Vaccinazioni, Amati: “Le dosi sono poche? È vero, ma non può essere una scusa per lasciarle in frigorifero”

“È certamente vero che le dosi di vaccino sono pochissime, ma questo non può essere una scusa per lasciarle nel frigorifero. Ed è proprio considerando l’esiguità della dotazione disponibile che mi aspetto la somministrazione totale nel giro di qualche ora. Altrimenti vorrà dire che c’è bisogno di modificare al più presto l’organizzazione, con lavoro h 24 e grandi centri di vaccinazione”. Lo dichiara il presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione, Fabiano Amati.

“Se per esempio – prosegue il consigliere regionale – arrivano 7 mila dosi e non si riesce a somministrarle in un solo giorno, nonostante si dica che non serva vaccinare h 24 e che non risulti indispensabile l’apertura di grandi centri vaccinali, vuol dire che siamo di fronte a un gravissimo problema, considerato che lo standard vaccinale per raggiungere l’immunità di popolazione entro un anno è di 20 mila vaccinazioni al giorno; tenendo ovviamente presente il tipo di vaccino a oggi disponibile e le eventuali dosi di sicurezza da conservare”.

“È questa una considerazione fondata sul buon senso e sui numeri, i cui effetti – sottolinea – vanno verificati e risolti immediatamente, perché non oso immaginare cosa potrà accadere non appena si passerà dalla vaccinazione per gli operatori sanitari alla campagna vaccinale generale in favore della popolazione. Ho sentito autorevolmente dire, nei giorni scorsi, che ci si è posti l’obiettivo ottimale a regime di 20 mila dosi a settimana: mi pare più un refuso di stampa che un’opinione competente, perché a dargli credito significherebbe raggiungere l’immunità di popolazione in oltre 5 anni. E poiché l’immunità di popolazione è un fatto di salute congiunto alla necessità di mettersi alle spalle le misure di sicurezza sociali e sanitarie, con gravi riflessi sull’economia, è naturale che bisogna fare in fretta per evitare che se non si muoia di Covid si possa morire di fame”.

“Ho l’impressione, invece, che ci sia bisogno – conclude Amati – di correggere il modulo organizzativo, passando a grandi centri vaccinali, dotati di almeno 80 cubicoli e attivi h 24. Mi rendo conto di essere ripetitivo, ma lo faccio perché l’andamento delle vaccinazioni non consegna una buona prognosi sulle aspettative di Protezione civile che ci siamo dati, rendendomi ovviamente disponibile a fornire alla mia amministrazione non solo parole o consigli ma ogni forma di collaborazione anche meramente manuale”.

Vaccinazioni, Amati: “Ripeto. Grandi centri vaccinali h24 con modalità ammazza burocrate, per 20.000 vaccinazioni al giorno, pena il fallimento”

“Lo ripeto anche a costo di sembrare noioso. Non riusciremo a mantenere il programma di vaccinazione e raggiungere quindi l’immunità di popolazione, se entro pochi giorni non saranno allestiti grandi centri vaccinali aperti 24 ore su 24, in grado di somministrare quasi 20.000 dosi al giorno. È questa un’operazione fattibile ma complessa, non governabile da burocrati seduti alla scrivania e collegati in remoto ma da leader coraggiosi, carismatici e motivatori, impegnati sul campo con la tuta da lavoro”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale bilancio Fabiano Amati.

