





“O sfregiamo la burocrazia oppure sarà la fame. Subito un provvedimento amministrativo su autocertificazione generalizzata e unico decisore. In mancanza, nella prima occasione utile, presenteremo una norma, perché non abbiamo intenzione di restare in silenzio e renderci complici di un prevedibile scempio di lavoro e di speranze”.
Lo dichiarano i consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Gianni Liviano e Donato Pentassuglia.
“Disporre l’impiego di centinaia di milioni, come i 450 regionali, e sottoporli – spiegano – a una giuria impettita e con stipendi mensili assicurati, composta in media da almeno tre burocrati, assistiti da tre sotto-burocrati ciascuno, per un totale di dodici controllori che finiscono per controllarsi tra loro, significa ottenere risultati opposti al problema che si vuole risolvere – puntualizzano i Consiglieri –. Si parte, cioè, per spegnere il fuoco e ci si ritrova a soffiarci sopra. Qua non c’è nessuna persona o settore che non abbia subito gli effetti della crisi e che non abbia il diritto di ottenere il sostegno possibile nel tempo di un clic. L’annuncio di una qualsiasi manovra milionaria non ha credibilità sino a quando non si trasforma in accrediti sul conto corrente”.
“Dobbiamo perciò combattere aspramente contro la tendenza burocratica a moltiplicare i procedimenti”, aggiungono i quattro consiglieri regionali. “Un fenomeno ormai tribale, considerato – sottolineano – il livello tecnologico raggiunto, e ampiamente conosciuto sotto il nome della legge di Parkinson: ‘Il lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo disponibile; più è il tempo e più il lavoro sembra importante e impegnativo’. Dunque, poiché è tutto noto e non ci sono più giustificazioni in grado di reggere di fronte all’emergenza, salvo giustificare un intollerabile senso di disumanità, proponiamo di dichiarare concluso con una delibera della Giunta regionale il tempo di studi, convegni, istanze, integrazioni, verifiche, piani, programmi, tavoli, task force, commissioni ecc., con la più grande sburocratizzazione regionale nei pagamenti e nei procedimenti. Diversamente – dichiarano infine – proporremo una norma alla prima occasione utile, per sancire la nostra dissociazione a ogni forma di eccesso burocratico”.
“La Fase 2 approda martedì prossimo (21 aprile) nelle Commissioni I e IV, con l’audizione del Presidente Michele Emiliano e dei dirigenti Vito Montanaro, Pier Luigi Lopalco, Angelo Albanese, Pasquale Orlando e Antonio De Vito. Le audizioni sono state richieste dai Consiglieri regionali Francesca Franzoso, Ignazio Zullo e Sergio Blasi”.
Lo comunicano i Presidenti delle Commissioni Bilancio, Programmazione e Attività produttive Fabiano Amati e Donato Pentassuglia.
“Purtroppo, non c’è settore che non abbia bisogno di sostegno economico a fronte di una disponibilità di risorse insufficiente a soddisfarlo. E poiché i fondi pubblici europei, nazionali, regionali e locali non vengono da un altro pianeta ma derivano dalle tasse pagate dai cittadini, è necessario valutare con attenzione i bisogni e le priorità, perché l’accortezza da avere è sempre la stessa: provare ad aiutare tutti senza nuove tasse. In questo consiste la così detta ‘Fase 2’, cioè l’intreccio tra l’emergenza sanitaria da contenere e le necessità economiche da sostenere. Un lavoro di cacciavite faticoso e attento – aggiungono i Consiglieri –, privo di gloria e ricco di sicuro dissenso, focalizzato non tanto a diagnosticare la gravità del dramma, cioè ciò che è noto a tutti, oppure l’elenco dei bisogni, cioè tutti i settori e nessuno escluso, ma a cercare il ‘come si fa’ a venire fuori dalla crisi. In altre parole, una scelta tra priorità che di per sé presuppone critiche”.
“Per questo – concludono Amati e Pentassuglia – è opportuno condividere quanto più possibile, maggioranza e opposizione, il percorso sulla rimodulazione delle risorse europee e sulle misure straordinarie e urgenti per fronteggiare l’emergenza Covid-19 e sostenere l’economia, così come richiesto dai colleghi Zullo e Franzoso, sulle risorse necessarie e sulle modalità di attivazione della Fase 2 e, in particolare, su come e quali attività produttive far ripartire, come richiesto dal collega Blasi”.
