Covid-19: “10 milioni per persone fragili e autonomi. Proposta di legge firmata da componenti PD della I Commissione”

“10 milioni ai comuni per distribuirli alle persone in estrema fragilità e agli autonomi non considerati dai provvedimenti statali. Abbiamo presentato una proposta di legge. Subito in Commissione e Consiglio regionale”.

Lo comunica il Presidente Commissione bilancio Fabiano Amati (Presidente), sottoscrittore della proposta di legge con gli altri componenti PD della I Commissione bilancio: Ruggiero Mennea (vice-Presidente), Sergio Blasi e Donato Pentassuglia (componenti).

“La dichiarazione di pandemia da Coronavirus (Covid-19) e i conseguenti provvedimenti di contenimento sociale suggeriti dal mondo scientifico quale unica possibilità di diluizione nel tempo del numero dei contagiati, così da gestire al meglio la domanda di cure specialistiche, ha fatto emergere numerosi problemi di ordine economico e sociale. Per fronteggiarli, le amministrazioni pubbliche, in particolare quella statale, stanno adottando provvedimenti contenenti numerose misure di sostegno per diverse categorie professionali. Per la dimensione del fenomeno e per l’entità sempre crescente del fabbisogno economico, risultano allo stato non considerate le esigenze di persone o nuclei familiari con particolari fragilità sociali – puntualizzano i Consiglieri Amati, Blasi, Mennea e Pentassuglia –, invisibili finanche agli ‘occhi’ di ogni forma in corso di sostegno economico-sociale, ovvero di lavoratori autonomi privi di reddito a seguito dell’emanazione dei provvedimenti di contenimento sociale e non destinatari – allo stato – di alcuna misura di sostegno prevista dalla normativa statale”.

“Per venire dunque incontro a tale problematica – proseguono – si propone di autorizzare la Giunta regionale all’utilizzo di euro 10 milioni da erogare di norma ai comuni per una gestione più rapida e efficiente, in proporzione al numero di abitanti (10.000.000 (stanziamento): 4.029.053 (abitanti Puglia) = € 2,48 / Esempio: Bari 319.482 x 2,48 = € 792,315).

È auspicabile, ovviamente, che la dotazione finanziaria possa essere ulteriormente ampliata nel corso dell’iter (rapidissimo) di approvazione della legge, stante l’estrema necessità di corrispondere a esigenze sempre crescenti e comunque meritevoli di attenzioni”.

 

 

Testo articolato della proposta di legge

Articolo 1
(Misure socio-economiche per pandemia Covid-19)

Al fine di fronteggiare le conseguenze socio-economiche derivanti dalla pandemia da Covid-19, la Giunta regionale è autorizzata all’adozione di appositi provvedimenti amministrativi con dotazione finanziaria in termini di competenza e cassa di euro 10 milioni.
I provvedimenti di cui al comma 1 devono essere diretti ad assicurare dignitose condizioni di sopravvivenza a soggetti o nuclei familiari con particolari fragilità sociali, privi di qualunque forma di assistenza economica in corso di erogazione, ovvero a lavoratori autonomi risultati privi di qualsiasi reddito a causa della pandemia da Covid-19 e non destinatari di misure di sostegno previste dalla normativa statale.
La gestione delle misure previste dal comma 2 è di norma effettuata dai comuni, ai quali deve essere liquidata una quota proporzionata al numero di abitanti dallo stanziamento complessivo.

Articolo 2
(Norma finanziaria)

Agli oneri derivanti dall’applicazione della presente legge si provvede col capitolo di spesa “Misure straordinarie per fronteggiare le conseguenze socio-economiche derivanti dalla pandemia Covid-19”, istituito nell’ambito del bilancio autonomo e con una dotazione finanziaria per l’esercizio finanziario 2020, in termini di competenza e cassa, di euro 10 milioni, prelevata dal Fondo leggi in corso di approvazione.

