Ex Ilva e depuratori, Amati: “Governo cede a vecchia pretesa dei Riva e rinuncia all’acqua potabile del Sinni. Danno per TA, BR e LE”

“Lascia sconcertati la resa del sottosegretario Turco a realizzare il vecchio progetto di ultraffinamento dei reflui dei depuratori Gennarini-Bellavista, da destinare agli scopi industriali dell’ex Ilva, per risparmiare almeno 250 litri al secondo di acque del Sinni da invasare nella diga Pappadai, così da migliorare la dotazione idro-potabile delle province di Taranto, Brindisi e Lecce. Non sarebbe il caso che i sindaci di questi comuni e i presidenti delle tre province si occupassero del problema?”

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, commentando l’esito della riunione del CIS Taranto svoltasi ieri e presieduta dal sottosegretario Mario Turco.
“Combatto sin dal 2009 questa battaglia di tutela ambientale, riuso ed economia circolare, e non cesserò di combatterla sino a quando non sarà vinta.
Eppure si tratta di un programma relativamente semplice e tecnicamente più che plausibile. Attualmente l’ex Ilva utilizza per scopi industriali almeno 250 litri al secondo di acqua prelevata dallo schema idraulico del Sinni, versando all’EIPLI i costi industriali dell’acqua e alla Regione Basilicata – spero – gli oneri della componente ambientale.
Al fine di migliorare l’erogazione idro-potabile e irrigua per le provincie di Taranto, Brindisi e Lecce, si pensò d’invasare nella diga Pappadia, allo stato inutilizzata, i 250 litri al secondo dell’acqua utilizzata dall’ex Ilva e rendere contemporaneamente disponibili, da parte di AQP e per scopi industriali, i reflui affinati o ultra-affinati dei depuratori Gennarini-Bellavista. Il tutto con un contributo che l’ex Ilva dovrebbe pagare al gestore del servizio idrico integrato (AQP), decisamente inferiore a quanto oggi paga per l’acqua del Sinni. Un programma, insomma, di alta tecnica ambientale, accordato con le migliori regole di economia circolare e vantaggioso per l’impresa.
E invece, no. Ci ha lasciato di stucco la dichiarazione del sottosegretario Turco, secondo cui si abbandona il progetto perché la sua realizzazione avrebbe bisogno di dieci anni.
Dieci anni? In tempi in cui il ponte Morandi si costruisce in una manciata di mesi, il nuovo ospedale di Taranto in poco più di un anno, l’adeguamento dell’ospedale di comunità di Cisternino in dodici giorni e l’allestimento di un centro manutenzione Anas in Covid drive-in in poco più di tre giorni, possiamo sentire che per l’adeguamento di due depuratori c’è bisogno di dieci anni? A meno che questa non sia una scusa e i soldi del programma servono per fare altre opere e darla così vinta alle vecchie pretese dei Riva, resuscitate nei piani del governo nazionale e di ArcelorMittal”.

Tap-Snam, Amati: “Puglia porta europea energia verde. Peccato non aver capito e sfruttato l’occasione”

“Il gasdotto Tap-Snam rende la Puglia sempre più porta europea per l’energia verde; sono però molto rammaricato per l’incapacità che abbiamo mostrato nel capirlo e nell’approfittarne a tempo debito, dialogando con il governo nazionale e le società investitrici, per ottenere investimenti molto più corposi sul territorio e proporzionati al rango – appunto – di porta energetica europea. Questa è purtroppo la fine che si fa quando la tutela ambientale non consiste in rimedi tecnici accordati con la prova scientifica, per ridurre gli impatti del progresso, ma in improprio surrogato di ideologie o teorie economiche rivelatesi già ampiamente fallimentari”.

