Vista dal Consiglio la battaglia contro l’autonomia delle regioni del Nord sembra finta / rassegna stampa

Dalla Rassegna Stampa di oggi >>

Autonomia delle regioni del nord: la battaglia contro il progetto di autonomia delle regioni del nord sembra una finzione, a causa di alcuni gruppi politici e di alcune personalità. Ci pare che per molti tutto si riduca in posizioni di facciata, al servizio di qualche innocuo comunicato stampa, retrocedendo non appena c’è da passare dalle parole ai fatti.

 

Autonomia delle regioni del nord, C-Entra il futuro: “La battaglia contro l’autonomia del nord sembra finta, a causa di alcuni gruppi e singole personalità. Si stenta a passare dalle parole ai fatti”

Vista dal Consiglio regionale di oggi, la battaglia contro il progetto di autonomia delle regioni del nord sembra una finzione, a causa di alcuni gruppi politici e di alcune personalità. Si ha l’impressione che per molti tutto si riduca in posizioni di facciata, al servizio di qualche innocuo comunicato stampa, retrocedendo non appena c’è da passare dalle parole ai fatti”.

 

Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, commentando il rifiuto di alcuni gruppi politici a esaminare oggi la mozione contro il progetto di autonomia differenziata delle regioni del nord. Il testo della mozione chiedeva, sulla base di una mozione approvata nei mesi scorsi dallo stesso Consiglio regionale, di istituire un Comitato di mobilitazione composto da 12 Consiglieri regionali e 12 Sindaci.

 

“Non appena si prova a dare concretezza alle iniziative di mobilitazione, cioè a passare dalle parole ai fatti così come chiedeva la nostra mozione, c’è sempre la tendenza a perdere tempo, adducendo improbabili problemi di galateo regolamentare, anche a dispetto della sovranità del Consiglio, e quindi buttando la palla in tribuna”.

 

Viene il dubbio – aggiungono ancora i sei – che alcuni non abbiano una reale convinzione di combattere, mentre altri subiscano il potere dolce dei sondaggi favorevoli a Salvini, col risultato che entrambi finiscono per ostacolare iniziative organizzate a tutela dei cittadini meridionali. Eppure, parlare di contrasto vero al progetto di autonomia significherebbe, tanto per fare un esempio, evitare che ci siano sottratti 282 milioni all’anno dal fondo sanitario regionale, solo pensando agli effetti della proposta sull’Iva sanitaria”.

 

Autonomia, C-Entra il futuro: “Depositata nuova mozione per costituire comitato di lotta regione-comuni”

Rifiuti, C-Entra il futuro: “Eni ha accettato l’invito per illustrare il progetto pilota di trasformazione dei rifiuti organici in bio olio e acqua”

C’entra molto con il futuro il nostro interesse a conoscere tutte le innovazioni industriali e tecnologiche: per questo siamo contenti che Eni abbia accettato l’invito a venire in Puglia il prossimo giovedì 18 luglio per illustrare il progetto sperimentale di trasformazione dei rifiuti organici in bio olio e acqua. Ringraziamo i presidenti delle commissioni, in particolare Mauro Vizzino della V, per aver accolto la nostra richiesta d’audizione”.

Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, commentando la convocazione congiunta delle Commissioni I e V per l’audizione dell’Ing. Paolo Grossi, amministratore delegato della Syndal S.p.A., società ambientale del gruppo Eni S.p.A., in merito al progetto pilota per la trasformazione della Forsu in bio olio e acqua, in sperimentazione a Gela.

“Dalle prime informazioni emerge che il progetto pilota di Gela trasforma la frazione organica dei rifiuti in bio olio, utile a produrre carburanti di nuova generazione. Questa tecnologia permetterebbe di replicare in poche ore, in un impianto industriale a basso impatto ambientale, un processo che la natura compie in milioni di anni: trasformare biomasse preistoriche in energia. Il processo di trasformazione – spiegano i sei Consiglieri – pare che generi pure acqua, da utilizzare per usi industriali e civili, perché la frazione organica dei rifiuti è composta di acqua per una percentuale pari al 70%. È questo un ulteriore motivo per guardare con interesse a questo progetto, soprattutto in una terra come quella pugliese contraddistinta da scarsità di risorse idriche.