Più Europa: un dovere per il futuro / intervento di oggi su Nuovo Quotidiano di Puglia 

Nuovo Quotidiano di Puglia di lunedì 16 marzo 2020

Più Europa: un dovere per il futuro

di Amati Fabiano

 

Se tanto mi dà tanto, la giusta indignazione contro le sprovvedute parole di Christine Lagarde significa che abbiamo bisogno dell’Europa. Di più Europa di quanta non ce ne sia. Della cassa dell’Europa. Se l’Europa non ci servisse, o se il Coronavirus fosse arrivato per sentenziare la fine della presunta “dittatura europea”, nessuno avrebbe fatto caso alla gaffe del capo della Banca centrale. Si è visto mai qualcuno che si lamenta per non aver avuto una cosa che non vuole? Persino il Presidente Mattarella, uomo di pensieri equilibrati, e perciò misurato per gesti e parole, è sbottato: contro un’Europa che non può negare i benefici della sua grandezza a sostegno degli stati di cui si compone.

 

Più Europa significa assumere iniziative energiche e risolute, fare cioè “tutto il possibile”. Whatever it takes. Significa raccogliere le risorse necessarie a fronteggiare il disastro, accettando d’indebitare i cittadini europei. E già, perché spesso evitiamo di farci caso, eppure i debiti decisi dai governi non vanno sulla testa dei marziani, ma dei cittadini. Proporzionalmente, certo, con un auspicabile senso di giustizia sociale, ovvio, ma sempre sulla testa dei cittadini. Se non ci si accontenta di “mosse e mossisti”, allora, odi propaganda euro-matrigna, indebitarsi è l’unica alternativa alla regola del pareggio di bilancio, per fare nuove spese senza nuove tasse. A qualcuno che spende corrisponde sempre qualche altro che paga. Il patto di bilancio tra gli Stati europei non è come si vuole far credere un lucchetto chiuso su un forziere dove sono contenute risorse versate da non si sa chi, e che burocrati insensibili non vogliono sganciare affamando il popolo. Il patto di bilancio è una regola di convivenza valida anche nelle nostre famiglie, che si può derogare (indebitandosi) per resistere ai momenti più bui, tipo una pandemia, e non come alternativa alla produzione e al lavoro, oppure per finanziare una fabbrica di diritti senza doveri. Oggi siamo proprio a quel momento.

È il momento del debito e della deroga al patto di bilancio. E il momento di sostenere l’economia in disastro con maggiore spesa, però finanziata non da nuove tasse ma da indebitamento garantito dall’Europa Quando lo shock economico da Coronavirus è-assieme -di offerta (per i paesi più forti) e pure di domanda (peri paesi con un’economia più debole, come l’Italia), resistere per sopravvivere ha il significato di una scommessa sul futuro equivalente a un dovere. Un debito, appunto, che non a caso viene dal participio passato latino di debere, cioè un dovere. Il giudizio di Europa matrigna è allora un clamoroso difetto di percezione, cavalcato da politicanti che non avranno la possibilità di entrare per virtù nei libri di storia. Spesso, infatti, ci ritroviamo a raccontare un’Europa traditrice del suo ideale per via di troppo rigore o forza, quando in realtà la fonte del suo discredito è l’estrema debolezza. Una debolezza irrisolvibile sino a quando non le saranno concesse le prime caratteristiche di un’organizzazione politica autorevole e quindi in grado di farsi “materna”: le politiche comuni di bilancio, con annessa tassazione, e di difesa.