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati.
“Viviamo una contraddizione da fare spavento. Mentre nel mondo economico la Puglia sta diventando uno snodo importante per l’approvvigionamento energetico, nel mondo politico non si riesce nemmeno ad avviare una discussione tra amministratori locali per ottenere minimi investimenti di compensazione, resi disponibili peraltro a opera già finita e quindi in un tempo non idoneo a rivendicare alcunché o a ostacolare l’opera.
Abbiamo avuto per le mani un potere negoziale enorme e però allegramente dissipato, perché impegnati a rincorrere convenienze politiche meno che condominiali, altro che territoriali, senza accorgerci che nel frattempo della nostra regione si parlava – come porta energetica verde dell’Europa – alla Casa Bianca negli incontri ufficiali tra capi di Stato.
Con una politica più incentrata sul nuovo mondo green da costruire e non sulle suggestioni di fallite ideologie, avremmo dunque potuto accendere i fari dell’attenzione mondiale sulla nostra regione, ampliando la domanda di investimenti di compensazione per superare divari e disuguaglianze economico-produttive da fare spavento. La Puglia di oggi, infatti, si presenta a macchia di leopardo, con aree che in qualche modo si sono proiettate negli investimenti di alta qualità e quantità produttiva e aree soggiogate da ideologie decrescitiste o polemismo professionale in grado di condannare alle più profonde disuguaglianze la sorte di migliaia di cittadini.
Ecco perché sto insistendo senza alcun freno o remora su uno scatto d’orgoglio delle istituzioni locali, nel richiedere almeno quel poco di investimenti promessi al fine di ottenere un ritorno concreto ma anche per far comprendere la perdita di chance subita e la necessità di cambiare approcci e modo di fare. E tutto ciò perché la politica non è un gioco di società, ma un’attività in cui si dovrebbe impedire di perdere per gioco le speranze della società”.

Tap-Snam, Amati: “In settimana il gas nei tubi e qui nemmeno una riunione per le compensazioni”

“In settimana il gas comincerà a passare nei tubi e qui non si riesce nemmeno a convocare una riunione per chiedere le compensazioni promesse. Io non mollo la presa, anche perché non voglio essere iscritto nell’albo dei colpevoli. I sindaci devono riunirsi e chiedere compensazioni significative e quelli brindisini devono chiedere l’istituzione del Centro di ricerca e sviluppo su decarbonizzazione e sostenibilità ambientale presso la Cittadella della ricerca”. Lo dichiara il consigliere regionale Fabiano Amati.

“Le cose importanti – prosegue – non possono avere la durata di qualche comunicato stampa pieno di ardore o giacere nella speranza che qualcun altro bussi alle nostre porte portandoci in dono ciò che non siamo capaci di rivendicare. Il gasdotto sta per entrare in funzione e la Puglia, il Salento e la Provincia di Brindisi rischiano di perdere gli investimenti promessi. È importante perciò che ci si attivi senza giocare alla furbizia di affidarsi al governo nazionale nella speranza che arrivino gli investimenti per poi continuare a maledire l’opera e i governi che la sostennero. Cioè il modo migliore per non avere nulla”.
“Si cominci allora – suggerisce Amati – a convocare una riunione di sindaci, e per la mia provincia invito ancora una volta il Presidente della Provincia, per decidere assieme quale progetto d’investimento sostenere, sapendo sin d’ora che debba trattarsi di opere notevoli e in grado di moltiplicare gli effetti benefici di tipo economico e ambientale.
Non è difficile prevedere che gli investimenti di compensazione non potranno mai consistere in una lunga lista di marciapiedi, panchine o luminanti, per cui risulta alquanto curiosa l’opinione di chi sostiene interventi puntuali in favore dei territori su cui insiste l’opera. In ogni caso, è giunta l’ora – conclude – che si cominci a concretizzare qualcosa, per evitare che una iniziativa utile possa morire ed essere seppellita sotto una coltre di parole piene di rimpianti, dando la colpa agli altri e non a se stessi. Come quasi sempre”.

Dormitorio Brindisi, Amati: “Solo silenzio e zero soluzioni per salute, igiene e umanità”

“È una disperazione. Dopo tante parole il dormitorio di Brindisi continua a rimanere nella stessa condizione. Ecco come di fronte a problemi scomodi scompaiono umanità, igiene e salute. Ma io non mollo e ricorderò la questione ogni settimana”.

Lo dichiara il consigliere regionale Fabiano Amati dopo svariati appelli per denunciare la situazione igienico-sanitaria del dormitorio di Brindisi.