Saremo tutti spiati in nome della legge. Fino a quando nel PD dovremo sopportare il grillismo con bava alla bocca?
Mentre l’attenzione era tutta rivolta al Coronavirus, il Parlamento approvava la nuova legge sullo Stato “spione”. E purtroppo con il voto favorevole del mio partito e una modifica liberticida proposta da Pietro Grasso.
Per giustificarsi sentiremo dire che si tratta di una legge per spazzare via la corruzione. Falso. È una scusa populista: cioè mascherare il male con le sembianze del bene; dirsi discepoli della legge per farsi vassalli del boia.
Si tratta invece di una legge che consente di trasformare il nostro telefonino in un microfono, con un trojan, così da spiarci ovunque e comunque; una legge per rendere legale l’intercettazione di tutte le nostre comunicazioni, violando arbitrariamente la libertà e il diritto costituzionale ad avere segreti. E tutto questo non più per cercare la prova dei reati ma per fabbricare reati stando comodamente in cuffia.
Saremo spiati tutti. Ricchi ma soprattutto poveri, potenti ma soprattutto deboli. Perché non lo sapete? Il rigore della legge colpisce di più e da sempre chi sta sui gradini più bassi della scala sociale. Il diritto penale della libertà, infatti, fu inventato proprio per tutelare le persone più fragili.
Ci spieranno non più per punire gravi reati fondati sulla violenza, sulla morte e sul terrore, ma per tenere sotto controllo ogni mossa, compresi i “peccati”, per realizzare in pienezza la Repubblica fondata sul diritto penale. La Repubblica del grande fratello.
Eppure la Corte di Cassazione a sezioni unite aveva già emesso il suo verdetto per garantire sulla intercettazioni sia la libertà che l’accertamento dei reati. Ma in Parlamento non sono stati contenti di vedere assicurata la soluzione concreta al problema: avevano voglia di sentire pure l’odore del sangue e di assecondare la politica con la “bava alla bocca” del più becero grillismo, con l’obiettivo di farsi notare con il volto crudele della legge per speculare qualche voto in più.
Mi secca molto vedere il mio partito votare leggi come questa, facendoci apparire al guinzaglio di un’alleanza di governo impegnata a consentire l’ingresso violento dello Stato nella “vita degli altri”, così come accadeva in Germania est attraverso la Stasi.
Ha ragione Marco Minniti: fino a quando dovremo sopportare?
Nella foto una scena del bellissimo film “Le vite degli altri”
Il presidente della Commissione Bilancio della Regione Puglia Fabiano Amati interverrà nel corso del progetto itinerante “Di Terra di Mare di Cielo” che si svolgerà a Monopoli sabato 22 febbraio alle ore 18,30 presso la Biblioteca civica “Rendella”. Per l’occasione, a nome del Consiglio regionale, Amati consegnerà trenta volumi sul tema del progetto giunto alla sua terza tappa. Al centro argomenti riguardanti i rischi naturali che colpiscono il pianeta, dalle emergenze agli interventi per frenare, ridurre o arginare le conseguenze dovute a certi eventi naturali.
Il progetto “Di Terra di Mare di Cielo” nasce da un’idea della storica dell’arte Lia De Venere, realizzato dall’associazione culturale ETRA E.T.S. e promosso dalla Biblioteca del Consiglio della Regione Puglia “Teca del Mediterraneo”.
Per diverse settimane studiosi, esperti e artisti, raccontano la loro idea di tutela e di recupero dell’ambiente.
Sei sono le biblioteche interessate dal progetto: Manfredonia, Trani, Martina Franca, Monopoli, Galatina, S. Vito dei Normanni. Le opere d’arte resteranno esposte per almeno 3 settimane nella sede dell’evento.
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L’incontro sarà aperto dal sindaco Angelo Annese accompagnato dall’assessore alla cultura Rosanna Perricci. Seguirà l’intervento del consigliere regionale Fabiano Amati per la consegna dei trenta volumi sul tema del progetto alla Biblioteca “Rendella” a nome del Consiglio della Regione Puglia.
A seguire, la storica dell’arte Lia De Venere, presenterà Echi, l’installazione dell’artista Raffaele Fiorella. Parlerà di rischi naturali dal punto di vista scientifico Silvia Peppoloni, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e autrice del libro “Convivere con i rischi naturali. Conoscerli per difendersi” intervista da Federica Cotecchia, docente di Ingegneria geotecnica al Politecnico di Bari.
