AMATI BOCCIA MARCHIONNA E BARBANENTE SU URBANISTICA E PIANIFICAZIONE ENERGETICA

La politica del fare, che lavora sulle soluzioni ai problemi dei cittadini attraverso il metodo e lo studio.

Era la visione che un anno e mezzo fa aveva portato Fabiano Amati, neo-assessore regionale al Bilancio, a stringere un patto con il centrodestra per il governo di Brindisi.

Una visione di sviluppo che Amati pare non rivedere nell’azione dell’amministrazione Marchionna. A partire da come è stata concepita la bozza di delibera (approderà in consiglio comunale il 26 novembre) che individua le aree sulle quali attuare quanto previsto dalla legge regionale 36/2023 sugli interventi di ristrutturazione edilizia.
Bozza dalla quale vengono escluse le contrade soggette a varianti di recupero.

«Qui risponde il brindisino che è in me, cosciente dei dettagli in cui spesso si nasconde il diavolo. La legge regionale-argomenta Amati prevede la variante semplificata al Prg solo su immobili esistenti legittimi o legittimati, perché le Regioni non possono prevedere sanatorie su addizioni compiute senza titolo, anche se rientranti nelle percentuali dell’incremento volumetrico massimo e consentito.

E su questo siamo d’accordo. È una scelta politica che non condivido, invece, quella di escludere dai benefici d’incremento volumetrico gli immobili legittimi o legittimati, ossia quegli edifici che risultano esistenti come da Piano di recupero approvato e quindi privi di qualsiasi ampliamento non autorizzato.

Se la risposta – prosegue Amati – è che si vuole raggiungere il bene attraverso percorsi di ulteriore riqualificazione, avverto il rischio che nell’attesa del bene, si possa perdere il meglio;

la vita delle persone è breve e irripetibile. E non c’è nessun motivo per vietare incrementi volumetrici su immobili esistenti, che non consumano suolo e anzi portano in dote piatti a tavola per chi lavora, maggiori comodità per chi abita e ulteriori soldi per il Comune». Tra le priorità dell’agenda di Marchionna rientravano l’adeguamento del Piano regolatore generale al Piano paesaggistico territoriale regionale e la redazione del nuovo Pug. Anche su questo fronte, a Palazzo di città si procede a rilento.

«Se il sindaco Marchionna rincara Amati – non riesce a realizzare, come pare, i programmi proposti alla città per via di intralci politici nella sua maggioranza, lo dica apertamente e apra un dialogo con le forze politiche dell’opposizione, visto che è pure più di sinistra di me, per una collaborazione utile su cose concrete. E su questo potrebbe anche avvalersi del supporto dell’assessore Daniela Maglie, per bravura, temperamento e storia culturale molto idonea a navigare il mare del riformismo.

A Brindisi c’è bisogno di cose da fare e di una ricomposizione di forze riformiste. Se si scegliesse di fare così, io potrei essere collaborativo non solo istituzionalmente, come è nel mio dovere di assessore regionale, ma anche politicamente».

Negli anni, in materia di Urbanistica Amati ha svolto un ruolo di prim’ordine, anche in qualità di primo firmatario di diversi provvedimenti regionali, quale la proposta di legge che semplifica la procedura di approvazione del Pug (superando la fase del Dpp).
Sulla redazione del Pug, il Comune di Brindisi ha avviato una collaborazione con il Politecnico di Bari e in particolare con la professoressa Angela Barbanente, che nei giorni scorsi, relativamente alla individuazione delle aree per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, ha dichiarato che non vorrebbe che Brindisi “venga sfruttata dalla decarbonizzazione dopo aver pagato il prezzo della carbonizzazione”.

Posizione dalla quale Amati diverge. «Dopo aver pagato il prezzo della carbonizzazione, ci sono persone che vorrebbero far perdere alla città il risarcimento della decarbonizzazione.

Questo per ideologia anti-industriale, anti-capitalista, anti-mercato e anti-ambientalista. Le fonti rinnovabili sono straordinarie misure di produzione energetica pulita. Perché a Brindisi si voglia far pagare ancora una volta il prezzo dell’arretratezza è una cosa che francamente non riesco a capire», conclude.

