Vaccini e furbetti, Amati: “Niente elenco a dispetto della Capone e Ufficio di Presidenza. Volontà di occultare è chiara. Nuovo reclamo”

“Nonostante l’accoglimento del mio reclamo, il parere istruttorio e diversi solleciti, non riesco ancora ad avere l’elenco dei vaccinati per controllare eventuali violazioni. E tutto questo a dispetto della Presidente Capone, dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio, delle prerogative dei consiglieri e quindi dei cittadini elettori, ma soprattutto della verità. Mi sembra chiara la volontà di occultare qualche misfatto. Ho per questo proposto un nuovo reclamo”.

Lo comunica il Presidente della Commissione Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Dopo l’accoglimento del primo reclamo ho riproposto la domanda di rilascio degli atti, allegando anche il parere istruttorio posto a fondamento della decisione della Presidente Capone. Nonostante ciò, a oggi non ho ricevuto quanto richiesto né alcun riscontro e tale condotta omissiva mi pare lesiva delle nostre prerogative e degli obblighi di disciplina e onore del responsabile del procedimento, nonché ingiustificatamente diretta a occultare la mia conoscenza degli atti per risalire a eventuali irregolarità.
Per questo ho chiesto alla Presidente del Consiglio regionale di inoltrare per me la richiesta, esigendo il rispetto della sua decisione, adottata udendo l’Ufficio di Presidenza, ovvero di tutelare nel modo più opportuno le mie prerogative e quelle di ciascun consigliere regionale, così da evitare nel caso specifico una violazione delle norme e in generale la sedimentazione di un precedente illegittimo e in grado di depauperare il valore e l’autorevolezza dell’Assemblea legislativa e del processo democratico che concorre a formarla”.

Vaccinazioni con AstraZeneca, Amati: “I giorni passano, dosi aumentano a 80mila e non si capisce perché attendere il 12 aprile. Tempo perso miete vittime”

“Oggi sono 80mila le dosi disponibili di AstraZeneca per la fascia d’età 79-70, che però non saranno somministrate sino al 12 aprile. I giorni passano, le dosi aumentano e non si capisce perché attendere. Il tempo perso miete vittime”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Non c’è alcuna giustificazione per ritardare l’inoculazione del vaccino AstraZeneca e nemmeno quella che bisogna terminare le vaccinazioni degli ultra ottantenni, dei fragili e super fragili. Abbiamo hub vaccinali e organizzazione di personale da mandare a regime e che ben potrebbero fare almeno il doppio dell’attività svolta sinora.
Sarebbe plausibile la giustificazione data solo se i centri vaccinali stessero lavorando h24 o almeno per 12 ore al giorno.
Nella campagna per raggiungere l’immunità di popolazione nel più breve tempo possibile, non c’è nessuna giustificazione nel tenere le dosi vaccinali nel frigorifero e una coorte di persone esposte a maggiori rischi di quelli che già devono fronteggiare”.

Vaccini, Amati: “Perché attendere 12 aprile per iniettare 60mila dosi AstraZeneca? Tempo perso miete vittime”

“Non capisco per quale motivo bisogna aspettare il 12 aprile per cominciare a vaccinare la fascia 79-70 anni con il vaccino AstraZeneca. Salvo che non ci sia un motivo più grave della pandemia stessa, ogni giustificazione mi sembra impropria perché il tempo perso miete vittime”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Mi pare di capire che abbiamo 60 mila dosi di vaccino AstraZeneca nei frigoriferi, in attesa di essere inoculati ai cittadini nella fascia anagrafica 79-70 anni. E che la disponibilità di dosi aumenterà nei prossimi giorni.
Sento dire, però, che tali vaccinazioni saranno avviate dal 12 aprile e che i prossimi giorni serviranno alle prenotazioni. Se fosse questo il motivo, mi pare che una procedura burocratica alquanto farraginosa non può interferire con una superiore necessità di salute pubblica, cioè raggiungere l’immunità di popolazione nel più breve tempo possibile.
Per questo invito le Aziende sanitarie a procedere con le vaccinazioni, utilizzando tutte le dosi disponibili di AstraZeneca e senza sottostare a ogni qualsivoglia regolamentazione burocratica contrastante per logica e necessità alla missione che abbiamo da affrontare”.