“Nei giorni scorsi ho segnalato il problema alla ASL, ho richiamato più volte il sindaco Rossi a occuparsi della questione e ho scritto al prefetto, ma il dormitorio di Brindisi continua a rappresentare un pericolo a livello igienico-sanitario ed è una bomba Covid innescata. Le condizioni in cui vivono gli ospiti della struttura sono vergognose, sono sotto gli occhi di tutti e bisogna intervenire quanto prima.
È mia intenzione sollecitare ogni settimana la questione finché non saranno attuate misure e azioni per rendere vivibile quel dormitorio. Bisogna passare ai fatti per non peggiorare la situazione”.

Covid drive-in Fasano-Anas, Amati: “Allestito a tempo di record, aperta oggi la struttura più grande di Puglia, con potenziale interprovinciale e h24”

“Con il Covid drive-in allestito nel Centro manutenzione Anas di Fasano, la Asl di Brindisi si dota, in rapporto alla popolazione, della più grande rete di monitoraggio della Regione. Ma c’è anche che oggi è partito il più grande sito Covid drive-in della regione e con un potenziale di utilizzo interprovinciale e h24. Grazie ad Anas e al suo Responsabile territoriale Vincenzo Marzi, alla Asl Brindisi e al suo Direttore generale Giuseppe Pasqualone, e al Comune di Fasano e al Sindaco Francesco Zaccaria”.
Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati.
“Nell’ambito di un importantissimo programma promosso dalla Regione Puglia, a tempo di record e in una alleanza inedita Anas-Asl, ci arricchiamo da oggi di un ulteriore punto di monitoraggio per contribuire a vincere sul dramma che stiamo vivendo.
È stato meraviglioso vedere il personale Anas e le sue appaltatrici, a lavoro anche nei giorni festivi e in gara per offrire la prestazione più virtuosa. È stato altrettanto entusiasmante vedere il continuo aprirsi a un carico di lavoro sempre più grande dei tecnici e del personale Asl e del Comune di Fasano.
Ma siccome questi grandi gesti hanno un volto, la mia gratitudine va a tutti gli infermieri addetti ai Covid drive-in, soldati in grado di trasformare la paura in coraggio e in questa occasione rappresentati da Massimo Dell’Aquila Claudia Colì, e a tutte queste persone: Per l’Asl Brindisi Andrea Gigliobianco, Direttore sanitario, Stefano Termite, Direttore del Dipartimento di prevenzione, Giuseppe Perrone, Renato Ammirabile e Damiano Oggiano, tecnici;Per Anas Vincenzo Marzi, Responsabile della Struttura territoriale Puglia, Roberto Sciancalepore, Dirigente tecnico manutenzione, Luigi Mazzone, Responsabile Centro manutenzione, Vitino Divenere, Responsabile nucleo, Francesco Zaccaria, Salvatore Sasso e Luciano Falletta, Caoi cantonieri, Alessandro Rizzi e Nicola Morea, impianti tecnologici. E grazie anche alla generosità del dipendente Anas in pensione Francesco Cofano.

Per l’affidante Anas la Ditta Proto Giuseppe e il figlio Cosimo Proto, con il suo tecnico Riccardo Re e i collaboratori Salvatore Sasso, Antonio Recchia, Costanzo D’angeli, Mimmo Corradi, Andrea  Masiello, Paolo Fanelli, Toni Summa, Antonio Denitto, Mimmo D’Angeli, Cosimo D’Aprile.
Per l’affidante Anas la Ditta Elettrotecnica Vi.Gi di Rinaldi Vito e i collaboratori, Giuseppe Lattarulo, Leonardo Mincuzzi, Salvatore Mincussi, Gianfranco Donghia e Gianluca Cazzolla.
Per il Comune di Fasano il corpo di Polizia locale e Leonardo Angelini.
Per l’affidante Comune di Fasano la Gial plast e il direttore Vincenzo Bianchini.
Per l’affidante Asl la Ditta L’idraulica di Walter Galizia e il suo collaboratore Leo Di Bari.
Per la Sanitaservice Giovanni Di Tano.
Per l’affidante Asl la Ditta Digipoint Grafica Segnaletica con il suo Domenico Schiavone.
Per Acquedotto pugliese Emilio Tarquinio, Responsabile MAT TA-BR, Claudio Gatto, responsabile Brindisi, e Saverio Suma”.
ALCUNE FOTO DELLA CERIMONIA

Strutture sanitarie, Amati: “C’è chi polemizza e chi lavora. Ecco i lavori e gli allestimenti in corso a Ostuni, Cisternino e Fasano”

Reparto ortopedia OSTUNI

“Nel presidio ospedaliero di Ostuni il personale sanitario lavora con entusiasmo per la nuova sfida di ospedale Covid e sono quasi terminati i lavori di ristrutturazione delle tre ulteriori stanze del reparto di ortopedia. A Cisternino c’è stato oggi il sopralluogo della Asl di Lecce per l’accreditamento dell’Ospedale di comunità. A Fasano proseguono a tempi record i lavori di allestimento del Centro manutenzione Anas in Covid drive-in”.

Ospedale di comunità CISTERNINO

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati.

“A Ostuni il personale sanitario si prepara con entusiasmo e comprensibile paura per la nuova sfida di Ospedale Covid e si lavora per completare entro fine settimana i lavori di ristrutturazione delle ultime tre stanze del nuovo reparto di ortopedia.
E questa notizia serve a chiarire una volta per tutte le sciocchezze che si dicono su questa struttura sanitaria: e cioè che la momentanea destinazione dell’ospedale per le cure Covid sia il preludio della sua chiusura. Questa affermazione è vergognosamente falsa, per cui chi è sicuro di questa cosa e non lo sta facendo per speculazione politica, allora scommetta con me una somma di denaro da destinare in beneficenza.
Inoltre, a Cisternino si è svolto stamattina il sopralluogo della Asl di Lecce per l’accreditamento dell’Ospedale di comunità. I prossimi passi per avviare definitivamente la struttura sono di competenza della Regione, con il parere e l’accreditamento.

Covid drive in FASANO

Infine, uno sguardo a Fasano, dove proseguono i lavori per l’allestimento del grande Centro manutenzione Anas per Covid drive-in nel piazzale tra due strade strade principali, la statale 16 Adriatica e la 379. C’è un grande lavoro di squadra che va avanti da giorni senza sosta. È stata chiesta anche la collaborazione delle infermiere volontarie e dei volontari della Croce Rossa e dei volontari della Protezione civile, tutto ciò per ampliare il personale addetto alla sorveglianza sanitaria. In un momento storico difficile e complesso come quello che stiamo vivendo, bisogna perdersi meno in parole e polemiche e adoperarsi il più possibile per risolvere i problemi. Per questo ringrazio tutti coloro che sono impegnati in prima persona sulle cose da fare e sui cantieri da concludere quanto prima”.

Ospedale Melli di San Pietro, Amati: “Parte la riconversione: comune autorizza Asl per riabilitazione intensiva”

“Finalmente si parte con un primo passo concreto nel processo di riconversione dell’ospedale Ninetto Melli di San Pietro Vernotico. Il Sindaco ha infatti autorizzato la Asl a avviare i primi 10 posti di riabilitazione intensiva”.

Lo comunica il Consigliere regionale Fabiano Amati.

“Dopo anni in cui il crono-programma della riconversione era continuamente aggiornato, mi pare di poter dire che la collaborazione tra Asl Brindisi e Comune di San Pietro Vernotico sta cominciando a portare i primi tutti.
Dopo aver promosso e partecipato a un incontro risolutorio tra le due amministrazioni pubbliche, si cominciano a vedere i primi passi concreti; e di ciò ringrazio il Sindaco Pasquale Rizzo e il Direttore generale Giuseppe Pasqualone.
A San Pietro Vernotico può partire dunque una Residenza socio assistenziale (RSA) intensiva R1 con 10 posti letto che a pieno regime diventeranno 20: un servizio in grado di curare pazienti con alti livelli di complessità ed instabilità clinica.
È chiaro che il traguardo sarà la riconversione totale dell’ex ospedale Melli in PTA, per i cui lavori è in fase di aggiudicazione la gara d’appalto. E su questo non farò mancare ovviamente la mia continua attenzione, così come da anni faccio per la maggior parte delle strutture sanitarie della nostra provincia”.

