Contrade Brindisi, Amati: “È facile votare contro 1000 cittadini senza acqua e fogna, seduti su un’indennità di circa 9 mila euro al mese”

“Con circa 9 mila euro al mese di stipendio è molto facile non occuparsi di 1000 persone che vivono senz’acqua e fogna in tre contrade di Brindisi e votare contro, senza proporre nessuna soluzione alternativa, a una proposta di legge che cercava di risolvere il problema. E mi duole vedere che il fronte contrario è molto ampio e parte dai Presidenti Emiliano e Capone, si snoda su tutta la giunta regionale e termina con i partiti del centro-destra. I buoni pensieri si vedono nelle opere e non nei discorsi. Ma io non m’arrendo e la presento daccapo”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati, con riferimento alla bocciatura della proposta di legge sui Piani di recupero di tre contrade di Brindisi.

“Ringrazio la maggior parte del mio gruppo che ha sostenuto la proposta e il gruppo del Popolari. Registro il voto contrario di tutto il governo regionale, dei Cinque stelle e di tutto il centrodestra.
La cosa più stupefacente è che la legge agiva su un Piano di recupero approvato nel 2005 dalla Giunta Vendola, quindi abilitando il diritto di queste 1000 persone a conservare la casa e la dignità, e che molti colleghi oggi contrari si definiscono di sinistra o di destra sociale e non appena si ritrovano a dover risolvere gravi problemi sociali, s’impennano sulla cattedra della giuria e votano contro i dolori delle persone; ora per la presunzione di accertate il bene e il male, ora per calcolo politico, ora per piccoli gesti ritorsivi.
Un dilagare di narcisismo etico, avrebbe detto di loro Franco Cassano, che ogni qual volta ci si ritrova nei sentieri più difficili e dolorosi della vita, magari nei pantani o negli scantinati, fa si che gli occhi si chiudano dinanzi alla realtà, proseguendo per la propria strada di benessere e di giudizi sulle condotte altrui.
E per onorare la verità, segnalo la condivisione umana e amichevole dei colleghi che hanno presentato con me la proposta di legge, Mauro Vizzino e Alessandro Leoci, a cui si è aggiunto con il voto favorevole il collega Maurizio Bruno. Cito loro e non sia un torto per gli altri colleghi che hanno votato a favore, perché almeno si potrà dire che i brindisini del centrosinistra hanno fatto il loro dovere”.

Piano casa, Amati: “Salvato strumento di eco-edilizia, piatti a tavola e riduzione rischi corruzione”

Il Piano casa salvato dal Consiglio regionale all’unanimità: mi chiedo dunque come mai ogni qual volta si discuta di proroga si apra un dibattito ostile nei confronti di un provvedimento di eco-edilizia, perché non si consuma suolo e si usano materiali per risparmio energetico, di moltiplicazione di piatti a tavola e di riduzione del rischio corruttivo? Un mistero”.
Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati, presentatore della proposta di legge approvata oggi per determinare il ritiro da parte del Governo nazionale del ricorso promosso dinanzi alla Corte costituzionale.

”Un gruppo di lavoro composto da me, dal collega Filippo Caracciolo, dalla Presidente del Consiglio regionale Loredana Capone, dai deputati Alberto Losacco e Mauro D’Attis, interlocutori dei ministri Dario Franceschini e Maristella Gelmini, ha posto in essere un confronto fondato sulla leale collaborazione per giungere al ritiro del ricorso presentato dal Governo nazionale avverso la legge di proroga del Piano casa.Questo lavoro, culminato nella presentazione di una proposta di legge abrogativa di una singola disposizione collaterale della legge sul Piano casa, ha oggi trovato il giudizio unanime dell’intero Consiglio regionale.Ringrazio tutti i colleghi e tutte le personalità politiche che ci hanno aiutato in questo percorso”.

