Consorzi di bonifica, Amati: “Se eletto, PdL per sopprimerli e vediamo se governo Meloni impugna. Chi ci sta?”

Comunicato stampa del Consigliere e Assessore regionale Fabiano Amati.

“I Consorzi di bonifica, nati nel 1933, sono diventati carrozzoni inutili e costosi, perciò devono essere soppressi. Ma visto che il Parlamento nazionale non lo fa, possiamo provare a farlo noi, mettendo alla prova il Governo nazionale su un eventuale ricorso e così aspettare una volta per tutte la relativa sentenza della Corte costituzionale, a chiarimento definitivo. E per realizzare questo obiettivo presenterò, se eletto, una proposta di legge, sperando nella sottoscrizione di tutti i colleghi. Nessuna strada alternativa è percorribile, se non mettendo a carico delle tasche dei pugliesi, magari con aumento delle tasse, il gettito del tributo 630. Il tributo 630 è infatti previsto da una legge statale e non può essere sospeso o soppresso con una legge regionale; se lo si facesse, il relativo gettito dovrebbe essere coperto con il bilancio regionale, cioè con le nostre tasse, perché – tra l’altro – alla sospensione del tributo non corrisponderebbe la sospensione dei dipendenti dei Consorzi e quindi dell’obbligo di pagargli gli stipendi.

Se si provasse a sopprimere invece i Consorzi, anacronistici carrozzoni, si eliminerebbe pure il tributo, attendendo la mossa del Governo nazionale, sicché se dovesse impugnare la legge potremmo finalmente sentire la Corte costituzionale sulla legittimità o meno di un’iniziativa legislativa regionale di soppressione dei Consorzi. Non capisco, tra l’altro, l’opinione rumorosa di chi vorrebbe sospendere il tributo, caricando sulle tasse dei pugliesi il gettito, ma mantenere in vita questi inutili carrozzoni. Inutili perché non siamo più nell’Italia del 1933, quando furono istituiti, e oggi abbiamo i seguenti dati di realtà, non revocabili con iniziative illusorie: non abbiamo più terreni da bonificare; l’acqua deve necessariamente essere gestita da un unico soggetto per i diversi usi, così come prevede la normativa europea, mantenendo sotto controllo l’efficienza dei sistemi idraulici e i consumi; le attività per contrastare il dissesto idrogeologico devono essere finanziate dalla fiscalità generale, con una struttura di missione adibita ad attuarle.

Non si possono più tollerare enti che servono solo a dare poltrone e con una missione che non esiste più. A meno che non si dica che si vogliono tenere in piedi dei poltronifici senza poi dover pagare chi si siede su quelle poltrone. Ma questa non è una soluzione possibile né razionale, poiché nessun pasto è gratis e non possiamo far pagare ai cittadini posti di potere che non servono agli agricoltori veri, ma solo a chi, nel nome dell’agricoltura, ha trovato un modo alternativo di fare politica.”

Epatite C. Amati, Campo, Paolicelli, Pentassuglia, Di Bari: “PDL per istituire l’obbligo di proporre il test, curare e per risparmiare vite umane per tutti i nati fino al 1990. Subito in Aula”

Comunicato dei consiglieri regionali Fabiano Amati, Paolo Campo, Francesco Paolicelli, Donato Pentassuglia e Grazia Di Bari.

“Abbiamo depositato oggi una proposta di legge per introdurre l’obbligo di proporre il test anti epatite C a tutti i nati in data non successiva al 1° gennaio 1990.
“Si tratta di un test salvavita, poiché la conoscenza della malattia, in periodo silente e asintomatico, aiuta a somministrare le cure e a evitare di accorgersene quando è ormai troppo tardi e gli effetti degenerativi di tipo tumorale sono già ampiamente avviati.
E tutto questo in conformità con gli obiettivi delle Nazioni Unite e dell’Agenda 2030 per curare dal virus e debellarlo entro il 2030.
È una nuova sfida di salute pubblica che possiamo vincere, disponendo già oggi di strumenti diagnostici e terapeutici efficaci.
“Il testo della proposta prevede che tutti i centri di prelievo e i laboratori di analisi, pubblici e privati convenzionati, siano obbligati a proporre il test per la ricerca degli anticorpi anti-HCV a ogni cittadino residente in Puglia nato prima del 1990, in occasione di qualsiasi esame del sangue o attività clinica utile alla diagnosi.
“Non si tratta di obbligare, ma di proporre e far conoscere una modalità di approccio alla diagnostica in grado di salvare la vita. È quella che in gergo si chiama spinta gentile (nudge), una proposta che può essere rifiutata, ma che segna un cambio di passo nella prevenzione. Ogni rifiuto e ogni esito saranno registrati nel database delle ASL, così da non ripetere inutilmente gli inviti e costruire una strategia informativa efficace e personalizzata.
“Un’attività che non richiede risorse in più rispetto a quelle che già sono messe a disposizione per la diagnosi dell’epatite C, ma esige solo organizzazione, responsabilità e volontà politica per mettere fine a una malattia che ha causato e continua a causare troppe morti evitabili.
“Abbiamo il dovere di non lasciare che le terapie disponibili rimangano nei cassetti. Prevenzione e diagnosi precoce salvano la vita, e con questa legge vogliamo rendere la Puglia la prima Regione italiana a muoversi con decisione in questa direzione. Speriamo solo che l’Aula possa occuparsene al più presto, anche in forma di emendamento a qualche altra PDL già iscritta all’ordine del giorno.”

Giornata malattie rare, Amati: “Grazie a pdl Losacco e Lorenzin (PD), il progetto Genoma-Puglia potrà essere esteso all’Italia. Sono gli effetti veri della comune militanza politica”

“Il progetto Genoma-Puglia è stato d’ispirazione per la proposta di legge presentata oggi al Senato dai senatori del Partito Democratico Alberto Losacco e Beatrice Lorenzin. Salvare la vita ai bambini italiani e non solo a quelli pugliesi, sono i veri effetti di una comune e rinnovata militanza politica. Spero che altri parlamentari aggiungeranno la propria firma e il proprio sostegno alla proposta di legge e che il Governo nazionale assecondi l’idea e la sua urgenza”.