Ostuni ospedale Covid: la mia lettera aperta agli ostunesi e qualche informazione ai politici specialisti in polemica e propaganda

Lettera aperta del Consigliere regionale Fabiano Amati agli ostunesi, con riferimento alla destinazione temporanea dell’ospedale cittadino alle prestazioni acute da Covid.

Cari cittadini ostunesi,

gli ospedali Covid non sono luoghi oscuri ove si prepara la malattia o la morte per chi sta fuori e in buona salute, ma luoghi di cura attrezzati e seriamente preparati per le necessità nostre e dei nostri familiari, qualora il dramma dovesse entrare – Dio non voglia – nelle nostre vite.
Trovo pertanto prive di buona fede le critiche di quei politici che parlano e parlano senza sapere nulla di ciò che dicono, al solo scopo di eccitare le paure delle persone e lucrare qualche voto d’indignazione. E il tutto supponendo che le persone in ascolto siano prive di capacità di critica.
Veniamo dunque ai fatti, parlando della protesta in atto per la decisione di rendere ospedale Covid il presidio di Ostuni e ben sapendo che questo ragionamento vale per tutti gli ospedali Covid della regione.
Innanzitutto. Ospedale Covid non significa che viene soppresso il Pronto soccorso/Punto di primo intervento. E quindi questa polemica è insussistente.
E poi. I critici e polemici per professione, poco avvezzi a gestire la complessità, forse dimenticano che abbiamo bisogno di curare un numero notevole di malati, che non sono marziani ma nostri amici e familiari. Che facciamo dunque? Li mandiamo tutti al Perrino, rendendo quindi inutilizzabile il presidio più importante della provincia per i pazienti con malattie no-Covid, tempo-dipendenti o di alta complessità?
Questa è la domanda.
Parlando senza illudere le persone e sforzandosi di dire la verità anche quando questa è più difficile da digerire, c’è da dire che l’ospedale Covid deve essere scelto tra Brindisi, Francavilla e Ostuni, per le forme acute della malattia (cioè quando il virus è in piena attività e può rivelarsi mortale), lasciando agli ospedali di comunità la funzione post acuta (cioè quando si è indirizzati verso la guarigione).
Per cui Brindisi, Francavilla e Ostuni, non possono essere sostituiti – come pure sento ripetere – dagli ospedali di comunità di San Pietro Vernotico, San Pancrazio Salentino (in fase di allestimento), Mesagne, Ceglie Messapica, Cisternino e Fasano.
Ora è più chiaro? I politici poco informati e pronti a “sparare” note stampa d’indignazione vogliono dunque evitare di raccontare la balla secondo cui le forme acute della malattia Covid possono essere curate negli Ospedali di comunità? Fosse stato deciso così da qualche mente non accordata alla realtà, mi chiedo, chi mai manderebbe i propri genitori o figli a curarsi in quelle strutture non adeguate alla gestione di forme di malattie acute così importanti? Penso nessuno; di solito la polemica politica serve sempre a consigliare per gli altri ciò che essi non sceglierebbero mai per se stessi. Misteri della propaganda.
Non si sfugge da tre semplici ipotesi logiche. Se si scegliesse Ostuni come ospedale Covid, i pazienti con malattie no-Covid andrebbero a Brindisi o Francavilla; se si scegliesse Brindisi come ospedale total Covid , i pazienti con malattie no-Covid andrebbero a Francavilla e Ostuni; se si scegliesse Francavilla come ospedale Covid, i pazienti con malattie no-Covid andrebbero a Brindisi e Ostuni. Non ci sono ipotesi alternative a queste tre, perché gli ospedalizzati Covid hanno bisogno di strutture per acuti – come detto – e non Ospedali di comunità o RSA.
Sulla base di ciò, allora, posso sapere dai critici di giornata di suggerire – anche per dare prestigio alle loro stesse critiche – quale ospedale proporrebbero come presidio Covid? Forse il Perrino? Bene, sappiano però che con questa proposta stanno dicendo di mettere fuori gioco diverse unità operative importantissime di quell’ospedale, come – e cito solo una piccola parte – la medicina nucleare, la radiologia interventistica, l’ematologia, le unità coronariche, l’emodinamica ecc., cioè unità operative che curano i malati con patologie importanti (compresi tanti ostunesi che dovrebbero andare – chessò – a Lecce o Bari). E tutto questo per applicare a funzioni no-Covid un ospedale, come Ostuni, dotato dei reparti di medicina e chirurgia generale, ortopedia e pneumologia, e pur sapendo che queste prestazioni si possono avere tranquillamente anche a Brindisi e Francavilla.