Vaccinazione sanitari, Amati: “Decreto nazionale non sia meno severo della legge pugliese”

“Per far rispettare un obbligo servono sanzioni che abbiano una chiara finalità dissuasiva. Per questo auspichiamo che il decreto legge del Governo nazionale non contenga sanzioni meno dure della disciplina pugliese già vigente: un modello che andrebbe replicato su tutto il territorio nazionale e che vorremmo esporre ai ministri Cartabia, Speranza e Gelmini”.

Lo dichiarano l’onorevole Alberto Losacco e il consigliere regionale pugliese Fabiano Amati, quest’ultimo promotore della legge vigente in Puglia sull’obbligo degli operatori sanitari alla vaccinazione anti-Covid.

“In Puglia è già vigente una legge che prevede, a prescindere dall’eventuale intervento del Governo nazionale, pesanti sanzioni sugli operatori sanitari che rifiutano le vaccinazioni ordinarie e quella anti-Covid.
La legge pugliese, dichiarata costituzionale con sentenza n. 137 del 2019 – relatrice Marta Cartabia, stabilisce il trasferimento dei sanitari obiettori dai reparti a rischio, il procedimento disciplinare e la sanzione pecuniaria sino a 5.000 euro. E il tutto contemporaneamente e senza alcun margine di discrezionalità.
È altamente improbabile che si possa affermare l’efficacia della forte raccomandazione vaccinale anti-Covid, limitando l’apparato sanzionatorio al trasferimento dai reparti a rischio del sanitario obiettore, perché tale sanzione a ben vedersi potrebbe trasformarsi addirittura in un espediente per ottenere l’alleggerimento del carico di lavoro, cioè un comodo passaggio dalla corsia alla scrivania. A questo si aggiunga che detto trasferimento dai reparti a rischio aggraverebbe la difficoltà per le aziende sanitarie di formare i turni, al punto da determinare l’eventuale chiusura dei reparti. Un vero paradosso.
Per questi motivi la disposizione di profilassi, cioè il trasferimento dai reparti a rischio, non può essere disgiunta da un rigoroso procedimento disciplinare e da severissima pena pecuniaria, o comunque da un apparato sanzionatorio e dissuasivo non meno potente di quello contenuto nella legge pugliese vigente”.

Vaccinazione sanitari, Amati: “Applicare subito sanzioni previste da legge regionale per 400 a Brindisi e Lecce”

“Bene la linea dura annunciata dalle Asl di Brindisi e Lecce nei confronti dei circa 400 operatori sanitari che rifiutano la vaccinazione. Ma non basta. Ora bisogna irrogare le sanzioni previste dalla legge regionale, che si applicano a prescindere da un’eventuale legge statale, come peraltro sancito dalla Corte costituzionale con sentenza n. 137 del 2019, relatrice Marta Cartabia”.

Lo dichiara Fabiano Amati, presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione della Puglia, nonché promotore della legge regionale sull’obbligo vaccinale approvata dal Consiglio regionale qualche settimana fa.

“La legge regionale – continua Amati – prevede un apparato sanzionatorio che non si limita solo ad allontanare l’operatore dai reparti a rischio, o ad aprire un procedimento disciplinare, ma anche (e soprattutto) una sanzione pecuniaria fino a 5 mila euro. Sanzione che deve essere immediatamente irrogata, per non rendere vano lo sforzo del legislatore regionale e per evitare che il solo allontanamento dai reparti a rischio possa essere considerato addirittura un premio, lasciando alle aziende sanitarie pure il problema di dover coprire i turni nella cronica carenza di personale. L’applicazione delle sanzioni – conclude – è inoltre un atto dovuto, senza alcuna discrezionalità, per cui l’eventuale omissione potrebbe integrare il reato di abuso d’ufficio”.