Ospedale Fiera, Amati: “Ma quando apre? Pazienti da BA, TA e FG a Brindisi, che rischia il tutto esaurito”

“Ma quando apre l’Ospedale in Fiera? Era stata prevista per venerdì scorso e invece non si hanno notizie e nel frattempo a Brindisi sono stati trasferiti 18 pazienti da Bari, 3 da Taranto e 1 da Foggia”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

“Pare che cioè che era possibile per il DG Dattoli, cioè l’apertura entro venerdì 5 scorso, non è più possibile per il DG Migliore, nel frattempo subentrato. Un curioso e innovativo principio di discontinuità amministrativa, ci porta ad osservare un notevole disservizio, a meno che non si pensi, ma conoscendolo non credo, al Dott. Dattoli come un impostore, venuto in Commissione lunedì 1 marzo a riferire l’imminente apertura dell’ospedale in Fiera nel tempo massimo di venerdì 5 marzo. Sollevo questo problema non per gusto polemico, come sempre mi sforzo, ma sulla base di un’analisi numerica in grado di evidenziare il disservizio che la mancata apertura genera sulle altre Asl e in particolare sulla Asl di Brindisi.
Ad oggi risulta infatti che nelle strutture di Brindisi sono ricoverati 18 pazienti provenienti dalla Asl di Bari, 1 da Foggia e 3 da Taranto, per un totale di 22 pazienti, di cui uno ricoverato in terapia intensiva.
Tale dato di mobilità passiva infraregionale comporta a carico della Asl di Brindisi un indice di occupazione quasi totale nei reparti funzionali alla cura del Covid, così rappresentato: ospedale Perrino, malattie infettive 20 su 20, pneumologia 20 su 28, terapia intensiva 8 su 28; ospedale Ostuni, medicina interna 30 su 36, pneumologia 25 su 28.
Mi pare dunque chiaro, sulla base dei numeri, come sia rilevante l’apertura del nuovo ospedale in Fiera e quanto la sua inattività incida sugli altri ospedali”.

Ristorazione all’Oncologico, Amati: “Permangono dubbi. Perché Brindisi negò l’estensione della propria gara mentre Bari accettò?”

“Permangono tutti i miei dubbi sulla gara di ristorazione della Asl di Bari estesa all’IRCCS Giovanni Paolo II. Mi pare di capire che le prestazioni richieste dall’Oncologico per la gara propria, andata deserta, non siano state ritenute utili per la gara dell’Asl di Bari a cui si intese poi aderire. Per questo diventa difficile capire in cosa sia consistita la convenienza dell’estensione, inoltre negata dalla Asl di Brindisi e approvata dalla Asl di Bari”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati, commentando lo svolgimento dell’audizione dei DG dell’IRCCS Giovanni Paolo II e Asl di Bari sulla gara per la ristorazione dei pazienti.