Lo dichiara l’assessore regionale Fabiano Amati, commentando il deposito della proposta di legge proposta dai senatori Alberto Losacco e Beatrice Lorenzin, sugli accertamenti diagnostici neonatali per prevenire e curare le malattie rare su base genetica e a esordio precoce.

“L’esperienza pugliese, che la pdl nazionale valorizza, serve a diagnosticare precocemente oltre 490 malattie genetiche, analizzando un pannello di 407 geni. Il pannello di geni analizzati è in Puglia limitato a 407 per motivi etici: sequenziare un pannello maggiore, o addirittura l’intero genoma, comporterebbe l’eventualità di riscontrare mutazioni per le quali non esistono terapie o protocolli di ricerca.
Dopo una prima fase svoltasi nel 2024, allo stato il programma pugliese prevede l’erogazione a carico della sanità pubblica a tutti i neonati; il programma non ha pari al mondo o almeno non risultano di uguali, almeno con riferimento al servizio pubblico.
Il progetto, ovvero la sua strutturazione in via ordinaria (come accadrà dal prossimo 1° aprile), serve a identificare patologie gravi ma trattabili, prevenire complicazioni grazie a diagnosi precoci, fornire informazioni utili per percorsi terapeutici-assistenziali personalizzati.
La prima fase del 2024 è stata caratterizzata da un progetto di ricerca, assegnato al Laboratorio di Genetica medica del Di Venere, diretto da Mattia Gentile. La seconda fase strutturale sarà sempre gestita dal laboratorio del Di Venere.
Dal 1° aprile prossimo il progetto si evolverà e sarà messo a disposizione (grazie al finanziamento di 5 milioni di euro stanziati con il bilancio regionale per il 2025) di tutti i neonati pugliesi e non più di una piccola selezione.
Ad oggi i risultati della prima fase di ricerca ha dato esiti importantissimi sulla diagnosi precoce e sulle relative prese in carico e cura. Eccoli.
Il Progetto di ricerca entrò in fase esecutiva il 18 Giugno 2024 con uno specifico cartoncino inviato a 9 Neonatologie (quelle con più alto numero di parti) con terapia intensiva neonatale.
L’adesione è stata massiccia con oltre l’80% delle coppie che hanno aderito allo screening. Alla data del 30 ottobre 2024 erano stati raccolti 4.200 cartoncini (ben oltre dunque i 3.000 cartoncini previsti dal progetto di ricerca e distribuiti in due annualità) e quindi l’obiettivo del progetto si concluse in termini di raccolta in soli quattro mesi e mezzo rispetto ai due anni previsti inizialmente.
Nel frattempo è stata potenziata la dotazione strumentale e si conta di azzerare in tempi brevissimi la prima fase del programma, per poi partire (dal 1° aprile) senza arretrati per la fase strutturale.

  • Alla data del 3 gennaio scorso, la situazione del sequenziamento dei cartoncini e dell’analisi era la seguente:
    n. casi sequenziati 3.000 (il 71,48%), ne restano da sequenziare 1.200 (il 28,57%);
    n. casi analizzati 2.200 (il 52,38%), ne restano da analizzare 2.000 (il 47,61%);
    n. Carrier (portatori sani di varianti P/LP in CFTR, GJB2, HBB) 140 (CFTR), 70 (GJB2), 45 (HBB) = 255 (11,59% su 2.200)
    n. casi patologici 70 (il 3.1% su 2.200), così distribuiti:
    Gruppo di malattie N Mutazioni generiche
    Metaboliche 18 (25,71%) PHKA2, PAH (4), LDLR (8), BCKDHA, GALT, MMACHC, BTD (2)
    Endocrine 2 (2,85 %) GCK
    Ematologiche 38 (54,28%) F8 (2), FANCG, G6PD (35)
    Cardiovascolari 5 (7.14%) SCN5A (3), KCNQ1, RYR2
    Neuromusculari 2 (2,85%) RYR1 (2)
    Diversi 5 (7.14%) CFTR, BRCA2 (2), RET, CUBN.

Va detto che ci sono alcuni casi refertati di cui non abbiamo ancora segregazione o riscontro (ad es. BCKDHA, MMACHC, GALT), altri per i quali abbiamo avuto riscontro dallo screening metabolico (casi PKU e BTD) e che ci sono invece alcuni casi che non sono stati inseriti perchè in valutazione (tra cui un GCK)”.

Proposta di legge sul fine vita TESTO INTEGRALE

In Puglia siamo stati i primi a presentare un testo (nel 2022) ed è all’ordine del giorno del Consiglio regionale da 35 sedute, ininterrottamente.

QUI IL TESTO INTEGRALE  PDL FINE VITA PUGLIA Pdf 

I motivi della mancata approvazione sono due: c’è chi dice “serve una legge nazionale”; il che sarebbe auspicabile ma non è ostativo alle leggi regionali, considerato che ogni giorno d’attesa condanna un uomo a non avvalersene e a soffrire per dolore e dignità perduta; c’è chi dice “la vita è sacra”; dimenticando però gli insegnamenti del cardinale Carlo Maria Martini e di Jurgen Moltman, teologo della speranza, quello de “Nella fine, l’inizio”.

In attesa del Parlamento, la legge regionale sul fine vita è necessaria, perché la sentenza additiva della Corte costituzionale del 2019 rende obbligatoria la prestazione a carico del servizio sanitario regionale.

Non farlo equivale a “violare” la legge.

Gas, Amati: “Da compensazioni Tap sconto in bolletta per tutti i pugliesi. Depositata oggi proposta di legge”

“Abbiamo depositato oggi una proposta di legge per disporre e accettare le compensazioni territoriali da Tap e destinarle a sconti in bolletta sul gas delle famiglie pugliesi. Ora subito in commissione e poi in aula, innanzitutto per aiutare i pugliesi e per mettere fine alla guerra ideologica – stupida e dannosa – alle infrastrutture energetiche, connotata da ideologia scatenata contro i poveri, perché nemica della prosperità, della sicurezza ambientale e della pace”.