La promessa di Amati “Le vertenze brindisine nel dibattito regionale”

È pronto a portare al centro del dibattito in Regione, ed in particolare nel consiglio regionale, le principali vertenze che riguardano il territorio brindisino il neo assessore al Bilancio Fabiano Amati. In particolare, quelle legate alla decarbonizzazione della centrale Enel “Federico II” di Cerano ed alla transizione “green” di Versalis. Due passaggi molto temuti da lavoratori, diretti e indiretti, e sindacati ma anche molto dibattuti dal mondo politico e produttivo del territorio.

Sul fronte Enel, per l’assessore regionale, la società «può e deve fare di più. Personalmente mi sono sempre sforzato di introdurre una riflessione politica che avesse al centro la cultura industriale. È di tutta evidenza che, in questo momento, cultura industriale significa che l’industria deve, e nel caso di Enel può, accompagnare questo processo di transizione, per cui mi sembra giusto quello che stanno sostenendo i sindacati e parte dei politici».

In questo senso, dice Amati, «penso che una iniziativa regionale di centralizzazione della questione Brindisi, sempre riaffermando la cultura industriale che oggi è diretta alla sicurezza ambientale e non è più come un tempo, cosa che mi sono sforzato di ripetere nel corso degli ultimi anni, sarebbe una cosa opportuna. Una iniziativa regionale significa un interesse quotidiano su questa questione, che poi è il compito che, con riferimento alla mia provincia, mi sono ulteriormente assegnato eseguito dell’incarico di assessore regionale, considerando che sono anche il rappresentante della provincia di Brindisi nell’esecutivo regionale. Una cosa della quale, giustarnente, abbiamo lamentato la mancanza per tanto tempo, anche con articoli di stampa. Mi pare, quindi, che adesso siamo arrivati al punto in cui è mio dovere concretizzare questa iniziativa».

Già nei mesi scorsi, il governatore Michele Emiliano, insieme all’assessore allo Sviluppo economico Alessandro Delli Noci, aveva convocato a Bari un vertice sul caso Enel, in attesa di una delle ultime riunioni del Tavolo regionale per la decarbonizzazione, durante il quale erano emersi i primi nove tra i possibili tredici investimenti previsti per sostituire la centra. «Naturalmente – aggiunge – sto aspettando che termini il confronto sulle aree idonee che sta impegnando la commissione Sviluppo nella sua totalità per porre nel dibattito pubblico, attraverso li consiglio regionale, la questione di Brindisi. Infatti ne ho già parlato con l’assessore allo Sviluppo economico, il collega Delli Noci, e con l’assessore Leo, che si occupa di lavoro. Ritengo, infatti, che il dibattito pubblico in consiglio regionale debba essere prioritario, per questo lo sto favorendo e lo favorirò».

Dal canto suo, Versalis ha presentato nelle scorse settimane il piano di riconversione dei suoj stabilimenti, compreso quello di Brindisi, dove è previsto il graduale spegnimento del cracking, con contestuale realizzazione di una gigafactory di batterie e di un hub per il riciclo meccanico della plastica. Un approсcio con un coinvolgimento più “diretto”, quello della controllata Eni, che tuttavia preoccupa molto, anche in questo caso, lavoratori e sindacati.

“Non voglio dare le pagelle sottolinea l’assessore regionale al Bilancio ma mi pare che sia in una che nell’altra vicenda sia necessario rendere centrale la cultura industriale della modernità, con tutto quello che significa. Brindisi, infatti, è anche industria. E questo ragionamento valesia per Enel che Versalis, come dicevo. Riguardo a quest’ultima vicenda, in particolare, voglio capire per bene che fine fa la chimica di base, che mi pare una parte fondamentale dell’argomento di cui stiamo dibattendo, ovvero la possibilità di dare lunghezza e durata agli insediamenti industriali. Perché chimica di base significa anche una notevole attività di ricerca».

In entrambe le vicende, secondo Amati, «l’orientamento del dibattito pubblico dovrebbe essere quello di rafforzare gli insediamenti industriali e salvaguardare l’industria esistente, tenuto conto, mai lo ripeterò allo sfinimento, che l’industria della modernità concorre alla sicurezza ambientale.