“Abbiamo avuto modo di appurare che il 28 maggio 2019 l’Oncologico dichiarava deserta la propria gara ponte e che il 28 ottobre 2019 l’Asl di Bari bandiva una gara per ristorazione collettiva, estensibile alle altre aziende pugliesi in virtù di una norma approvata dal Consiglio regionale ben 17 anni fa.
Il 4 dicembre 2019, cioè ben sette mesi dopo la dichiarazione di gara deserta, l’Oncologico chiedeva alla Asl Bari di poter usufruire della clausola di estensione, e il 7 ottobre 2020, cioè oltre un anno e mezzo dopo la dichiarazione di gara deserta, la Asl di Bari aggiudicava la propria gara.
Con riferimento a questi dati di fatto ho avuto modo di sapere che la gara dichiarata deserta dall’Oncologico aveva clausole speciali sia sul tipo di servizi che su prestazioni di opere di adeguamento dei locali e di integrazione e sostituzione delle attrezzature. È molto probabile, che tali speciali richieste fossero state il motivo della mancata presentazione di offerte, anche in considerazione del fatto che l’eventuale contratto avrebbe contenuto una clausola di risoluzione anticipata.
In ogni caso, ho avuto modo di constatare che le speciali clausole richieste per la propria gara dichiarata deserta non erano oggetto della gara indetta dalla Asl Bari, salvo l’utilizzo del disciplinare generale, e in particolare con riferimento all’adeguamento dei locali e alla integrazione e sostituzione delle attrezzature. Ciò che dunque era stato ritenuto necessario per la gara propria, non era altrettanto necessario, in tutto o in parte, per la gara della Asl Bari a cui si decideva di aderire.
È stato inoltre riferito che tra la dichiarazione di gara deserta e la richiesta d’estensione alla Asl Bari, cioè dopo sette mesi, l’Oncologico aveva fatto una medesima richiesta d’estensione alla Asl Brindisi ricevendone però un diniego. Sarebbe utile comprendere perché la Asl Brindisi abbia opposto tale rifiuto.
La Asl di Bari, interpellata sui punti di propria competenza, ha fatto presente che l’Oncologico non richiese, con la propria richiesta d’estensione, l’eventuale previsione nel disciplinare di gara di opere di adeguamento locali e sostituzione o integrazione di attrezzature, sempre nei limiti della disponibilità economica massima prevista dalla legge, che invece erano previste nel disciplinare della gara promossa dall’Oncologico e andata deserta. Infine, la stessa Asl Bari, con riferimento alla questione della motivazione sulla convenienza del procedimento d’estensione, ha riferito di aver semplicemente trasmesso gli atti dell’aggiudicazione, non rientrando nelle proprie competenze alcuna verifica di convenienza a valle dell’aggiudicazione, in base al quale esercitare e confermare il proprio assenso.
Una vicenda molto complessa che lascia molti dubbi e mi consolida nell’idea che lo strumento dell’estensione sia in contrasto con la normativa comunitaria, e che nel tempo risultato necessario a concludere il procedimento d’estensione, l’Oncologico avrebbe potuto bandire almeno due altre gare ponte, correggendo magari le incongruenze economiche del primo disciplinare, evitando di concedere altre proroghe al gestore in carica, se è vero che il ricorso all’estensione era stato deciso – come è stato ripetuto in Commissione – per evitare proroghe. In altre parole: si decide di non ripetere la gara andata deserta per farla finita con le proroghe, provvedendo però ad effettuare una o più proroghe per assicurare il servizio nel lungo tempo necessario a concludere il procedimento di gara della Asl Bari a cui aderire.
E sullo sfondo rimane la domanda al DG della Asl di Brindisi, per il quale ho già chiesto l’audizione: come mai non diede l’assenso a una medesima richiesta d’estensione dell’IRCCS Giovanni Paolo II?”.

Ceglie Messapica, Amati: “Allestito centro vaccinale nel Palasport, pronti a partire con le somministrazioni”

“Un altro centro vaccinale è pronto a partire in provincia di Brindisi: è stato infatti allestito a Ceglie Messapica nel Palasport 2006 e le attività di somministrazione saranno avviate già entro questa settimana. L’Asl di Brindisi, in collaborazione con il Comune, ha predisposto questo nuovo spazio per le vaccinazioni anti covid su una superficie di 1000 mq, oltre gli spalti che saranno utilizzati per l’attesa degli utenti”.
Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.
“Questo nuovo hub vaccinale è uno dei tanti centri già attivi in provincia di Brindisi in cui si stanno somministrando vaccini per gli over 80, per gli insegnanti e il personale scolastico e – da poco –  anche per le forze dell’ordine, in attesa di aprire le porte anche al resto della popolazione. Questa è la campagna di vaccinazione che la Asl di Brindisi sta portando avanti con grande impegno e determinazione grazie al contributo di amministrazioni comunali, personale sanitario, protezione civile e soprattutto dei tanti cittadini che stanno dimostrando fiducia nella scienza. Basti pensare che in meno di 48 ore nell’hub vaccinale di Fasano-Conforama, il più grande di Puglia inaugurato appena venerdì scorso, sono state effettuate più di 800 somministrazioni.
Questi centri in ogni caso possono assicurare anche maggiori prestazioni in base alle necessità e alle possibilità, soprattutto non appena avremo maggiori disponibilità di vaccini, così da garantire la maggiore immunità di gregge nel più breve tempo possibile.
Per l’allestimento del centro di Ceglie Messapica ringrazio il Direttore generale della Asl Giuseppe Pasqualone, il Sindaco Angelo Palmisano, il Dirigente Asl Angelo Greco e il tecnico Asl Giuseppe Perrone”.