Lo comunica il Consigliere regionale Fabiano Amati, promotore e primo firmatario della proposta di legge “Misure urgenti per il contenimento dei costi del gas delle famiglie pugliesi”. La proposta di legge è stata sottoscritta dai Consiglieri regionali Filippo Caracciolo, Michele Mazzarano, Ruggiero Mennea e Antonio Tutolo.

“Chiedo innanzitutto a tutti i colleghi di sottoscrivere la proposta di legge, aperta ovviamente a ogni eventuale miglioramento.
L’eccessivo aumento del prezzo del gas e l’incidenza di questo sui bilanci delle famiglie pugliesi ha fatto emergere l’importanza strategica del gasdotto Tap Trans-Adriatic Pipeline e l’irragionevolezza di ogni forma di contrasto alla realizzazione dell’opera. Le ultime vicende politiche ed economiche stanno invece confermando, a caro prezzo, quanto l’esistenza o meno di infrastrutture energetiche per il gas siano funzionali ad assicurare politiche di sicurezza ambientale, di prosperità e di pace.
Al rifiuto dell’opera e alle iniziative di contrasto alla sua realizzazione si è negli anni legato anche il rifiuto a ricevere compensazioni territoriali e ambientali, sotto qualsiasi forma, dalle società proprietarie o gestrici delle infrastrutture, peraltro in contrasto anche con quanto previsto e consentito dalla legge 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia).
Per rimediare allo stato attuale delle cose, riportando in equilibrio il rapporto tra infrastruttura energetica strategica e territorio regionale interessato dall’opera, è necessario dare applicazione alle leggi vigenti, superando totem e tabù, con la previsione di misure di compensazione e riequilibrio per concentrazione d’attività, impianto e infrastruttura a elevato impatto territoriale.
In questo senso si giustifica la proposta di legge depositata oggi, diretta ad accogliere la possibilità offerta dalla legge statale di disporre compensazioni territoriali derivanti dal gasdotto Tap, peraltro sempre offerte dalla società realizzatrice e mai accettate dalla classe politica regionale e locale, e trasferirle in natura di sconto sulle bollette del gas delle famiglie pugliesi.
L’articolo 1, comma 4, lettera f), della già citata legge n. 239 del 2004, prevede che “Lo Stato e le regioni […] garantiscono: l’adeguato equilibrio territoriale nella localizzazione delle infrastrutture energetiche, nei limiti consentiti dalle caratteristiche fisiche e geografiche delle singole regioni, prevedendo eventuali misure di compensazione e di riequilibrio ambientale e territoriale qualora esigenze connesse agli indirizzi strategici nazionali richiedano concentrazioni territoriali di attività, impianti e infrastrutture ad elevato impatto territoriale, con esclusione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”.
È attestata da tutti i documenti di strategia energetica nazionale, in generale, e da tutti gli studi e le relazioni di progetto relativi al gasdotto, in particolare, la coerenza di una misura compensativa di carattere territoriale, così come consentita dalla legge statale sin dal 2004.
Per questi motivi si propone (art. 1), tenuto conto della mancata corresponsione sinora di qualsiasi forma d’indennizzo anche a titolo di riequilibrio per concentrazione d’attività, impianto e infrastruttura a elevato impatto territoriale, di contenere il costo del gas sostenuto dalle famiglie pugliesi, mettendo a carico della società proprietaria o gestrice del gasdotto Trans-Adriatic Pipeline TAP e delle società proprietarie o gestrici delle opere di connessione alle reti di trasporto nazionale, le misure di compensazione e riequilibrio territoriale previste dalla legge n. 239 del 2004.
La misura della compensazione è individuata (art. 2) nel 3 per cento, così come per le fonti di energia rinnovabili FER, del valore commerciale del volume di gas importato in Italia attraverso il gasdotto.
Circa i beneficiari e le modalità di distribuzione delle compensazioni (art. 3), si prevede lo sconto diretto nelle fatture delle famiglie pugliesi, attraverso una modalità concordata dagli stessi protagonisti della catena di approvvigionamento e distribuzione del gas, ovvero, in caso di mancato accordo, attraverso una determinazione della Regione Puglia.
La proposta di legge prevede inoltre due deleghe alla Giunta regionale (art. 4): la prima per modificare le modalità di erogazione e attribuzione delle compensazioni territoriali di riequilibrio, qualora dovessero risultare necessarie per il migliore raggiungimento delle finalità previste o per un necessario adeguamento delle misure alla normativa nazionale inderogabile; la seconda per individuare ulteriori infrastrutture di produzione e importazione d’energia, che per caratteristiche risultassero sottoponibili al regime di compensazioni previsto dalla proposta di legge.
Circa il tempo di prima applicazione delle misure, è previsto (art. 5) che lo sconto in fattura da compensazione territoriale sia contabilizzato in favore delle famiglie pugliesi dalla data di entrata in vigore della legge”.

 

Scarica qui il testo completo della proposta di legge.

Liste attesa, Amati: “Proposta di legge per sospendere prestazioni a pagamento. Dalla parte di cittadini in fila al Cup”

“Com’è possibile che i tempi per le prestazioni a pagamento sono brevissimi e quelli per le istituzionali lunghissime? E com’è possibile che tutto questo accada a parità di prestazioni richieste, personale impiegato e ore lavorate?
La legge statale, il Piano nazionale sulle liste d’attesa e il contratto dei medici non consentono questa insopportabile situazione e perciò abbiamo depositato oggi una proposta di legge per sospendere le prestazioni a pagamento qualora i tempi d’attesa siano disallineati e sino a quando non rientrino nei tempi massimi previsti.
È una norma di grande importanza perché non possiamo evitare di metterci dalla parte dei cittadini in fila dolorosa dinanzi al Cup. Ora subito in Commissione e in aula, poiché sarebbe davvero singolare osservare una grande attesa per l’approvazione di una proposta di legge finalizzata a combattere l’attesa”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati, promotore e primo firmatario di una proposta di legge per ridurre le liste d’attesa in sanità. La proposta è stata anche sottoscritta dai Consiglieri regionali Mauro Vizzino, Antonio Tutolo, Paolo Campo, Ruggiero Mennea, Michele Mazzarano.