Un tempo inquinava. Oggi che, al contrario, porta sicurezza ambientale, o diciamo no o ce la sottraggono. Noi, invece, adesso la vogliano. Altrimenti è duplice il danno: prima, quando era inquinante, ce la prendevamo.

Ora, invece, che è produttiva e non inquinante, ce la tolgono. Non mi pare un ragionamento equo. Ecco perché la classe dirigente di Brindisi, ora più che mai, deve avere al centro una profondissima cultura indu- striale, perché Brindisi ha le caratteristiche di città fortemente compatibile, tenuto conto che, come dico sempre, qui l’unica cosa che non si può fare è una pista da sci. Per il resto, si può fare davvero tutto, a partire dall’industria che, in termini di produzione di ricchezza, è l’ambito che dà di più».

Morte in culla di una bambina di 11 giorni, la Puglia punta a triplicare gli screening: “Un test con una goccia di sangue può prevenire la Sids”

La piccola è morta a Lecce nella notte tra il 6 e il 7 ottobre per la sindrome della morte improvvisa del lattante (Sudden Infant Death Syndrome), che colpisce i bambini nel primo anno di vita: da un anno la Regione ha avviato il progetto di monitoraggio dei neonati ma non può estenderlo a tutta la popolazione a causa del piano di rientro. L’assessore Amati: “Proporrò alla giunta di triplicare i fondi, ora con un milione di euro interveniamo solo su duemila bambini ma potremmo raggiungerne 12mila”

Casi come la tragedia della neonata di Lequile, morta a undici giorni dalla nascita, si potrebbero probabilmente evitare con uno screening esteso a tutti i piccoli appena nati in Puglia. Ne è convinto Fabiano Amati, assessore regionale al bilancio e promotore di tutte le leggi più recenti sugli screening neonatali, che annuncia: “Proporrò alla giunta di triplicare i fondi per il progetto di ricerca Genoma-Puglia che abbiamo avviato da un anno. Quelli stanziati finora, un milione di euro, consentono di intervenire solo su duemila bambini. Con tre milioni di euro possiamo intervenire su dodicimila”. La Puglia, spiega Amati, è già avanti rispetto ad altre regioni e nel caso del Progetto Genoma è tra le prime al mondo. Ma non può estendere a tutta la popolazione il beneficio del programma e quindi la somministrazione tempestiva delle terapie perché sarebbero prestazioni non comprese nei livelli essenziali di assistenza. E siccome la Regione non è ancora formalmente uscita dal piano di rientro, è costretta a rinunciare, perché non ha nemmeno la possibilità alternativa di disporre dei fondi propri. Sì riteneva che la piccola di Lequile fosse morta a causa di un rigurgito mentre dormiva nello stesso letto dei genitori. Da un accertamento ulteriore è emerso invece che la neonata sia morta più precisamente di “Sids”, la sindrome della morte improvvisa del lattante (Sudden Infant Death Syndrome), una malattia che colpisce i bambini nel primo anno di vita. Oltre che con la prevenzione e con l’utilizzo di comportamenti corretti, le cause di questi decessi possono essere identificate attraverso test genetici. È infatti il progetto di ricerca Genoma Puglia, consistente nell’analisi di 407 geni per diagnosticare l’esposizione a 450 malattie, prevede anche la verifica sui geni interessati a causare la Sids.
Per questo Amati è convinto della necessità di aumentare gli investimenti: “Così possiamo salvare vite umane e continuare sulla nostra strada virtuosissima”.

