Amati e Pentassuglia su vivai e xylella: “Si rischia il fallimento. Chiediamo di riferire alla Commissione”

“I vivaisti sono in agitazione e noi attendiamo un segnale dalla burocrazia regionale. Non si può più perdere tempo, perché le aziende rischiano il fallimento. Speriamo che lunedì in Commissione ci venga data notizia del rilascio delle deroghe e delle autorizzazioni alla movimentazione delle piante, per le imprese presenti nelle aree interessate dalla xylella” – lo dichiarano i Presidenti delle Commissioni regionali Bilancio e Agricoltura Fabiano Amati e Donato Pentassuglia –.

“Nelle scorse settimane, in due diversi appuntamenti dinanzi alla Commissione e con i tecnici dell’assessorato, avevamo definito uno stringente cronoprogramma per corrispondere alle richieste di deroghe o autorizzazioni per commercializzare le piante all’esterno e all’interno delle aree delimitate – proseguono –. Sono passati più di quindici giorni e purtroppo non abbiamo notizie. Per questo motivo, torneremo ad incalzare per una pronta risoluzione del problema, ponendoci ancora una volta a fianco delle imprese vivaistiche che in questo momento sono in fortissima preoccupazione.”

Amati: “Appello ai parlamentari. Fermate legge Cinquestelle sull’acqua; vogliono tornare al carrozzone e mettere tasse per 23 miliardi, di cui 16 solo per il primo anno. Che dice la Lega?”

“Mi appello ai parlamentari pugliesi: c’è da fermare la proposta di legge dei Cinquestelle sull’acqua. Vogliono distruggere il servizio idrico italiano facendoci tornare ai tempi dei carrozzoni e metterci nuove tasse. I costi a carico dei cittadini italiani per questa iniziativa sono stati stimati in 5 miliardi per indennizzi ai gestori estromessi (e i pugliesi pagheranno questa parte pur non essendo interessati), 11 miliardi per rimborsare i finanziamenti accesi dai gestori esistenti e 5 miliardi all’anno per gli investimenti. Un salasso. Sarebbe bello sapere cosa ne pensano i leghisti”. Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale bilancio Fabiano Amati, commentando la imminente calendarizzazione della proposta di legge “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque” presentata alla Camera dei deputati da 202 parlamentari del Movimento Cinquestelle (prima firmataria Federica Daga).

“La proposta di legge grillina espone noi pugliesi ad un conto salatissimo sia come contribuenti italiani che come pugliesi – prosegue –. Se approvata, infatti, saremo chiamati a pagare indennizzi che non ci riguardano ai soci privati di altre società di gestione italiana (5 miliardi), a contribuire al rimborso dei finanziamenti accessi da tutti i gestori italiani con le banche (11 miliardi), a subire la probabile richiesta di rinegoziazione del debito contratto con la Banca Europea per gli Investimenti (200 milioni) e a pagare con la fiscalità generale (con ulteriori tasse) sia la nostra quota di investimenti che quella di tutti i servizi idrici italiani, compresi quelli di regioni ricche per PIL e per quantità di risorsa idrica, per un ammontare di 5 miliardi.

Senza contabilizzare, perché una stima è allo stato impossibile, il costo da mancato introiti sulla tariffa, per difetto stimati per 2 miliardi annui e che in Puglia ammonterebbero a 132 milioni – aggiunge l’esponente Pd in Consiglio Regionale –. Ora, noi capiamo la propaganda e le facili suggestioni, ma se tutto questo lo devono pagare i cittadini italiani e pugliesi, non credo che sia ammissibile qualsiasi forma di silenzio”.

Liste d’attesa, ruolo dei medici fondamentale

I medici sono l’unica cosa che serva per abbattere l’attesa in sanità. La mia proposta di legge contiene un incentivo alla collaborazione competitiva dei medici, perché se metti gli uomini in contrasto questi finiscono per fare qualcosa di buono per sé stessi e per gli altri.

Sulle liste d’attesa non c’è bisogno di retorica generalista: della serie tutto vale perché le parole servono a tutto tranne che a dire. Né mi pare utile il classico ‘ben-altro-è-il-problema’, perché invece il problema non è altrove.

Le leggi e il contratto dei medici prescrivono che i tempi d’attesa devono essere contenuti, soprattutto per le classi di priorità a breve (B) e differita (D). E questo perché l’attesa è un livello essenziale d’assistenza: se non si rispettano i tempi vuol dire che non si sta garantendo l’essenziale che il sistema promette a ciascuno, con carattere d’uguaglianza.

