Piano casa, Amati: “Bravo Decaro. Provvedimento usato per riqualificare i ruderi del lungomare di Bari. E c’è chi vorrebbe abrogarlo”

Bravo Antonio Decaro. Il Piano casa sarà usato dal Comune di Bari per riqualificare i ruderi del lungomare, anche utilizzando la norma del Piano paesaggistico che regola le attività sui territori costieri. E pensare che c’è chi lo ostacola come strumento di risparmio suolo, tutela ambientale, riqualificazione urbana e sviluppo economico, e chi vorrebbe addirittura abrogare una mia recente norma che punta a valorizzare sul piano urbanistico l’art. 45 del PPTR”.

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, presidente della Commissione regionale Bilancio, commentando la delibera sulle modalità di utilizzo del Piano casa approvata ieri dal Consiglio comunale di Bari.

La delibera del Consiglio comunale di Bari dovrebbe essere imitata dalla maggior parte dei comuni pugliesi, e in particolare da quelli costieri – aggiunge Amati –. È una decisione che valorizza con giudizio tutto il potenziale della disciplina del Piano casa, adattandolo alle migliori esigenze di riqualificazione e riduzione del consumo di suolo, riduce al massimo la discrezionalità politico-amministrativa e i relativi rischi di corruzione. Viene introdotta, inoltre, la possibilità di recuperare i ruderi della fascia costiera, in particolare il lungomare, recependo il valore urbanistico della disposizione dell’art. 45 del Piano paesaggistico; cioè – conclude – una norma a cui i comuni avrebbero già dovuto adeguarsi e che di recente è stata resa oggetto di polemiche disinformate o dettate da strumentalizzazione politica”.

Amati ospite a Studio 100

Il presidente della Commissione bilancio della Regione Puglia Fabiano Amati, in vista delle prossime Elezioni regionali, sarà ospite negli studi televisivi di Studio 100 giovedì 13 febbraio per una trasmissione in diretta alle ore 16 sulla pagina Facebook “Studio 100 Brindisi” e successivamente in onda alle ore 21 sui canali 15 e 187 del digitale.

 

La cultura della resa al diritto penale di tipo neo-coloniale / approfondimento su Gazzetta del Mezzogiorno di oggi

Gazzetta del Mezzogiorno di martedì 11 febbraio 2020, pagina 13

La cultura della resa al diritto penale di tipo neo-coloniale

di Amati Fabiano

 

In fondo lo sappiamo tutti. E chi non lo dice mente, oppure non si è fermato a pensare. Il processo è un sacrilegio, scrive l’avvocato del “Terrore” Jacques Vergès. Necessario ma sacrilego. Si tratta del diritto inaudito che certi uomini si arrogano di giudicarne altri. E figurarsi che spietatezza farlo senza dargli neppure un tempo massimo. Finirà che i processi – come ha detto il PG di Roma De Siervo – termineranno con la morte del reo. Una tortura per gli imputati e un nulla di fatto per le vittime. Altro che a vantaggio di potenti e corrotti. Ma questo rischio si fa fatica a capirlo, perché le idee matte si fanno da sempre strada aggrappandosi alle suggestioni, alle paure, alle convenienze e alle parole d’ordine della propaganda.

SPECULAZIONE POLITICA – Un’opinione pubblica bombardata da un’incivile speculazione politica, da qualche brutta pagina di giornalismo, da alcuni pubblici ministeri interessati a guadagnare consenso piuttosto che la fiducia nell’ufficio e da parecchi silenzi e timidezze politiche, si sta facendo convincere che la prescrizione sia l’unico ostacolo che si frapponga tra la giustizia, le vittime del reato e il risarcimento del danno. In poche parole, prescrizione uguale impunità. E invece è proprio il contrario. Togliere la prescrizione senza fare nulla per rendere ragionevoli i tempi del processo farà allargare il carico di lavoro e il processo “morirà” nell’oblio. E con esso le aspettative delle vittime. La norma sulla prescrizione non è un cavillo offerto all’avvocato scaltro e capace, o all’imputato ricco e potente. E una norma che obbliga lo Stato a mantenere i piedi per terra e ad assicurare certezze.

