Ucraina, Amati: “Canfora, un grande professore che ora sbaglia e dice cose crudeli”

Dichiarazione del Consigliere regionale Fabiano Amati, con riferimento all’intervista rilasciata dal Prof. Luciano Canfora a La Gazzetta del Mezzogiorno dal titolo: “Salvini sbaglia, ma l’Ucraina pure. Il filologo sta con la Russia: violati gli accordi”.

“Anche un grande professore come Luciano Canfora può sbagliare e finire per dire cose crudeli. Non mi pare nei fatti sostenibile che l’Ucraina sia un Paese prevaricatore e che la Russia impotente si stia difendendo. È questo un capovolgimento di fronte inaccettabile, soprattutto mentre l’aviazione russa bombarda gli ospedali pediatrici e insegue le persone con bombe di fuoco.
E nemmeno le ragioni poste a fondamento del ragionamento del Prof. Canfora mi paiono sostenibili.
Infatti. La storia ucraina degli ultimi cento anni non può essere letta correttamente senza prima considerare e premettere il terribile genocidio del 1931-32, eseguito da Stalin per imporre alla riottosa Ucraina il socialismo e la collettivizzazione delle terre. E su questo consiglio il libro di uno storico specialista: E. Cinnella – Il genocidio dimenticato.
Sulla base di questa premessa e andando a tempi più recenti, il 1° dicembre 1991 un referendum popolare deliberava l’indipendenza dell’Ucraina, con il 90 per cento dei voti favorevoli e con la vittoria del SÌ anche nelle regioni oggi contese e più filo-russe.
L’8 dicembre 1991 fu poi sottoscritto l’Accordo di Belaveža, fondativo della Comunità degli stati indipendenti.
L’Ucraina non ha però mai ratificato l’accordo di Belaveža, perché contestava, tra tante cose, la qualità della Russia di unico successore dell’URSS e del ruolo in sede ONU.
L’Ucraina, quindi, è stato un Paese solo ‘associato’ al CSI.
In ogni caso, lo Statuto CSI prevedeva un procedimento di rinuncia all’adesione o associazione, che l’Ucraina ha definitivamente esercitato nel 2018.
Bene, come si possono sostenere gli obblighi dell’Ucraina in base all’appartenenza a una organizzazione – CSI – da cui si è regolarmente dissociata? E in più basterebbe leggere l’accordo di Belaveža e il protocollo del 1991 per rendersi conto che spesso vengono attribuiti contenuti di dipendenza alla causa politica o militare della federazione russa che non hanno mai avuto.
Appare infine alquanto incongruente sostenere l’iniziativa bellica russa come fatto idoneo ad assicurarsi un buffer e per giunta a spese delle sovranità altrui, al fine di difendersi da un attacco Nato; e questo sia perché è alquanto fantasioso immaginare tale attacco portato avanti da un’organizzazione – la Nato – centrata sulla difesa dei propri aderenti da attacchi altrui, e sia perché risulta pure comico pensare che nel tempo dei missili a lunga gittata e degli scudi spaziali la deterrenza possa avvenire dotandosi di un pezzo di terra neutrale a confine.
L’attacco bellico di Putin all’Ucraina e le opinioni in sua difesa non hanno alcuna giustificazione storica o militare, ma adempiono a difendere su presupposti artificiosi la dittatura russa e il pericolo che essa possa essere abbattuta dai venti di libertà che si stanno alzando a confine. Tutto qui. E mi spiace che nel sostenere questa causa politica non si consideri il prezzo di sangue che l’aggressione di Putin sta facendo pagare a tante persone”.