«La nostra malattia? Sono le liste bloccate»

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 7 marzo 2021

Intervista a Fabiano Amati
di Calpista Roberto

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Fabiano Amati (consigliere Regione Puglia e Presidente della Commissione Bilancio – Pd) oltre Zingaretti la questione delle allenze resta un motivo di divisione nel Pd? 

La malattia del PD, diventata più grave con la riduzione del numero dei parlamentari, si chiama “liste bloccate”. E siccome le elezioni si avvicinano e bisogna garantirsi un posto ecco cominciate le grandi manovre. È tutto qui il motivo del continuo omicidio o istigazione al suicidio dei leader. 

Se ci fossero le preferenze, sarebbe invece obbligatorio che il Pd, come ognuno di noi, avesse un programma di cose da fare, così da sancire le alleanze sulle base del prodotto posto all’attenzione degli elettori e non sul posizionamento di fedeltà. 

Le liste bloccate fanno invece retrocedere il dibattito e la disputa al rango di manovra e non a scontro d’idee, perdendo per strada – quindi – il dibattito sulle cose concrete, che è ciò che fa leadership di successo e partiti vincenti. 

Per comprendere tutto questo basta leggere le interviste di sindaci, presidenti di regione, consiglieri comunali e regionali, e compararle con quelle dei parlamentari. In quelle dei primi c’è la ricerca affannosa di entrare nel merito delle cose e prendere posizione, mentre nelle seconde c’è la preoccupazione altrettanto affannosa di non dire molto per non dispiacere nessuno, perché non si sa chi comanderà domani nel fare le liste. 

In Puglia siete in maggioranza con parte dei 5Stelle. Come va? E’ favorevole alla riproposizione dello schema alle prossime elezioni locali e nazionali? 

Non so se a questo punto sono io quello strano, ma anche su questo non è una questione di definizioni, soprattutto per un partito di programma come il PD, che dovrebbe essere estraneo a ogni forma di ideologia. L’alleanza con i 5Stelle ha portato in Puglia ad alcuni posti di potere per loro e due novità che già a dirle mettono inquietudine: la possibilità di far raccogliere i tartufi anche ai cittadini non residenti nei perimetri dei parchi del Gargano e della Murgia; la decisione di continuare a dare circa 15 milioni all’anno a quei gran carrozzoni dei Consorzi di bonifica, che se risparmiati si potrebbero ristrutturare almeno due ospedali per ogni anno. 

Dopo che le ho detto questo, che risulta attraverso gli atti e non le parole, come pensa che vada?

Nient’altro che manovra politica, che all’epoca servì per dire a Conte, sbagliando però i calcoli, che in Puglia erano pronti a seguirlo decine di visconti, baroni e cavalieri. Ne deriva che per quanto sia noioso dirlo, le alleanze si fanno sulle cose da fare a Roma, a Bari e nei comuni, cominciando per esempio sull’ambientalismo vero, quello dell’uomo che domina il suo stesso dominio, come fu definito in modo meraviglioso da Paolo VI in un discorso del 1970 alla FAO.

A cosa si riferisce precisamente? 