Vaccinazioni operatori sanitari, Amati: “Bene Asl Br, non applicare la legge sull’obbligo e relative sanzioni è abuso d’ufficio”

“La Asl Brindisi sta applicando correttamente le leggi vigenti nei confronti degli operatori sanitari, tutelandoli anche da se stessi. Mi sorprende piuttosto come questo desti meraviglia e non determini le altre aziende a fare la stessa cosa, anche considerando che omettere le sanzioni potrebbe determinare l’ipotesi di abuso d’ufficio”.

Lo dichiara il presidente della commissione regionale Bilancio e Programmazione, Fabiano Amati.

“Nessun operatore sanitario – prosegue – può decidere liberamente di contagiare i pazienti e i suoi colleghi. Il vaccino anti-Covid è un trattamento sanitario di prevenzione e a valore collettivo, per cui già in generale non sarebbe possibile obiettare, figurarsi tra gli operatori sanitari. La decisione pugliese di obbligare alla vaccinazione è, peraltro, pienamente conforme alla Costituzione, come affermato dalla stessa Corte con sentenza n. 137 del 2019, relatrice l’attuale ministro della Giustizia Marta Cartabia, e dal Tar Bari con ordinanza n. 731 del 20202.
Ciò che mi spaventa, piuttosto, è la pigrizia – conclude Amati – con cui altre aziende sanitarie stanno agendo nell’applicazione delle sanzioni, a meno che gli operatori no-vax non siano tutti concentrati nella Asl di Brindisi. E ciò non mi pare”.

Vaccini e furbetti, Amati: “Negano accesso a elenco violando mie prerogative. Per occultare abusi?”

“Mi stanno negando l’accesso agli elenchi dei vaccinati, violando le mie prerogative, e ciò mi autorizza a pensare che si vogliano occultare gli eventuali abusi. Ho scritto al Presidente del Consiglio regionale per ottenere l’immediata tutela della funzione di Consigliere regionale”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Ho richiesto da diversi giorni l’elenco dei cittadini vaccinati, per verificare eventuali abusi e, a tutt’oggi, nessuna risposta se non una richiesta di parere alla segreteria generale della Giunta. Insomma, un estenuante procedimento per schivare la responsabilità di procedere e fornire gli elenchi, contravvenendo alla disciplina dell’accesso agli atti dei Consiglieri regionali.
Si evocano peraltro ipotesi di diniego fondati sulla tutela dei dati anagrafici e sanitari o richiamando giurisprudenza sul divieto d’accesso generalizzato, oppure paventando rischi di confusione tra funzione legislativa e amministrativa.
Nessuna di tali ipotesi è però accordata con l’ordinamento, per tre motivi molto concreti. Il Consigliere regionale può accedere agli atti dell’amministrazione indicati specificamente, senza alcuna limitazione, e a esso si intendono estesi tutti gli obblighi sul trattamento dei dati, compreso quello di segretezza; non è possibile opporre l’argomento della tutela dei dati anagrafici e sanitari, perché la richiesta di accesso è in questo caso proprio fondata sulla verifica dei presupposti per la vaccinazione e cioè le coorti d’età e di categorie, sicché la vaccinazione di un non avente diritto per età o categoria comporterebbe la lesione di un diritto o interesse altrui, impugnabile dinanzi al giudice; la richiesta è specifica e nient’affatto generalizzata (tale sarebbe stata la richiesta della password d’accesso) per cui non è possibile individuare, nemmeno per ipotesi, la supposta confusione tra funzione esecutiva-amministrativa e legislativa-controllo politico.
Per questi motivi ho ribadito la mia richiesta d’accesso e rilascio copia degli atti, investendo della questione il Presidente del Consiglio regionale, affinché sia sviluppata un’iniziativa a tutela delle prerogative assegnate ai Consiglieri regionali attraverso regolari elezioni popolari e non derogabili attraverso l’uso delle funzioni di gestione, appropriandosi cioè di un potere di arbitrato improprio sulla legittimità della funzione legislativa e di controllo politico; una cosa non riscontrabile nemmeno in periodo pre-rivoluzionario”.

