L’amore e l’intelligenza artificiale. Il mio articolo per La Gazzetta del Mezzogiorno

Ma l’amore potrà essere aiutato e controllato dall’Intelligenza Artificiale?

È un’ipotesi plausibile e forse vicina: app capaci di leggere i battiti, interpretare gli sguardi, consigliare una pausa o suggerire se vale ancora la pena restare insieme. Come nel film “Quello che le donne vogliono”, ma con l’algoritmo al posto del pensiero magico.
Ma allora, cosa resterà di davvero umano?
Forse un’unica cosa: restare. Anche quando tutto sembrerà andare a rotoli e l’’AI ci dirà “fuggi”.
Perché l’amore non è solo ciò che si sente. E anche ciò che si decide di non smettere di sentire. Nonostante tutto.

Questo e altro nel mio articolo di oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno.

 

L’IA, una scuola di giudizio per leader e partiti – Il mio articolo su Corriere del Mezzogiorno

L’intelligenza artificiale (IA) sta per entrare in politica, riformando i partiti e i loro leader.

Niente più giochi di parole: tra poco si giocherà con i dati, alla portata di tutti. Tutti potranno giudicare, con un clic, la verità e la bugia.
Non si potranno dire più schiocchezze e non ci saranno leader eletti per aver detto la migliore schiocchezza, o per aver eccitato il consenso su opinioni prive di realismo,
L’IA sarà ritenuta attendibile perché non chiederà voti ma pretenderà coerenza.
È il probabile addio ai leader che non sanno nulla, che eccitando le paure sulla base di un “secondo me” che esiste solo nella loro mente.
Sta per arrivare il clic che giudica, senza avere simpatia.
E chi non sarà vero, sarà fuori.

Questo e altro nel mio articolo “L’IA, una scuola di giudizio per leader e partiti”, pubblicato oggi sul Corriere del Mezzogiorno.

Il fine vita non è resa ma libertà e senso del limite – Il mio articolo su La Gazzetta del Mezzogiorno

Il fine vita non è un’eresia, ma libertà e senso del limite

E mentre la Corte costituzionale ha dato già nel 2018 il suo nulla osta, con un invito a legiferare, i politici che fanno? Rimandano.

Nel mio articolo su La Gazzetta del Mezzogiorno torno a parlare di fine vita tra diritto, coscienza e responsabilità pubblica.
Perché non si può continuare a evitare il voto nascondendosi dietro le parole.

Leggi l’articolo completo:

Papa Leone e l’IA: una rivoluzione umana – Il mio articolo su La Gazzetta del Mezzogiorno

La Chiesa entra nella rivoluzione dell’intelligenza artificiale con coraggio e responsabilità.

Dopo l’attenzione prudente di Papa Francesco, Papa Leone XIV rilancia: l’IA è una sfida da umanizzare, non da temere. Libertà, dignità e giustizia digitale sono al centro del nuovo magistero.

Questo e altro nel mio articolo pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno

Habemus Papam. E che Papam – Il mio articolo su La Gazzetta del Mezzogiorno

Habemus Papam. E che Papam.

Leone XIV. Americano, sobrio, studioso dei Padri della Chiesa.
È salito in loggia con mozzetta e stola: segni d’autorità del messaggio, non del messaggero.
E ha parlato come parla un cristiano.

Ha detto che Cristo è risorto, e che tutto ciò che si dice di un Papa, se tolto da questa verità, è vano.
Ha detto che la Pace viene da Dio, ma che tocca agli uomini raggiungerla attraverso la Giustizia.
E che la pace vera non è la resa del più debole.

Non ha parlato ai politici, né per i politici.
Ha parlato di Dio.
E quel parlare serve anche a chi non crede: perché in quella Parola, in quella Letteratura, c’è tutto ciò che può rendere la vita civile e libera.

Ne scrivo oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno

LLAMantino: l’unico modello d’Intelligenza Artificiale che parla italiano e viene dalla Puglia – Il mio articolo su La Gazzetta del Mezzogiorno

È il primo grande modello generalista interamente in lingua italiana, nato all’Università di Bari, grazie al lavoro del Prof. Gianni Semeraro e dei suoi straordinari collaboratori.
È pubblico, open source, trasparente. È pugliese.
La Puglia può guidare l’Europa verso un’IA democratica, etica, utile.
Proviamolo. Usiamolo. Diffondiamolo.
Leggi l’articolo che ho scritto oggi per La Gazzetta del Mezzogiorno