SMA, Amati: “Anche a Giovanni il farmaco. Ora basta viaggi fuori regione e battaglie per terapie mantenimento”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Anche a Giovanni è stata somministrata la terapia genica Zolgensma per contenere gli effetti terribili della SMA.
Dopo Melissa a Dubai, Federico e Paolo a Roma, e Giovanni a Messina, abbiamo portato a quasi compimento la lunga traversata per offrire ai nostri bimbi una speranza. Manca solo il piccolo Marco.
Ora confido in un decorso favorevole e ricco di buone notizie per tutti.
A questo punto bisogna però mettere a punto un sistema per rendere anche la nostra regione tra quelle più pronte ad accogliere l’innovazione terapeutica, considerato che siamo i primi ad aver avviato lo screening obbligatorio e che abbiamo medici all’altezza del compito. Non possiamo più andare in giro all’estero o fuori regione per poter avere una cura possibile anche nelle nostre strutture.
Ora avvierò un’altra battaglia per far riconoscere il diritto di questi bimbi a ottenere le terapie di mantenimento, che tanto per cambiare vedono AIFA vietare l’associazione tra terapia genica e altri farmaci specifici come Spinraza e Risdiplan, a differenza delle altre agenzie regolatorie estere”.

Rinnovabili, Amati: “Parole Draghi mettono fine a campanilismo inquinante e ostacoli burocratici. Puglia dica si e collabori”

“La Puglia, regione di sole mare e vento, ha il dovere di accogliere la richiesta di collaborazione del Presidente Draghi. L’energia in generale e le rinnovabili in particolare, sono questioni di pace, sicurezza ambientale e prosperità, e non possono essere lasciate nelle mani del campanilismo o del paesaggismo inquinanti. Se proprio in Consiglio regionale dobbiamo votare qualcosa dev’essere il nostro SÌ unanime a impianti offshore, fotovoltaici, eolici, biomasse, rigassificatori e serbatoi GNL, lasciando ai tecnici le verifiche sui dettagli progettuali e sulla rispondenza dei programmi alle norme. Il tempo della storia segna l’ora in cui si sostituiscono i NO nel mio giardino con i SÌ per un giardino più verde”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

“Autorizzare velocemente le pratiche giacenti e rispondenti alle norme, tra le 400 di eolico, fotovoltaico e biomasse, in attesa di autorizzazione e per una capacità di 15GW.
Accogliere con spirito di collaborazione i parchi eolici offshore al largo di Brindisi e del sud Salento.
Velocizzare le procedure per i due serbatoi GNL nei porti di Brindisi e Taranto.
Candidare la Puglia a ospitare impianti di rigassificazione offshore.
Quattro azioni immediate e degne di un moderno ambientalismo in grado di farsi immediato antagonista di opinioni che sul no-a-tutto finiscono per favorire le fonti fossili inquinanti e quindi le malattie.
Interrompere la sequenza degli ostacoli burocratici, anche con leggi speciali sui procedimenti, così da raggiungere gli obiettivi ambientali ed energetici e ridurre i ricatti guerrafondai, sono obiettivi che riguardano molto da vicino la Puglia della pace, della sicurezza ambientale e della prosperità”.

Ospedale Monopoli-Fasano, Amati: “Da oggi su mio sito conto alla rovescia. Manca 54% lavori nel 27% tempo”

“Da oggi sul mio sito c’è il conto alla rovescia per il fine lavori del nuovo ospedale Monopoli-Fasano, previsto per il 25 aprile 2023. Mancano 411 giorni dal fine lavori previsto per il 25 aprile 2023, ossia circa il 54 per cento dei lavori da svolgersi nel 27 per cento del tempo residuo. Nel mese trascorso nulla è cambiato sulle maestranze impegnate. Controllerò ogni mese l’adempimento al cronoprogramma, voce per voce”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

“Alla data del 28 febbraio 2022, risultavano effettuate lavorazioni pari al 46,35 per cento, per un ammontare di euro 35.156.209,54. Resta dunque da realizzare il 53,65 per cento dei lavori, in un tempo residuo del 26,4 per cento.
Da questo mese elencherò voce per voce gli adempimenti da realizzare entro il mese successivo. Entro il prossimo 29 marzo, dovranno essere completate tutte le pareti e facciate esterne.
Nonostante gli impegni, atti aggiuntivi e ulteriori risorse, su cui continua ovviamente l’attività di puntuale verifica, nell’ultimo mese non si registrano significativi cambiamenti sull’andamento.
Confido che questo sia dovuto solo alla necessità di adattare l’organizzazione al nuovo cronoprogramma, per cui mi aspetto entro fine marzo un radicale cambiamento di passo.
Ricordo sempre ai manager Asl, alla Direzione Lavori e all’impresa, che il nuovo ospedale è un presidio di salute diretto alle necessità di tutti: sentirsi interpellati dalla missione di far presto e bene, per porre fine allo scempio di privazione assistenziale di questa larga fascia territoriale della regione, mi pare che sia una cosa da non dover affermare a parole ma attraverso le opere”.

Elenco spese economato, Amati: “Perplessità su forniture con somma urgenza, ordini di servizio e affidamenti diretti sopra soglie”

“L’elenco delle spese effettuate dalla sezione economato nel periodo 2017-2021, per importi compresi tra 50 e 214mila euro e complessivamente ammontante a euro 14.390.853,53, restituisce numerose perplessità. A cominciare dagli affidamenti per somma urgenza, attraverso ordini di servizio e con procedure dirette con importi superiori a 40mila. Ora aspetteremo l’elenco delle spese per importi sotto 50mila euro e successivamente provvederò a convocare i dirigenti interessati per meglio chiarire il quadro di riferimento normativo e motivazionale entro cui sono stati svolti gli acquisti di beni e servizi”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

“Nel quinquennio interessato sono state attivate 130 forniture di beni e servizi per un importo complessivo pari a euro 14.390.753,53.
Da un primo esame emergono alcune perplessità: sulle motivazioni delle somme urgenze, poiché andrebbe verificata la compatibilità dell’oggetto della fornitura con la modalità senza indugio dell’affidamento; sul ricorso a ordini di servizio con relativo ampliamento del contratto originario; sulle procedure dirette per fornitura sopra le soglie dei 40mila, sulla base di un’analisi che giunga a distinguere le acquisizioni ordinarie e quelle effettuate sotto la vigenza del decreto legge di semplificazione in periodo Covid. A questo proposito risulta importante verificare con particolare attenzione, se le acquisizioni avvenute sulla base della legislazione sulle soglie, valida sino al 30 giugno 2023 per incentivare gli investimenti e fronteggiare le ricadute negative Covid, siano avvenute comunque nel rispetto dei principi indicati dall’articolo 30 del Codice dei contratti.
Entrando nel dettaglio e per il periodo di riferimento,  si evidenziano 7 forniture per somma urgenza per un importo di euro 754.950; 10 per ordini di servizio per un importo di euro 1.129.629,12; 46 sulla base delle soglie previste dall’articolo 36 del Codice dei contratti  per un importo di euro 6.963.608,91; 20 per procedure negoziate sulla base dell’articolo 63 del Codice dei contratti per un importo di euro 1.595.017,88; 19 quali impegni aggiuntivi su altri contratti per un importo di euro 1.532.616,42; 17 proroghe di precedenti contratti per un importo di euro 1.892.519,85; 1 subappalto per un importo di euro 150.179,35; 1 modifica di contratto ai sensi dell’articolo 106 del Codice dei contratti per un importo di euro 165.000; 1 per fornitura poi revocata per un importo di euro 115.000; 1 per atto di liquidazione per un importo di euro 92.232”.