Faccio un esempio. Tutti vogliamo il mondo verde e l’idrogeno, senza rinunciare al progresso e al mondo sempre più bisognoso di energia. Tuttavia, per avere l’idrogeno si può decidere di mettere una scala sino al sole così da portalo tutto pronto sulla terra, cioè una cosa impossibile, oppure alimentare una scarica di energia pari a un fulmine, in grado di scagliarsi su una goccia d’acqua, così da slegare l’idrogeno dall’ossigeno. Come si alimenta questo fulmine? O con i combustibili fossili, e io preferisco il gas, oppure con le rinnovabili, cioè una combinazione essenziale tra fotovoltaico, eolico e biomasse. E invece? Leggo opinionisti di ogni tipo contro i gasdotti, i serbatoi di gas e gli impianti di rinnovabili, e osservo richieste di autorizzazioni per rinnovabili ferme sulle scrivanie e aste per l’assegnazione dei gigawatt che vanno quasi deserte, a differenza della Spagna, per esempio, dove la domanda supera l’offerta. 

Siamo cioè immersi in un mondo di opinioni e condotte amministrative altamente inquinanti, perché non in grado di farci raggiungere i migliori obiettivi ambientali, alla faccia della rivoluzione verde, dell’idrogeno e delle politiche per le prossime generazioni.

Il Pd, corrente sindaci e governatori, dicono che fare un congresso ora in piena pandemia è fuori dal mondo. Che ne pensa?

Penso che abbiamo ragione. I discorsi delle persone in questo momento sono indirizzati dal vocabolario della pandemia e indisponibili a recepire messaggi che possono essere interpretarti solo con il breviario della follia, cioè quella di vedere una riunione di persone che all’ora del TG si mettono in posa per reclamare la fine delle correnti, il trionfo del riformismo e la virtù del comunitarismo contro ogni leadership, per celare un riequilibro del potere interno per poter fare le liste. Si, sempre loro, quelle bloccate. Se invece del congresso si facesse una riforma della legge elettorale, introducendo le preferenze, svanirebbe in un attimo la smania per il congresso. 

A proposito, lei è in prima linea per sbrogliare la matassa delle vaccinazioni. Sono stati fatti errori a livello pugliese e nazionale? 

A livello pugliese, dico da dicembre che non bisogna limitarsi a mettere carte a protocollo ma stare sul campo, come si faceva nella Protezione civile che ho contribuito a fondare, e che servono grandi centri vaccinali, in grado di realizzare al più presto l’immunità di popolazione; e tutto questo detto con numeri alla mano e aiutato da epidemiologi senza tentazioni politiche.

E mentre cercavo di aiutare ad allestire il centro che allo stato risulta il più grande di Puglia, il Fasano-Conforama, c’era chi spiegava che era sufficiente la frammentazione localistica nonostante la grave carenza di personale. Oggi, invece, tutti convertiti ai grandi centri vaccinali, solo che abbiamo perso tre mesi. 

A livello nazionale, invece, credo che bisogna eliminare al più presto il limite dei 65 anni per l’utilizzo del vaccino AstraZeneca, così come avviene in altro paesi europei e com’è hanno scritto autorevoli esponenti delle società scientifiche, perché abbiamo bisogno di fare in fretta e terminare in poche settimane la vaccinazione degli ultra-ottantenni, super fragili e fragili. 

Amati lei è noto per appartenere alla “corrente Amati”. Una mosca bianca nel Pd. Come vede il futuro del partito alla luce anche del governo di interessa nazionale? 

In realtà vorrei appartenere alla corrente delle persone che si fanno coinvolgere dai problemi delle persone e s’immedesimano nel dolore altrui. Ne conosco tanti. Molti non s’esprimono apertamente per paura di ritorsioni, ma non mi fanno mancare il loro sostegno e la loro simpatia. Altri conducono con me, apertamente, battaglie per costruire ospedali, strade, condotte idriche e fognarie, e con altri stiamo cominciando a lavorare assieme per organizzare la corrente delle idee che si trasformano in programmi e fatti. 

Insomma, seguo il metodo che imparai da amministratore comunale e che oggi condivido con tanti sindaci e amministratori locali, a cominciare dal più noto, Antonio Decaro; con lui condivido da anni, prima come colleghi consiglieri regionali e tra alti e bassi, l’idea che su ogni cosa bisogna fare tutto il possibile e che se lo si fa è certamente sufficiente. In qualche modo la disposizione d’animo dell’attuale governo nazionale, almeno stando al suo Presidente, che dovrebbe caratterizzare il Partito Democratico su ogni cosa, anche correndo il rischio dell’impopolarità per eccesso di chiarezza e verità, e tutto questo per vincere convincendo e per vivere senza galleggiare. 

Ospedale Fiera, Amati: “Saltato impegno apertura per ieri e questo ennesimo ritardo pesa su Brindisi per 18 ricoveri negli ultimi giorni”

“Lunedì ci era stato riferito che l’ospedale in Fiera sarebbe stato aperto al massimo venerdì, cioè ieri, ma purtroppo non è accaduto. E questo ennesimo ritardo pesa sulla situazione di Brindisi, chiamata a sopperire alle carenze di Bari e Taranto per 18 ricoveri negli ultimi giorni”.

Lo dichiara il presidente della commissione regionale Bilancio e Programmazione, Fabiano Amati.

“Con il collega Mauro Vizzino – prosegue – avevano chiesto notizie puntuali e definitive, ottenendo come risposta sia la definizione della pianta organica che il tempo massimo di apertura: entro venerdì, cioè ieri, era stato detto. E invece nulla di tutto ciò. Ad oggi ancora non si hanno notizie precise e, anzi, pare che solo per giovedì prossimo sia previsto un incontro con i sindacati per definire l’accordo. Se non ci diamo una regolata, magari in silenzio e senza lo stillicidio di notizie contraddittorie e presenze nei talk show, la terza fase – conclude Amati – arriverà e beffarda ci troverà ancora ad annunciarla”.

Vaccinazioni Fasano-Conforama, Amati: “Da domani i primi 600 nel più grande hub pugliese”

“Da domani i primi 600 vaccinati nel più grande hub vaccinale di Puglia, il Fasano-Conforama, presentato oggi alla stampa e messo nella disponibilità della Asl a titolo gratuito. Spero però che questo primato duri poco, perché abbiamo bisogno di tanti punti di vaccinazione, anche più piccoli, per raggiungere al più presto l’immunità di popolazione”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati, commentato la presentazione avvenuta oggi dell’hub vaccinale di Fasano-Conforama.

“L’hub di Fasano-Conforama, al servizio dell’intera Asl di Brindisi, si inserisce nel programma ramificato di allestimento di numerosi punti di vaccinazione, che allo stato vedono già attivi i 4 di Brindisi (Centro anziani, Palestra “Leonardo Da Vinci, Centro Primula “Perrino” e Di Summa), Sandonaci, Oria e Fasano PTA.
In attivazione entro la prossima settimana i punti di Francavilla Fontana e Ceglie Messapica, ed entro quindici giorni quelli San Pancrazio Salentino e Mesagne.
È destinato ovviamente a crescere il numero dei punti di vaccinazione, sulla base della disponibilità di locali idonei.
La scelta di un grande hub vaccinale, corredato da numerosi punti di vaccinazione, s’inserisce nel quadro dell’impegno a raggiungere nel più breve tempo possibile l’immunità di popolazione, alla ovvia condizione che vi siano dosi di vaccino sufficienti.
Da domani dunque si comincia e tutte le nostre aspettative, speranze e sostegno si trasferiscono nel lavoro degli operatori sanitari addetti alle vaccinazioni, guidati dalla Dirigente servizio vaccinazioni Lucia Cagnazzi e dall’Assistente sanitaria dell’ufficio vaccinazioni di Fasano Antonella De Simone.
Ringrazio ancora una volta il direttore generale della Asl Giuseppe Pasqualone, il direttore del dipartimento di prevenzione Stefano Termite, il dirigente Angelo Greco, la dirigente del patrimonio Elisabetta Esposito, il responsabile tecnico degli allestimenti Giuseppe Perrone e il tecnico informatico Damiano Oggiano.
La mia particolare gratitudine va alla proprietà del Centro Conforama, al direttore vendite Vincenzo Di Sabato e al direttore del Centro fasanese Gianluca Buttiglione”.