Certezza del diritto non significa espandere o sospendere senza limiti il tempo del processo, come se il giudizio penale servisse per offrire, a furia di girarci attorno, illusorie verità alla storia. Certezza del diritto significa che a un certo punto, cioè in tempi ragionevoli, la questione deve essere definita senza che se ne parli più, perché né all’imputato né alla sua vittima si può infliggere la sospensione della vita mentre passano gli anni dell’esistenza. La prescrizione è una regola d’ordine che lo Stato dà a se stesso; un impegno a non violare con processi senza fine l’esigenza di dare sicurezza alla vita personale, economica e sociale delle persone. E l’affermarsi del diritto penale della libertà su quello dell’oppressione e del privilegio. E se altri paesi non hanno nel loro ordinamento la prescrizione come da noi è perché l’Italia, almeno su questo, è un modello di civiltà a cui sono gli altri a guardare e non l’ennesimo esempio di arretratezza da cui sollevarsi. Certo, è difficile capirsi su questi argomenti. Viviamo tempi in cui si pretende di deferire ogni questione al penale e al criminale, per esporre le persone al torbido clima del sospetto e del disprezzo sbattuto in prima pagina. Attraversiamo un’epoca dove in ogni momento si richiede l’intervento del pubblico ministero e non del giudice, perché ciò che conta è l’indagine con le sue vaste possibilità di spettacolarizzazione e non la virtù paziente dell’accertamento.

Si assiste con sgomento alla penalizzazione di ogni comportamento umano; siamo passati dal diritto penale frammentario (e di frammenti sempre più piccoli e puntuali) alla nomorrea penale, con conseguenze alla lunga abbastanza logiche. L’apoteosi dell’impunità o l’imprevedibilità del rischio penale, quindi la stagnazione economica e sociale. Un diritto penale, insomma, posto a svolgere la funzione di rinforzo al moralismo, come misura inversamente proporzionale alla morale, rimettendo assieme due sfere che, con duro lavoro, la civiltà giuridica aveva distinto: il reato e il peccato, la spada e il pastorale.

PELLEGRINI – Purtroppo, il Parlamento sembra accondiscendere a questo diritto penale neo-coloniale, più o meno come quello dei padri pellegrini che si preoccupavano di punire la fornicazione piuttosto che la rapina. E lo consente per difetto di mira. Non più leggi puntate sul maggior ordine che si ottiene con depenalizzazioni su tutte le condotte minori, cioè la maggior parte, così da ridurre il carico nei tribunali, ma fabbricando reati per assecondare il palinsesto social più adeguato ai più facili ed effimeri sentimenti di bestiale ferocia. Eppure si dovrebbe sapere che la bestia dopo il pasto ha più fame di prima. Infine, eliminare la prescrizione equivale a sancire, con una resa disonorevole, il trionfo della funzione retributiva della pena, caldeggiata ormai in ogni ambito del dibattito pubblico. Occhio per occhio e dente per dente è il materiale di propaganda più adatto per dare alla paura una funzione politica, a prescindere dall’esistenza o meno della minaccia adombrata. Non ci vogliono particolari studi di bio-politica per comprendere come l’uso disinvolto delle leggi penali “giochi”, senza scienza e coscienza, per la tumulazione di fatto del principio di rieducazione attraverso la sanzione. E mentre tutto questo è sotto gli occhi di tutti, una maggioranza di governo si ritrova a dover escogitare mediazioni metafisiche, incentrate sulla sospensione del tempo, che già per capirle ci sarebbe bisogno di un diagramma a blocchi. Ma pure questa sarà probabilmente una predica inutile. In fondo, se non sei l’imputato o la vittima, oppure se la faccia severa dello Stato non ti serve per punire con celerità reati gravi ma per eccitare istinti o frustrazioni umane così da prendere voti, mantenere in piedi governi, vendere giornali o fare carriera, a che serve interrogarsi sul sacrilego processo o sulla nostra vita dolorosa? Per quello basta Diodato. Ah, che vita meravigliosa.