Edilizia sanitaria, Amati: “Non solo PNRR. Spendere subito 245 milioni per accedere a ulteriore finanziamento di 270milioni”

“Nell’edilizia sanitaria non ci sono solo i fondi PNRR ma anche quelli dell’articolo 20. Speriamo che nei prossimi giorni venga finalmente inviata al Nucleo Ministeriale Delfi Investimenti la proposta pugliese per 17 interventi da 245 milioni, così come si è impegnato a fare l’Assessore, così da sboccare anche gli ulteriori fondi a disposizione per 270 milioni e che prioritariamente potrebbero essere destinati al nuovo Ospedale Bari Nord e agli arredi e attrezzature del nuovo Ospedale in costruzione di Taranto. Tra quindici giorni di nuovo in Commissione per verifica”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

“Ci sono 245 milioni pronti per la Puglia in base alle delibere CIPE 97 e 98 del 2009, che se utilizzate ci aprirebbero la porta agli ulteriori finanziamenti per 270 milioni e a valere sulla delibera Cipe n. 51 del 2019.
Per non indugiare più oltre, credo che i 18 programmi originari vadano ridotti a 17, rimpinguando la previsione economica per il nuovo ospedale di Andria e trasferendo alla programmazione della CIPE 51/2019 il finanziamento del nuovo ospedale Bari Nord, che allo stato registra problemi di localizzazione in via di soluzione. Almeno così si spera.
Gli interventi in attesa di accordo con il Ministero per complessivi 245 milioni di fondi statali, sono: arredi e attrezzature nuovo ospedale Monopoli-Fasano per € 28,500 milioni; riqualificazione ospedale San Paolo di Bari per € 11,020 milioni; riqualificazione ospedale Di Venere di Bari per € 11,020 milioni; riqualificazione ospedale Perrino di Brindisi per € 12,540 milioni; riqualificazione ospedale Francavilla Fontana per € 6,840 milioni; riqualificazione ospedale Giovanni XXIII di Bari per € 23,750 milioni; riqualificazione energetica e messa a norma del corpo infettivo ospedale Giovanni XXIII per € 8,455 milioni; riqualificazione energetica e messa a norma del padiglione oculistica del Policlinico di Bari per € 3,420 milioni; riqualificazione energetica e messa a norma del padiglione dermatologia del Policlinico di Bari per € 7,030 milioni; riqualificazione energetica e messa a norma del padiglione gastroenterologia del Policlinico di Bari per € 3,230 milioni; riqualificazione energetica e messa a norma del padiglione patologia medica del Policlinico di Bari per € 6,175 milioni; riqualificazione ospedale Barletta per € 8,455 milioni; riqualificazione ospedale Castellaneta per € 4,370 milioni; riqualificazione ospedale Cerignola per € 6,840 milioni; riqualificazione ospedale San Severo per € 6,555 milioni; riqualificazione ospedale Gallipoli per € 5,035 milioni.
La somma già prevista per il nuovo ospedale del nord barese, pari a € 92,545 milioni, penso possa essere indirizzata per ampliare il budget del nuovo ospedale di Andria; tale rimodulazione delle risorse dovrebbe ovviamente indurre ad attivare contestualmente il procedimento di finanziamento del nuovo ospedale del nord barese e degli arredi e attrezzature del nuovo ospedale di Taranto con i fondi della CIPE 51 del 2019.
La necessità di attenzione sulla programmazione dei fondi articolo 20 dimostra che non abbiamo da lavorare solo sui fondi PNRR, che è certamente un ottimo strumento ma non può diventare un’occasione per prendere tempo su altri programmi di notevole sostanza assistenziale ed economica”.

Ucraina, Amati: “Patriarca Kirill giustifica guerra per punire libertà gay. Puglia interrompa relazioni”

pa“La Regione Puglia e il Comune di Bari interrompano le relazioni con il Patriarca Kirill per l’assurdità delle ragioni poste a sostegno all’invasione russa ai danni dell’Ucraina, motivato da una crociata contro l’Occidente e i diritti degli omosessuali. Sermoni come quello di Kirill disonorano ogni forma di umanità, spiritualità e verità”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