“Se cominciassimo a guardare la questione delle vaccinazioni attraverso i numeri ci sarebbe da spaventarsi, perché i numeri non si fanno massaggiare dalle parole. Per mantenere il programma di vaccinazione di massa in un anno e considerando il tipo di vaccino ad oggi disponibile, bisognerebbe effettuare circa 6.200 vaccinazioni in provincia di Bari, 3.900 in provincia di Lecce, 3.000 in provincia di Foggia, 2800 in provincia di Taranto, 2.000 nelle provincie di Brindisi e BAT. Il tutto per un totale, circa, di circa 20.000 vaccinazioni al giorno, cioè circa 7.200.000 vaccinazioni in un anno, escludendo gli infrasedicenni.
In questo contesto, l’aspetto logistico è dunque decisivo per raggiungere l’immunità di popolazione nel minor tempo possibile e quindi ridurre al più presto l’ospedalizzazione e le misure di contenimento. Servono dunque grandi strutture, dotate di almeno 50 cubicoli, per fare economia di personale e tempo, poiché la vaccinazione anti-Covid e i suoi imponenti numeri richiedono un veloce ingresso e uscita, ampi spazi di parcheggio esterno e attesa interna (ogni persona vaccinata deve restare in osservazione per almeno 15 minuti) e l’ottimizzazione delle unità di personale e in particolare anestesisti e rianimatori, considerato che gli eventi gravi di reazioni avverse sono rarissimi.
E senza dimenticare, ovviamente, che le grandi strutture vaccinali servono pure a evitare che tutta l’attività di prevenzione e vaccinazione ordinaria sia travolta dal Covid, regalandoci alla fine una completa débâcle su tutti i fronti”.

Vaccinazioni Covid, Amati: “L’immenso impegno vaccinale nel poco tempo a disposizione richiede grandi strutture in attività h24”

“L’impegno vaccinale di massa contro il Covid congiunto al breve tempo entro cui realizzarlo e alla scarsità del personale sanitario a disposizione, dice che c’è bisogno di poche e grandi strutture dedicate, con accesso e uscita a ritmo sostenuto, con ampi spazi d’attesa e in attività 24 ore su 24.

Pensare di utilizzare gli ospedali o i PTA, come tanti piccoli centri di vaccinazione cittadina, significherebbe fallire l’obiettivo”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

“È stato calcolato che per vaccinare cinquanta persone al giorno c’è bisogno di un cubicolo (cameretta), dotato del personale necessario, compresi i rianimatori.
Salvo evoluzioni del tipo di vaccino disponibile e attenendosi alla necessità di effettuare – esclusi gli infrasedicenni – almeno 7.200.000 vaccinazioni in un anno (prima dose e richiamo), ne deriva che per raggiungere l’obiettivo servano quasi quattrocento cubicoli al lavoro ininterrottamente.
Operazione cioè impossibile da realizzarsi con organizzazione frammentata e diffusa, magari utilizzando strutture ospedaliere o centri vaccinali territoriali, per le seguenti ragioni: l’impossibilità di garantire quasi 400 équipe complete; la difficoltà logistica di assicurare i distanziamenti di sicurezza; l’impossibilità di mantenere alti tassi giornalieri di ingressi e di uscite.
Per questo motivo c’è la necessità di allestire grandi strutture in aree prossime alla rete stradale di grande percorrenza, con ampi parcheggi, e perciò in grado di contenere un alto numero di cubicoli così da ottimizzare i tempi, le unità di personale disponibile e la loro turnazione”.

Vaccinazione Covid, Amati: “Depositata proposta di legge per vaccinare tutti gli operatori sanitari”

“Ho depositato oggi una proposta di legge per vaccinare al Covid gli operatori sanitari, in coerenza e conformità con la normativa regionale approvata nella scorsa legislatura su iniziativa consiliare, poi dichiarata legittima dalla Corte costituzionale e inserita tra i prodotti legislativi più rari tra quelli vigenti in materia su tutto il territorio nazionale. L’approvazione rapida della proposta di legge determinerebbe un grosso aiuto, anche educativo, per procedere con determinazione sul lungo percorso utile a conseguire al più presto gli effetti della massima copertura vaccinale, che le leggi statali eccezionali e d’emergenza suggeriscono senza alcun dubbio o remora”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