Nel settore dei rifiuti, come del resto in tutti, il nostro intento è sempre quello di conoscere e capire per poi eventualmente utilizzare le innovazioni nella nostra regione. In questo caso, si tratta di una sperimentazione di sicuro interesse, resa credibile dal fatto che sia Eni a promuoverla, cioè una delle società più serie e solide del mondo, orgoglio della migliore tradizione industriale italiana – concludono -. All’audizione sono stati invitati anche ANCI, l’Autorità Idrica Pugliese (AIP), l’Agenzia per la Gestione dei Rifiuti (AGER), l’Acquedotto Pugliese SpA (AQP), Puglia Sviluppo, Confindustria, CGIL, CISL e UIL”.

Debiti e bilancio, C-Entra il futuro: “Ci chiamano dissidenti perché non aduliamo. Senza di noi niente pagamento debiti e niente bilancio controllato dalla Corte dei conti”

C’è chi parla e chi lavora. Se non fosse per la responsabilità e il lavoro quotidiano dei cosiddetti dissidenti, la Regione non pagherebbe i suoi debiti ai cittadini, il Consiglio non avrebbe il rendiconto e la Puglia non potrebbe ottenere la parificazione del bilancio dalla Corte dei conti. La cifra del governo è l’abnegazione e non l’adulazione”.

Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia.

Oggi in I Commissione c’eravamo solo noi a rappresentare la maggioranza e il numero legale non è mancato per il senso di responsabilità dei consiglieri d’opposizione. E mentre ciò accade, consentendo alla nostra maggioranza di governare, c’è chi pensa bene di criticare il nostro attivismo sui temi concreti, non con altrettanto lavoro ma con lezioni magistrali sulla politica intesa come grande gioco di società – proseguono i sei Consiglieri –”.

“Se dissentire significa stare sempre in Consiglio e in commissione, e occuparsi – come facciamo ogni giorno – di liste d’attesa, autonomia, xylella, psr, nuovi ospedali ecc., noi non aspettiamo che siano gli altri a definirci dissidenti ma rendiamo ampia confessione”.

Autonomia, C-Entra il futuro: “Depositata nuova mozione per costituire comitato di lotta regione-comuni”

Un comitato di 12 consiglieri regionali e di 12 sindaci per lottare contro il progetto di autonomia del nord a spese del sud. Abbiamo presentato oggi una mozione che speriamo sia discussa martedì prossimo dal Consiglio regionale”.
Lo comunicano i Consiglieri regionali  Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia.
“La questione dell’autonomia è ormai arrivata agli sgoccioli – sottolineano i sei Consiglieri – e c’è la probabilità che giovedì prossimo sia approvata dal governo nazionale. Per questo motivo, riteniamo opportuno che la nostra mozione torni in Consiglio, consegua l’unanimità e serva ad avviare un’ampia mobilitazione.
Siamo ovviamente contenti del fatto che da marzo a oggi il fronte di contrasto al progetto autonomista si sia ampliato ad altre personalità, inizialmente più possibiliste, per formare un nucleo forte di resistenza a un’iniziativa che, partendo dalla sola IVA sanitaria comporterebbe una riduzione di 282 milioni di euro all’anno sul fondo sanitario regionale”.

 

TESTO INTEGRALE DELLA MOZIONE

MOZIONE

 

VISTO

 

L’articolo 61 del regolamento interno del Consiglio regionale della Puglia;

 

VISTA

 

La mozione approvata dal Consiglio regionale in data 19.3.2019 (Atto 377) che in questa sede si trascrive integralmente

 

“PREMESSO

 

La Costituzione italiana prevede la possibilità per le regioni di richiedere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia(articolo 116 della Costituzione, con riferimento all’articolo 117 comma secondo  –­­­­­ per alcune lettere – e terzo). Il tutto però con la cautela inderogabile di un fondo di perequazione privo di vincolo di destinazione e a beneficio dei territori con minore capacità fiscale per abitante (articolo 119 comma 3).