“Nel Sermone pronunciato nel giorno dell’esilio d’Adamo, ossia la giornata della massima umilità, il Patriarca Kirill si è impegnato nella massima intolleranza. Con parole bugiarde e solo per fiancheggiare l’invasione russa ai danni degli ucraini, il Patriarca si è impegnato in una peripezia che se non l’avessi letta non ci avrei mai creduto. Ha detto che la Russia ha invaso l’Ucraina per difendere la legge di Dio posta in discussione dall’Occidente attraverso la diffusione di manifestazioni sull’orgoglio gay.
Per il Patriarca, quindi, la guerra innescata non ha un significato fisico, ma metafisico, e serve a preservare la legge divina. Una domanda ora a tutte le persone che lottano per i diritti con la bandiera della ‘pace’ e che storcono il naso di fronte alle libertà assicurate in Occidente: siete d’accordo anche con la via omofoba all’invasione? Anche su questo dobbiamo mediare e guardare inermi alle bombe che cadono in testa alle persone?”

Diffamazione, Amati: “Rossi mi accompagni in procura per denunciare sua moglie. Con me non attacca”

Dichiarazione del Consigliere regionale Fabiano Amati.

Con me le insinuazioni e le calunnie non attaccano. Brindisi bene comune, il movimento politico del sindaco di Brindisi, mi ha gravemente diffamato, offendendo la mia reputazione, con parole violente, inutilmente guerrafondaie e contrarie a ogni logica di confronto pacifico sulle idee. Il contrario cioè di quanto predicano ed esigono dagli altri.
A questo punto invito Riccardo Rossi a prendere le distanze da tali affermazioni e ad accompagnarmi dal Procuratore della Repubblica di Brindisi per depositare denunzia-querela nei confronti della signora Paola Forina, responsabile del Movimento politico Brindisi Bene Comune e coniuge del sindaco, ovvero di chiunque dovesse risultare responsabile.
Attenderò trenta giorni e qualora il sindaco Rossi non dovesse riscontrare la mia richiesta, provvederò a notificare al responsabile un atto di citazione per chiedere al Tribunale di Brindisi il risarcimento del danno.
Ecco le parole diffamatorie pubblicate sulla pagina Facebook del Movimento politico Brindisi Bene Comune:
“Questo diciamo al solito consigliere Amati pronto interprete dei grandi interessi e delle lobby, subito in prima linea per inceneritori, centrali nucleari e oggi rigassificatori.
Nelle sue parole senza alcun senso e prospettiva, sentiamo il cattivo odore dei soldi e dei grandi interessi, della speculazione più becera quella dei ‘prendi i soldi e scappa’ senza alcun ritegno per il territorio e una città che per queste logiche ha pagato un prezzo altissimo.”

Rigassificatori e Autorità portuali, Amati: “Sono possibili impianti offshore e rappresentano programma di rilievo strategico. Candidiamoci”

“È possibile realizzare impianti offshore, che per capacità risultano equivalenti a quelli nelle aree portuali, allo stato già occupate da altri programmi come le zone franche doganali. L’ipotesi Cerano a Brindisi sarebbe plausibile solo qualora si realizzasse un nuovo molo, ma tale idea risulta più dispendiosa da un punto di vista ambientale ed economico. Mi pare a questo punto che, assieme ai depositi di GNL previsti sia a Brindisi che a Taranto, possiamo candidarci per ospitare impianti offshore di rigassificazione, su cui non si evidenziano problemi di sorta, come riferito in Commissione dai Presidenti delle Autorità portuali pugliesi”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati, commentando l’Audizione dei Presidenti delle Autorità di sistema portuale del Mar Ionio e Adriatico meridionale, Prof. Patroni Griffi e Dott. Prete, sulla possibilità di tecniche localizzative di terminali di GNL e impianti di rigassificazione nelle aree portuali di riferimento.