È il mercato l’antidoto a dazi e sovranismo

È il mercato l’antidoto a dazi e sovranismo

Quando i politici perdono il senno e la democrazia vacilla, l’economia di mercato – fredda, impersonale, ma implacabilmente razionale – resta spesso l’ultimo argine contro il disordine e l’insensatezza. Non sarà il massimo della poesia, ma ha il pregio di dire la verità in tempi di delirio.
Nel mondo agitato dalle derive sovraniste e nazionaliste, dai dazi che dividono, dai muri che chiudono e dalle parole d’ordine gridate senza idee né pensieri, sorge una domanda: chi può fermare la corsa verso l’insensatezza, senza dover attendere il meccanismo lento delle urne? La risposta è semplice, spiazzante e implacabile: l’economia di mercato.
Sta accadendo con Donald Trump, idolatrato fino al momento in cui le borse – molto meno sentimentali degli elettori – hanno cominciato a stropicciarsi gli occhi. A quel punto, anche da questa parte dell’Atlantico, qualcuno ha iniziato a fare i conti con l’imbarazzo del guardaroba: dopo aver provato a indossare l’abito buono del patriottismo trumpiano, Giorgia Meloni si ritrova oggi a spiegare ai suoi patrioti che nel patriottismo, come nei saldi, c’è sempre qualcuno più svelto di te a prendersi la tua vetrina e a svuotare le tasche dei tuoi sostenitori.
Accadde con Silvio Berlusconi, quando i mercati, con l’impassibilità crudele degli spread, decretarono la fine di un’epoca, aprendo la strada al Governo Monti. Non fu un voto a detronizzarlo né la dissoluzione della sua maggioranza, ma il giudizio silenzioso e tagliente di chi compra e vende titoli di Stato. Il tutto senza bisogno di conferenze stampa.
E allora diciamolo con chiarezza: la democrazia e l’economia di mercato non sono in conflitto, come vuol far credere l’alleanza tra finti progressisti e veri reazionari. Sono, piuttosto, due facce della stessa medaglia. L’una presuppone l’altra, la sostiene, la limita, la rafforza. Dove manca la libertà economica, anche quella politica si inaridisce. Dove non c’è pluralismo produttivo, anche quello delle idee si spegne. E in assenza di concorrenza, tutto si appiattisce, compresi prezzi e pensieri.
Questo non significa santificare il mercato, perché nelle cose della vita non c’è nulla di profondamente sacro oltre il Sacro, ma riconoscerne il ruolo di sentinella. Quando la politica impazzisce, il mercato si ribella. Non per moralismo, ma per istinto di sopravvivenza. E tuttavia, in quel calcolo c’è una forma rozza ma reale di razionalità collettiva. È come il vento nel deserto: non lo vedi, ma appena comincia ad alzarsi un po’ di sabbia capisci subito l’arrivo prossimo della tempesta.
Da qui una seconda domanda, ancora più urgente: può davvero dirsi democratico, nel profondo, chi lotta contro l’economia di mercato, agitando disuguaglianze che sarebbero invece ben più gravi con sistemi a maggiore controllo statale? Può esserlo chi sogna modelli chiusi, autocentrici, “decrescite felici” che somigliano più a una lapide sulla tomba che a un programma politico? La risposta, se si ha il coraggio di guardare in faccia la realtà, è no. Non si dà democrazia senza mercato. Non si dà pluralismo senza concorrenza. Non si dà libertà senza possibilità.
Un sincero democratico, privo di ideologismi, di utopie vintage e di retoriche illusorie, non combatte il mercato. Lo regola, sempre con l’impronta della libertà, per non farne un giardino esclusivo ma nemmeno un campo abbandonato. Sa che il mercato può essere nel brevissimo termine iniquo, correggendo per questo e con parsimonia qualche effetto, ma sa anche che ogni alternativa ha sempre prodotto meno giustizia e meno libertà. E non si fa incantare da chi, per combattere il “mercato”, finisce per barattare la libertà con l’uguale infelicità.
Nel tempo dei sovranismi velleitari, l’economia di mercato resta una forma di ragione. E spesso, l’ultima trincea della democrazia. Bisognerebbe ricordarselo prima di scagliare l’ennesimo anatema contro “il mercato”. Perché a volte è proprio lui, con i suoi freddi numeri, a dire ciò che i politici non osano neanche pensare. «E se questi taceranno, grideranno le pietre»? (Lc 19,40). Sì. Nel nostro caso, quelle pietre si chiamano spread, deficit, disoccupazione.
Fabiano Amati

Articolo Gazzetta 19 apr 2025

Vietato vietare l’intelligenza artificiale a scuola

di FABIANO AMATI

dal Corriere del Mezzogiorno del 11 aprile 2025

Vietato vietare l’intelligenza artificiale a scuola

Il divieto di usare l’intelligenza artificiale a scuola non è un atto educativo. È un istinto.
Un riflesso condizionato, come quello di chi chiude gli occhi davanti a una luce troppo intensa. Solo che qui la luce è quella del futuro. E a chiuderli, come spesso accade, sono gli adulti.