“È successo ieri. L’ospedale ‘Perrino’ di Brindisi è il primo ospedale pubblico italiano in cui è stato impiantato un neurostimolatore di ultimissima generazione, in paziente affetto da malattia di Parkinson. Grazie all’équipe di neurochirurghi e neurologi e ai manager dell’Asl. Ogni giorno nella sanità pubblica succedono cose bellissime, che purtroppo vengono silenziate dal grave problema delle liste d’attesa”.
Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, Presidente della Commissione regionale bilancio, commentando l’impianto di un nuovo e avanzatissimo neurostimolatore per la DBS (stimolazione cerebrale profonda), il Medtronic Percept PC con tecnologia BrainSense, effettuato nella giornata di ieri, 18 febbraio, in un paziente affetto da malattia di Parkinson.
“Non molti sanno che il ‘Perrino’ di Brindisi è sede del Centro regionale di Chirurgia funzionale della malattia di Parkinson. Dal 26 gennaio 2017, data del primo impianto in Puglia, sono stati effettuati 26 interventi. Quello di ieri è il ventisettesimo e si caratterizza per essere il primo intervento italiano in struttura pubblica e il secondo in generale. I neurostimolatori, collegati al cervello con elettrodi, sono impiantati nella zona toracica sottoclaveare e servono a garantire una maggiore efficienza nei frequenti procedimenti di regolazione.
L’èquipe che ha eseguito l’intervento è composta da: Francesco Romeo, Responsabile dell’U.O.C. di Neurochirurgia; Piermassimo Proto, neurochirurgo; Bruno Passarella, Direttore dell’U.O.C. di Neurologia; Francesca Spagnolo, neurologa Referente per la malattia di Parkinson e i disordini del movimento; Emanuela Leopizzi, neurofisiopatologa; Marco Frizzi, tecnico di Neurofisiopatologia e Fabrizio Picoco, anestesista”.
Il presidente della Commissione bilancio della Regione Puglia Fabiano Amati, in vista delle prossime Elezioni regionali, sarà ospite negli studi televisivi di Studio 100 giovedì 13 febbraio per una trasmissione in diretta alle ore 16 sulla pagina Facebook “Studio 100 Brindisi” e successivamente in onda alle ore 21 sui canali 15 e 187 del digitale.
Domani (mercoledì 29 gennaio), alle ore 18.00, nella sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Francavilla Fontana (in piazza Umberto I, 31/35), sarà presentato il libro La storia assetata. Cent’anni di Acquedotto (Faso Editrice) di Fabiano Amati, Consigliere regionale e Presidente della Commissione Bilancio. Il volume sui cent’anni dell’Acquedotto Pugliese, con prefazione di Giuseppe De Tomaso (direttore de «La Gazzetta del Mezzogiorno»), traccia un percorso nella storia della più grandiosa opera infrastrutturale realizzata dopo l’Unità di Italia attraverso i suoi protagonisti, corredato da ampio materiale fotografico.
Relatore della serata sarà il prof. Domenico Camarda. Porteranno il loro saluto Cosimo Rocco Franciosa, Presidente della S.O.M.S.; il sindaco di Francavilla, avv. Antonello De Nuzzo; il sindaco di Caposele, dott. Lorenzo Melillo; l’ing. Lucio Venditti, Responsabile Grandi Vettori e Serbatoi AQP. A concludere l’appuntamento sarà l’intervento di Amati.
L’incontro è a ingresso libero e aperto alla cittadinanza.
“Credo che alla prossima riunione di maggioranza sarà indispensabile parlare con chiarezza, e senza nascondersi, del progetto AQP di costituire una società con i privati per la ricerca perdite e risanamento reti. La Giunta ha dato la sua approvazione, ma io resto contrario per i motivi che ho ampiamente esposto. A questo punto è opportuno capire quale programma si intende presentare agli elettori”.
Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, con riferimento al Piano industriale AQP approvato dalla Giunta regionale il 30.12.2019.
“Costituire una società mista pubblico-privato – puntualizza Amati – comporta notevoli problemi tecnici e politici. Nei mesi scorsi li ho dettagliatamente esposti, senza ricevere alcuna risposta. Speriamo che nella prossima settimana si chiarisca definitivamente la questione, perché sulle modalità di gestione della risorsa idrica in Puglia non si possono ammettere ambiguità”.