Le stesse leggi e il contratto aggiungono, in fila: ai medici è riconosciuto un premio, una speciale indennità d’esclusività, per la loro decisione di preferire l’attività pubblica a quella a pagamento; l’attività a pagamento non è un diritto del medico ma una libertà di scelta del cittadino, però non utilizzabile come rimedio per scalare i tempi l’attesa; l’attività a pagamento deve svolgersi fuori dall’orario di lavoro ma per un tempo pari a quello dedicato per la stessa prestazione durante l’orario di lavoro; a parità di prestazioni richieste i tempi d’attesa tra attività pubblica e a pagamento devono essere allineati, cioè contenuti nei tempi massimi previsti.

Sul piano tecnico-legale-contrattuale i dati statistici pugliesi concludono che in moltissime unità operative ci sono prestazioni erogate senza il rispetto dei tempi.

Potrebbe finire qui, ma abbondano le obiezioni politico-sindacali. Ripercorriamole con qualche risposta.

1) C’è carenza di personale. Certo che c’è, ma non incide sul problema perché il disallineamemto c’è solo comparando l’attività pubblica con quella a pagamento e a parità di personale impiegato.

2) La libera professione si svolge fuori dall’orario di lavoro. Certo, ma il tempo dedicato non può essere superiore a quello impiegato nell’attività istituzionale.

3) La percentuale media di libera professione in Puglia è molto bassa, meno del 5 %. È vero e per fortuna. L’argomento però non rileva. Il disallineamemto non si dichiara sulla media percentuale regionale ma sui risultati delle singole unità operative, che presentano invece ampie casistiche di percentuali attestate nella forchetta 10-60 %. Un’enormità. La bassa media regionale si raggiunge perché ci sono ovviamente unità operative virtuose che compensano le situazioni critiche, i cui componenti apprezzano la proposta di legge.

5) Le prestazioni pubbliche sono di gran lunga più numerose di quelle a pagamento. È vero, ed è per questo che il disallineamento si dichiara a parità di prestazioni richieste. Il rapporto considerato dalla proposta di legge è quello 1 a 1, che nella realtà fa riscontrare il disallineamento tantissime volte. Purtroppo.

6) Le aziende ottengono guadagni dall’attività a pagamento. È vero che una percentuale degli introiti è destinata alle aziende, ma sul guadagno è vero il contrario. Visionando i bilanci delle aziende pugliesi, infatti, si è innanzitutto riscontrata una quasi totale violazione dell’obbligo di presentare una contabilità analitica e separata sull’attività a pagamento. L’analisi delle singole voci ha fatto tuttavia riscontrare la mancata contabilizzazione delle spese di segretariato, di personale non medico utilizzato e dei mancati introiti da ticket. Col risultato che molte aziende svolgono in perdita il servizio a pagamento.

7) La proposta di legge criminalizza i medici. Più che un’obiezione tecnico-scientifica sembra una reazione paranoico-corporativa. La proposta di legge, infatti, sostituisce la previsione (mai contestata) del regolamento vigente dal 2016 – sospensione del singolo medico dall’attività a pagamento – con la sospensione dell’attività a pagamento dell’intera unità operativa, al fine di ripartire la responsabilità del recupero dei tempi a tutti i componenti dell’équipe e non al singolo. Si chiede insomma di darsi da fare, perché spronare vale più che punire.

Così ricostruito il quadro della tecnica e delle obiezioni, mi pare che le ragioni di contrasto alla proposta di legge siano individuabili su classiche paure da cambiamento purtroppo ascoltate per ragioni di ‘mercato’ elettorale. Non proprio l’oggetto della politica. La mia priorità e l’oggetto della politica, in questo campo più che in altri, è invece una spudorata partigianeria con la legge statale e con i cittadini in fila al Cup.

E se poi il problema dovesse consistere nell’aver attribuito alla proposta di legge una funzione svelante, quasi fosse uno specchio, di ciò che non funziona, valga il più caustico ed efficace Gogol’: <<non prendertela con lo specchio se hai il muso storto>>.

Fabiano Amati

Pubblicato su “Il quotidiano di Lecce” del 4 Dicembre 2018

Fasano e il Festival della Scienza nel programma Benvenuti in Puglia

Il Festival della scienza di Fasano sarà al centro del programma “Benvenuti in Puglia” in onda oggi – domenica 4 novembre – alle 18.30, sull’emittente televisiva a diffusione nazionale 7GOLD (visibile in Puglia sul canale 77 del digitale terrestre).

Il programma, dedicato alle attrattive turistiche del tacco d’Italia, ha realizzato un approfondimento sulla città di Fasano e sul Festival della scienza che si è svolto dal 13 al 21 ottobre organizzato dal Comune di Fasano e finanziato dalla Regione Puglia con la collaborazione di scuole e università.

All’interno della trasmissione ci saranno le interviste al consigliere regionale Fabiano Amati e al sindaco di Fasano Francesco Zaccaria.

