Programma Genoma, Amati: “Diagnosticati due neonati con rischio tumore all’occhio. Saranno controllati, curati e non perderanno la vista o la vita. Ecco cosa significa primi al mondo”

Comunicato stampa del Consigliere e Assessore regionale Fabiano Amati.

«Due neonati pugliesi hanno ricevuto nelle ultime ore la diagnosi di rischio al retinoblastoma, un tumore dell’occhio, nell’ambito del Programma Genoma. Insomma, ancora prima di aprire davvero gli occhi sul mondo, hanno già avuto salva la vista e con essa la vita.
Grazie al Programma Genoma-Puglia e al lavoro del Laboratorio di Genetica medica dell’ospedale Di Venere di Bari, è stata individuata nei due neonati la mutazione del gene RB1, responsabile del tumore oculare più frequente dell’infanzia. Questa diagnosi, ottenuta nei primi giorni di vita, permetterà un immediato percorso clinico, così da consentire ai due bambini di essere controllati ed eventualmente curati in tempo, evitando di intervenire quando il tumore si manifesta e magari nelle forme più avanzate della malattia: niente dolore, niente asportazione dell’occhio e niente rischio di metastasi. In altre parole: il controllo continuo e le cure tempestive evitano la perdita della vista e della vita.
È esattamente questo il significato di essere primi al mondo nel portare la genomica all’interno della sanità pubblica e dello screening neonatale: scoprire prima che il tumore si manifesti, prima dei sintomi, prima delle foto con la pupilla bianca, prima dello strabismo, prima che sia troppo tardi. Una diagnosi di mesi o anni in anticipo.
Il retinoblastoma, se diagnosticato tardi, costringe spesso a interventi radicali come l’enucleazione dell’occhio e chemio pesanti. Con la diagnosi precoce, invece, si può ricorrere alle terapie conservative più moderne, che permettono di salvare l’occhio e preservare la visione, con una sopravvivenza quasi pari al 100%.
Ecco la differenza tra un sistema sanitario che intercetta e uno che rincorre. Oggi il Genoma-Puglia consente di conoscere in tempo reale il rischio di centinaia di malattie rare, ereditarie o tumorali, con un beneficio diretto per i bambini e un valore enorme per la medicina preventiva: più diagnosi precoci, meno dolore, meno disabilità, meno costi futuri e più vita salvata.
Per questo bisogna continuare a investire nella genomica come servizio irrinunciabile della sanità regionale. L’obiettivo non è fare record, ma proteggere le persone e dare al Paese un esempio concreto: quando la scienza si applica bene, salva la vista, la vita e la dignità dei nostri bambini. Ringrazio come sempre Mattia Gentile e i suoi meravigliosi collaboratori, nella speranza di poter ringraziare al più presto i medici che prenderanno in carico i due bambini, possibilmente operanti in una struttura pubblica pugliese, perché il Programma Genoma ha anche l’effetto di esigere una più ampia offerta di cura, specializzando i nostri ottimi professionisti e riducendo a zero i disagi e i costi dei viaggi della speranza».

ADI Brindisi, Amati: “Proroga sei mesi illegittima. Diffida a ASL: si proceda con gestione diretta dal 1° dicembre. Integrata segnalazione a PM”

ADI Brindisi, Amati: “Proroga sei mesi illegittima. Diffida a ASL: si proceda con gestione diretta dal 1° dicembre. Integrata segnalazione a PM”
Comunicato stampa di Fabiano Amati, consigliere e assessore regionale.
«Ho inviato oggi una diffida formale alla Direzione generale della ASL Brindisi, trasmettendola anche alle autorità giudiziarie competenti, per impedire l’annunciata proroga semestrale del servizio di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), come riportato da qualche organo di stampa, raccogliendo dichiarazioni del DG. È bene chiarire subito che la proroga è vietata dalla legge; il Codice dei contratti non consente né una proroga tecnica né una procedura negoziata, perché nel caso concreto mancano tutti i presupposti legali. E questo la ASL Brindisi lo sa perfettamente. Nonostante ciò, il Direttore generale, nella dichiarazione alla stampa, richiama il punto 3 del disciplinare di gara, ignorando però che quella clausola avrebbe efficacia, come espressamente previsto, solo se fosse compatibile con la legge, e non lo è. La normativa nazionale e comunitaria disciplina in modo tassativo i casi in cui una proroga può essere autorizzata. Qui tali condizioni non si verificano e, peraltro, sono già state ampiamente illustrate nella segnalazione inviata alle autorità giudiziarie il 21 novembre scorso. In aggiunta, occorre ricordare che il disciplinare di gara – ovvero tutti gli atti di gara – non può mai prevalere sul contratto, né essere usato per integrarlo a piacimento una volta conclusa la procedura di gara. Il contratto ADI in vigore, a cui si deve esclusivamente fare riferimento, non prevede alcuna proroga ultrattiva di sei mesi e subordina anche il rinnovo triennale alla preventiva autorizzazione regionale, che non è mai stata concessa, rappresentando perciò una grave illegittimità. Alla luce di tutto ciò, ho quindi invitato e diffidato l’ASL Brindisi a non procedere in alcun modo a una proroga semestrale del contratto, che sarebbe manifestamente illegittima. A scanso di equivoci e per puro spirito di collaborazione istituzionale, ho ribadito la soluzione che la legge consente: la gestione diretta del servizio dal 1° dicembre 2025, attraverso il transito del personale sanitario. Soluzione che sarebbe non solo legittima, ma anche conveniente, considerato che l’attuale gestione in associazione in partecipazione ha prodotto utili per 1,8 milioni di euro, una cifra incompatibile con un servizio LEA che dovrebbe essere svolto secondo criteri pubblici e non con logiche di profitto. Il servizio ADI è un Livello essenziale di assistenza: per legge, la regola è la gestione diretta, non l’esternalizzazione a tempo indefinito.».

ADI Brindisi, Amati: “Incongruenze, irregolarità e possibili reati. Ho trasmesso tutto a Procura e Corte dei Conti. I dirigenti regionali decidano senza cincischiare”

Comunicato stampa del Consigliere e Assessore regionale Fabiano Amati.

«Alla luce della documentazione ufficiale trasmessa dalla ASL di Brindisi e dalla Regione Puglia sulla gestione del servizio di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), ho inviato una formale comunicazione alla Procura della Repubblica di Brindisi e alla Procura regionale della Corte dei Conti.
Dalle carte emergono infatti gravi incongruenze, inadempimenti contrattuali, possibili falsi documentali, irregolarità contabili e ipotesi di reato, tali da aver già compromesso la corretta utilizzazione della spesa pubblica, con il rischio di continuare a comprometterla se i dirigenti regionali non comunicano entro poche ore alla ASL il da farsi, smettendola di cincischiare con la convocazione di riunioni, di tavoli e tavolini, pur nella consapevolezza che ogni proroga tecnica o gara ponte sarebbe illegale.
Eppure, grazie ai bravissimi operatori sanitari del servizio, tutti legalmente utilizzabili nella gestione pubblica diretta, basterebbero pochi atti per garantire la continuità dal 1° dicembre, tranquillizzando sia gli stessi operatori sia i pazienti sul futuro dell’ADI.
Ho ritenuto doveroso effettuare la segnalazione alle Autorità giudiziarie in questo momento perché solo ieri ho ricevuto l’ultima nota di chiarimenti della ASL e perché, avvicinandosi la scadenza del contratto al 30 novembre, voglio evitare che eventuali condotte illecite possano essere reiterate attraverso proroghe tecniche o procedure negoziate costruite artificiosamente sull’urgenza. Urgenza creata, a dire il vero, dall’assenza di decisioni tempestive e da un procedimento amministrativo di autorizzazione e verifica lungo, estenuante e inspiegabilmente soprassessorio, ossia farcito di atti idonei al solo scopo di prendere tempo.»

Principali criticità emerse (su cui ho chiesto le opportune verifiche)

1. Incongruenze gestionali e organizzative

– Personale dichiarato: la ASL comunica 305 operatori, numero inconciliabile con le risultanze sindacali (circa 276), peraltro esposte anche in incontri convocati dal Prefetto di Brindisi, oltre che con il monte ore fatturato e con la reale capacità assistenziale.
– Partite IVA: circa 52 professionisti esterni, in contrasto con l’obbligo contrattuale di personale stabile e con il divieto di subappalto mascherato.
– Migliorie contrattuali mai attivate: telemonitoraggio, docce a letto, radiologia domiciliare, letti ortopedici, modello centralizzato dei materiali.
– Diagnostica a domicilio: totale assenza delle autorizzazioni regionali previste per attività dichiarate come attive.
– Parco auto: da 12 mezzi previsti a oltre 100 vetture, senza istruttoria, senza motivazioni e con evidenti riflessi economici.
– Fatturazione: valorizzazione delle singole prestazioni, anziché dei PAI e della complessità assistenziale, con possibile gonfiamento dei volumi.

2. Inadempimenti contrattuali rilevanti

– Violazione delle condizioni essenziali del rinnovo triennale.
– Mancata contabilità separata e mancata trasmissione dei rendiconti sugli utili spettanti all’ASL.
– Divieto di subappalto eluso attraverso uso sistemico di partite IVA.
– Carenze di vigilanza e mancate autorizzazioni sulle prestazioni.
– Mancata attivazione del modello di approvvigionamento centralizzato.

Profili di possibile responsabilità penale

«Sulla base delle prime analisi – da verificare nelle sedi competenti – si potrebbero configurare le seguenti ipotesi:
– Frode nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.);
– Truffa aggravata ai danni dello Stato (art. 640 co. 2 n. 1 c.p.);
– Falsità ideologica in atto destinato alla PA (art. 483 c.p.);
– Turbativa del procedimento di scelta del contraente (art. 353-bis c.p.), qualora vi siano state concessioni o rinnovi senza verifiche e senza autorizzazioni;
– Trattamento illecito di dati sanitari, in relazione a eventuali attività di telemedicina non autorizzate e prive di adeguata copertura privacy.»

Profili di possibile danno erariale

– Fatturazioni basate su prestazioni non conformi al PAI.
– Mancata attuazione dei servizi migliorativi senza costi aggiuntivi.
– Remunerazione di personale non coerente con le esigenze.
– Mancato recupero degli utili spettanti all’ASL.
– Mancata applicazione delle penali contrattuali.

Conclusione

«La quantità e la gravità delle irregolarità suscettibili di riscontro impongono un approfondimento immediato, sia penale sia contabile.
È in gioco la legalità amministrativa, la tutela della spesa pubblica e la qualità del servizio sanitario reso alle persone più fragili.

Ho svolto il mio dovere istituzionale. Ora spetta alle Autorità competenti valutare e accertare ogni profilo di responsabilità, e alle autorità amministrative assicurare il prosieguo del servizio dal 1° dicembre senza interruzioni né disservizi, perché non si può far pagare agli operatori e ai malati le condotte non proprio lineari della PA nella concessione del servizio e nei controlli.»

Consorzi di bonifica, Amati: “Se eletto, PdL per sopprimerli e vediamo se governo Meloni impugna. Chi ci sta?”

Comunicato stampa del Consigliere e Assessore regionale Fabiano Amati.

“I Consorzi di bonifica, nati nel 1933, sono diventati carrozzoni inutili e costosi, perciò devono essere soppressi. Ma visto che il Parlamento nazionale non lo fa, possiamo provare a farlo noi, mettendo alla prova il Governo nazionale su un eventuale ricorso e così aspettare una volta per tutte la relativa sentenza della Corte costituzionale, a chiarimento definitivo. E per realizzare questo obiettivo presenterò, se eletto, una proposta di legge, sperando nella sottoscrizione di tutti i colleghi. Nessuna strada alternativa è percorribile, se non mettendo a carico delle tasche dei pugliesi, magari con aumento delle tasse, il gettito del tributo 630. Il tributo 630 è infatti previsto da una legge statale e non può essere sospeso o soppresso con una legge regionale; se lo si facesse, il relativo gettito dovrebbe essere coperto con il bilancio regionale, cioè con le nostre tasse, perché – tra l’altro – alla sospensione del tributo non corrisponderebbe la sospensione dei dipendenti dei Consorzi e quindi dell’obbligo di pagargli gli stipendi.

Se si provasse a sopprimere invece i Consorzi, anacronistici carrozzoni, si eliminerebbe pure il tributo, attendendo la mossa del Governo nazionale, sicché se dovesse impugnare la legge potremmo finalmente sentire la Corte costituzionale sulla legittimità o meno di un’iniziativa legislativa regionale di soppressione dei Consorzi. Non capisco, tra l’altro, l’opinione rumorosa di chi vorrebbe sospendere il tributo, caricando sulle tasse dei pugliesi il gettito, ma mantenere in vita questi inutili carrozzoni. Inutili perché non siamo più nell’Italia del 1933, quando furono istituiti, e oggi abbiamo i seguenti dati di realtà, non revocabili con iniziative illusorie: non abbiamo più terreni da bonificare; l’acqua deve necessariamente essere gestita da un unico soggetto per i diversi usi, così come prevede la normativa europea, mantenendo sotto controllo l’efficienza dei sistemi idraulici e i consumi; le attività per contrastare il dissesto idrogeologico devono essere finanziate dalla fiscalità generale, con una struttura di missione adibita ad attuarle.

Non si possono più tollerare enti che servono solo a dare poltrone e con una missione che non esiste più. A meno che non si dica che si vogliono tenere in piedi dei poltronifici senza poi dover pagare chi si siede su quelle poltrone. Ma questa non è una soluzione possibile né razionale, poiché nessun pasto è gratis e non possiamo far pagare ai cittadini posti di potere che non servono agli agricoltori veri, ma solo a chi, nel nome dell’agricoltura, ha trovato un modo alternativo di fare politica.”

Per la Puglia con Decaro, Amati: “Emergenza demografica. Rischiamo tutto. Incentivare maternità con bonus, asili nido gratuiti e crioconservazione ovociti”

Comunicato stampa di Fabiano Amati, consigliere regionale e candidato nella lista “Per la Puglia con Decaro”.

«L’emergenza demografica è l’argomento politico più rilevante, perché riguarda l’efficacia di tutte le politiche. Senza inversione di tendenza si rischia la scomparsa di tante città, l’impoverimento dell’economia e l’impossibilità di reggere il sistema pensionistico.
È vero che si tratta di un problema europeo, ma anche le Regioni potrebbero fare qualcosa, sulla scia dell’esperienza francese, l’unico Paese che sta invertendo la tendenza grazie a provvedimenti dedicati.

Per quanto riguarda la Puglia, la nostra proposta di sostegno alla natalità consiste in un bonus economico per ogni figlio superiore al primo, asili nido gratuiti per tutti e crioconservazione gratuita degli ovociti, sulla scia della misura sperimentale approvata con la legge di bilancio 2025.

La misura del bonus incentivante, reso compatibile con altre misure statali, dovrebbe consistere nell’assicurare per ogni bambino, in base alla disponibilità economica della Regione, un contributo fisso sino all’adolescenza, incrementato in modo premiale per tutti i nati superiori al primo.
La misura degli asili nido gratuiti per tutti dovrebbe consistere in un programma edilizio o di convenzionamento con strutture private, per non far gravare sul reddito delle famiglie la conciliazione del ruolo genitoriale con il lavoro.
La misura della crioconservazione degli ovociti consiste nel rendere accessibile a tutti la pratica, considerato che la decisione di maternità si va attestandosi in età sempre più avanzata e in particolare tra i 38 e i 40 anni. Tale misura l’abbiamo peraltro già sperimentata con successo nell’ambito del bilancio per il 2025, su proposta del collega Stefano Lacatena, da me sottoscritta anche in termini di sostegno finanziario.

Tre misure che, ovviamente, non sono in grado di risolvere da sole il problema portando le nascite e i decessi almeno alla parità demografica, ma rappresentano una notevole spinta per migliorare l’attuale terribile rapporto di 1,16 figli per donna, portandolo nel giro di poco tempo almeno al livello francese di 1,66.»

Per la Puglia con Decaro, Amati: “Liste d’attesa. PdL per sospensione ALPI, aumento stipendi dei medici e decadenza dei DG senza agende dedicate”

Comunicato stampa di Fabiano Amati, consigliere regionale e candidato nella lista “Per la Puglia con Decaro”.

«La prima proposta di legge che presenteremo sarà la stessa che presentammo nella scorsa legislatura, poi purtroppo bocciata da pezzi della maggioranza e pezzi dell’opposizione: sospensione automatica delle prestazioni a pagamento se i tempi sono più brevi di quelli per le prestazioni istituzionali; aumento degli stipendi per i medici delle ASL, anche a titolo di prestazioni aggiuntive e nei limiti delle possibilità regionali; decadenza automatica dei direttori generali nel caso non predispongano le agende dedicate per malati oncologici, rari e cronici; decadenza automatica dei direttori generali nel caso non forniscano le disponibilità di date in modo continuativo, disattivando di fatto le possibilità di migliore organizzazione del CUP unico regionale.
È una PdL concreta, non una delle tante idee astratte che sento ripetere in queste settimane di campagna elettorale. Per esempio: “aumentiamo il personale”. Ma il personale non c’è, non esiste sul mercato, e ogni giorno ne abbiamo dimostrazione. Come si può risolvere un problema con una soluzione impossibile?
Ovviamente si può non essere d’accordo con queste misure; ma il disaccordo vale alla condizione che si avanzino proposte dotate di altrettanta concretezza, orientata dai soliti criteri: mettere ordine, responsabilizzare chi dirige, garantire trasparenza, tutelare chi non può permettersi alternative e riconoscere il valore del lavoro dei medici.».

ADI Brindisi, Amati: “Lettera alla Regione: mancano venti giorni alla scadenza, no proroghe illegittime, ora gestione diretta e rispetto della legge”

Comunicato stampa del Consigliere e Assessore regionale Fabiano Amati.

«Ho inviato oggi una lettera ai dirigenti regionali per chiedere indicazioni urgenti e precise sulla gestione del servizio di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) della ASL di Brindisi, in vista della scadenza della cosiddetta sperimentazione gestionale fissata al 30 novembre.
Nella mia comunicazione ho segnalato che non esistono margini di legittimità per alcuna proroga, nemmeno tecnica o temporanea, poiché sarebbe in contrasto con le norme di legge, con le linee guida ANAC e con numerose sentenze della Corte dei Conti.
Ho inoltre evidenziato che un’eventuale proroga illegittima o la relativa autorizzazione comporterebbero un inevitabile allargamento dei profili di responsabilità, aggravando una situazione già di per sé problematica e suscettibile di rilievi giuridici.
Anche il rinnovo, mai autorizzato dalla Regione nonostante l’esplicita clausola contrattuale, e la costituzione di un tavolo tecnico per una gara mai approvata e con un componente dimissionario rappresentano elementi che richiedono una valutazione immediata e una decisione chiara.
A questo punto l’unica strada conforme alla legge è la gestione diretta del servizio da parte della ASL, garantendo la continuità dell’assistenza e valorizzando l’ottimo personale attualmente impegnato, cui va riconosciuto il merito del buon funzionamento del servizio.
L’obiettivo – conclude Amati – è assicurare legalità, efficienza e trasparenza, senza forzature o proroghe di comodo. La sanità pubblica deve restare un luogo di regole e responsabilità, non di eccezioni.»

L’intervista – “Con me l’altro PD: senza veti, fatto di realtà e realismo” su Nuovo Quotidiano di Puglia

Chi fa davvero disturba sempre qualcuno…
Io continuo, perché i fatti concreti parlano più dei veti, dei silenzi e delle comode convenienze.
Oggi sul Nuovo quotidiano di Puglia lo dico chiaro: questa battaglia è per continuare a fare e contro ogni sistema di potere.

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Sanità, Amati: “Dice il ministro che in Puglia si muore e in Veneto si vive. Sugli screening neonatali è vero il contrario. Faccia decreto o si dimetta”

Comunicato stampa di Fabiano Amati, assessore e consigliere regionale della Puglia, promotore delle leggi pugliesi sugli screening neonatali, uniche al mondo in ambito di sanità pubblica.

“Il ministro Orazio Schillaci scrive oggi una lettera a un giornale nazionale dicendo che un cittadino non può pagare con la salute il fatto di essere nato in Puglia piuttosto che in Veneto. Il che vale quanto dire che in Puglia si muore o si soffre, mentre in Veneto si vive o si guarisce. Sono parole gravissime, perché dette da un ministro che da un lato dovrebbe risolvere il problema ma che nel caso specifico si dimostra addirittura disinformato su ciò che succede veramente nell’Italia disunita proprio sulla sanità.

Sugli screening neonatali, per esempio, è vero il contrario: in Puglia si vive e si guarisce e nelle altre regioni si muore o si arriva tardi.

Cosa dovrebbe fare un ministro in questi casi? Scrivere articoli o proporre un decreto legge per motivi di necessità e urgenza, così da unire l’Italia almeno sugli screening dei bambini? E se non propone un decreto legge in una materia salva-vita come gli screening, non sono le dimissioni la soluzione migliore?

Per cui un consiglio al ministro Schillaci: o proponga un decreto o si dimetta.

Noi in Puglia, pur tra tanti problemi che non neghiamo, abbiamo registrato un’eccellenza mondiale di sanità pubblica sulla materia più delicata: gli screening genomici. Non so se il ministro è al corrente che da un po’ di tempo analizziamo 407 geni di tutti i neonati, per individuare tempestivamente 480 malattie per le quali disponiamo di cure. E i risultati sono incredibili: su 16.000 bambini già analizzati, oltre il 90 per cento dei neonati, sono state individuate precocemente decine di gravi malattie, curate prima dell’insorgenza dei sintomi, e centinaia di condizioni di malattia, così da consentire il monitoraggio. L’aver individuato mutazioni sui neonati ha inoltre consentito alle famiglie interessate di effettuare esami genetici per riscontrare l’eventuale familiarità.

È chiara la forza rivoluzionaria del programma? Ma perché deve essere effettuato solo in Puglia? Perché, signor ministro Schillaci, un cittadino deve pagare il fatto di essere nato in Veneto o nelle altre regioni italiane piuttosto che in Puglia?

Il ministro proponga un decreto legge per unire l’Italia sulla salute o, altrimenti, se non può, si dimetta e cominci a scrivere sui giornali di essersi dimesso perché è intollerabile l’Italia disunita sulla salute, l’Italia che decide chi vive e chi muore per la fortuna o la sfortuna di nascere a qualche chilometro di distanza, come nel gioco della roulette russa.”

ADI BR, Amati: “ASL risponde a quesiti Regione. Situazione inquietante. Omissioni, anomalie e 305 operatori dichiarati. Subito una decisione per salvaguardare servizio e personale.

Comunicato stampa del Consigliere e Assessore regionale Fabiano Amati.
«Sulla premessa che nessuna proroga del servizio può essere concessa e che bisogna decidere entro pochi giorni il da farsi, la ASL di Brindisi ha risposto ai quesiti della Regione sulla gestione del servizio di assistenza domiciliare (ADI). E quello che emerge crea inquietudine, perché si tratta di una pubblica fornitura, e non capisco come alcuni colleghi candidati restino in silenzio o finiscano per avallare, di fatto, una situazione che non mi pare per niente regolare. Le risposte della ASL danno atto di 305 operatori addetti, anche se dalle interlocuzioni sindacali ne risultavano 238 sanitari e 9 amministrativi, di cui una quarantina a partita IVA, in un servizio pubblico che invece dovrebbe basarsi sulla continuità e sulla stabilità del personale. Una situazione che, già da sola, pone interrogativi seri sulla natura dei rapporti di lavoro e sulla corretta applicazione dei contratti collettivi. Ma non è l’unica perplessità. Manca ancora il nominativo del Responsabile della collaborazione gestionale (Re.Co.Ge.), figura indispensabile per il controllo del servizio. Molti servizi aggiuntivi, oggetto del rinnovo triennale, non sono mai partiti. Il protocollo farmaceutico, fermo al 2017, continua a funzionare su base cartacea, rendendo impossibile la verifica dell’appropriatezza. Il modello informatico di approvvigionamento dei materiali sanitari è stato progettato, ma mai attuato. E sulla sede della Centrale Operativa, ospitata nei locali pubblici dell’ex Ospedale Di Summa, la ASL conferma l’esistenza di un contratto di locazione con il soggetto privato, ma non si riesce a conoscere il canone. Il contratto di rinnovo con la cooperativa San Bernardo, dal valore di circa 30 milioni di euro, è stato stipulato senza preventiva autorizzazione regionale — peraltro da me richiesta — e nonostante nel contratto si desse atto che il rinnovo sarebbe stato subordinato a tale autorizzazione. E le “migliorie” del servizio, oggetto del rinnovo e tanto esaltate, risultano o mai attivate o forse non riconducibili ai livelli essenziali di assistenza, il che pone dubbi anche sulla rendicontazione economica. A tutto ciò si aggiunge la questione delle 100 autovetture, al posto delle 11 previste, che in un primo momento si dichiaravano autorizzate dalla ASL e ora, invece, risultano di proprietà del partner privato, con autorizzazione al solo utilizzo del logo. Senza che sia possibile comprendere, in ogni caso e in modo dettagliato, i costi sostenuti per carburante, assicurazioni e manutenzione. Insomma, ci sono molte risposte parziali e altrettante omissioni, mentre cittadini e operatori restano sospesi nell’incertezza. Qui non si tratta di polemiche, ma di legalità, trasparenza e rispetto delle regole. Per questo ritengo che la Regione debba ora assumere una decisione immediata: chiarezza totale su atti, contratti, autorizzazioni e personale, e indicazione dell’unico modello gestionale perseguibile, ovvero la gestione diretta. Non possiamo permettere che un servizio così delicato viva tra zone grigie e incertezze amministrative, a discapito della migliore funzionalità del servizio e delle vite degli operatori.»