“La riunione di oggi è servita per ridurre la peste del prendere partito pro o contro senza pensare. E ringrazio Patroni Griffi e Prete che hanno fornito elementi per pensare e per ridurre a irragionevolezza posizioni di pregiudizio, che pur si alimentano in parti dell’opinione pubblica pugliese.
Nel nostro Paese dipendiamo per il 40-45 per cento da gas della Russia e questo costituisce un rischio geopolitico molto importante. Il Governo nazionale sta cercando di ridurre la dipendenza energetica e di differenziare le fonti di approvvigionamento.
I rigassificatori sono presenti nel nostro Paese, ma sono tutti siti nel nord dell’Italia; si tratta di due tipologie d’impianti (a Ravenna onshore, a Livorno e a Rovigo offshore).
I porti pugliesi non hanno disponibilità di spazio sul demanio marittimo, salvo importanti opere idrauliche, e pure nelle aree in cui i Piani regolatori portuali lo prevedono sono state già programmate altre attività.
Ne deriva che sono invece disponibili aree per far approdare il prodotto rigassificato da impianti posti al largo delle nostre coste.
In questo senso e considerando i punti di vista di favore espressi dai due Presidenti su tutti i carburanti di transizione, mi pare che la Puglia sia pronta per poter esprimere, qualora dovesse risultare necessario, il suo sì a impianti offshore, nella consapevolezza che questi programmi sono portatori di pace, sicurezza ambientale e prosperità. La triade del nuovo mondo green che combatte con gli inquinatori del no-a-tutto”.