È questa Europa minorata di poteri che rende tutto più difficile, a maggior ragione nei momenti complicati, lasciando immeritato spazio a fatui e dannosissimi sentimenti nazionalisti. Più Europa che faccia tutto il possibile: è questa oggi la regola di buon senso accettata da tutti. Sia ricordato, però, che alla fine del dramma che stiamo vivendo, perché noi cela faremo e pure molto presto, l’Europa debole che in questa occasione non avremmo voluto vedere nemmeno per un istante non potrà essere combattuta screditando il suo ideale, ma chiedendo i maggiori poteri che le mancano. Un’Europa forte significa avere per davvero una cassa-forte. Una prodigiosa capacità di sviluppo, per i tempi normali, e d’indebitamento per i tempi speciali. In poche parole, far coincidere l’impegno a fare “tutto il possibile” con la certezza che “sarà abbastanza”. It will be enough.

Ecco l’intervento in formato PDF >>

Più Europa_Un dovere per il futuro

 

 

 

 

 

Effetti #IoRestoaCasa, Amati: “Un primo studio incoraggia a rispettare le misure di contenimento e ci convince a non mollare la guardia”

“La domanda più frequente in questi giorni è: ‘Ma il sacrificio di stare a casa sta avendo effetti?’. Al momento non possiamo ancora dirlo. Ovviamente. Ma ci sono buoni indizi a riguardo: c’è infatti un primo studio che ci incoraggia nel rispetto delle misure di contenimento e ci convince a non mollare la guardia. È uno studio breve e chiaro, realizzato sui dati delle cinque regioni italiane più colpite. Se le misure di contenimento paiono funzionare per quelle regioni, figurarsi per noi che abbiamo cominciato nella fase iniziale del contagio. Gli autori dello studio sono persone esperte nella materia, a cui dobbiamo guardare sempre con fiducia; facendo tacere i nostri rumori inesperti e urlando le lodi di chi sa. Grazie a Enrico M. Bucci (Temple University), Giuseppe De Nicolao (Università di Pavia), Enzo Marinari (Università di Roma “La Sapienza”) e Giorgio Parisi (Accademia Nazionale dei Lincei)”.
 
Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, Presidente della Commissione regionale bilancio.
 
“Lo studio Evoluzione regionale dell’epidemia di SARS-CoV-2 in Italia è stato reso noto nella giornata di ieri (12 marzo 2020): gli studiosi hanno deciso di considerare separatamente i dati delle principali regioni italiane, cioè quelle in cui ci siano casi sufficienti perché si possa tentare un’analisi sui dati più affidabili (morti, numero di ricoverati in terapia intensiva, numero totale di ricoverati). I confronti con comportamenti esponenziali, di raddoppiamento in intervalli di tempo costanti, sono quindi stati eseguiti sui dati provenienti da Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Marche. Per evidenziare eventuali cambiamenti rispetto a due settimane fa, si sono considerati per queste regioni gli ultimi cinque giorni di dati. L’analisi condotta – prosegue ancora Amati in merito allo studio – ha avuto due scopi: da una parte, la determinazione dello stato di avanzamento dell’epidemia nelle regioni prescelte, rispetto alla situazione in Lombardia; dall’altra la determinazione del tempo di raddoppiamento attuale in queste regioni”.
 
“Enrico Bucci, Giuseppe De Nicolao, Enzo Marinari e Giorgio Parisi hanno quindi osservato che l’avanzamento dell’epidemia nelle varie regioni sia grossolanamente correlato inversamente con la distanza dal focolaio lombardo, suggerendo che lo sviluppo sia iniziato in questa regione, diffondendosi poi a macchia d’olio nelle regioni via via più lontane, in buon accordo con l’ipotesi di un’epidemia unica. Lo studio mette in evidenza come il tempo di raddoppiamento complessivo è passato dagli iniziali 2,4 giorni a 3,4 giorni (stimato per i deceduti). Se si utilizzano i valori dei ricoverati o dei ricoverati in terapia intensiva, si ottengono valori leggermente superiori; questo probabilmente è legato all’attesa risposta ritardata della curva di crescita dei pazienti deceduti rispetto alle altre. Dunque, ‘gli effetti sul tempo di raddoppiamento osservati potrebbero essere forse correlati all’innalzamento di opportune barriere sociali, probabilmente autonomamente iniziate dai cittadini delle regioni colpite una decina di giorni fa, in seguito all’allarme sociale e in corrispondenza approssimativa con il cambio di registro comunicativo’ – spiegano nello studio –.  Tra qualche giorno sarà interessante studiare gli effetti aggiuntivi delle stringenti misure imposte pochi giorni fa dal governo, che – come ribadito in conclusione dai quattro studiosi – dovrebbero ulteriormente aumentare il tempo di raddoppiamento dei parametri seguiti”.