 

La Legge fondamentale, dunque, configura l’autonomia come una possibilità offerta alle regioni, previa intesa con lo Stato e approvazione delle Camere a maggioranza assoluta, per trattare a livello locale ciò che ha una dimensione locale, così da rimuovere inefficienze e recuperare economicità nell’azione della pubblica amministrazione; sempre e comunque nel rispetto del superiore obiettivo al raggiungimento di una più forte unità del Paese ed eguaglianza dei cittadini.

 

L’applicazione delle richiamate norme costituzionali, a chiaro contenuto discrezionale, comporta una decisione politica accordata con l’attualità (cultura, realtà sociale, mercato, scienza, tecnica) e con la responsabilità sui conti, talché diventa abbastanza difficile riconoscere nei tempi che viviamo la sopravvivenza di problemi o soluzioni a contenuto prevalentemente locale.

 

Per meglio comprendere la difficoltà a riconoscere nell’attualità l’esistenza di problemi a dimensione locale, e quindi a sancire con maggiore obiettività l’eventuale incongruenza (anche per gli interessi del nord del Paese) delle ipotesi di maggiore autonomia, valga considerare: a) l’ordinamento dell’Unione europea e la relativa necessità per l’ordinamento italiano di mutarsi per acquisire maggiore somiglianza con gli standard continentali; b) il progresso tecnologico e digitale sempre più esteso; c) la conseguente irrilevanza e inefficacia di ogni politica diretta a rinchiudersi (o a difendersi) in un confine amministrativo.

 

Più la cultura, la realtà sociale, il mercato, la scienza, la tecnica e le regole sulla responsabilità nei conti si fanno più evoluti, complessi e stringenti, più si stabilisce una forte interdipendenza tra popoli, stati e continenti. E se per propaganda o per mera ideologia prive di consapevolezza della realtà si prova a resistere con gli strumenti della politica ridotta all’ambito stretto della nazione o addirittura della regione, finisce che la politica – con le sue decisioni – si condanna da sola all’irrilevanza, cioè a non esercitare l’efficacia del comando su cui si fonda l’utilità del gesto elettorale compiuto dai cittadini, con tutto il suo carico di speranza.

 

A quanto detto potrebbe muoversi l’obiezione che tali considerazioni di metodo nel formarsi della decisione politica paiono subordinare gli uomini e le loro identità territoriali al mercato, alla scienza, alla cultura, alla tecnica, alla responsabilità nei conti e – in definitiva – all’economia. Non è così, perché la centralità dell’uomo è preservata nelle cose che crea e nelle mutazioni che genera, per apportare miglioramenti alle condizioni di vita e alle relazioni sociali.

 

In questo contesto, dunque, risulta azzardato spingersi in opinioni sul progetto di autonomia rafforzata in via di discussione senza effettuare un’analisi ponderata sulle norme e sui costi (economici e sociali), il cui esito potrebbe portare ad affermare – invece – che i bisogni dell’Italia si potrebbero appagare attraverso una minore autonomia delle regioni, così come peraltro non molti anni fa l’opinione pubblica sembrava propendere, portandosi dietro il carico normativo stabilito dal Parlamento nazionale e dai Consigli regionali per mitigare ciò che s’indicava con la metafora di “rimborsopoli”.

 

A questo si aggiunga, sempre sotto il profilo metodologico e per quanto attiene ai costi, che un trasferimento di materie dallo Stato alle regioni comporta un incremento di sprechi e inefficienze, voci classiche della spesa pubblicaimproduttiva, se i fondi per gestire tali materie arrivano dalla compartecipazione delle regioni ai tributi statali (è questa l’ipotesi che si sta avanzando) e non attraverso un autonomo potere di tassare che per sua natura è in grado di mettere in crisi il rapporto elettorale, assumendo quindi il valore di calmiere della spesa pubblica inutile e improduttiva.

 

Allo stato emerge a riflessione, rendendosi oggetto di analisi, il progetto di autonomia rafforzata presentato da alcune regioni settentrionali. Certo, non tutte le proposte hanno uguale portata al cospetto del procedimento di compatibilità con i superiori obiettivi di unità del Paese, eguaglianza dei cittadini e responsabilità nei conti. Ma in questa sede valga una riflessione di ordine generale, che già di per sé giustifica più d’una critica, all’interno dei già detti parametri di valutazione.

 

In disparte i pur importanti dettagli, risulta in contrasto con i dettami costituzionali riservare ad alcune regioni una parte del gettito maturato nel territorio, depauperando il fondo di perequazione nazionale, nato proprio per ridurre le differenze nell’erogazione dei servizi e senza una preliminare definizione dei Livelli essenziali delle prestazionicondotta su base nazionale e tenendo conto dei limiti “storici” delle regioni meridionali.

 

In termini di maggiori criticità emergono la sanità, la scuola e le infrastrutture, così come poste dalle bozze di intese filtrate.

Per la sanità le regioni meridionali subirebbero, detto in termini di primissima stima, una severa decurtazione del fondo di perequazione, che per la Regione Puglia si attesterebbe in una riduzione di  € 682 milioni[1].

Per la scuola, invece, si prevede la legislazione regionale concorrente e il relativo trasferimento di risorse (è stato stimato 1 miliardo in più), al fine di intervenire sulle funzioni e sull’organizzazione del sistema scolastico e del processo educativo, oltre alla regionalizzazione del Fondo ordinario delle università.

Ciò comporterebbe uno stipendio maggiore per gli insegnanti delle regioni del nord e uno minore per quelli del sud e un aumento delle risorse per le università del nord.

Per le infrastrutture, infine, è stato richiesto il trasferimento di numerose tratte stradali e autostradali, comprese quelle in convenzione, già realizzate o in via di realizzazione, e l’ingresso in qualità di concedenti sulle reti ferroviarie. Ciò determinerebbe un maggior gettito tributario trattenuto dalle regioni del nord, a discapito delle altre regioni.

 

Il quadro così riassuntivamente descritto, anche con le accennate esemplificazioni e stime, valutato sulla base del metodo di responsabilità sui costi e compatibilità costituzionale complessiva,comporta la conseguenza che le richieste di maggiore autonomia sono dannose per l’Italia in generale e per le regioni meridionali in particolare, e rappresentano una rottura dell’unità del Paese, una fucina di disuguaglianze tra i cittadini e un atto di presunzione egoistico e fuori dal tempo, almeno nell’Italia che guarda all’Europa.

 

L’autonomia proposta dalle regioni del nord rischia di aggravare e costituzionalizzare il divario tra Nord e Sud, di rendere irreversibile la sperequazione, di dissolvere unità e solidarietà della Nazione, nella Nazione.

L’Unità nazionale, invece, come qualunque alleanza, richiede capacità, autonomia, dedizione, condivisione, tolleranza, infinitamente maggiori rispetto all’alleanza di eguali. La Costituzione non si accontenta di registrare la mera esistenza di una “unità e indivisibilità” della Repubblica (articolo 5). Proprio perché si tratta di una alleanza, pretende che sia fondata su un patto ordinato sull’eguaglianza di tutti i cittadini e preordinato ad assicurare eguali diritti civili e sociali, eguali livelli di prestazioni e servizi pubblici.

 

 

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Tutto ciò visto e premesso,

 

Il Consiglio regionale della Puglia

 

impegna tutti gli organi regionali ad intraprendere ogni iniziativa per contrastare il procedimento avviato da alcune regioni italiane ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione, perché lesivo delle stesse disposizioni costituzionali che lo regolano e di quelle che impongono il dovere di preservare l’unità della Repubblica e l’eguaglianza dei cittadini.”