Riflessioni “PACEFONDAI” E DETERRENZA: VISIONI DIVERSE DI UN DISASTRO

di Fabiano AMATI

Potremmo chiamarli “pacefondai”: agiscono per la pace e finiscono – non volendo – per favorire la guerra. Pacifisti con la vita degli altri, sfilando nelle piazze con meticolosa equidistanza. Un metodo inane e con giudizi pronunciati in comfort zone, senza ansietà e percezione diretta del rischio, su scenari ove il rischio cade in testa con bombe a grappoli di fuoco. Inseguire la pace come valore terzista, non considerando però che il rifiuto di calibrare conseguenze diverse tra aggressione e resistenza, schiaccia nella maledizione del neutralismo, troppo per gli uni e troppo poco per gli altri, e indebolisce il negoziato diplomatico pacifico; le pretese inique dell’invasore si ringalluzziscono proprio se circondate da opinioni neutrali. I “pacefondai” mischiano in buona sostanza le colpe dell’aggressore, il dittatore Putin, con il dovere di soccorso nei confronti dell’aggredito; l’irragionevolezza dell’attacco con critiche a ipotetici e mai specificati episodi passati di disimpegno occidentale dal dialogo, sicché le critiche finiscono col resistere a ogni obiezione perché si presentano senza alcuna specificazione di tempo e di luogo, e che se pur fossero vere non sposterebbero i termini della questione. Ossia, non fatti ma zufoli. Si cominci invece col dire che in questa guerra il primo punto d’onore degli offesi (Ucraina, Occidente, Nato) consiste nel non essere gli offensori. E nonostante il clima sia surriscaldato e magari incline a far saltare i nervi alla vista di tanta Umanità uccisa e in fuga, l’Occidente sta evitando di premere il grilletto di una catastrofe bellica, preferendo una deterrenza composta da diplomazia, aiuti al popolo invaso e sanzioni economiche, che pur nella loro durezza non sono idonee a spingersi mai sino al punto di non ritorno. La deterrenza. È questa la parola chiave a fondamento delle strategie militari dei Paesi liberi e demo- cratici. E quando si leggono le riflessioni dei “pacefondai”, stirate dal demone del bene e in “guerra” con il concetto di deterrenza, è nella mancata risposta alla domanda spontanea “e quindi?” che essi suicidano le buone intenzioni. La pace non è un’iniziativa a-politica da dopolavoro. Non è uno scenario disegnato su un’immaginaria finestra sul mondo, ove si possono tratteggiare a piacimento le sagome per raggiungere – altrettanto a piacimento – le conclusioni auspicate. La pace è invece un obiettivo da raggiungere aprendo la finestra sul mondo, affacciandosi e guardando in faccia la realtà, fatta purtroppo di sangue e morte, immedesimandosi nelle pene più visibili e invisibili, sui rischi attuali e in agguato, calcolando con scienza e tecnica tutte le connessioni tra forza militare e tecnologica, obiettivi strategici da sottrarre a ritorsioni (centrali nucleari) e potenziale dissuasivo delle sanzioni economiche. E il tutto per ridurre al massimo la perdita di vite umane e l’esposizione ai rischi, così da ottenere la pace. La pace è quindi una pratica politica e militare, alimentata ogni giorno con la materia prima della deterrenza usata con l’unica risorsa naturale di cui disponiamo: la mente e la sua capacità d’inventare, ra * gionare e negoziare. Più è efficace la forza di deterrenza e più si allontanano le tentazioni d’invasione o più si avvicinano le possibilità di ritiro dell’invasore. E si fa deterrenza anche riducendo i ricatti da dipendenza a monopoli di fonti energetiche, attraverso la costruzione di infrastrutture per guadagnare autonomia d’approvvigionamento e quindi pace. Esatto, pace. Pensare come pure fanno sottovoce i “pacefondai”, animati da tolstoiane buone intenzioni, di non interferire con il passaggio dell’Ucraina al controllo russo, così da acquietare lo spirito conquistatore di Putin e magari bevendosi l’improbabile movente della più ampia zona di confine tra Russia e Nato, significa non aver compreso che nel XXI secolo il territorio non è solo suolo ma cielo e spazio con sempre meno confini e limiti di gittata degli ordigni, con la conseguenza che in realtà Putin non teme un attacco militare della Nato ma – come ha ben detto giorni fa Ernesto Galli della Loggia – il soffio contagioso della libertà, che dall’Ucraina, dalla Moldavia, dalla Georgia possa spingersi sino a Mosca decretando la fine del suo regime. E non si dica che la conseguenza di questo conflitto sia la voracità espansionistica della Nato, perché a quell’organizzazione gli stati aderiscono volontariamente per scopi difensivi e non offensivi e perché sotto l’ombrello della Nato i Paesi hanno la possibilità di «decidere in modo autonomo il proprio destino» come disse Enrico Berlinguer nel 1976 a un incredulo Gianpaolo Pansa che l’intervistava, aggiungendo che la libertà garantita dalla Nato rendeva addirittura più semplice la costruzione del socialismo. La Nato come garanzia di libertà nel 1976 – potenza della storia quando non la si dimentica- figurarsi nel 2022 e di fronte a un gesto spietato compiuto in un tempo abbondantemente posteriore alla cortina di ferro. Anche sul fronte spirituale su cui si è forgiata l’Europa c’è il bisogno di reclamare segnali di chiarezza; una posizione in grado di scegliere tra la vittima Abele e il carnefice Caino e presa ovviamente con cocente preoccupazione, “Mit brennender Sorge”, come fece Pio XI dando l’enciclica scritta dal futuro Pio XII contro I Iitler e il nazismo. Servono più profezie e parole scandalose su giustizia e verità e meno gregarismo con la spiritualità mondana dei tempi, come purtroppo accade anche nella riflessione di molti pastori contemporanei sempre meno inclini a ripercorrere nella fede l’esperienza di Clemens Augustvon Galen, il Leone di Münster. L’invasione dell’Ucraina deve servirci a prendere congedo dall’idea di parità strategica da disarmo, come se fosse per sé stessa portatrice di pace, perché ci può sempre essere un Putin fascista alle porte pronto ad approfittarne. Ad approfittare della nostra libertà declinata nella democrazia e nella pace; quella stessa che nell’ambito delle Nazioni Unite assicura finanche alla Russia di bloccare l’intervento dei caschi blu, incredibilmente reclamato nei cortei come soluzione decisiva nonostante sia obiettivamente impossibile assicurarlo pervia delveto russo. Si pub essere più “pacefondal” di così? E il tutto mentre sul capo degli ucraini in fuga cadono bombe come grappoli di fuoco e ci sentiamo implorare di fare qualcosa.

Pubblicato su Nuovo Quotidiano di Puglia del 07/03/2022