“Nella scorsa legislatura fu approvata una legge, quella vigente, molto diversa da quella originariamente depositata, che invece prevedeva le norme che oggi abbiamo riproposto.
Le modifiche maggiori all’atto dell’approvazione riguardarono l’affievolimento delle misure di contrasto al cronico superamento dei tempi massimi d’attesa per le prestazioni sanitarie, peraltro risultanti con nettezza da tutti i dati in possesso dell’amministrazione regionale, anche in violazione delle disposizioni contenute nelle leggi, nel Piano nazionale di governo delle liste d’attesa (PNGLA) e nello stesso contratto collettivo dei dirigenti medici.
Il motivo dell’affievolimento delle misure era fondato sulla speranza che il sistema sanitario sarebbe stato in grado di trovare al suo interno ogni rimedio organizzativo per contenere i problemi dell’attesa diversi dalla carenza di personale o di attrezzature, ossia le questioni poste in rilievo dall’originaria proposta di legge e dalla presente.
Fatto sta che nemmeno la maggior parte delle norme vigenti sono state eseguite, finanche le più semplici, tant’è che il quadro dell’attesa nelle prestazioni sanitarie presenta i soliti e gravi ritardi e le notevoli differenze di risposta dello stesso sistema sanitario, tra l’attesa per prestazioni istituzionali e quella per prestazioni in Attività libero professionale intramuraria a pagamento (ALPI), a parità – ovviamente – di personale impiegato, ore lavorate e prestazioni richieste.
Tale situazione non può più proseguire, rappresentando peraltro una grave violazione della legge, del PNGLA e del contratto dei medici, avvertendo l’inconferenza delle tre obiezioni classiche; 1) l’ALPI si svolge fuori dall’orario d lavoro: certo, ma poiché le ore lavorate in ALPI devono essere pari a quelle utilizzate nell’attività istituzionale per la stessa prestazione, cui non si comprende per quale motivo il numero delle prestazioni in ALPI risultano sempre superiori a quelle istituzionali; 2) i tempi d’attesa delle prestazioni istituzionali sono più lunghi di quelli in ALPI per carenza di personale: l’argomento è privo di pregio perché la comparazione sui tempi d’attesa, da cui emerge il disallineamento, avviene a parità di personale impiegato, ore lavorate e prestazioni richieste; 3) non è questo il problema: per ogni problema c’è sempre uno più grande che lo precede, ma tutto ciò non può far desistere dall’affrontare – anche uno per uno – i problemi più piccoli che compongono quello più grande.
Abbiamo ovviamente la piena consapevolezza della specificità tutta italiana di avere uno dei rapporti più alti al mondo di medici per popolazione e al contempo essere uno dei paesi del mondo con le remunerazioni ai medici più basse. E nel mentre si auspica un maggiore impegno del Parlamento nazionale, del Governo e delle organizzazioni sindacali, finalizzato all’allineamento ai Paesi più avanzati degli stipendi dei medici, non si possono tacere le notevoli problematiche organizzative sottintese al fatto che un così grande numero di medici non sia in grado di assicurare una tempistica nelle prestazioni adeguata alle varie classi di priorità.
Per questi motivi abbiamo deciso di riproporre le norme contenute nella proposta di legge originaria e purtroppo modificate dal Consiglio regionale.
L’articolo 1 della proposta di legge prevede la decadenza dei Direttori generali qualora non eseguano (entro trenta giorni dall’entrata in vigore della nuova legge) le attività previste dalla legge vigente e che dopo più di tre anni – purtroppo – non hanno ancora eseguito.
L’articolo 2 prevede la sospensione dell’ALPI qualora i tempi di attesa per le prestazioni istituzionali siano superiori di più di cinque giorni rispetto a quelle erogate in ALPI. Nel periodo di sospensione dell’ALPI, il Direttore generale provvede ad impartire al responsabile della specialità sottoposta a sospensione ulteriori istruzioni, anche integrative o in deroga all’atto aziendale, per contrarre i tempi d’attesa nel regime istituzionale. Tra i provvedimenti integrativi o in deroga rientrano un programma finalizzato di incentivi economici in favore del personale della specialità sospesa, a valere sul fondo aziendale vincolato alla riduzione delle liste d’attesa, solo qualora il motivo del disallineamento sia motivatamente dovuto a carenze strutturali o di organico.
L’articolo 3 prevede la revoca della sospensione dell’ALPI qualora i tempi d’attesa in regime istituzionale siano allineati con quelli in regime ALPI che determinarono la sospensione.
L’articolo 4 prevede che l’attività libero professionale intramuraria allargata può essere autorizzata solo con un provvedimento, adottato dal Direttore generale dell’azienda sanitaria interessata, attestante in modo dettagliato la carenza di spazi e attrezzature all’interno dell’intera struttura sanitaria ove opera il dirigente medico richiedente e sulla base di parere obbligatorio e vincolante del direttore sanitario di presidio. Il provvedimento di autorizzazione acquisisce efficacia solo dopo la pubblicazione in apposita sezione del sito internet della azienda interessata”.

 

Qui il testo integrale della PDL

Diagnosi precoce, Amati: “Test per diagnosticare 58 malattie a tutti i neonati. Proposta di legge”

“Con una goccia di sangue prelevata a tutti i neonati pugliesi saremo in grado di diagnosticare altre 9 malattie rare che, sommate a quelle già diagnosticate sinora, portano a 58 il numero della speranza di sopravvivenza. Per fare tutto ciò ho depositato oggi una proposta di legge con la speranza che sia approvata al più presto dal Consiglio regionale. Continua la nostra battaglia contro le malattie”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati, promotore e primo firmatario della proposta di legge sullo “Screening neonatale super esteso alle immunodeficienze congenite severe e alle malattie da accumulo lisosomiale”. La proposta di legge è stata sottoscritta anche dai Consiglieri regionali Filippo Caracciolo, Donato Metallo, Francesco Paolicelli, Paolo Campo, Michele Mazzarano, Ruggiero Mennea, Anita Maurodinoia, Donato Pentassuglia, Antonio Tutolo.