 

PREMESSO

 

Che l’iniziativa di autonomia riceve sempre nuovi impulsi che lasciano presagire un’imminente approvazione del Governo nazionale e la successiva trasmissione alle camere;

 

PREMESSO

 

Che il successo delle iniziative di contrasto hanno bisogno di essere alimentate da apposite iniziative d’informazione e coinvolgimento dei cittadini, promosse dalla regione e dai comuni quali istituzioni più prossime;

 

 

 

Tutto ciò visto e premesso,

 

Il Consiglio regionale della Puglia

 

  1. conferma l’impegno proprio e di tutti gli organi regionali ad intraprendere ogni iniziativa per contrastare il procedimento avviato da alcune regioni italiane ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione, perché lesivo delle stesse disposizioni costituzionali che lo regolano e di quelle che impongono il dovere di preservare l’unità della Repubblica e l’eguaglianza dei cittadini;
  2. conferisce mandato all’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale di costituire un comitato di studio, informazione e mobilitazione, finalizzato al contrasto dell’iniziativa dell’autonomia differenziata, composto da 12 rappresentanti dei gruppi consiliari che intendano aderire, designati in proporzione alla rispettiva consistenza numerica, e 12 rappresentanti indicati dall’ANCI, aperto al supporto di esperti di comprovata esperienza scientifica nelle materie d’interesse.

[1] Stima tratta da “La finanza territoriale” Rapporto 2018 – Rubbettino.

Autonomia, C-Entra il futuro: “Mozione per costituire comitato regione-comuni per contrastare il progetto contro il sud. Speriamo passi con più voti a favore”

Una nuova mozione in Consiglio regionale per confermare con ulteriori elementi la nostra resistenza contro l’autonomia del nord a spese del sud e costituire una commissione regione-comuni per guidare le iniziative di contrasto. E, visto che i posti a sedere nella sala della protesta si stanno giorno dopo giorno occupando, confidiamo che anche i voti a favore della mozione saranno di più rispetto al 19 marzo scorso”.

Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea, Donato Pentassuglia, annunciando la presentazione di una nuova mozione finalizzata alla costituzione di un comitato regione-comuni per contrastare il progetto di maggiore autonomia del nord.

“È giunto il momento di dare maggiore organizzazione alla nostra iniziativa contro il disegno di autonomia rafforzata, soprattutto ora che le regioni del nord stanno alzando la voce. Pensiamo sia necessario adoperarsi per far conoscere a tutti i pugliesi gli effetti sui conti del progetto di autonomia, che solo guardando all’Iva sanitaria raggiungono una riduzione del fondo pugliese pari a 282 milioni di euro all’anno”.

“Per questi motivi – spiegano i sei Consiglieri – ci sembra che la strada più utile per disinnescare il progetto consista in iniziative politiche, amministrative e di mobilitazione poste in essere dalla regione e dai comuni. In questo senso, proporremo al Consiglio regionale di dare il suo via libera alla costituzione di un comitato composto da rappresentanti dei gruppi politici presenti in Consiglio e da una delegazione dell’Anci, aperto al supporto di esperti di comprovata esperienza scientifica in materia”.

“Confidiamo che la proposta sia questa volta accolta dal Consiglio con un numero maggiore di voti, considerato che da marzo a oggi il fronte della protesta sul progetto di autonomia del nord si sta arricchendo del favore autorevole di molti altri colleghi consiglieri e parlamentari – concludono –”.

Nuovi ospedali sud Salento e Andria, C-Entra il futuro: “Per Lecce lunedì sarà aggiudicato incarico fattibilità. Per Andria è pronto lo studio di fattibilità. La Giunta autorizzi la gara per le progettazioni esecutive”