Inoltre il format potrà essere visto anche su varie emittenti televisive locali che trasmettono nel territorio regionale pugliese. Di seguito giorni e orari:

TELEBARI – CH 12 DEL DIGITALE TERRESTRE
domenica 4 novembre alle ore 19.30
lunedì 5 novembre alle ore 21.30

TELEFOGGIA – CH 12 DEL DIGITALE TERRESTRE
domenica 4 novembre alle ore 19.00
lunedì 5 novembre alle ore 10.30

TELEREGIONE – CH 14 DEL DIGITALE TERRESTRE
domenica 4 novembre alle ore 20.00
lunedì 5 novembre alle ore 13.30

STUDIO 100 – CH 15 DEL DIGITALE TERRESTRE
domenica 4 novembre alle ore 18.30
lunedì 5 novembre alle ore 18.30

TELESVEVA – CH 17 DEL DIGITALE TERRESTRE
domenica 4 novembre alle ore 21.00

TELEDEHON – CH 18 DEL DIGITALE TERRESTRE
domenica 4 novembre alle ore 20.20
lunedì 5 novembre alle ore 16.00

DELTA TV – CH 78 DEL DIGITALE TERRESTRE
domenica 4 novembre alle ore 18.30
lunedì 5 novembre alle ore 22.00

TELEDAUNA – CH 87 DEL DIGITALE TERRESTRE
domenica 4 novembre alle ore 20.00
lunedì 5 novembre alle ore 14.30/18.00/20.00

TELECATTOLICA – CH 110 DEL DIGITALE TERRESTRE
domenica 4 novembre alle ore 18.40 e alle ore 20.05

CANALE 2 – CH 114 DEL DIGITALE TERRESTRE
domenica 4 novembre alle ore 18.45

PUGLIA TV – CH 116 DEL DIGITALE TERRESTRE
domenica 4 novembre alle ore 19.00
lunedì 5 novembre alle ore 15.00

EURONEWS PUGLIA – CH 178 DEL DIGITALE TERRESTRE
domenica 4 novembre alle ore 17.30
lunedì 1 ottobre alle ore 20.30

TELETRANI – CH 188 DEL DIGITALE TERRESTRE
domenica 4 novembre alle ore 20.15
lunedì 5 novembre alle ore 21.30

Dibattito sulla sanità in Puglia a Martina Franca

Sabato 3 Novembre alle ore 17.00 a Martina Franca nella sede Anteas (piazza del Plebiscito 15) dibattito sulla sanità in Puglia e sul futuro degli ospedali organizzato dall’associazione Upward.

Relatori i consiglieri regionali Fabiano Amati e Donato Pentassuglia; Saveria Esposito Direttore del distretto socio sanitario 5 Martina Franca Crispiano; Mino Bellanova del dipartimento Sanità CGIL Taranto,
Pino Pulito consigliere comunale di Martina Franca.

Ludopatia, Amati: “Di Battista aveva promesso di abolire il gioco legale, ma non hanno alcuna intenzione di farlo, come su Tap”

Alessandro Di Battista, il “Che Guevara” di Roma, aveva promesso di abolire il gioco legale; inutile dire che non hanno alcuna intenzione come per la Tap. In Puglia poi non riescono a capire – spero in buona fede – che il distanziamento può incrementare criminalità e usura, come sostenuto dal Procuratore della Repubblica di Brindisi. La mia dichiarazione di voto su su ludopatia e norma nel Consiglio regionale del 30/10/2018

 

Liste d’attesa, Amati: “Già senza la nostra legge si dovrebbe sospendere l’attività a pagamento perché svolta in passivo”

“Studiando ed esaminando i rimedi alle lunghe liste d’attesa in sanità è emerso che l’attività libero-professionale è svolta in passivo in quasi tutte le aziende sanitarie pugliesi. Ciò smentisce una delle critiche più ricorrenti alla proposta di legge, e cioè che l’attività a pagamento comporta un guadagno per il sistema ospedaliero pugliese”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale bilancio Fabiano Amati, a margine della seduta odierna del Consiglio regionale, che ha deciso il rinvio alla seduta 9 ottobre (per esame emendamenti) della proposta di legge “Misure per la riduzione delle liste d’attesa in sanità. Primi provvedimenti”, sottoscritta dallo stesso Amati e dai consiglieri Napoleone Cera, Enzo Colonna e Ruggiero Mennea.

images“Dalla lettura dei bilanci in generale e dall’esame della contabilità analitica separata, che purtroppo non è compilata da tutte le aziende come la legge prevede, emerge un quadro che non considera tutti i costi diretti e indiretti, oltre che i mancati introiti da ticket. Sulla base di alcune simulazioni ne è derivato che l’attività libero-professionale è effettuata in perdita, e che tale circostanza comporterebbe già – per fatto diverso dal mancato allineamento – la sospensione del servizio relativo all’erogazione delle prestazioni sanitarie private, ai sensi del Regolamento regionale vigente.”