“Ringrazio innanzitutto per la collaborazione il genetista Mattia Gentile e il patologo clinico Simonetta Simonetti.
Dopo lo screening SMA obbligatorio per tutti i neonati, si parte per un’ulteriore innovazione: sottoporre a test obbligatorio tutti i neonati pugliesi per diagnosticare in tempo 9 malattie e quindi riuscire a utilizzare al meglio le più innovative terapie o l’inserimento in promettenti protocolli di sperimentazione.
Le nove malattie sono Fabry, Pompe, β-Gaucher, Mucopolisaccaridosi I, Leucodistrofia metacromatica (MLD), Immunodeficienza severa combinata (SCID), X-Linked agammaglobulinemia (XLA), Deficit di decarbossilasi degli L-aminoacidi aromatici (DDC), Distrofia muscolare di Duchenne.
Queste 9 malattie si aggiungono ad altre 49 su cui il test si svolge sin dal 2017 presso il Laboratorio di diagnostica neonatale dell’Ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, lo stesso dove saranno svolti i test sulle altre 9 malattie.
La proposta di legge individua pure il Laboratorio di genomica per il test di conferma, che è quello del “Di Venere” di Bari, ove è già eseguito lo screening SMA.
A questo punto spero solo che il Consiglio regionale apporvi in fretta, perché sulle malattie non c’è mai tempo da perdere”.

RELAZIONE

L’inclusione nei test di popolazione delle malattie neuromuscolari genetiche, delle immunodeficienze congenite severe e delle malattie da accumulo lisosomiale, è stato a lungo dibattuto, principalmente a causa della mancanza di terapie dotate di prova d’efficacia. In anni recenti, invece, tale mancanza si è parzialmente colmata e si dispone di test di laboratorio ad alta sensibilità e costi contenuti, di strutture altamente specializzate per la diagnosi e la presa in carico e – soprattutto – di terapie efficaci se avviate in fase precoce-presintomatica.
Tra le possibili modalità dello screening di popolazione vi sono l’identificazione dei portatori sani oppure le prove genetiche effettuate in corso di gravidanza; entrambe sono modalità con vantaggi e svantaggi, ma comunque, a parere prevalente della comunità scientifica, meno indicati rispetto allo screening neonatale.
Per gli appena detti motivi e quelli relativi all’esistenza di una terapia, il legislatore nazionale ha proceduto di recente a modificare (Legge 30 dicembre 2018, n. 145) la Legge 19 agosto 2016, n. 167, aggiungendo (art. 1) allo screening previsto per le malattie metaboliche ereditarie (c.d. screening esteso) le malattie neuromuscolari genetiche – per le quali è già operativo in Puglia (prima regione italiana) lo screening obbligatorio SMA per tutti i neonati (Legge regionale 19 aprile 2021, n. 4) – le immunodeficienze congenite severe e le malattie da accumulo lisosomiale. Con la novella legislativa, dunque, i suddetti screening rientrano “nei livelli essenziali di assistenza (LEA) degli screening neonatali obbligatori, da effettuare su tutti i nati a seguito di parti effettuati in strutture ospedaliere o a domicilio, per consentire diagnosi precoci e un tempestivo trattamento delle patologie”.
Allo stato in Puglia è già attivo, come detto, lo screening esteso riguardante la diagnosi di 49 malattie metaboliche ereditarie (come da Legge 167/2016) eseguito presso il Centro Unico Regionale di Screening Neonatale dell’Ospedale Pediatrico “Giovanni XXIII per tutti i bambini nati nella Regione Puglia e nella Regione Basilicata, e – come detto – lo screening SMA eseguito presso il Laboratorio di genomica del PO Di Venere di Bari della ASL BARI.
Con la presente proposta di legge s’intende aggiungere agli screening già attivi quelli sulle immunodeficienze congenite severe, le malattie da accumulo lisosomiale e malattie neuromuscolari genetiche, per un numero di malattie pari a 9.
In totale, dunque, con lo screening super esteso previsto dalla presente proposta di legge si potrebbero diagnosticare 58 malattie.