Articolo di Davide Carlucci pubblicato su Repubblica edizione Bari del 08/11/2024

Depuratore Sava-Manduria, Amati: “Il TAR e la prossima inaugurazione mettono fine a un decennio di follia. Arrivano salute e ambiente”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Sul depuratore di Sava-Manduria la decisione ultima del TAR di Bari e la prossima inaugurazione dell’impianto mettono fine a un decennio di contestazioni e follie, confermando il valore fortemente ambientale dello schema idraulico previsto, in grado di porre fine all’attuale e vergognoso stato di inquinamento del suolo e del mare di un territorio meritevole invece di tutela.
Si conferma così sia la decisione del Governo Vendola con il Piano di tutela delle acque 2009-2015 e sia quella del Governo Emiliano con il Piano 2015-2021, entrambi attestati – a prescindere da qualche differenza a valore dialettico più che tecnico – sullo scarico d’emergenza in battigia, più o meno come accade in altri territori, ove la soluzione prescelta costeggia e protegge importantissimi resort di alta qualità.
Certo, sarebbe stato meglio se le classi dirigenti del territorio interessato – non solo politici – avessero assecondato soluzioni tecnologicamente più quadrate, come la condotta sottomarina, ma purtroppo può capitare che, per notevoli errori di valutazione a sfondo politico e propagandistico, si finisca per preferire ipotesi certamente previste dalla legge, come lo scarico in battigia, ma meno performanti.
Su questo argomento ho trascorso mesi terribili dal 2009 al 2014, fronteggiando manifestazioni popolari fondate sull’eccitazione delle paure delle persone e cercando di far comprendere come fosse incivile tenere un territorio così bello e vasto nella prigionia dell’inquinamento. Infatti, celebrare nel 2024 l’entrata in esercizio di un depuratore somiglia un po’ alla vendita di un Commodore 64 nei tempi dell’intelligenza artificiale.
Ma purtroppo la vita in generale, e quella amministrativa in particolare, sono fatte di queste cose, per cui è necessario soffrire tenendo in alto la bandiera del buon senso anche quando il senso comune ti sta mettendo alla gogna; e ciò accade perché le prove si possono dire superate quando ciò che producono ha durata e non il sapore effimero di un’ora di celebrità.
Ringrazio i dirigenti e i tecnici regionali impegnati dal 2009 ad oggi – e per loro Anna Maria Iannarelli, Luca Limongelli, Andrea Zotti -, i dirigenti e i tecnici di AQP – e per loro Massimiliano Bianco, Nicola Di Donna e Francesca Portincasa -, l’avvocatura regionale – e per loro la coordinatrice Rossana Lanza e l’avvocato della causa Carmela Capobianco, l’impresa appaltatrice Putignano di Noci e tutte le maestranze, e l’amministrazione comunale di Manduria, per ultimo l’attuale Sindaco Gregorio Pecoraro, che ha dovuto sopportare anche il peso di decisioni impopolari ma giuste.”

 

«Vietato distrarsi, esserci è dovere di tutti Che peccato quelle leggi in stand-by»

Siamo come i piloti di aereo: dalla nostra inerzia possono derivare pericoli e danni

«Noi consiglieri regionali siamo come piloti di un aereo, nel senso che non possiamo distrarci perché la nostra inerzia può de- terminare pericoli e danni»:

la pensa così Fabiano Amati, presidente della Commissione Bilancio e da sempre tra i più assidui.

Consigliere, dati alla mano lei sta più in Commissione e in Consiglio che a casa sua…

“Sono stato eletto, percepisco una indennità: è un dovere essere presente. Non trovo per niente eccezionale il fatto di aver finora partecipato a tante sedute di Consiglio o Commissione. Sono abituato a certi ritmi dal l’adolescenza, quando prima di studiare dovevo sostituire mio padre per due o tre ore nel bar di famiglia”.

In generale, quello pugliese le sembra un Consiglio di stakanovisti o di fannulloni?

“Devo dire che su tutte le leggi innovative che ho proposto, a cominciare su quelle in in materia di sanità, i colleghi si sono mostrati sempre attenti e presenti. Anzi, per certi versi il la- voro del Consiglio regionale si è caratterizzato per la discussione e l’approvazione di norme che non avevano precedenti in Italia”.

Intanto, nelle scorse settimane, il numero legale dei consiglieri è venuto meno: strategia politica o distrazione “balneare”?

“Nell’ultima seduta del Consiglio qualche “assente per vacanza” c’è stato. Ed è un peccato non aver discusso della legge sulla displasia dell’anca, dell’inserimento di 407 prestazioni sanitarie tra i Lea, sul concorso per destinare infermieri all’Asl di Bari».

Qualcuno dovrebbe sentirsi in colpa?

“Prendiamo il caso dei Lea: io sto male se penso che, a causa della mancata approvazione della norma, qualcuno soffrirà. Questo dimostra che noi consiglieri siamo come i piloti di aereo: non possiamo e non dobbiamo distrarci nemmeno quando il cielo è sereno. Perché dall’inerzia possono derivare pericoli e danni gravissimi».

Fabiano Amati, attualmente esponente di Azione, è stato tra i fondatori del Pd pugliese e anche assessore regionale.

Neuropsichiatria infantile Monopoli, Amati: “Tra notevoli ritardi, annunciato il nuovo avvio dei lavori per il 10 settembre. Speriamo sia la volta buona”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Tra notevoli ritardi annunciato per il 10 settembre il nuovo avvio dei lavori per il Centro di Neuropsichiatria infantile di Monopoli.
È questo ciò che abbiamo accertato nella riunione di oggi della Commissione.
Ecco i punti salienti del complesso procedimento.
In data 28 luglio 2020 fu sottoscritto un protocollo tra Regione Puglia, Comune di Monopoli e ASL di Bari, per realizzare al più presto il nuovo centro di Neuropsichiatria infantile, all’interno di un immobile di proprietà comunale sito in via Gobetti.
Se si esclude qualche rara comunicazione stampa, non accade nulla sino al 18 luglio 2022, quando sull’argomento è convocata una riunione della I Commissione. In quella sede si apprende dell’esistenza di uno studio di fattibilità, con l’impegno ASL di approvare il progetto definitivo entro il 18 agosto successivo.
In data 29 novembre 2022 si apprendeva che il progetto definitivo era stato approvato il giorno prima (28 novembre), con tre mesi di ritardo.
In data 12 dicembre 2022, la ASL comunicava l’approvazione del bando di gara per la stessa giornata, con l’impegno ad aggiudicare i lavori entro febbraio.
In data 6 marzo 2023, la ASL comunicava l’apertura delle buste avvenuta il 15 febbraio precedente, l’ammissione di 7 imprese e l’impegno ad aggiudicare e sottoscrivere il contratto entro il 2 maggio, ossia con ulteriori tre mesi di ritardo, per un totale di sei mesi a cui aggiungere i due anni dalla sottoscrizione del protocollo. Totale ritardo: 2 anni e 6 mesi.
In data 16 maggio 2023, la ASL comunicava la sottoscrizione del contratto entro il 2 giugno, cioè con un ulteriore mese di ritardo. Totale ritardo: 2 anni e 7 mesi.
In data 11 settembre 2023, la ASL di Bari comunicava non solo di non aver sottoscritto il contratto entro il 2 giugno, ma di non aver nemmeno aggiudicato, poiché priva di disponibilità sulla dotazione finanziaria necessaria e in attesa dell’impegno regionale a far valere il finanziamento sul FESR. Totale ritardo: 2 anni e 9 mesi.
In data 25 settembre 2023, la ASL comunicava l’aggiudicazione e rinviava a data successiva per la comunicazione del nuovo cronoprogramma.
In data 15 gennaio 2024, la ASL comunicava la sottoscrizione del contratto il 3 gennaio 2024, ossia con un ritardo di sette mesi dalla precedente indicazione di giugno 2023, con impegno al deposito del progetto esecutivo entro il 17 febbraio 2024, successiva validazione entro il 31 marzo 2024 e consegna cantiere i primi giorni di aprile 2024. Totale ritardo: 3 anni e 4 mesi.
In data 11 marzo 2024, la ASL comunicava la mancata consegna da parte del Comune di Monopoli dell’immobile e quindi l’impossibilità a completare la redazione del progetto esecutivo e quindi la sua validazione e l’avvio dei lavori.
Il resto è storia recente, la riunione del 18 marzo 2024, con l’impegno ad avviare i lavori entro il 27 maggio. Totale ritardo: 3 anni e 8 mesi.
A questo ritardo si aggiungeva quello conseguito sugli impegni presi nella riunione del 27 maggio, che prevedeva l’avvio dei lavori, poi  disatteso, entro il 21 luglio. Totale ritardo 3 anni e 10 mesi.
Oggi si fissa una nuova data per l’avvio lavori, 10 settembre 2024, che se rispettata porterà il ritardo a 4 anni, a ciò aggiungendo altri mesi per arredare la struttura e renderla utilizzabile attraverso lunghi e complessi procedimenti di accreditamento.”