Non c’è pedagogia nel proibizionismo digitale: c’è solo paura. Paura di perdere il controllo, del confronto, del ribaltamento gerarchico: il docente che inciampa, l’alunno che vola.
E allora via coi divieti, come se bastasse spegnere il router per bloccare una rivoluzione epocale.
Ma lo sappiamo: i divieti non arrestano la realtà. La clandestinizzano. E spesso la esaltano.

Così nasce una scuola schizofrenica: si chiede spirito critico, ma si proibisce lo strumento che oggi più di ogni altro potrebbe esercitarlo. Si parla di futuro, ma si ragiona con l’eco del passato.

Il problema vero non è (solo) pedagogico. È generazionale.
Da un lato, studenti che usano l’intelligenza artificiale come estensione del pensiero e trovano ogni via — bravi! — per eludere i divieti. Un po’ come i predecessori con le cartucciere.
Dall’altro, docenti spesso in difficoltà a cogliere la portata della rivoluzione in corso, che reagiscono reclamando lo scudo della proibizione.

Ma vietare ciò che non si conosce è una forma passiva di censura, e insieme un modo garbato per mascherare i ritardi di adattamento.

La soluzione è semplice: non vietare l’IA agli studenti, ma imporne la conoscenza agli insegnanti.
Formazione obbligatoria, estesa, continua. Non per umiliare nessuno, ma per rimettere tutti in pari.
Non con il metro della gerarchia scolastica, ma con quello della realtà, che — nel campo dell’IA — sta già capovolgendo ogni gerarchia.

Solo così sarà possibile valutare non l’assenza dell’IA, ma la qualità del suo uso. Come si fa con qualsiasi strumento: la calcolatrice, la grammatica, il cervello.

L’autenticità del pensiero non risiede nei divieti, ma nella capacità di guidare la macchina.
Il vero discrimine oggi non è tra chi copia e chi non copia, ma tra chi sa usare l’intelligenza artificiale e chi no.

E per chi teme la sparizione della voce umana, c’è un rimedio antico e potente: ridare valore alla memoria, alla letteratura, alla prova orale.
Imparare poesie — unione semantica di “fare” e “sentire” —, allenare la mente a costruire frasi, immagini, nessi, idee.
E poi darli in pasto alla macchina, sì. Ma non per farsi sostituire: per farsi potenziare.

Chi avrà usato bene l’IA farà anche una grande interrogazione.
Perché non avrà copiato, ma costruito. Non si sarà nascosto, ma si sarà rivelato meglio.
Lo sforzo starà tutto nella capacità degli insegnanti di riconoscere l’intelligenza, anche quando è aumentata.

Un legislatore degno di questo nome non può proteggere chi rifiuta il cambiamento per paura, ma chi deve imparare per vivere nel mondo con gli strumenti della modernità.
Un Paese non muore per i giovani che non sanno, ma per gli adulti che non vogliono più imparare.
Si invecchia davvero quando si comincia a difendere il cervello già pieno, invece di onorare quello ancora da riempire.

Ecco perché la politica deve stare dalla parte del cervello vuoto, non dell’ego pieno.
È da lì che si rinasce.
Con mente aperta. E connessione attiva.

Nuovo ospedale Monopoli-Fasano, Amati: “Avviati i lavori per la realizzazione delle strade. Almeno la prima strada pronta per luglio”

Comunicato stampa del consigliere e assessore regionale Fabiano Amati.

“Sono stati avviati i lavori di realizzazione della prima strada di accesso al nuovo ospedale Monopoli-Fasano. Nel programma dei lavori si prevede di completare entro luglio l’ampliamento della strada d’accesso all’ingresso principale (vedi foto) così da consentire l’avvio dell’attività ospedaliera, per poi realizzare l’ampliamento dell’ulteriore strada d’accesso al Pronto soccorso e l’ampliamento della strada di collegamento tra l’una e l’altra.
I lavori di realizzazione del sistema di viabilità sono stati aggiudicati alla Doronzo infrastrutture s.r.l. di Barletta, con un ribasso del 24,50% e per un importo contrattuale di euro 7.314.778,02 (di cui euro 5.916.642,91 per lavori, euro 1.218.475,05 per costi della manodopera ed euro 179.660,06 per oneri relativi alla sicurezza), oltre IVA come per legge.
Le risorse utilizzate per la realizzazione del sistema viario, sono state finanziate con il bilancio autonomo della Regione”.

La strada al centro dei primi interventi di ampliamento