Tali nuove malattie da screening sono:
– Immunodeficienze congenite severe
Le immunodeficienze primitive sono malattie congenite che colpiscono il sistema immunitario e si manifestano con la tendenza a contrarre infezioni frequenti e particolarmente gravi. Le SCID (Severe Combined Immunodeficiencies) sono un gruppo di immunodeficienze congenite, caratterizzate da un difetto numerico e funzionale dei linfociti T e B. Si manifestano con un grave deficit del sistema immunitario nei primi mesi dopo la nascita e hanno decorso fatale, se non trattate precocemente.
Le SCID sono estremamente eterogenee e sono oltre duecento. L’assenza dei linfociti T, variabilmente associata all’assenza di linfociti B e/o NK porta ad un coinvolgimento sia della branca umorale che di quella cellulare, rappresentando in tal modo la forma più severa tra tutte le immunodeficienze primitive (IDP); si associa infatti ad elevata mortalità nei primi anni di vita se riconosciuta tardivamente e in assenza di trattamenti adeguati e tempestivi. La maggior parte dei bambini affetti appare sana alla nascita, ed è comunque predisposta a sviluppare gravi infezioni batteriche, virali e fungine. Le uniche strategie terapeutiche attualmente possibili sono il trapianto di cellule staminali ematopoietiche (HSCT) e la terapia genica, disponibile al momento per alcune forme. Solo per il difetto di adenosina-deaminasi è disponibile anche la terapia enzimatica sostitutiva. La classificazione tradizionale delle SCID si basa essenzialmente sull’immuno-fenotipo che consente di raggruppare i pazienti nei gruppi T-B-NK+, T-B+NK-, T-B+NK+; T-B-NK-; nell’ambito di ciascun gruppo, le tecniche di biologia molecolare hanno consentito di identificare difetti genetici differenti. Vanno incluse tra le SCID forme d’immunodeficienza grave non associate agli immuno-fenotipi classici sopra elencati e/o ad alterazioni genetiche note, per le quali si applica la stessa strategia diagnostico-terapeutica.
Allargando lo screening neonatale a tutte le immunodeficienze congenite diagnosticabili, si arriva ad individuare il 95% delle immunodeficienze.
– L’agammaglobulinemia legata al cromosoma X è un’immunodeficienza primitiva con deficit dell’immunità umorale.
Questa deriva da mutazioni di un gene sul cromosoma X che codifica la tirosin-chinasi di Bruton. La tirosina chinasi di Bruton è essenziale per lo sviluppo e la maturazione dei linfociti B; senza di essa la maturazione si ferma prima dello stadio di cellule pre-B con linfociti B non maturi e quindi gli anticorpi sono assenti.
Anche tale patologia può essere sottoposta a screening tra le immunodeficienze.
Le immunodeficienze severe combinate hanno una incidenza di circa 1:50.000 bambini nati.
– Le malattie da accumulo Lisosomiale Lysosomal Storage Disease (LSD)
Le LSD sono dovute a difetti genetici di enzimi lisosomiali con accumulo di sostanze nei lisosomi di organi e tessuti. Sono malattie progressive e possono determinare grave disabilità o morte più o meno precocemente.
La caratteristica comune a queste patologie è il meccanismo di progressivo accumulo nei lisosomi cellulari di macromolecole di rifiuto e la conseguente progressività del decorso. La sintomatologia all’inizio è molto sfumata, tanto che può confondersi con malattie più comuni, fino a diventare severa con il coinvolgimento di numerosi organi e sistemi. Possono passare molti anni prima che i sintomi diventino specifici, peculiarità della sintomatologia è la grande eterogeneità.
Sono note oltre cinquanta LSD e sono caratterizzate da un’estrema variabilità per età di esordio, sintomatologia, decorso clinico e gravità, anche nell’ambito della stessa malattia o difetto enzimatico/genetico: malattia di Pompe, malattia di Fabry, mucopolisaccaridosi di tipo I (MPSI), m. di Gaucher, e Leucodistrofia metacromatica (MLD).
Le malattie da accumulo lisosomiale (LSD) sono malattie genetiche rare dovute al difetto o all’assenza di uno degli enzimi lisosomiali con una prevalenza complessiva stimata di 1:7.000-1:9.000. Sono malattie progressive che portano inesorabilmente a danni d’organo importanti e irreversibili, nonché alla perdita delle funzioni vitali e all’insorgenza di complicanze potenzialmente letali.
Per alcune di queste malattie è disponibile la terapia enzimatica sostitutiva che ha cambiato la storia naturale delle suddette malattie e modificato la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti. In caso di diagnosi mediante screening neonatale l’epoca d’inizio della terapia può variare in base al difetto enzimatico/genetico e al fenotipo clinico.
Nonostante per la maggior parte di queste gravissime malattie non esista ancora un trattamento efficace, per alcune di esse, come la malattia di Gaucher, la malattia di Fabry, la malattia di Pompe, la mucopolisaccaridosi I e la leucodistrofia metacromatica (MLD) è attualmente disponibile un trattamento causale ed efficace.
Tutte le malattie lisosomiali sono patologie complesse, interessano molteplici organi ed apparati, si presentano con un ampio spettro fenotipico (da forme a più tardiva insorgenza e più lenta progressione ma comunque invalidanti e generalmente con aspettativa di vita ridotta, a forme ad insorgenza precoce, talvolta neonatale, e progressione rapida e drammatica) e sono tutte progressive.
Tanto più precoce è la diagnosi di tali malattie e l’inizio, dove disponibile, di un trattamento efficace, tanto migliori sono i risultati della terapia stessa. Evidenze scientifiche dimostrano come la storia naturale di queste malattie può trasformarsi drasticamente, a seguito di un trattamento instaurato precocemente, a conseguenza di una diagnosi tempestiva che solo lo screening neonatale può dare. Tuttavia, oltre che la remissione o il miglioramento di alcuni segni e sintomi, anche il rallentamento della progressione o l’arresto della progressione della malattia a seguito dell’instaurazione di un trattamento in epoca più tardiva sono da considerarsi effetti positivi della terapia enzimatica sostitutiva (ERT) o del trapianto di midollo o di cellule staminali.
Ancora una terapia utilizzata è la riduzione del substrato e terapie geniche combinate a terapia di cellule staminali ematopoietiche.
– Leucodistrofia Metacromatica
La leucodistrofia metacromatica (MLD) è una grave patologia neurodegenerativa, rara e progressiva, appartenente al gruppo delle malattie da accumulo lisosomiale. La MLD è causata da mutazioni a carico del gene ASA (noto anche come ARSA), che codifica per l’enzima arisolfatasi A, deputato al metabolismo di sostanze chiamate solfatidi. Il difetto genetico all’origine della malattia determina un deficit di arisolfatasi A e un conseguente accumulo di solfatidi nell’organismo, in particolare presso la guaina mielinica che avvolge e protegge le cellule nervose. Si distinguono tre principali forme cliniche di leucodistrofia metacromatica: tardo-infantile (con insorgenza tra i 6 mesi e i 2 anni), giovanile (a sua volta suddivisa in giovanile precoce, con insorgenza tra i 4 e i 6 anni, e giovanile tardiva, con insorgenza tra i 6 e i 12 anni) e adulta (con insorgenza dopo i 12 anni). Tutte le forme di MLD comportano un progressivo deterioramento delle funzioni motorie e neurocognitive, con diversa gravità a seconda dell’età di insorgenza della malattia: le varianti infantile e giovanile sono le più severe. I sintomi della leucodistrofia metacromatica includono convulsioni, difficoltà a parlare e camminare, disturbi del comportamento e alterazioni della personalità. La terapia genica, approvata in Europa nel 2020, ha dimostrato il suo potenziale nel cambiare la storia clinica e prevenire la disabilità grave nei bambini affetti, anche se resta indispensabile intervenire nelle prime fasi della malattia, quando i sintomi ancora non si sono manifestati.
– Malattia di Pompe
È causata da deficit dell’enzima α-glucosidasi lisosomiale acida che porta a un accumulo di glicogeno nella muscolatura cardiaca, scheletrica e liscia. Le manifestazioni della malattia di Pompe variano per età di esordio (infantile, giovanile o adulta), tipo di progressione e gravità del coinvolgimento muscolare.
– Malattia di Fabry
È causata dal deficit dell’enzima α-galattosidasi che porta a un accumulo di glicosfingolipidi, in particolare in reni, cuore e sistema nervoso con insufficienza renale, cardiomiopatia o stroke. Lo screening neonatale in genere non consente la diagnosi nelle femmine.
Mucopolisaccaridosi di tipo I.
È causata da un deficit dell’enzima α-iduronidasi che porta all’accumulo di mucopolisaccaridi, in particolare fegato, ossa, occhio e sistema nervoso. In alcuni casi può essere indicato il trapianto precoce di cellule staminali ematopoietiche.
– Malattia di Gaucher
È causata dal deficit dell’enzima glucocerebrosidasi, normalmente deputato a dissolvere i glicosfingolipidi che, accumulandosi progressivamente nel fegato, nella milza e nel midollo osseo, ne alterano la funzione fino a un danno irreversibile.
Tale patologia è risultata, secondo uno studio retrospettivo, la più frequente tra le patologie lisosomiali in Italia. Per questa malattia, la terapia di sostituzione enzimatica è disponibile da molti anni, ed è inoltre affiancata dalla possibilità (solo per alcuni pazienti) di una terapia a somministrazione orale.
– Deficit di decarbossilasi degli L-aminoacidi aromatici (deficit di AADC)
Il deficit di decarbossilasi degli L-aminoacidi aromatici (deficit di AADC), è una malattia neurometabolica ereditaria, a trasmissione autosomica recessiva, causata da mutazioni bialleliche nel gene DDC. Il difetto genetico alla base della patologia determina una carenza dell’enzima AADC, a cui consegue una grave mancanza combinata dei neurotrasmettitori dopamina, serotonina, noradrenalina ed epinefrina. Le manifestazioni cliniche del deficit di AADC sono generalmente evidenti nei primi mesi di vita e le più frequenti comprendono
ipotonia (diminuzione del tono muscolare), ipocinesia (riduzione o lentezza dei movimenti volontari del corpo), crisi oculogire (rotazione dei bulbi oculari in una posizione fissa estrema, spesso ai lati o verso l’alto) e disfunzioni del sistema nervoso autonomo. Nella maggior parte dei casi il deficit di AADC si presenta in forma grave, ma sono noti alcuni pazienti con decorso della malattia più lieve. L’incidenza globale della patologia è sconosciuta.
Per questa rara e grave patologia neurometabolica una diagnosi precoce e la somministrazione in tempi brevi della terapia genica sono fattori determinanti e, di conseguenza, lo screening neonatale si rivela uno strumento fondamentale. deficit di AADC sfruttando le analisi dei test di screening neonatale che vengono fatte di routine.
– Distrofia Muscolare di Duchenne
La distrofia muscolare di Duchenne (DMD) è una malattia genetica degenerativa delle fibre muscolari, che provoca una progressiva perdita di forza muscolare, con riduzione delle abilità motorie e degenerazione progressiva severa dei muscoli scheletrici, lisci e cardiaci.
La DMD è determinata da alterazioni di un gene localizzato nel cromosoma X, che contiene le informazioni per la produzione di una proteina chiamata distrofina. Le mutazioni, possono essere di vario tipo e comprendono sia delezioni (le più frequenti), sia sostituzioni nucleotidiche, ma tutte hanno come effetto quello di causare l’assenza totale della proteina. Altre mutazioni nello stesso gene, ma che non causano l’assenza totale della distrofina, sono responsabili di una forma molto più benigna di distrofia, la Distrofia Muscolare di Becker (DMB). Come tutte le malattie a legate al cromosoma X, la DMD si manifesta solo nei maschi (che hanno un solo cromosoma X), mentre le femmine, a parte alcune eccezioni, sono portatrici sane (perché possiedono un altro cromosoma X, oltre a quello mutato, che può compensarne le funzioni). L’incidenza alla nascita dei maschi affetti è di 1 su 3000-3500.
Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha dimostrato grande impegno nel trovare una possibile terapia per la patologia, con oltre 50 sperimentazioni cliniche attualmente in corso, tra cui quelle relative alla terapia genica.

Il testo articolato prevede
– Articolo 1 – (Obbligatorietà dello screening neonatale per immunodeficienze congenite severe, patologie neuromuscolari genetiche e malattie da accumulo lisosomiale). L’articolo dispone l’obbligatorietà dello screening.
-Articolo 2 – (Tempi e modalità del prelievo). L’articolo definisce i tempi e le modalità del prelievo.
-Articolo 3 – (Tempi e modalità del test). L’articolo definisce i tempi e le modalità del test.
-Articolo 4 – (Laboratorio competente). L’articolo individua il laboratorio competente.
-Articolo 5 – (Esito del test). L’articolo stabilisce il procedimento conseguente al test.
-Articolo 6 – (Presa in carico). L’articolo definisce la presa in carico.
-Articolo 7 (Protocollo operativo). L’articolo detta norme per la definizione del protocollo operativo.
-Articolo 8 (Norma finale). L’articolo stabilisce una riserva di valutazione, con poteri modificativi, in favore della Giunta regionale.

Qui il testo integrale della PDL

Tumore seno, Amati: “Guerra totale per prevenire, con screening allargato a 40enni e test genetico BRCA gratuito a familiari sani. Proposta di legge”

Scarica il testo completo qui: PROPOSTA DI LEGGE PER SCREENING E SORVEGLIANZA

“Da oggi comincia un’altra battaglia: quella “totale” contro il tumore al seno e all’ovaio. Ho presentato una proposta di legge per allargare alle 40enni lo screening e per introdurre i test genetici gratuiti BRCA anche per i familiari sani, così da prevenire la morte attraverso programmi di sorveglianza clinica e strumentale. Il tumore al seno colpisce una donna su otto e non ci sono motivi plausibili per non attivare al massimo tutte le modalità di diagnosi precoce e quindi rendere efficaci tutte le terapie di cui disponiamo. Si tratta della più imponente e popolare politica di genere, comune a tutti i cittadini e senza alcuna venatura di parte”.