 

Studio in PDF >> Analisi-Regioni

 

 

Di fronte all’emergenza, le misure di risposta devono essere emergenziali / Intervista rilasciata a Corriere del Mezzogiorno Puglia

Corriere del Mezzogiorno Puglia e Matera di martedì 10 marzo 2020

INTERVISTA A FABIANO AMATI: «CONTROLLI SEVERI A CHI VIENE DAL NORD»

di Strippoli Francesco

Amati chiede misure ancora più severe. «Aspettare vuol dire dilatare il contagio. Le decisioni del governo erano blande». Il consigliere pd: zone rosse sui focolai e controlli per chi arriva da Milano

Il consigliere regionale Fabiano Amati (Pd) da giorni invocava provvedimenti «draconiani» contro l’epidemia, più duri di quelli assunti finora. Ieri ha firmato, con altri 9 colleghi, di maggioranza e opposizione, un appello rivolto al governo.

A cosa si deve questa iniziativa?

«Quando ci si trova di fronte all’emergenza, le misure di risposta devono essere emergenziali. E qui l’unico mezzo di emergenza sicuramente efficace, non essendoci farmaci, è la diluizione del contagio. Questo permetterebbe la giusta assistenza a chi eventualmente avesse bisogno di un ricovero ospedaliero, in particolare un letto in Terapia intensiva. Posto non sempre disponibile».

Cosa chiedete voi dieci consiglieri?

«Occorrono misure draconiane e severe per rallentare l’epidemia: sono indispensabili più nella fase iniziale del contagio, come è ora in Puglia, che nella fase esplosiva, quando perdono efficacia. Tutta la questione ruota attorno a questo principio di matematica epidemiologica. Siamo arrivati a scrivere l’appello dopo aver consultato decine di esperti, persone che studiano da lungo tempo la questione».

Vi siete avvalsi di esperti: perché non considerati degni di attenzione gli esperti che collaborano con il governo?

«Nessun giudizio sui tecnici che lavorano a Roma. Noi esprimiamo un giudizio sui provvedimenti del governo: sono blandi, senza dubbio. Gli esperti servono a costruire le opzioni del politico, cui tocca decidere. Le decisioni di queste ore non ci sembrano andare nella direzione di una battaglia seria e credibile. Ne vuole un esempio»?

Prego.

«Il primo testo uscito dal Consiglio dei ministri invitava a “evitare in modo assoluto” di uscire dalla nuova zona di contenimento. Nella seconda versione, è stato cancellato “in modo assoluto” ed è diventato un invito a “evitare”. Gli inviti si fanno al compleanno, se è permessa una battuta».

Andiamo al dunque.

«Quando vige uno stato di emergenza, come questo, si sospendono le libertà per preservare la salute di tutti. Infatti i provvedimenti emergenziali sono previsti in Costituzione e si fronteggiano con obblighi, non con inviti. Torno al punto: se gli esperti del governo hanno suggerito i metodi blandi che si sono decisi — in contrasto con la matematica epidemiologica e la curva del contagio — noi non siamo d’accordo».

Qual è la vostra proposta?