Ma da DG della Asl di Brindisi farebbero davvero così?
In realtà bisogna avere la serietà di raccontare la questione così come’è e senza speculazioni politiche di basso cabotaggio.
Nella prima fase della pandemia si è contestata la promiscuità Covid/no-Covid del Perrino, in quanto fonte di diffusi contagi nonostante i percorsi separati, con la conseguenza di mettere fuori uso – e per diversi giorni – unità operative importanti e salva vita per tanti cittadini sofferenti.
Il buon senso dovrebbe quindi suggerire che è meglio avere un unico ospedale destinato al Covid, piuttosto che più d’uno e con attività mista (Covid + no-Covid).
Non so se i critici siano a conoscenza che Ostuni è un ospedale di base che non può curare (né l’ha mai fatto) le malattie tempo-dipendenti, e quando arrivano quei pazienti – infatti – vengono trasferiti a Brindisi, nelle unità operative per malattie tempo-dipendenti (neurologia, radiologia interventistica, UTIC e emodinamica, stroke unit per ictus ecc.).
Se si tiene conto che in questo periodo sono state sospese – in tutta la Regione e pure in Italia – tutte le prestazioni in elezione (cioè quelle non urgenti), restando assicurata l’attività solo per le urgenze (tempo-dipendenza), ne deriva che Ostuni rimarrebbe in attività per rarissimi casi e peraltro non gravi, perché – lo ripeto – sono state sospese tutte le attività in elezione (cioè quelle non urgenti) in tutta la regione e quindi non solo a Ostuni.
A quale esito porta questo resoconto minuzioso sui fatti e sulle norme? A confermare l’utilità della decisione assunta.
Capisco che molte informazioni siano sconosciute o si finge di non conoscerle per fare ammuina politica, ma questo non mi pare il momento giusto per questa mediocre attività di propaganda.
Sarebbe invece bello se si considerasse che l’emergenza Covid ha accelerato e determinato l’ammodernamento di molti locali e impianti della struttura di Ostuni, nonostante anche su questo abbiamo dovuto sopportare sorprendenti contestazioni, che alla fine della pandemia restituiranno un ospedale più efficiente rispetto al passato.
E ora spazio al domandone che ricorre sempre pensando di avere la carta di briscola: e la piastra, cioè l’edificio incompiuto confinante con l’attuale struttura?
Questa è il quesito su cui intere generazioni politiche hanno marciato, annunciando soluzioni prossime o nascondendo clamorose battute d’arresto. La piastra come una specie di capro espiatorio per tutte le mancanze e per addossare ad alti responsabilità proprie.
La piastra, opera che va certamente conclusa, non c’entra un fico secco con questa storia, perché ove fosse stata finita conterrebbe – in pieno esercizio – il pronto soccorso, il reparto di medicina e qualche ambulatorio. È chiaro? La vogliamo smettere di far credere alle persone in buona fede che attraverso la piastra si materializzerà un policlinico?
Se molti politici avessero tenuto fede alla serietà e alla realtà, puntando davvero a un policlinico, avrebbero dovuto decidere tutt’altro e non sul solo ampliamento di un reparto e del pronto soccorso derivante dalla “famigerata” piastra. Avrebbero dovuto, detto non solo per esempio, evitare di ostacolare la costruzione del nuovo ospedale in località Speziale, cioè tra Fasano e Ostuni, e che senza quel furore polemico forse oggi sarebbe stato già in funzione.
Ma che c’entra il nuovo ospedale di Speziale con questa storia, dirà il politico che da quell’orecchio non vuole sentire?
Ecco il problema, dall’orecchio dell’innovazione molti politici non vogliono sentire e perciò preferiscono la zona confortevole della polemica al cantiere impegnativo del lavoro. E già, il problema è sempre lo stesso: il lavoro e il logorio della vita moderna, ai quali è quasi sempre da preferire una polemica come se fosse un Cynar.