LE MIE LEGGI IMPUGNATE? SULLA SANITÀ FACCIAMO SCUOLA E ANCHE IL GOVERNO LO CAPIRÀ

Fabiano Amati, consigliere regionale, due su tre delle leggi impugnate dalla presidenza del Consiglio hanno la sua firma. Cosa combina?

“Attenzione perché incostituzionale è quando l’arbitro fischia, non quando il tifoso canta, quindi conta di vincere”.

Finora come le andata?

“Tutte vinte. Gliene cito una, quella sul sequenziamento dell’esoma.Dal 1 per cento del Dna possiamo diagnosticare l’85 per cento delle malattie. Non solo la Corte costituzionale ha respinto il ricorso ma Marta Carabia, l’ex presidente, ha lanciato un monito al governo:ma voi siete pazzi a non estendere questi sistemi all’intero Paese? E ve la prendete con una Regione che li applica?”

il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato le evidenzia una contraddizione: è contro l’autonomia differenziata ma poi propone leggi che introducono cose che invadono la competenza statale.

«Infatti, quando propongo le leggi io, preso atto del successo, subito dopo chiedo, ad esempio: “Ma è giusto che un bambino con la Sla che abbia la sfortuna di nascere in un’altra regione rischi di morire trattamento che introdotto noi? L’autonomia differenziata è un’altra cosa, cosa assurda, è distribuzione di risorse. Noi invece innovazioni che possono perché non si fa la diagnosi e il abbiamo lanciamo essere estese al resto d’Italia».

L’accusano di fare il primo della classe.

“Non soffro né di eccessi di umiltà né eccessi di vanità. Ho la mia esperienza. E quando non so vado dagli esperti e prendo appunti. E cucio la norma perché il diritto è il sarto delle scienze.É vero, dicono Amati sta sempre lui in mezzo. Pero poi mi votano sempre tutto.”

Sulla prevenzione del papilloma virus la presidenza del Consiglio vi accusa di aver sconfinato, discriminando gli studenti pugliesi da quelli di altre regioni che non sono costretti a dichiarare se si sono vaccinati o no.

“Con quella impugnazione è stata discriminata la salute in favore della malattia. Il ministero dovrebbe chiedersi come fare a tenere alta la copertura vaccinale, non contestare le Regioni che provano a farlo. I ragazzi possono anche dire “Io me ne infischio”. Però se le persone vengono informate sull’utilità del vaccino e sui tumori che possono causare le malattie, si vaccinano”.

Non si viola la privacy? Non si vincola l’iscrizione all’informazione sulla vaccinazione?

“Già il sistema Edotto è una banca dati che sa chi è vaccinato e chi no. La scuola è anche uno strumento per raggiungere obiettivi di salute pubblica.”

E’ stata impugnata anche la sua legge sul centro di riabilitazione di Ceglie Messapica.

«Il governo ha impugnato una legge che ripubblicizza un centro di riabilitazione di proprietà della Asl. Com’è possibile che la Regione non possa gestire un servizio pubblico concesso a un privato per 24 anni senza gara né scadenza? C’è solo una spiegazione: il fondatore del San Raffaele è un senatore del centrodestra che si chiama Antonio Angelucci. Ho fatto segnalazioni e qualcuno mi ha detto “Ma chite lo fa fare?”. Comincio ad avere paura».

(Intervista pubblicata su La Repubblica Bari, edizione del 26 luglio 2024)

San Raffaele, Amati: “Entro domani va internalizzato il sevizio e le delibere della ASL non rispettano il dettato legislativo. Grazie a Dipartimento”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Entro domani va internalizzata la gestione del Centro di riabilitazione di Ceglie Messapica e le delibere della ASL adottate in materia non rispettano il dettato della legge regionale, ma paiono offrire alla Fondazione San Raffaele (spero di sbagliare) la possibilità d’impugnarle e, in attesa del giudizio, di continuare a gestire il Centro.
Quelle delibere vanno immediatamente revocate, così come chiesto con grande determinazione dal Dipartimento Salute della Regione, su chiaro input politico del Presidente Emiliano.
Infatti. I provvedimenti della ASL nn. 1472 e 1476 del 2024 destano notevoli perplessità, in quanto fanno materializzare – in definitiva – solo l’interesse legittimo della Fondazione San Raffaele all’impugnativa dinanzi al TAR, con presupposti anche di natura cautelare, senza però attuare con immediatezza l’obiettivo di gestione pubblica.
E mi spiego meglio.
L’atto esecutivo/gestionale richiesto alla ASL Brindisi dalla legge regionale 21/2024 è un atto unico pluri-dispositivo e ad effetti contestuali e non un procedimento sviluppato su diversi atti autonomi, a formazione progressiva; e tutto questo affinché il servizio, con gestione pubblica, possa partire immediatamente.
Ci si aspetterebbe, dunque, un provvedimento dichiarativo della gestione pubblica, con contestuale nomina del responsabile sanitario e il provvisorio utilizzo del personale in servizio, salvo le successive verifiche sui presupposti giuridici, tenendo conto che la data idonea a far maturare il diritto non può che essere quella di entrata in vigore della legge e non una data successiva, magari utilizzata per sistemare qualche vicenda contrattuale che si presentasse discutibile.
Per questi motivi, plaudo in pieno al’iniziativa del Dipartimento Salute nei confronti della ASL di Brindisi, annoverando in tale plauso anche la puntualissima ricostruzione dei fatti messa a disposizione di tutte le autorità amministrative, dalla quale sono emerse situazioni nemmeno immaginabili sino a qualche settimana fa, in grado di confermare – se ancora ve ne fosse il bisogno – l’utilità della legge regionale.
E in virtù di questo mi sento di tranquillizzare tutto il personale attualmente in servizio, sottoposto a continua fibrillazione da atti amministrativi non propriamente centrati, perché è la legge ad assicurargli la possibilità di entrare a far parte della grande famiglia del servizio sanitario pubblico. Sono ovviamente a loro disposizione per tutti gli approfondimenti del caso.”

Robot chirurgici, Amati: “Acquistati senza rispettare le procedure indicate dal Dipartimento e soprattutto usati pochissimo. Al danno la beffa”

“Nell’ambito della chirurgia robotica abbiamo 5 robot, tutti acquistati senza rispettare le procedure HTA, in violazione delle stesse prescrizioni del Dipartimento Salute, e 1 (quello di Taranto) scegliendo la macchina più costosa nonostante sul mercato fosse già arrivata quella meno costosa e ugualmente performante. Ma al danno si aggiunge la beffa. I dati di utilizzo dei 6 robot pubblici sono a meno del minimo, anche rispetto ai dati di utilizzo dei 6 privati, per cui al danno si aggiunge la beffa. E ovviamente c’è sempre qualche altro ospedale e qualche altra ASL che chiede di dotarsi del robot: per fare cosa? Per imitare i dati di sottoutilizzo di quelli già acquistati? La prossima settimana torneremo in III Commissione per avere i dati aggiornati.”

Lo dichiara il del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Nella chirurgia robotica pugliese, i robot dei privati lavorano molto di più di quelli assegnati alle strutture pubbliche. Come si giustifica questa differenza? È un mistero, se solo si consideri che l’acquisto costosissimo di questa utile tecnologia può avvenire solo dopo aver assodato la possibilità di effettuare il numero ottimale d’interventi e quindi disporre di tutto il necessario, compreso il personale.
I robot attualmente in esercizio in Puglia, sono 12: 3 al Miulli di Acquaviva; 2 al Policlinico di Bari, 1 alla Mater Dei di Bari; 1 agli Ospedali riuniti di Foggia; 1 alla Casa sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo; 1 al Panico di Tricase; 1 al Bonomo di Andria; 1 al Vito Fazzi di Lecce; 1 al SS Annunziata di Taranto. Lamentando l’assenza dei dati per il 2023 (sperando di averli al più presto) e limitandoci alla lettura dei dati relativi al 2022, comparando inoltre i dati dei 6 robot pubblici con 2 robot del Miulli, viene fuori il seguente scenario. Miulli: con 2 robot il totale degli interventi è stato di 505, di cui 144 prostatectomie senza complicanze, 79 prostatectomie con complicanze, 115 altri interventi di urologia e 167 altri interventi.
Policlinico di Bari: i dati del 2022 non sono disponibili. Nel 2021 e con 2 robot il totale degli interventi è 316, di cui 125 prostatectomie senza complicanze, 4 prostatectomie con complicanze, 135 altri interventi di urologia e 52 altri interventi. Foggia: con 1 robot il totale degli interventi è stato di 243, di cui 145 prostatectomie senza complicanze, 7 prostatectomie con complicanze, 84 altri interventi di urologia e 7 altri interventi.
Lecce: con 1 robot il totale degli interventi è stato di 196, di cui 53 prostatectomie senza complicanze, 4 prostatectomie con complicanze, 46 altri interventi di urologia e 93 altri interventi.
Andria: con 1 robot il totale degli interventi è stato di 182, di cui 47 prostatectomie senza complicanze, 48 prostatectomie con complicanze, 39 altri interventi di urologia e 48 altri interventi. Taranto: con 1 robot il totale degli interventi è stato di 28, di cui 6 prostatectomie senza complicanze, 17 prostatectomie con complicanze e 5 altri interventi.
Si precisa che i robot di Lecce e Taranto sono entrati in esercizio nel 2022.
Lo scenario descritto, che rispetto alle altre annualità non registra grandi scostamenti, se non al ribasso nel periodo Covid, certifica una quota d’inefficienza del sistema e la necessità di porre rimedio aumentando la produttività al livello ottimale, che per tutti i 6 robot della sanità pubblica dovrebbe significare un numero molto più significativo di interventi e non il misero 0,44 al giorno, ampiamente insufficiente a giustificare l’acquisto del robot, sia con riferimento ai costi ma soprattutto con riferimento all’ampia domanda di salute su cui la robotica è in grado di rispondere con maggiore precisione e minori giorni di degenza.”

San Raffaele di Ceglie, Amati: “Tra nove giorni scade il termine perentorio per internalizzazione. La ASL che fa? Non si hanno notizie”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Tra nove giorni, precisamente il 12 luglio, scade il termine perentorio a carico della ASL di Brindisi per l’internalizzazione del servizio di riabilitazione intensiva presso il centro di Ceglie Messapica, attualmente gestito dalla Fondazione San Raffaele. Nonostante l’imminenza della scadenza, oltre la quale si ravviseranno profili di responsabilità a carico di chiunque non abbia adempiuto, allo stato non risulta avviato alcun procedimento e la ASL ha chiesto alla Regione, il 12 giugno scorso, di ricevere istruzioni sulle modalità d’esecuzione, che appaiono francamente dilatorie.
Infatti. Chiedere alla Regione, se si possa procedere all’esecuzione della legge regionale in assenza di un termine specifico di scadenza del contratto, significa demandare l’applicazione delle norme e del codice civile a soggetti privi della competenza funzionale a farlo; a cosa servirebbero i dirigenti della ASL se i loro compiti devono essere espletati dai dirigenti della Regione? La risposta è ovvia e rende quindi inammissibile la stessa richiesta.
Inoltre. La ASL Brindisi ritiene preliminare, all’esecuzione della legge, l’assegnazione dei posti letto da parte della Giunta regionale. Sul punto lo scopo dilatorio della richiesta è scoperto. La legge regionale si occupa di assegnazione di posti letto da parte della Giunta regionale solo con riferimento a ipotesi future di rimodulazione, affinché all’istituito Centro pubblico di riabilitazione sia assegnata la priorità. Allo stato non si è materializzata alcuna ipotesi di rimodulazione, ma spetta alla ASL internalizzare il servizio con l’attuale dotazione, che – forse occorre ricordarlo – ha natura pubblica quale promanazione dell’ospedale Perrino.
Ne deriva che l’esecuzione della legge è un dovere della ASL, la cui esecuzione non è soggetta ad alcun atto preliminare da parte della Regione o di chicchessia.”