“La pandemia da Coronavirus -19 e la relativa produzione del vaccino, dotato della prova scientifica di efficacia così come accertato dalle autorità di regolazione, hanno riproposto antichi problemi sulle migliori modalità per conseguire, con idonea copertura vaccinale, il raggiungimento dell’immunità di comunità e realizzare – attraverso la vaccinazione degli operatori sanitari – standard di maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro, in favore degli stessi operatori sanitari, dei loro colleghi, dei pazienti e dei loro familiari.
La vigente legge regionale riguarda la prevenzione e il controllo della trasmissione delle infezioni occupazionali e degli agenti infettivi ai pazienti, ai loro familiari, agli altri operatori e alla collettività, e individua i reparti dove consentire l’accesso ai soli operatori che si siano attenuti alle indicazioni del Piano nazionale di prevenzione vaccinale (PNPV) vigente per i soggetti a rischio per esposizione professionale. In particolare, le vaccinazioni tassativamente indicate per i soggetti a rischio per esposizione professionale sono quelle contro epatite B, morbillo, parotite, rosolia, varicella, difterite, tetano, pertosse, influenza e tubercolosi.
Nel corpo normativo vigente manca, tuttavia, una previsione in grado di estendere la medesima disciplina di sicurezza per prevenire il contagio con altre malattie di tipo infettivo, o addirittura pandemico, che dovessero insorgere nel frattempo e non raccolte – dunque – da alcuna disciplina normativa.
Per colmare tale lacuna ho presentato una proposta di legge, coerente con la Sentenza della Corte Costituzionale n. 137/2019.
Poiché la legislazione regionale non può avere ad oggetto la regolazione degli obblighi vaccinali ma l’accesso ai reparti degli istituti di cura, la finalità della proposta è in buona sostanza quella di prevenire le epidemie in ambito nosocomiale, rimanendo così all’interno delle competenze regionali.
Tutte le disposizione regionali debbono quindi essere emanate – in via ordinaria – nell’ambito del PNPV vigente.
Per questo motivo un intervento legislativo regionale tout court, compiuto estendendo la normativa vigente alle sopravvenienze infettive, sarebbe assoggettabile a giudizio d’incostituzionalità per violazione delle attribuzioni statali, a meno che non si sostenga – ragionevolmente – che la pratica vaccinale per il Coronavirus sia inquadrabile tra quelle fortemente raccomandate, alla luce di un’interpretazione testuale e logico-sistematica di tutta la normativa eccezionale e d’emergenza e di tutti gli atti di amministrazione statale adottati per contrastare la diffusione del contagio e – da ultimo – per conseguire (in ragione del programma di approvvigionamento) il massimo numero di dosi del vaccino per coprire in modo capillare l’intera popolazione italiana, a cominciare dagli operatori sanitari e dai soggetti più deboli, facendo dunque emergere l’obbligo a carico delle regioni di favorire – nell’ambito della propria competenza concorrente – tutte le misure idonee a tenere in sicurezza la popolazione attraverso l’obiettivo minimo del raggiungimento dell’immunità di comunità e della massima sicurezza degli operatori sanitari, dei pazienti, dei loro familiari, degli altri operatori e della collettività, individuando dunque – in coerenza con le disposizioni regionali già vigenti – i reparti dove consentire l’accesso ai soli operatori che si siano attenuti alle indicazioni contenute negli atti di esecuzione della campagna vaccinale, indiscutibilmente integrativi – a tacer d’altro e dall’elencazione obiettiva di tragici dati di fatto – del PNPV”.

TESTO ARTICOLATO DELLA PROPOSTA

Articolo 1

(Operatori sanitari e vaccinazione anti-Coronavirus-19. Applicazione della Legge regionale 19 giugno 2018, n. 27)

Le disposizioni di sicurezza previste, dalla Legge regionale 19 giugno 2018, n. 27 e dal successivo regolamento attuativo, a carico degli operatori sanitari per prevenire e controllare la trasmissione delle infezioni occupazionali e degli agenti infettivi ai pazienti, ai loro familiari, agli altri operatori e alla collettività, si applicano anche per la vaccinazione anti-Coronavirus-19, purché la pratica di prevenzione sia prescritta in forma di obbligo o raccomandazione dalla legislazione statale, ovvero qualora la sua raccomandabilità possa intendersi derivata in coerenza con la legislazione statale eccezionale e d’emergenza, oppure sia prevista da atti amministrativi nazionali, comunque denominati, diretti a favorire la massima copertura vaccinale della popolazione e per questo aventi efficacia integrativa del Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale.