«Chiediamo provvedimenti per isolare i Comuni che presentano focolai. Il caso di San Marco in Lamis? Non tocca a me dirlo, spetta ai virologi decidere, ma sapendo di poter utilizzare la misura. Bisogna fare qui quello che si è fatto nella ex zona rossa, per evitare la fase esplosiva dell’infezione. Cioè quello che è successo in Lombardia, fuori dalla zona rossa, dove una settimana fa si diceva Milano non si ferma».

Ci sono altre proposte?

«Occorre coordinare lo scambio di medici e malati tra Regioni confinanti per alleggerire il peso sanitario; poi il controllo in stazioni e aeroporti dei passeggeri in arrivo dalle zone rosse; stessa cosa ai caselli autostradali; infine una deroga alle norme di finanza pubblica per agevolare le spese sanitarie; infine sostegno al mondo del lavoro e delle imprese».

Cosa pensa della nomina del professor Lopalco al coordinamento pugliese della lotta al virus?

«Ottima persona e professionista. Nella mia battaglia per l’obbligo vaccinale presi ispirazione dai suoi studi. Era il tempo in cui si contrastava l’obbligo vaccinale, anche nelle istituzioni. C’è bisogno di grande spavento per mettere l’amministrazione pubblica sulla strada della prova scientifica».

Sembra riferirsi al presidente Emiliano.

«Lo sta dicendo lei. Ricordo che in Consiglio regionale fui attaccato più volte, ma ora non voglio alimentare alcuna polemica. Ora siamo tutti preoccupati e spaventati».

Concorda con l’idea che i regimi autoritari combattono più facilmente le epidemie?

«Capisco cosa intende dire. Io penso che in questo momento abbiamo il governo che ci meritiamo, ma di cui non abbiamo bisogno. La democrazia, e la nostra Costituzione, sono sufficienti per i provvedimenti di emergenza di cui necessitiamo. Ma tante volte, si veda il caso xylella, si decide immaginando le reazioni dell’opinione pubblica, compresa la sua credulità. Questa non è democrazia, è la dittatura dell’ignoranza, con cui non si progredisce e non si curano le malattie».

La Costituzione e la democrazia consentono atti e decisioni dal carattere straordinario. In situazioni che sono di emergenza occorrono misure di equivalente emergenza.

 

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Intervista_Corriere

 

Coronavirus, dieci consiglieri regionali: “Sei richieste al Governo nazionale, prima che sia troppo tardi”

C’è bisogno di misure severissime, prima che sia troppo tardi. E per questo abbiamo rivolto sei richieste al Governo nazionale per altrettante misure chiare e rigide. È noto, infatti, che il contenimento più rigoroso va applicato nelle regioni relativamente poco colpite dal virus, ancor più che in quelle ove ormai il focolaio è in piena espansione”.

È questa la richiesta inoltrata oggi al Governo nazionale dai consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Paolo Campo, Enzo Colonna, Mario Conca, Francesca Franzoso, Gianni Liviano, Peppino Longo, Donato Pentassuglia e Domenico Santorsola.

“Le uniche misure la cui efficacia è provata nel diminuire sia l’entità del numero giornaliero di infetti che il picco massimo raggiunto sono quelle di contenimento sociale, cioè tutte le misure che diminuiscono il numero di contatti giornalieri tra le persone. Ma queste misure perdono efficacia man mano che il tempo trascorre dall’accendersi di un nuovo focolaio epidemico. Guardando alla Puglia e alle regioni relativamente indenni, è vitale diluire nel tempo i contagi per meglio gestire i malati e per consentire dislocazioni tra regioni confinanti. È perciò necessario che le misure più rigorose siano prese nelle regioni come la Puglia dove l’epidemia è appena iniziata, ancor più che nelle regioni ove essa è già in stadio avanzato. Se non saranno immediatamente presi i provvedimenti più rigidi in termini di contenimento e comunicazione del rischio nelle regioni ancora relativamente immuni, la scala del disastro sanitario che ne conseguirà sarà molto probabilmente di un ordine di grandezza superiore a quanto a oggi si osserva, soprattutto in quelle regioni con pochissimi posti disponibili in terapia intensiva”.

“Per questi motivi – proseguono i dieci Consiglieri –, abbiamo rivolto al Governo nazionale l’adozione di un provvedimento che faccia conseguire i seguenti risultati:

1. Isolare (dichiarare zona rossa, con la normativa connessa) i comuni ove si osservino casi;

2. Coordinare lo scambio di malati e medici, ove necessario, con le regioni confinanti;

3. Controllare tutti i passeggeri in arrivo presso aeroporti, stazioni ferroviarie ecc., provenienti da zona rossa, con la possibilità di imporre loro la quarantena obbligatoria;

4. Controllare l’arrivo di auto da regioni in zona rossa attraverso i caselli autostradali e possibilità di imporre quarantena a questi passeggeri;

5. Derogare alle norme di finanza pubblica per effettuare le spese sanitarie necessarie e indifferibili;

6. Sostenere il mondo del lavoro e delle imprese attraverso la sospensione dei tributi e del pagamento mutui”.

 

IL TESTO INTEGRALE DEL DOCUMENTO

Premessa

In assenza di un farmaco o un vaccino, le uniche misure la cui efficacia è provata nel diminuire sia l’entità del numero giornaliero di infetti che il picco massimo sono le misure di contenimento sociale, cioè tutte quelle misure che diminuiscono il numero di contatti giornalieri tra individui.

Tuttavia, come noto in letteratura relativamente alla diffusione dei virus influenzali, l’efficacia di queste misure (telelavoro, chiusura delle scuole, isolamento degli infetti, quarantena volontaria dei potenziali infetti) perdono rapidamente efficacia man mano che il tempo trascorre dall’accendersi di un nuovo focolaio epidemico.

Per questo, le misure di contenimento più rigide andrebbero in realtà applicate in regioni relativamente poco colpite da COVID-19 ancor più che in quelle ove ormai il focolaio è in piena espansione.

Si ricorda, inoltre, che è in questa fase vitale contenere l’epidemia soprattutto nelle regioni ancora relativamente indenni, per evitare che dopo gli ultimi episodi di disseminazione del virus, si abbia una sincronizzazione delle curve di crescita esponenziali regionali degli infetti; una desincronizzazione, infatti, permette una miglior dislocazione dei malati e delle risorse umane e strutturali tra regioni confinanti, mitigando la saturazione dovuta all’afflusso simultaneo di moltissimi malati in tutte le regioni.

Perché si possa differenziare al massimo l’andamento epidemico tra regioni diverse, è ancora una volta necessario che le misure più rigorose siano prese in quelle regioni ove l’epidemia è appena iniziata, ancor più che nelle regioni ove essa è già in stadio avanzato.

Se non saranno immediatamente presi i provvedimenti più rigidi in termini di contenimento e comunicazione del rischio nelle regioni ancora relativamente immuni, la scala del disastro sanitario che ne conseguirà sarà molto probabilmente di un ordine di grandezza superiore a quanto a oggi si osserva, soprattutto in quelle regioni con pochissimi posti disponibili in terapia intensiva.

Tutto ciò premesso, chiediamo al Governo nazionale provvedimenti diretti a:

1. Isolare (dichiarare zona rossa, con la normativa connessa) i comuni ove si osservino casi che fanno presumere la presenza di un focolaio di diffusione;

2. Coordinare lo scambio di malati e medici, ove necessario, con le regioni confinanti;

3. Controllare tutti i passeggeri in arrivo presso aeroporti, stazioni ferroviarie ecc., provenienti da zona rossa, con la possibilità di imporre loro la quarantena obbligatoria;

4. Controllare l’arrivo di auto da regioni in zona rossa attraverso i caselli autostradali e possibilità di imporre quarantena a questi passeggeri;

5. Derogare alle norme di finanza pubblica e di reclutamento del personale per effettuare le spese sanitarie necessarie e per poter prestare con maggiore efficacia le cure;

6. Sostenere il mondo del lavoro e delle imprese attraverso la sospensione dei tributi e del pagamento mutui.

Decreto Coronavirus, Amati: “Contenuti assurdi, facciamo prima ad applicarci da soli il diritto emergenziale; servono misure severissime e limitazioni di libertà, non inviti a evitare”

“Un appello: a questo punto facciamo prima ad applicarci da soli i divieti consigliati dagli esperti. Nella bozza del decreto era scritta una cosa già irragionevole, ‘evitare in modo assoluto’ di lasciare la zona rossa, nel provvedimento finale è stato eliminato pure ‘in modo assoluto’. Ma che assurdità. Prima si capisce e meglio è. Lo vado dicendo da giorni: servono misure severissime, draconiane, altro che raccomandazioni, auspici o inviti a evitare. Ci servono soprattutto nelle regioni diverse dalla Lombardia, e penso alla Puglia, per risparmiare vite umane. Già, vite umane. Qui non stiamo parlando di malattie delle piante, tanto da poter ripetere le assurdità già viste in passato nella nostra regione. Qui stiamo parlando di vita umana. Lo volete capire, voi tutti che avete il potere di assumere decisioni, che siamo in stato di emergenza?”. Lo dichiara il consigliere regionale Fabiano Amati, presidente della Commissione regionale Bilancio.

“Sin da quando ho contribuito a fondare la Protezione civile regionale – prosegue Amati –, abbiamo sempre detto che stare in emergenza significa sospendere temporaneamente il diritto ordinario, cioè ridurre le libertà attraverso obblighi, divieti, proibizioni, e così via. Uno stato di eccezione. Non sono concepibili quindi inviti, raccomandazioni, auspici o quant’altro, di gran moda nei tempi ordinari, per lisciare il pelo o far finta di decidere sotto le insegne di un’improbabile e ruffiana partecipazione”.

“Se c’è emergenza, come c’è, non si può – sottolinea il consigliere regionale Pd – usare la parola ‘evitare’: si ordina e basta e si fa rispettare quell’ordine con tutti i mezzi di coercizione. Qui, invece, siamo abituati a ragionare come se fossimo in una estenuante assemblea di condominio con esiti addirittura ridicoli. Ma che significa ‘evitare’, e nemmeno più con il conforto di quel primo inciso, ‘in modo assoluto’, che almeno creava qualche turbamento di coscienza? Ma ci voleva tanto a scrivere ‘è vietato, è proibito?’. Vi prego – conclude –, a questo punto la cosa migliore da fare è applicarci da soli il diritto emergenziale, perché in Italia c’è l’abitudine di scrivere i decreti non per attuare soluzioni ma per passeggiare tra Tar, Consiglio di Stato e tribunali vari”.

Coronavirus, Amati: “Stiamo ballando su una polveriera. Il governo nazionale deliberi misure draconiane, non solo per scuole e università, altrimenti non avremo posti di terapia intensiva per curare i malati”

Stiamo ballando su una polveriera. Le decisioni sul contenimento del Coronavirus non appartengono alle singole regioni o alla creatività amministrativa nelle pieghe del groviglio legislativo. Cioè, la grande specialità italiana. Il governo nazionale deve decidere subito misure severissime, draconiane, e non solo per scuole e università, soprattutto per tutelare regioni come la Puglia, dove il contagio è ancora in fase di espansione iniziale e si sconta un ritardo quarantennale in materia di ospedali per alta specialità e terapia intensiva”.

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, Presidente della Commissione regionale bilancio.

“Attualmente il contagio è in fase di espansione iniziale e cresce in modo esponenziale. Dunque, è questo il tempo di applicare misure severissime per ridurre il rischio contagio. Se aspettiamo ancora qualche giorno – prosegue Amati –, potremo raggiungere la fase di espansione esplosiva, come in Lombardia, oppure quella successiva di flesso (numero di contagi costanti o in riduzione) ove i provvedimenti di contenimento risultano meno efficaci. È indispensabile reclamare provvedimenti severissimi di contenimento, al fine di diluire nel più lungo periodo di tempo i rischi, considerato che – a causa di un quarantennale ritardo nel dotarci di ospedali per malattie tempo dipendenti e ad alta complessità e purtroppo assecondando vita inutile a ospedali piccoli e insicuri – abbiamo circa 12 grandi ospedali in grado di accogliere i pazienti poli-problematici (cioè i più esposti alle conseguenze letali del virus) e pochissimi posti liberi di terapia intensiva”.

“A ciò si aggiunga che l’eventuale raggiungimento in tempi brevi della fase esplosiva del contagio comporterebbe l’aggravarsi di un fenomeno già ora visibile, cioè il rinvio di tutti gli interventi d’elezione per mantenersi pronti a gestire la situazione meno augurabile. È vero che non bisogna avere paura, regola che ho imparato nel formidabile periodo di costituzione e avvio della gloriosa Protezione Civile regionale, ma – conclude – è altrettanto vero che la paura non si combatte con le parole ma con la prevenzione, la preparazione e il coraggio nella decisione”.

Saremo tutti spiati in nome della legge. Fino a quando nel PD dovremo sopportare il grillismo con bava alla bocca?

Saremo tutti spiati in nome della legge. Fino a quando nel PD dovremo sopportare il grillismo con bava alla bocca?

Mentre l’attenzione era tutta rivolta al Coronavirus, il Parlamento approvava la nuova legge sullo Stato “spione”. E purtroppo con il voto favorevole del mio partito e una modifica liberticida proposta da Pietro Grasso.
Per giustificarsi sentiremo dire che si tratta di una legge per spazzare via la corruzione. Falso. È una scusa populista: cioè mascherare il male con le sembianze del bene; dirsi discepoli della legge per farsi vassalli del boia.
Si tratta invece di una legge che consente di trasformare il nostro telefonino in un microfono, con un trojan, così da spiarci ovunque e comunque; una legge per rendere legale l’intercettazione di tutte le nostre comunicazioni, violando arbitrariamente la libertà e il diritto costituzionale ad avere segreti. E tutto questo non più per cercare la prova dei reati ma per fabbricare reati stando comodamente in cuffia.
Saremo spiati tutti. Ricchi ma soprattutto poveri, potenti ma soprattutto deboli. Perché non lo sapete? Il rigore della legge colpisce di più e da sempre chi sta sui gradini più bassi della scala sociale. Il diritto penale della libertà, infatti, fu inventato proprio per tutelare le persone più fragili.
Ci spieranno non più per punire gravi reati fondati sulla violenza, sulla morte e sul terrore, ma per tenere sotto controllo ogni mossa, compresi i “peccati”, per realizzare in pienezza la Repubblica fondata sul diritto penale. La Repubblica del grande fratello.
Eppure la Corte di Cassazione a sezioni unite aveva già emesso il suo verdetto per garantire sulla intercettazioni sia la libertà che l’accertamento dei reati. Ma in Parlamento non sono stati contenti di vedere assicurata la soluzione concreta al problema: avevano voglia di sentire pure l’odore del sangue e di assecondare la politica con la “bava alla bocca” del più becero grillismo, con l’obiettivo di farsi notare con il volto crudele della legge per speculare qualche voto in più.
Mi secca molto vedere il mio partito votare leggi come questa, facendoci apparire al guinzaglio di un’alleanza di governo impegnata a consentire l’ingresso violento dello Stato nella “vita degli altri”, così come accadeva in Germania est attraverso la Stasi.
Ha ragione Marco Minniti: fino a quando dovremo sopportare?

Nella foto una scena del bellissimo film “Le vite degli altri”