 

Covid drive-in, Amati: “In tempi record adeguato il Centro Anas per la seconda postazione di Fasano. Una soluzione anche per i tamponi rapidi e per Monopoli?”

“È stato adeguato in tempi record il Centro manutenzione Anas di Fasano, dove domani sarà installato il secondo Covid drive-in. Gli uomini di Anas hanno terminato le attività lavorando di sabato e domenica. Domani sarà installata la struttura e tra pochissimi giorni si potrebbe avviare l’attività, magari ampliata ai tamponi rapidi e al sevizio anche della Asl Bari e in particolare Monopoli”. Lo comunica il consigliere regionale Fabiano Amati, commentando i lavori di Anas del Centro manutenzione di Fasano.

“Ciò che consiglio agli altri, comincio innanzitutto io a farlo: occuparmi di ospedali e tamponi”, prosegue. “Per questo sto insistendo affinchè questa postazione nel Centro manutenzione Anas di Fasano possa diventare un Covid drive-in interprovinciale, funzionante h 24, in quanto ha le condizioni strutturali che permettono di farlo: a cominciare dalla grandezza dell’area per accogliere senza problemi le auto che raggiungono il piazzale, fino alla posizione, dato che si trova nel raccordo tra due strade principali, la statale 16 Adriatica e la 379. E per questo potrebbe servire anche l’utenza di Monopoli – aggiunge – per colmare l’assenza di una struttura simile in città. Sarebbe ancor più auspicabile – conclude Amati – che si riesca a utilizzare questa postazione anche per effettuare tamponi rapidi, senza lunghe trafile e con esiti in meno tempo. Staremo a vedere”.

Covid, Amati: “Concentriamoci su ospedali e tamponi per curare e risparmiare ogni vita umana”

“Dobbiamo concentrarci su ospedali e tamponi, organizzando sul campo strutture e servizi, e preferendo i fatti alle carte. Lasciamo al Governo nazionale ogni decisione sulle misure di contenimento, che rischiano di distrarci e farci perdere di vista (a volte nel fuoco della polemica) l’essenziale: cioè la necessità di curare e risparmiare anche solo una vita umana”. Il consigliere regionale, Fabiano Amati, invita tutti i colleghi e i dirigenti regionali a restare quanto più possibile nel perimetro delle proprie maggiori competenze, “cioè l’assistenza sanitaria e gli atti d’organizzazione rapidi e concreti per fronteggiare una situazione sempre più difficile”.

Il riferimento è alle polemiche scatenatesi nelle ultime ore e relative alla querelle giudiziaria, sociale e politica sulle misure di contenimento, a cominciare da quelle rivolte alle scuole.
“Abbiamo così tanto da fare – continua il consigliere regionale – sulla maggiore dotazione di posti in terapia intensiva, sub intensiva, nei reparti di malattie infettive e pneumologia, per curare e per migliorare gli indici di rischio che sono strettamente collegati alle migliori dotazioni o alle carenze. E poi c’è da completare l’allestimento delle strutture per le necessità post acute della malattia e per l’ospitalità di persone sole nel periodo immediatamente successivo alla guarigione. Dobbiamo intensificare – sostiene Amati – l’attività di esecuzione dei tamponi e dei laboratori per processarli, affinché la celerità e la diffusione sul territorio possa aiutarci nel controllare la diffusione della pandemia e per migliorare – anche in questo caso – i parametri che elevano l’indice di rischio e che come conseguenza determinano le misure restrittive.
È questo un lavoro di Protezione civile, che per sua natura consiste nella presenza in campo, senza particolari fascinazioni per le farraginose procedure burocratiche, seguendo passo dopo passo tutte le attività e collaborando nella soluzione di numerosi micro problemi, elettrici, idraulici ed edilizi, che sempre si frappongono alla migliore riuscita delle iniziative emergenziali. Insomma, dobbiamo stare in campo – conclude – tra tecnici, operai, personale sanitario e ammalati, dando indirizzi, incoraggiando tutti e sedando polemiche, affinché si compia il nostro dovere in questo momento difficile”.