.

 

Autonomia, C-Entra il futuro: “Consiglio dei ministri annuncia fase avanzata della proposta; noi avviamo fase avanzatissima della protesta. Con noi ci sono i colleghi 5S?

“Se il ministro Erika Stefani annuncia in Consiglio dei ministri lo stato avanzato dell’iter per l’autonomia di Lombardia e Veneto, non ci resta che annunciare l’avvio di una fase avanzatissima di protesta. Saranno con noi i colleghi consiglieri del Movimento 5 Stelle, così come avevano promesso? Attendiamo risposta”.

Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, promotori dell’associazione “C-Entra il futuro”, con riferimento all’annuncio di oggi del ministro per gli affari regionali, Erika Stefani, al termine del Consiglio dei ministri.

“Si era capito sin dalle ultime elezioni europee che l’intento della Lega di Salvini era derubare i voti del sud per fare gli interessi del nord. Avevano peraltro già portato a termine il primo colpo regalando alle regioni del nord le centrali idroelettriche con il decreto semplificazioni, votato pure dai 5 Stelle. Ora ci provano con l’autonomia differenziata che, se portata a termine, significherà per la Puglia una minore dotazione del fondo sanitario per 282 milioni di euro annui, pensando solo all’Iva”.

“Noi combatteremo contro questa iniziativa – proseguono i sei Consiglieri –, perché non è questione di posizionamento politico, ma attiene a un progetto di privazioni per tutti i cittadini, compresi quelli che in buona fede hanno sostenuto e sostengono Salvini e i suoi. E non pensi il ministro Stefani di potersi servire con noi dei buoni uffici dell’assessore Di Gioia, perché proprio su questo punto gli abbiamo chiesto di fare un passo indietro”.

“Ci interessa sapere, piuttosto, se i nostri colleghi consiglieri regionali dei 5 Stelle hanno voglia di combattere assieme a noi o se pensano di rinchiudersi in una scatoletta di tonno, lasciando solo a noi l’onere di aprirla per liberare i cittadini pugliesi da questa minaccia – concludono –”.

Assunzioni in sanità, sei Consiglieri: “Chi ha dato il parere favorevole della Puglia alla norma a vantaggio delle regioni del nord? Sembra un anticipo di autonomia da contrastare a tutti i costi”

“Chi ha dato il parere favorevole della Puglia alla proposta di sblocco del turnover del personale sanitario, a tutto vantaggio delle regioni del nord? È ciò che chiediamo sulla base degli annunci del ministro Giulia Grillo e del sottosegretario Luca Coletto, che hanno riferito l’accordo di tutte le regioni italiane. Se fosse vero sembrerebbe un parere favorevole con punte di autolesionismo, dato di fatto a un’iniziativa anticipata di autonomia del nord a spese del sud”.

Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia.

“La proposta di emendamento, che a dire del ministro Grillo è stata concordata con tutte le regioni meridionali, prevede innanzitutto di ignorare i reali fabbisogni della popolazione e di piegare le norme di finanza pubblica all’esclusivo vantaggio delle regioni del nord. Un’anticipazione del progetto di autonomia del nord ai danni del sud. Vediamo il perché.

Senza la norma proposta, le regioni del nord dovrebbero rientrare – a partire dal 2019 – nel parametro della spesa per il personale sostenuta nel 2004, meno l’1,4%, negli anni sistematicamente violata ed elusa. Ne deriva che l’approvazione della proposta rappresenta un condono in favore delle regioni del nord che hanno eluso il tetto di spesa del 2004, autorizzandole a mantenere la spesa sul più ampio tetto raggiunto in conseguenza appunto della violazione di legge.

Per le altre regioni invece, per esempio la Puglia, che hanno mantenuto il tetto della spesa storica del 2004 e che non hanno potuto eluderlo o violarlo per via dei piani di riordino o operativo, o che magari si accingono a superare la spesa del 2018 per via di un virtuoso ritorno a una gestione ordinaria, resterà in piedi il tetto della spesa storica del 2004, meno l’1,4%. Una gravissima conseguenza in materia di offerta di prestazioni e servizi, che in caso di mancato equilibrio finanziario (si pensi per esempio alla spesa farmaceutica in deficit) comporta l’impossibilità di spendere centinaia di milioni per incrementare il personale sanitario.

A ciò si aggiunga – proseguono i Consiglieri – che con la stessa norma, ove approvata, è stabilito un aumento della spesa nella misura del 5% dell’incremento del Fondo sanitario rispetto all’esercizio precedente. È facile dedurre quanto nociva sarebbe per noi se fosse approvata la richiesta di maggiore autonomia del nord, che ha come più gravi effetti proprio la riduzione del Fondo sanitario regionale”.

Autonomia, sei Consiglieri: “Nostra mozione passa per un soffio. Eppure diceva un no chiaro a progetto del nord contro sud”

“È passata per un soffio la nostra mozione per contrastare l’autonomia del nord. Eppure era l’unica a dire un no chiaro al progetto del nord contro il sud, quello per intenderci che toglierebbe alla Puglia 682 milioni di euro all’anno dal fondo sanitario, soffermandosi solo sull’Iva. Sarà che praticare le decisioni chiare non si addice al più comodo indecisionismo politico”.

Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Ruggiero Mennea, Gianni Liviano, Donato Pentassuglia, commentando l’esito del voto di oggi in Consiglio regionale sulla così detta autonomia differenziata.

L’autonomia di cui stiamo parlando non è un convegno di costituzionalisti, o un meccanismo di semplificazione oppure un diversivo per posizionamenti politici più o meno scaltri. Si tratta di una proposta lombardo-veneta da contrastare con forza, perché mira a prendersi funzioni per trattenere nelle regioni del nord un maggiore gettito fiscale prodotto. Ove passasse, solo per la Puglia significherebbe perdere 682 milioni all’anno limitandosi a considerare l’Iva sanitaria.

Il bello è che c’è qualcuno che prova a giustificare le istanze autonomiste sulla base di una presunta efficienza del nord, che se fosse vero e a tutto concedere significherebbe la necessità di minore autonomia per sottrarre l’Italia dalla condizione di sud dell’Europa.

E nemmeno si può dire che il nord paga più tasse, perché tale calcolo si effettua sulla pressione fiscale rispetto al PIL territoriale e non utilizzando il metodo truffaldino del valore assoluto. Ne deriva, secondo i dati della Banca d’Italia, che le entrate dello Stato rispetto al PIL territoriale sono il 49,5 % per la Lombardia, il 48,3 % per la Puglia, il 48% per l’Emilia Romagna, il 47,7% per il Piemonte, il 47,4% per la Campania, il 45,9% per la Toscana, il 45,3% per la Calabria, il 45,3% per la Sicilia è il 45,1% per il Veneto.

Dopo aver letto questa graduatoria – concludono – sembra ancora che si possa giustificare tutto ciò che vogliono far accadere e magari mettere un silenziatore sulla proposta del nord a danno del sud?”.