Lo comunica il presidente della Commissione Bilancio e programmazione Fabiano Amati, promotore e primo firmatario della proposta di legge “Misure per il potenziamento dello screening di popolazione sul tumore mammario e istituzione del programma di valutazione del rischio per pazienti e famiglie con mutazioni geniche germinali, sottoscritta dai consiglieri regionali Filippo Caracciolo, Mauro Vizzino, Lucia Parchitelli, Vincenzo Di Gregorio, Paolo Campo, Francesco Paolicelli, Ruggiero Mennea, Michele Mazzarano, Barbara Ciliento, Maurizio Bruno, Donato Metallo e Loredana Capone.

“Ad oggi, come è noto, lo screening è assicurato ogni due anni alla fascia d’età compresa tra i 50 e i 74 anni. Una scelta che non tiene conto dei dati secondo cui le percentuali di incidenza della malattia sono altamente significative nella fascia tra i 45 e i 49 anni e pure nella fascia tra i 40 e i 44 anni. Per questa ragione dunque, con questa proposta di legge, il programma di screening annuale per la prevenzione precoce del tumore alla mammella sarà esteso alla popolazione femminile pugliese di età compresa tra i 45 e i 74 anni e sarà eseguito attraverso inviti inoltrati dalla Asl di riferimento, equiparati per natura giuridica alle prenotazioni ordinarie per le prestazioni diagnostiche a richiesta (il che comporta l’applicazione delle stesse regole ed eventualmente delle stesse sanzioni per mancata disdetta). Il test sarà ripetuto ogni anno per la fascia d’età 45-49 e ogni due anni per quella 50-74. Il mancato raggiungimento di questi obiettivi significherà la decadenza del Direttore Generale della Asl di riferimento o, per le questioni di sua più stretta competenza, del Direttore sanitario della struttura. Per quel che riguarda la fascia d’età tra i 40 e i 44 anni sarà in capo ai medici di medicina generale il compito di analizzare la storia clinica dei familiari delle proprie pazienti e la conseguente valutazione del rischio: nel caso valuti la necessità di approfondimento invierà al Centro senologico di riferimento la richiesta di approfondimento ulteriore per l’ammissione anticipata al programma ordinario di screening.
La proposta di legge ha come ulteriore punto centrale della strategia – continua Amati – l’istituzione della CGO, la Consulenza genetica oncologica: si tratta di un programma di diagnosi precoce e prevenzione primaria per verificare la natura sporadica o genetica dei tumori della mammella e dell’ovaio.
Nell’ambito della CGO spicca l’eventuale test genetico, che viene eseguito con il prelievo di sangue periferico finalizzato all’analisi nel Dna estratto dei geni candidati BRCA1 e BRCA2, ossia quei geni che sono i principali responsabili della predisposizione genetica a sviluppare il tumore. Questo test potrà essere eseguito, gratuitamente, sia alle persone ammalate che a quelle sane con casi in famiglia.
L’importanza del test genetico BRCA1 e BRCA2 riguarda la conseguente decisione, in caso di esito positivo, di disporre più approfonditi programmi di sorveglianza clinica e strumentale.
La proposta di legge punta a intensificare dunque la lotta a questo tipo di tumori, considerato che il tumore alla mammella è la prima forma di tumore nelle donne, con una percentuale del 5/10 per cento di origine ereditaria, mentre il tumore all’ovaio raggiunge la quota del 30 per cento dei tumori esistenti, e ben il 10 per cento ha origine ereditaria.
Spero ora in un’approvazione tempestiva, perché i tumori non hanno nessuna clemenza nei confronti dei tempi dei provvedimenti legislativi o amministrativi.
Ringrazio tutti i colleghi consiglieri regionali che con entusiasmo hanno sottoscritto la proposta e auspico una sottoscrizione totalitaria e l’approvazione unanime”.

 

Scarica il testo completo qui: PROPOSTA DI LEGGE PER SCREENING E SORVEGLIANZA

Visita parenti in ospedale, Amati: “La Asl di Brindisi parte oggi, si faccia così in tutta la Puglia”.

“Da oggi negli ospedali dell’Asl di Brindisi cominciano le visite dei parenti ai pazienti in condizioni cliniche critiche o bisognosi di sostegno psicologico. È meraviglioso vedere una Asl che prima della pubblicazione della legge, approvata martedì scorso, anticipa l’obbligo, in nome del sentimento di umanità”.

Lo comunica Fabiano Amati, il presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione.

“Mi colpisce l’entusiasmo con cui è stata accolta la nuova legge, che è tipica di manager e medici appassionati come il DG Giuseppe Pasqualone, il coordinatore emergenza Covid Angelo Greco e i direttori delle unità operative a diretto contatto con le problematiche Covid Piero Bracciale, Massimo Calò, Emanuela Ciracì, Piero Gatti, Salvo Minniti ed Eugenio Sabato.
La gara virtuosa tra loro a chi faceva prima ha consentito che tutti lo facessero nello stesso momento: ed è oggi, appunto, quel momento.
Si partirà ovviamente con circospezione, per tarare al meglio le condizioni di sicurezza, perché un conto è prevederle nelle leggi e nei protocolli, come sapevo bene quando ho scritto materialmente la legge, altro conto è applicarle con gli imprevisti della realtà.
Auspico adesso che la gara virtuosa coinvolga con altrettanta rapidità anche le unità operative non direttamente coinvolte nella cura dei pazienti Covid, ma che comunque hanno in cura pazienti con il diritto di avere accanto le persone che amano.
Mi piacerebbe infine che tutte le Asl pugliesi, le aziende ospedaliere pubbliche e private e tutte le RSA assumessero la stessa iniziativa, perché ogni giorno che passa si amplia l’elenco tragico delle persone che vanno via senza un minimo di conforto”.