Ostuni ospedale Covid: la mia lettera aperta agli ostunesi e qualche informazione ai politici specialisti in polemica e propaganda

Lettera aperta del Consigliere regionale Fabiano Amati agli ostunesi, con riferimento alla destinazione temporanea dell’ospedale cittadino alle prestazioni acute da Covid.

Cari cittadini ostunesi,

gli ospedali Covid non sono luoghi oscuri ove si prepara la malattia o la morte per chi sta fuori e in buona salute, ma luoghi di cura attrezzati e seriamente preparati per le necessità nostre e dei nostri familiari, qualora il dramma dovesse entrare – Dio non voglia – nelle nostre vite.
Trovo pertanto prive di buona fede le critiche di quei politici che parlano e parlano senza sapere nulla di ciò che dicono, al solo scopo di eccitare le paure delle persone e lucrare qualche voto d’indignazione. E il tutto supponendo che le persone in ascolto siano prive di capacità di critica.
Veniamo dunque ai fatti, parlando della protesta in atto per la decisione di rendere ospedale Covid il presidio di Ostuni e ben sapendo che questo ragionamento vale per tutti gli ospedali Covid della regione.
Innanzitutto. Ospedale Covid non significa che viene soppresso il Pronto soccorso/Punto di primo intervento. E quindi questa polemica è insussistente.
E poi. I critici e polemici per professione, poco avvezzi a gestire la complessità, forse dimenticano che abbiamo bisogno di curare un numero notevole di malati, che non sono marziani ma nostri amici e familiari. Che facciamo dunque? Li mandiamo tutti al Perrino, rendendo quindi inutilizzabile il presidio più importante della provincia per i pazienti con malattie no-Covid, tempo-dipendenti o di alta complessità?
Questa è la domanda.
Parlando senza illudere le persone e sforzandosi di dire la verità anche quando questa è più difficile da digerire, c’è da dire che l’ospedale Covid deve essere scelto tra Brindisi, Francavilla e Ostuni, per le forme acute della malattia (cioè quando il virus è in piena attività e può rivelarsi mortale), lasciando agli ospedali di comunità la funzione post acuta (cioè quando si è indirizzati verso la guarigione).
Per cui Brindisi, Francavilla e Ostuni, non possono essere sostituiti – come pure sento ripetere – dagli ospedali di comunità di San Pietro Vernotico, San Pancrazio Salentino (in fase di allestimento), Mesagne, Ceglie Messapica, Cisternino e Fasano.
Ora è più chiaro? I politici poco informati e pronti a “sparare” note stampa d’indignazione vogliono dunque evitare di raccontare la balla secondo cui le forme acute della malattia Covid possono essere curate negli Ospedali di comunità? Fosse stato deciso così da qualche mente non accordata alla realtà, mi chiedo, chi mai manderebbe i propri genitori o figli a curarsi in quelle strutture non adeguate alla gestione di forme di malattie acute così importanti? Penso nessuno; di solito la polemica politica serve sempre a consigliare per gli altri ciò che essi non sceglierebbero mai per se stessi. Misteri della propaganda.
Non si sfugge da tre semplici ipotesi logiche. Se si scegliesse Ostuni come ospedale Covid, i pazienti con malattie no-Covid andrebbero a Brindisi o Francavilla; se si scegliesse Brindisi come ospedale total Covid , i pazienti con malattie no-Covid andrebbero a Francavilla e Ostuni; se si scegliesse Francavilla come ospedale Covid, i pazienti con malattie no-Covid andrebbero a Brindisi e Ostuni. Non ci sono ipotesi alternative a queste tre, perché gli ospedalizzati Covid hanno bisogno di strutture per acuti – come detto – e non Ospedali di comunità o RSA.
Sulla base di ciò, allora, posso sapere dai critici di giornata di suggerire – anche per dare prestigio alle loro stesse critiche – quale ospedale proporrebbero come presidio Covid? Forse il Perrino? Bene, sappiano però che con questa proposta stanno dicendo di mettere fuori gioco diverse unità operative importantissime di quell’ospedale, come – e cito solo una piccola parte – la medicina nucleare, la radiologia interventistica, l’ematologia, le unità coronariche, l’emodinamica ecc., cioè unità operative che curano i malati con patologie importanti (compresi tanti ostunesi che dovrebbero andare – chessò – a Lecce o Bari). E tutto questo per applicare a funzioni no-Covid un ospedale, come Ostuni, dotato dei reparti di medicina e chirurgia generale, ortopedia e pneumologia, e pur sapendo che queste prestazioni si possono avere tranquillamente anche a Brindisi e Francavilla.