Vaccinazioni, Amati: “Lo dico da dicembre e mi prendevano in giro. Servono hub vaccinali per evitare caos e ritardi su domiciliari e fragili”

“A dicembre scorso mi prendevano in giro. Ora siamo al caos, rincorrendo ciò che si poteva organizzare sin da dicembre: grandi hub vaccinali aperti h24, per vaccinare di più risparmiando personale, evitando ritardi e figuracce nelle somministrazioni domiciliari agli anziani e ultra ottantenni e avviando la campagna vaccinale per le persone fragili e super fragili. Cioè la priorità delle priorità”.

Lo dichiara il presidente della Commissione regionale bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“La Protezione civile è un metodo di azione e di presenza sul campo e non un registro di protocollo dove annotare circolari in uscita e lettere in entrata. A parte la carenza di dosi, che non vale come scusa se qualche migliaia sono ancora nel frigorifero e se tra non molto anche AstraZeneca sarà certamente autorizzato per ultra 65enni, servirebbe ancora effettuare quasi 7 milioni di vaccinazioni in meno di un anno, escludendo circa 400 mila dosi perché già erogate o risparmiate come seconda dose di richiamo per i guariti.
Salvo evoluzioni del tipo di vaccini disponibili, dunque, ne deriva che per raggiungere l’obiettivo servano quasi quattrocento postazioni al lavoro ininterrottamente.
Operazione cioè impossibile da realizzarsi con organizzazione frammentata e diffusa, magari utilizzando strutture ospedaliere o centri vaccinali territoriali, per le seguenti ragioni: l’impossibilità di garantire quasi 400 équipe complete; la difficoltà logistica di assicurare i distanziamenti di sicurezza; l’impossibilità di mantenere alti tassi giornalieri di ingressi e di uscite.
Per questo motivo c’è la necessità di allestire grandi strutture in aree prossime alla rete stradale di grande percorrenza, con ampi parcheggi, e perciò in grado di contenere un alto numero di cubicoli così da ottimizzare i tempi, le unità di personale disponibile e la loro turnazione”.

Ematologia Perrino, Amati: “Quanto bisogna attendere per una firma che serve a salvare vite umane da leucemia? Ho sollecitato”

“Serve autorizzare immediatamente il reparto di ematologia del Perrino all’apertura dello sportello del Registro italiano donatori midollo osseo (IBMDR), così da consentire una maggiore possibilità nella cura di leucemie, linfomi e mielomi attraverso i trapianti da donatori non familiari iscritti nei Registri autorizzati di midollo osseo o nelle Banche placentari autorizzate. Insomma, una semplice firma su un pezzo di carta per salvare vite umane. Per questo ho provveduto oggi a sollecitare il Dipartimento Salute della Regione al rilascio dell’autorizzazione”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

“Nell’Unità operativa di ematologia del Perrino di Brindisi, diretto dall’eccellente Dott. Domenico Pastore, si eseguono già i trapianti da donatore familiare (padre, madre, fratello, sorella). Il Centro di Brindisi realizza già più di 20 trapianti di questo tipo a biennio e in tale qualità potrebbe accedere alla possibilità di effettuare trapianti da donatori non familiari iscritti negli appositi registri. Insomma, un notevole ampliamento delle possibilità di cura, alla ricerca del donatore compatibile.

L’Unità operativa di ematologia di Brindisi, peraltro, ha già ottenuto l’autorizzazione all’apertura dello sportello dal Centro Regionale Trapianti, coordinato dal Prof. Loreto Gesualdo.

Per poter avviare concretamente l’attività, che consiste in una ricerca di compatibilità su donatori italiani ed esteri, ampliando dunque di gran lunga le possibilità di cura ed evitando fenomeni di mobilità passiva, serve solo l’autorizzazione della Regione, che spero arrivi in poche ore. In queste questioni non c’è intralcio burocratico in grado di giustificare ritardi, né serve eventualmente raccontarli perché quel tempo è ben impiegato solo se utilizzato nel risolverli”.