Batterio pugliese come la peste milanese (ma gli oscurantisti dettano la linea)

xylella

 

Da  Gazzetta del Mezzogiorno del 4 agosto 2018

La commedia dell’uomo posto di fronte alla tragedia a cui non vuol credere è già andata in scena. Tante volte. La Xylella in Puglia fa ricordare una di queste, la peste del 600 raccontata da Manzoni nei Promessi sposi. Peste milanese e Xylella pugliese. Due malattie diverse per due epoche differenti e con niente in comune, se non un dettaglio più importante delle stesse malattie: la cecità nel riconoscerle.

Tutto uguale. Leggere i capitoli XXXI e XXXII del grande romanzo italiano o digitare su Google le parole chiave del bersela o del darla a bere, dà gli stessi risultati. O quasi; sì, quasi. Perché mentre per la peste una lettera pastorale del cardinale Federico prescrisse ai parroci d’ammonire il popolo sul rispetto delle misure di contenimento («consegnar le robe infette o sospette»), per la xylella i suoi fratelli odierni nell’episcopato si sono fermati in meditazione ad una stazione di una recente via crucis di Pasqua per dire che estirpare gli ulivi malati somigliava alla notissima soluzione di Pilato. Si provi a sostituire nell’intero racconto la parola ‘peste’ con ‘xylella’ e tutto funzionerà perfettamente, compreso il realizzarsi del sogno d’amore tra Renzo e Lucia. Quando Manzoni rievoca la diagnosi di peste fatta dal protofisico Lodovico Settala, sembra di sentire il patologo vegetale Giovanni Martelli alle prese con la xylella. Entrambi meno che ottuagenari, perciò con una reputazione di vita oltre che di scienza, capaci di attrarre i più scatenati e funesti pregiudizi di chi corre «più facilmente da’ giudizi alle dimostrazioni e ai fatti». Cioè di coloro che procedono contromano.

Pro patriae hostibus. Tutti nemici della patria. Settala e suo figlio Senatore, come Martelli e i suoi allievi universitari. E non solo; i ricercatori del CNR, i funzionari dell’osservatorio fitosanitario regionale, dello IAM, del Basile Caramia o di qualche politico disposto a non nascondere il buon senso «per paura del senso comune»; tutti impossibilitati ad attraversare le piazze «senza essere assaliti da parolacce, quando non erano sassi». La peste? La xylella? Ma che dite? Questo fu – ed è – l’urlo della folla. Fosse stato così «tutti sarebbero morti» o tutti sarebbero secchi. Era la rarità dei casi che allontanava «il sospetto della verità e confermava sempre più il pubblico in quella stupida e micidiale fiducia che non ci fosse peste», o per noi dunque la xylella. Insomma si era di fronte ad una «manifesta impostura, cabala ordita per far bottega sul pubblico spavento», concetto questo in grado di fare scopa – quasi quattrocento anni dopo – con la suggestione del complotto orchestrato da spregiudicati untori per vendere i fitofarmaci delle ‘malavitose’ multinazionali.

E se a tutto concedere qualcuno avesse creduto alla peste, era stato prontamente ammonito per portare nel cuore un senso di rabbia o vendetta contro le più plausibili ipotesi di contaminazione: quella attribuita a don Gonzalo Fernandez de Cordoba per ricambiare gli insulti ricevuti, oppure quella addebitata a «un ritrovato del cardinal de Richelieu, per spopolar Milano, e impadronirsene senza fatica». Che vale quanto a riferire le somiglianti ipotesi per il contagio da xylella, alternativamente riferite al campo libero per la realizzazione del gasdotto Tap o alla induzione all’abbandono dei campi pugliesi per facilitare la più immonda speculazione edilizia. O di riffa o di raffa «quando gli animi son preoccupati, e il sentire faceva l’effetto di vedere», la cronaca di una processione organizzata per Milano con le reliquie di San Carlo ben può equivalere ad una manifestazione a Lecce con l’hashtag difendiamo-gli-ulivi. Si vede così nitidamente, allora come ora, la suggestione che prende vantaggio sulla ragione e sull’esperienza. Niente di più del povero «senno umano che cozzava co’ fantasmi creati da sé».
Davvero niente di nuovo. Per la mala fede dei distributori professionali e seriali del bene, spesso le nostre povere menti sono arruolate nell’esercito delle paure. E questo accade di più quando senza la vaccinazione con gli antigeni della Storia, ci risulta più comodo «d’attribuire i mali a una perversità umana, contro cui possa far le sue vendette, che di riconoscerli da una causa, con la quale non ci sia altro da fare che rassegnarsi». Oppure combattere con le armi della fiducia negli straordinari mezzi del Sapere, che oggi a differenza del ‘600 possediamo e spesso non riconosciamo.

Fabiano Amati – Consigliere Regionale