Ma da DG della Asl di Brindisi farebbero davvero così?
In realtà bisogna avere la serietà di raccontare la questione così come’è e senza speculazioni politiche di basso cabotaggio.
Nella prima fase della pandemia si è contestata la promiscuità Covid/no-Covid del Perrino, in quanto fonte di diffusi contagi nonostante i percorsi separati, con la conseguenza di mettere fuori uso – e per diversi giorni – unità operative importanti e salva vita per tanti cittadini sofferenti.
Il buon senso dovrebbe quindi suggerire che è meglio avere un unico ospedale destinato al Covid, piuttosto che più d’uno e con attività mista (Covid + no-Covid).
Non so se i critici siano a conoscenza che Ostuni è un ospedale di base che non può curare (né l’ha mai fatto) le malattie tempo-dipendenti, e quando arrivano quei pazienti – infatti – vengono trasferiti a Brindisi, nelle unità operative per malattie tempo-dipendenti (neurologia, radiologia interventistica, UTIC e emodinamica, stroke unit per ictus ecc.).
Se si tiene conto che in questo periodo sono state sospese – in tutta la Regione e pure in Italia – tutte le prestazioni in elezione (cioè quelle non urgenti), restando assicurata l’attività solo per le urgenze (tempo-dipendenza), ne deriva che Ostuni rimarrebbe in attività per rarissimi casi e peraltro non gravi, perché – lo ripeto – sono state sospese tutte le attività in elezione (cioè quelle non urgenti) in tutta la regione e quindi non solo a Ostuni.
A quale esito porta questo resoconto minuzioso sui fatti e sulle norme? A confermare l’utilità della decisione assunta.
Capisco che molte informazioni siano sconosciute o si finge di non conoscerle per fare ammuina politica, ma questo non mi pare il momento giusto per questa mediocre attività di propaganda.
Sarebbe invece bello se si considerasse che l’emergenza Covid ha accelerato e determinato l’ammodernamento di molti locali e impianti della struttura di Ostuni, nonostante anche su questo abbiamo dovuto sopportare sorprendenti contestazioni, che alla fine della pandemia restituiranno un ospedale più efficiente rispetto al passato.
E ora spazio al domandone che ricorre sempre pensando di avere la carta di briscola: e la piastra, cioè l’edificio incompiuto confinante con l’attuale struttura?
Questa è il quesito su cui intere generazioni politiche hanno marciato, annunciando soluzioni prossime o nascondendo clamorose battute d’arresto. La piastra come una specie di capro espiatorio per tutte le mancanze e per addossare ad alti responsabilità proprie.
La piastra, opera che va certamente conclusa, non c’entra un fico secco con questa storia, perché ove fosse stata finita conterrebbe – in pieno esercizio – il pronto soccorso, il reparto di medicina e qualche ambulatorio. È chiaro? La vogliamo smettere di far credere alle persone in buona fede che attraverso la piastra si materializzerà un policlinico?
Se molti politici avessero tenuto fede alla serietà e alla realtà, puntando davvero a un policlinico, avrebbero dovuto decidere tutt’altro e non sul solo ampliamento di un reparto e del pronto soccorso derivante dalla “famigerata” piastra. Avrebbero dovuto, detto non solo per esempio, evitare di ostacolare la costruzione del nuovo ospedale in località Speziale, cioè tra Fasano e Ostuni, e che senza quel furore polemico forse oggi sarebbe stato già in funzione.
Ma che c’entra il nuovo ospedale di Speziale con questa storia, dirà il politico che da quell’orecchio non vuole sentire?
Ecco il problema, dall’orecchio dell’innovazione molti politici non vogliono sentire e perciò preferiscono la zona confortevole della polemica al cantiere impegnativo del lavoro. E già, il problema è sempre lo stesso: il lavoro e il logorio della vita moderna, ai quali è quasi sempre da preferire una polemica come se fosse un Cynar.

 

Covid, Amati: “Concentriamoci su ospedali e tamponi per curare e risparmiare ogni vita umana”

“Dobbiamo concentrarci su ospedali e tamponi, organizzando sul campo strutture e servizi, e preferendo i fatti alle carte. Lasciamo al Governo nazionale ogni decisione sulle misure di contenimento, che rischiano di distrarci e farci perdere di vista (a volte nel fuoco della polemica) l’essenziale: cioè la necessità di curare e risparmiare anche solo una vita umana”. Il consigliere regionale, Fabiano Amati, invita tutti i colleghi e i dirigenti regionali a restare quanto più possibile nel perimetro delle proprie maggiori competenze, “cioè l’assistenza sanitaria e gli atti d’organizzazione rapidi e concreti per fronteggiare una situazione sempre più difficile”.

Il riferimento è alle polemiche scatenatesi nelle ultime ore e relative alla querelle giudiziaria, sociale e politica sulle misure di contenimento, a cominciare da quelle rivolte alle scuole.
“Abbiamo così tanto da fare – continua il consigliere regionale – sulla maggiore dotazione di posti in terapia intensiva, sub intensiva, nei reparti di malattie infettive e pneumologia, per curare e per migliorare gli indici di rischio che sono strettamente collegati alle migliori dotazioni o alle carenze. E poi c’è da completare l’allestimento delle strutture per le necessità post acute della malattia e per l’ospitalità di persone sole nel periodo immediatamente successivo alla guarigione. Dobbiamo intensificare – sostiene Amati – l’attività di esecuzione dei tamponi e dei laboratori per processarli, affinché la celerità e la diffusione sul territorio possa aiutarci nel controllare la diffusione della pandemia e per migliorare – anche in questo caso – i parametri che elevano l’indice di rischio e che come conseguenza determinano le misure restrittive.
È questo un lavoro di Protezione civile, che per sua natura consiste nella presenza in campo, senza particolari fascinazioni per le farraginose procedure burocratiche, seguendo passo dopo passo tutte le attività e collaborando nella soluzione di numerosi micro problemi, elettrici, idraulici ed edilizi, che sempre si frappongono alla migliore riuscita delle iniziative emergenziali. Insomma, dobbiamo stare in campo – conclude – tra tecnici, operai, personale sanitario e ammalati, dando indirizzi, incoraggiando tutti e sedando polemiche, affinché si compia il nostro dovere in questo momento difficile”.

Covid, Amati: “Anas mette a disposizione area per secondo drive-in di Fasano. Potrebbe funzionare h24 e servire Monopoli”

“Sarà allestito nel piazzale del Centro di manutenzione Anas di Fasano il secondo Covid drive-in di Fasano. Per le sue caratteristiche ampie e il collegamento alla principale rete stradale, potrebbe essere adibito a centro interprovinciale e funzionare h24”.

Lo comunica il consigliere regionale Fabiano Amati.
“Ringrazio innanzitutto Anas S.p.A. e il suo personale per aver prontamente aderito alla richiesta di collaborazione rivolta mettendo a disposizione l’ampio Centro di manutenzione di Fasano per l’installazione del secondo Covid drive-in del territorio.
La nuova struttura per effettuare i tamponi sarà installata lunedì, mentre nelle prossime ore si svolgeranno tutte le attività di adattamento e messa in sicurezza dell’area.
Il Centro manutenzione Anas di Fasano sorge nel punto di raccordo tra le strade 16 e 379, accessibile dalla complanare ovest, è in grado di garantire le operazioni in piena sicurezza. Infine, ben si presta per caratteristiche geografiche a una attività h24 al servizio dei cittadini della provincia di Brindisi e Bari, a cominciare dalla vicina Monopoli, così da concorrere a migliorare il quoziente regionale nel rapporto contagi/tamponi, che è – come è noto – uno dei parametri con cui si misura l’indice di rischio”.