“Sarà aggiudicata lunedì prossimo la gara per la fattibilità del nuovo ospedale del sud Salento, mentre il documento di fattibilità per quello di Andria è già pronto. Chiediamo alla Giunta regionale di autorizzare l’avvio della gara per la progettazione così da recuperare almeno un anno”.
Lo comunicano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, con riferimento all’audizione svoltasi oggi in I Commissione sulle dotazioni finanziarie per la realizzazione dei nuovi ospedali del sud Salento e di Andria. All’audizione hanno partecipato il Dirigente sezione risorse strumentali e tecnologiche, Ing. Vito Bavaro, il Commissario della ASL di Lecce, Dott. Rodolfo Rollo e il RUP del nuovo ospedale di Andria, Ing. Carlo Ieva.
“Il procedimento per finanziare la realizzazione dei due nuovi ospedali è a buon punto, come ci è stato riferito con puntualità e precisione dall’Ing. Vito Bavaro: con il parere in arrivo del nucleo tecnico ministeriale si potrebbe deliberare l’autorizzazione alla gara di progettazione, così da recuperare almeno un anno sul cronoprogramma. E su questo incalzeremo la Giunta regionale per l’adozione di un apposito atto deliberativo”.
Siamo soddisfatti dell’impegno assunto dal Commissario della ASL Lecce, Dott. Rodolfo Rollo, in merito all’adozione prevista per lunedì prossimo della delibera di aggiudicazione definitiva per la predisposizione del documento di fattibilità del nuovo ospedale, il cui valore è pari a € 1.602.741,00”.
Siamo inoltre soddisfatti – aggiungono i sei Consiglieri – per l’avvenuta predisposizione del documento di fattibilità del nuovo ospedale di Andria, così come comunicato dal Responsabile Unico del Procedimento, Ing. Carlo Ieva”.
“A questo punto – concludono – non resta che provare a recuperare un po’ del tempo perduto, autorizzando le due ASL ad avviare la gara per la progettazione, affinché al completamento del complesso iter di finanziamento si possa già procedere alla gara per l’appalto dei lavori”.

Dimissioni Di Gioia, C-Entra il futuro: “Assessore si è approvato da solo la nostra mozione ed è arrivato prima di molti nostri colleghi”

Dichiarazione dei Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea, Donato Pentassuglia, in merito alle dimissioni dell’assessore Leonardo Di Gioia.

“È stato di fatto lo stesso Leo Di Gioia ad approvare la nostra mozione, anticipando molti nostri colleghi di maggioranza che in privato ci davano sostegno ma in pubblico stentavano ad aderire.

Per questi motivi annunciamo il ritiro della mozione, con riserva di ripresentarla qualora Di Gioia dovesse nuovamente ritirare le sue dimissioni”.

 

 

Arif, C-entra il futuro: “È un errore la nomina di un sub commissario del fronte antiscientifico. Si ponga rimedio subito”

È un errore la nomina a sub commissario Arif, cioè l’agenzia in prima linea nella lotta al contenimento della xylella, di una persona che in passato ha fatto parte del fronte antiscientifico, accreditando teorie di cura infondate. Chiediamo un ripensamento, ad evitare che si possa pensare alla Puglia come una regione dove si mettono le volpi a guardia del pollaio”.
Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea, Donato Pentassuglia, commentando la nomina di uno dei due sub commissari Arif adottata oggi dalla Giunta regionale.
La lotta alla xylella – proseguono – va realizzata con decisione, piglio e in conformità con la prova scientifica. Queste caratteristiche non si possono obiettivamente riscontrare in una persona che in passato aveva annunciato infondatamente di avere trovato la cura al disseccamento, attraverso l’iniezione di un cocktail di sostanze tenute segrete.
E se pure dopo qualche anno avesse cambiato opinione, come auspichiamo, ci pare che la nomina possa generare dubbi e sospetti sulla linearità dell’azione amministrativa della regione.
La questione xylella è così delicata e tragica – concludono i sei Consiglieri – che non ci si può consentire nessun tentennamento, utile a dare voce a un fronte antiscientifico e negazionista che ha già fatto tanti danni”.

La nostra mozione contro l’autonomia del Nord ha contagiato tutti / rassegna stampa

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Autonomia del Nord contro il Sud: la nostra mozione ha contagiato tutti, a cominciare dal Presidente Emiliano. Siamo contenti perché la battaglia contro l’autonomia del Nord a spese del Sud non è argomento teorico o politico. È un argomento attinente alla più stretta concretezza, perché porterebbe alla decurtazione per la Puglia, tanto per cominciare, di almeno 282 milioni, pensando solo all’Iva sanitaria.