Consigliere regionale del Pd, Fabiano Amati non ha seguito nella scissione il suo ex leader di riferimento, Matteo Renzi, ma è da tempo, insieme ai colleghi di C-Entra il Futuro, l’anima critica del governo Emiliano nell’ambito della coalizione di centrosinistra. Si è candidato alle primarie contro il presidente uscente, arrivando secondo.
Amati, il presidente Emiliano dichiara di accogliere a braccia aperte, contro il pericolo leghista, gli amici di Matteo Renzi e Carlo Calenda che hanno annunciato una candidatura alternativa alla sua alle prossime regionali. Timore di perdere?
«Ripeto da mesi che occorre costruire un’alleanza larga».
Per ricomporre la frattura con Renzi e Calenda, sono, quindi, sufficienti le braccia aperte del presidente uscente?
«No, quello è solo politicismo. Poi, se uno per mesi ha offeso con parole simili a pugnalate al cuore, avendo pure torto, sia Renzi che Calenda, non ci si può limitare a dire che i barbari sono alle porte, alias Matteo Salvini. Peraltro, è un argomento offensivo nei riguardi di tante persone che, purtroppo, hanno deciso di votare Salvini e che con questo atteggiamento, vengono spinti tra le braccia leghiste ancora più rapidamente. Forse bisognerebbe usare argomentazioni più realistiche e cioè che Salvini ha un progetto nordista contro il sud, che in materia di autonomia – alla quale da queste parti abbiamo dato pure retta – qualche mese fa voleva toglierci 682 milioni all’anno sul fondo sanitario. In ogni caso, non basta dire tutti uniti contro il progetto nordista. D’altronde, al governo abbiamo un ministro – pugliese, di casa nostra, brava, che è Teresa Bellanova – che sostiene esattamente le stesse cose che dicono Renzi e Calenda».
Dunque?
«In questo momento, la cosa migliore da fare per Emiliano sarebbe chiedere scusa. Scuse che andrebbero date non alla fine di un negoziato politicista, cioè le tue scuse contro il mio sostegno elettorale, ma come atto spontaneo. Ne guadagneremmo soprattutto in verità con la conseguente conquista dell’unità».
Perché Emiliano dovrebbe chiedere scusa?
«Perché i governi Pd, Renzi e Gentiloni, assieme ai parlamentari Pd, ma non solo, avevano ragione su Ilva, xylella e Tap».
Emiliano sostiene di aver avuto ragione lui.
«Vediamo i fatti. L’attuale piano ambientale e industriale di Ilya non è altro che quello Gentiloni-Calenda che prevede già la decarbonizzazione, superate le sei milioni di tonnellate come dettato dall’Aia. L’attuale governo Conte dice la stessa cosa. Emiliano sostiene la decarbonizzazione, che al momento non può che essere parziale, cioè il piano Gentiloni-Calenda. Sulla xylella, vorrei solo ricordare che il batterio che fa strage degli ulivi oggi è alle porte di Monopoli e si dirige pericolosamente verso Taranto. E dopo tante battaglie, Tap c’è e va avanti e noi abbiamo anche ridotto il potenziale negoziale per avere le royalty o le compensazioni ambientali».
Xylella, ma anche Psr.
«Registriamo un clamoroso il ritardo. Nel 2016 avevo presentato una proposta di legge per la creazione di un organismo unico di valutazione della spesa dei fondi europei. La giunta Emiliano ha espresso parere negativo. In Emilia Romagna, per esempio, dove ce l’hanno, hanno fatto molto meglio di noi».
Anche sulla sanità Emiliano rivendica ottimi risultati.
«La sanità pugliese ha luci che vengono offuscate in maniera clamorosa da un’unica ombra: i tempi di attesa tropPo lunghi, al punto che questi riescono a spazzare via le cose buone che ci sono anche grazie alle competenze degli operatori sanitari e degli amministratori».
Ritiene che Michele Emiliano sia pienamente legittimato dalle primarie scorse?
«Noi stiamo dove siamo sempre stati. Poiché ho la responsabilità di un gruppo politico di amici che mi hanno sostenuto, a cominciare dai colleghi consiglieri regionali, mi sono impegnato con loro a condividere ogni dichiarazione. Non abbiamo bisogno di declinare continuamente le nostre generalità».
Qui l’intervista in formato PDF:

