Gazzetta del Mezzogiorno di sabato 28 dicembre 2019, articolo di De Feudis Michele
«Il centrosinistra scelga l’ambientalismo tecnologico»

BARI. Il modello di sviluppo per la Puglia è uno dei temi su cui il centrosinistra dovrà, con le primarie del 12 gennaio, trovare una sintesi. Contro i fanatismi ecologisti si schiera Fabiano Amati, candidato ai gazebo, esponente del Pd.
«La sfida è quella dell’ambientalismo tecnologico. Registro troppi attacchi e ostacoli ai settori con più alta densità di lavoro: edilizia, agricoltura e industria. C’è chi farnetica – attacca Amati – su modelli di sviluppo invece di utilizzare i migliori ritrovati dell’ambientalismo tecnologico. C’è un largo sentimento anti-industriale che si manifesta contro gli impianti per il trattamento di rifiuti organici o dei materiali differenziati. È un attacco contro l’ambiente e contro l’economia circolare messo in scena facendo finta di essere ambientalisti».
Per il consigliere regionale Pd, animatore dell’associazione «C-entra il futuro», «il rifiuto dell’ambientalismo tecnologico genera un perdita delle chance industriali. Sulla decarbonizzazione, obiettivo condivisibile, quando si passa all’idea che è un processo di transizione, peraltro molto costoso, e che ha bisogno di infrastrutture per portare il gas, si nota la contrarietà – in qualche caso anche di Emiliano – ai mezzi che portano alla decarbonizzazione, come il Tap».
«Questo tema – analizza ancora Amati – si lega anche alle questioni di Taranto: se mettiamo un serbatoio di petrolio, che comunque viene estratto, evitando il transito di 40 petroliere all’anno in un porto come Taranto, parlo del serbatoio di Tempa Ross, c’è chi si oppone. Nonostante sia un’opera autorizzata dalla giunta Vendola».
Elena Gentile, ex eurodeputato e candidata alle primarie, conserva lo scetticismo verso l’attuale Piano Casa: «A Milano – replica il politico dem – ogni cinque anni smontano e rimontano la città. Qui non riusciamo nemmeno a trasformare pacificamente una vecchia rimessa di meccanico in quattro appartamenti. E quando c’è un immobile grande i comuni non dicono cosa vorrebbero e si aspettano che la Regione, come il grande fratello, dica come si devono comportare».

«Non si sa che lo sviluppo è emancipazione dalla povertà. Chi frena lo sviluppo – conclude Amati – lo fa per consolidare nel tempo monopoli di ricchezza contro il popolo, pretendendo di farlo anche in nome del popolo. Vogliono tornare indietro nel tempo, ovvero al vaso da notte da svuotare nell’orto di casa…Se vinco io ci sarà una coalizione fondata sull’ambientalismo tecnologico e non sul ritorno al passato: nel mondo del lavoro si pratica questa filosofia mentre la politica chiacchiera su altre discipline».

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