Covid drive-in, Amati: “Due altre postazioni a San Pietro e Fasano gestite dalla Difesa in operazione ‘Igea’”

“La ASL di Brindisi ha chiesto e ottenuto dal Dipartimento regionale di Protezione civile, due ulteriori postazioni di Covid drive-in da localizzare a San Pietro Vernotico e Fasano, da mettere a disposizione del personale della Difesa nell’ambito dell’operazione ‘Igea’”.

Lo comunica il Consigliere regionale Fabiano Amati.

“L’Operazione Igea è un’iniziativa condotta da team interforze, composti da personale di tutte le Forze Armate, che il Ministero della Difesa ha organizzato per incrementare la capacità giornaliera italiana di effettuare tamponi con le modalità drive-in.

Nelle prossime ore saranno individuate le localizzazioni delle strutture, che come al solito dovranno essere installate in stretta prossimità con le canalizzazioni idriche, fognarie e l’alimentazione elettrica, avendo cura di evitare – come conseguenza – la chiusura di attività presenti nell’area prescelta.

Le due nuove postazioni si aggiungeranno a quelle già in esercizio di Brindisi (Perrino e PalaPentassuglia), Fasano (via Lisi), Francavilla (parcheggio Ospedale), Mesagne (parcheggio Ospedale) e Ostuni (ex scuola Vitale), portando a otto le strutture totali a disposizione della Provincia di Brindisi”.

 

 

Covid drive-in, Amati: “Una struttura anche a Monopoli. Impegno del dipartimento di prevenzione“

“Ho chiesto al dipartimento di prevenzione di Bari di installare anche a Monopoli una struttura Covid drive-in oppure un’unità della Difesa, composta da personale interforze, nell’ambito dell’operazione ‘Igea’. Ho ricevuto rassicurazioni su una valutazione immediata della richiesta”.

Lo comunica il consigliere regionale, Fabiano Amati.

“Negli ultimi giorni ho ricevuto moltissime sollecitazioni – prosegue – da cittadini del Comune di Monopoli, al fine di rendere possibile l’accesso dei monopolitani nella vicina struttura Covid drive-in di Fasano. Poiché la difficoltà di utilizzo interprovinciale non consiste tanto nell’esecuzione dei test quanto nelle possibilità dei laboratori della Asl Brindisi di processare il carico aggiuntivo di un’altra Asl, ho pensato di sottoporre la questione al direttore del dipartimento di prevenzione della Asl Bari, Domenico Lagravinese.
Mi pare di poter dire che la prevedibile risolutezza e concretezza del dottor Domenico Lagravinese ha determinato l’impegno a valutare la richiesta, sulla base di una celere istruttoria, in grado di tener conto – conclude – del dato demografico e del numero dei contagi”.

Drive-in Covid, Amati: “Al PalaPentassuglia la seconda struttura di Brindisi”

“Questa mattina a Brindisi nel parcheggio del PalaPentassuglia è stata avviata l’installazione della seconda struttura amovibile e coperta drive-in Covid, dopo quella già presente nel parcheggio del Perrino. Tra qualche giorno, dunque il territorio provinciale potrà fare affidamento su sei strutture per velocizzare il procedimento diagnostico faringeo per il Covid-19: a Brindisi (Perrino e PalaPentassuglia), a Fasano (via Lisi), a Francavilla (parcheggio Ospedale), a Mesagne (parcheggio Ospedale) e a Ostuni (ex scuola Vitale), la cui installazione è terminata oggi”.

Lo comunica il consigliere regionale Fabiano Amati.

“Un progetto messo a punto da Asl e Regione Puglia – Dipartimento di protezione Civile, per ottimizzare i tempi di una situazione sempre più complessa visto l’aumento dei casi di contagio e la necessità di effettuare maggiori tamponi alleggerendo il carico delle strutture sanitarie del territorio. Infatti effettuando i tamponi direttamente dall’abitacolo è possibile velocizzare le procedure di diagnosi, tracciando gli eventuali positivi alla luce dell’aumento progressivo dei casi. Il protocollo prevede che la persona che accusa i sintomi del Covid-19 deve segnalarlo al medico di base che a sua volta informerà il Dipartimento di prevenzione”.