 

 

Vaccinazioni, Amati: “Asl Br cerca volontari sanitari e amministrativi: ho dato la mia adesione”

“Ho dato la mia disponibilità alla Asl di Brindisi, come volontario, per aiutare nello svolgimento della campagna vaccinale. Invito chi ha i requisiti a fare la stessa cosa”.

Lo comunica il presidente della commissione regionale Bilancio e Programmazione, Fabiano Amati.

“È ottima l’idea della Asl di Brindisi – prosegue – di reclutare medici e infermieri in pensione e amministrativi per comporre gli staff di vaccinazione in tutti i centri della provincia. La campagna vaccinale non ammette diserzioni, perché si tratta di un trattamento sanitario a valore collettivo e non individuale: più siamo vaccinati e più aumenta la possibilità di debellare il virus. È, insomma, un fatto di cuore che non può attendere la definizione a volte estenuante di decine di protocolli e negoziati burocratici”.

“Per questo trovo adeguata la decisione della Asl – sottolinea Amati – di dotarsi di personale volontario, un battaglione di persone pratiche e benintenzionate, in grado di fornire il bene più rilevante nella gestione delle emergenze: il cuore. Ho dato, quindi, la mia adesione entusiasta sia per contribuire ancor di più alla causa della lotta al Covid e sia per aggiungere un anello alla catena degli esempi. Sono già pronto per l’addestramento e per il lavoro. Aspetto –conclude – solo la chiamata”.

Fuori lista e imbucati, Amati accusa i politici «Non hanno vigilato»

 

Corriere del Mezzogiorno Puglia di giovedì 11 marzo 2021, pagina 2

Fuori lista e imbucati, Amati accusa i politici «Non hanno vigilato»

INTERVISTA di Fatiguso Vito

BARI «Sui furbetti dei vaccini leggo dichiarazioni scandalizzate di politici e amministratori. Ma se ci sono violazioni, di qualsiasi natura, queste riguardano l’operato di chi eroga le dosi e dovrebbe controllare gli aventi diritto. E poi bisognerebbe smetterla di nascondersi dietro la privacy e rendere noti i nominativi perché la vaccinazione è un trattamento sanitario collettivo non individuale». Fabiano Amati, presidente della prima commissione Bilancio e consigliere regionale del Pd, interviene sugli imbucati delle somministrazioni. Sin dal 27 dicembre scorso, inizio della campagna nazionale, fu ben chiaro che le dosi non erano sufficienti. E per questo avrebbero dovuto essere gestite con “onestà”. Mala realtà non ha fatto sconti. La gara alle dosi “abusive” è partita con tanti soggetti del mondo della sanità che poco hanno a che fare con i malati: i direttori delle Ml di Bari, Antonio Sanguedolce, di Foggia, Vito Piazzolla, di Lecce, Rodolfo Rollo, di Taranto, Stefano Rossi, e anche lo stesso assessore alla Sanità, Pier Luigi Lopalco. Anche personale delle agenzie della Regione (l’Asset), o ex parlamentari come Gero Grassi (che si è giustificato con «c’era un buco nell’elenco e mi è stato chiesto se lo volessi fare»). Per proseguire dell’edilizia ospedaliera e professionisti di ogni categoria.

Amati, gli imbucati dei vaccini hanno commesso un reato? 

«Non credo proprio. Vedo politici e amministratori a caccia di vaccinati privi di diritto. Ma questi non considerano che se violazione c’è stata è addebitabile a loro nella catena della delega di funzioni».

In che senso?

«La condotta eventualmente impropria è di chi ha il compito di erogare e controllare gli elenchi: dai dirigenti delle Asl ai capi dipartimento e ai responsabili delle somministrazioni. I vaccinati? Potrebbero essere accusati a tutto concedere di concorso in peculato, ma non farebbero fatica a difendersi dichiarando di aver agito in stato di necessità».

Perché i politici o gli stessi amministratori si scandalizzano? La filiera del potere che lingua parla?

«Perché si pensa che urlare la colpa di non meglio specificati altri produca effetti di distrazione ed escluda le proprie mancanze. La tecnica del fumo negli occhi».

Ma se non c’è un reato, per i furbetti c’è un problema di coscienza.

«Certo, ma è un aspetto soggettivo e non è ciò che riguarda il giudizio pubblico. I vaccini sono pochi e bisogna privilegiare chi è a rischio. Pare che debbano immunizzare gli avvocati. Le dico già da ora che in questa prima fase rifiuterò il vaccino perché credo sia prioritario aiutare prima le persone fragili».

Si sono vaccinati l’assessore Lopalco e i direttori generali di quattro Asl. Le sembra opportuno? 

«Non mi è sembrato opportuno estendere la vaccinazione a chiunque fosse incasellato in un’organizzazione sanitaria, senza avere nulla a che fare con le attività a rischio perché a contatto con la malattia. E questo ha creato insostenibili ingiustizie. Non è ragionevole lasciare senza coperture le persone fragili o gli over 80».

Perché non si rendono pubblici i nomi dei vaccinati? In estate si parla anche di passaporto sanitario per i viaggi internazionali.

«Si afferma la tutela della privacy, ma la vaccinazione è un trattamento sanitario a valore collettivo e non individuale. La sua protezione funziona se lo fanno tutti e si raggiunge l’immunità di popolazione ed è questo che si può obbligare ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione cioè sul parametro fondamentale della solidarietà sociale. La privacy dovrebbe valere solo sul motivo dell’esenzione. Ma c’è un altro aspetto».

Dica pure.

«Se c’è un calendario delle vaccinazioni, con tanto di parametri di età o di categoria, siamo di fronte a un procedimento amministrativo e ognuno è titolare di un interesse legittimo ad accedere alle liste per verificare se quel calendario è stato violato a suo discapito ed eventualmente ottenere giustizia. Con la segretezza si rischia di violare diritti e interessi senza nemmeno la possibilità d’insorgere».

 



 

 

 

 

Operatori non vaccinati a Lecce, Amati “Ricollocazione? La legge dice che vanno sanzionati”

“Gli operatori sanitari di Lecce che hanno rifiutato il vaccino, rendendosi magari responsabili del contagio in alcuni reparti, non sono un problema burocratico di ricollocazione in reparti non a rischio, ma soggetti a cui la Asl deve irrogare la sanzione di 5.000 euro e contestualmente aprire un procedimento disciplinare. Lo prevede la legge pugliese e il relativo regolamento”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati, con riferimento alle notizie sui contagi in alcune unità operative ospedaliere della Asl di Lecce.

“Noto che deve essere ancora una volta ribadito che il rifiuto della vaccinazione da parte di un operatore sanitario non è un atto di libertà individuale, perché comporta la riduzione della libertà altrui, in particolare pazienti e colleghi, di rimanere in buona salute. Per questo il legislatore regionale ha previsto una serie di misure altamente dissuasive, a partire dalla sanzione pecuniaria, proprio per evitare che ci siano obiezione alle attività di profilassi pubbliche.
Se questo è, non credo che si possa tergiversare nell’irrogazione delle misure afflittive previste dalla legge regionale, ponendosi il solo problema della ricollocazione, anche per conseguire lo scopo ulteriore di prevenzione generale a cui la sanzione riconduce, cioè far sapere che l’ordinamento non tollera la condotta di un operatore sanitario che avesse in animo di rifiutare la vaccinazione”.