 

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Nuovo Ospedale Monopoli-Fasano, Amati: “Con il primo solaio comincia a vedersi la costruzione. Tutto in regola a metà del percorso”

Con il primo solaio comincia a vedersi la costruzione. È trascorso quasi metà del tempo previsto per i lavori del Nuovo Ospedale Monopoli-Fasano e il cronoprogramma procede senza ostacoli: lo conferma lo stato di avanzamento delle opere. Difatti, dall’avvio dei lavori al 31.01.2020 sono trascorsi 416 giorni, pari al 41,6% del tempo di durata complessivo, stimato in 1.000 giorni. Ne mancano, dunque, 584 alla fine”.

Lo comunica il presidente della Commissione regionale Bilancio, Fabiano Amati, commentando l’andamento dei lavori al 31.01.2020.

Dopo aver terminato tutte le attività di scavo del building, sono state eseguite e completate le attività di getto dei magroni di fondazione, posa delle guaine pregetto e armatura delle fondazioni per quanto riguarda le strutture fondali basse (ovvero per le parti del building per cui è previsto un livello interrato). Nel mese di gennaio sono state avviate le attività di: getto delle strutture fondali nel blocco NH3, NH6 e NH7; getto di pilastri nei blocchi NH1, NH2, NH4, NH5, NH6 e NH7; getto di setti e muri controterra nel blocco NH7 e montaggio delle gabbie di armatura nei blocchi NH5 e NH6; getto del primo impalcato del blocco NH1. Per le opere impiantische – prosegue Amati – è in corso di realizzazione l’impianto LPS il cui avanzamento è contestuale all’esecuzione dei pilastri”.

“Per quanto concerne la cabina di consegna ENEL è stato effettuato lo scavo, realizzato il basamento e posato il prefabbricato. Inoltre, è stato realizzato il collegamento tra le cabine utente e ricezione. I rilevati stradali – aggiunge ancora – risultano avanzati all’80%. In data 24.01.2020 sono state completate tutte le attività relative all’allargamento della strada di accesso al cantiere ed è stata istallata tutta la cartellonistica prevista. Sono state avviate, inoltre, le attività propedeutiche alla realizzazione dei muretti a secco, a partire dal fronte nord-est”.

“Risultano pagati quattro Stati Avanzamento Lavori (SAL), per un totale di € 5.880.582,45 pari al 8,03% dell’importo complessivo (€ 73.263.878,28). Mi sembra doveroso ringraziare l’intera squadra di tecnici e operai che, con il suo lavoro e un impegno costante sta garantendo la realizzazione di un grandioso progetto, la risposta – conclude – alla condizione attuale contraddistinta da ospedali affollati e da una rete territoriale in fase di organizzazione, allo stato insufficienti a colmare la domanda di salute dei pugliesi”.

Le emergenze rifiuti sono da ricondurre alla mancanza di impianti / rassegna stampa

Rassegna Stampa di oggi >>

Le cause delle continue emergenze sui rifiuti sono da ricondurre alla mancanza di impianti: lo dice pure la DIA.

Secondo la relazione semestrale al Parlamento del Ministro dell’interno sull’attività svolta e i risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia, e in base alle attività d’indagine, l’emergenza che caratterizza alcune aree del paese, compresa la Puglia, ha come causa l’assenza di adeguata impiantistica, che peraltro impedisce l’autosufficienza almeno regionale come previsto dalle norme.

 

 

 

Rifiuti, Amati: “Lo dice pure la DIA. Il no agli impianti e all’ambientalismo tecnologico favorisce il crimine”

Le cause delle continue emergenze sui rifiuti sono da ricondurre alla mancanza di impianti. Ciò perché si allunga l’iter di trattamento e trasporto, avverando il motto ‘Trasi munnizza e n’iesci oro’, e si favorisce l’inserimento nel processo delle organizzazioni criminali. Insomma, il no agli impianti e quindi all’ambientalismo tecnologico non può essere tollerato in nessun programma amministrativo o politico-elettorale”.

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, Presidente della Commissione regionale bilancio, commentando il focus “Mafia&Rifiuti” contenuto nella Relazione semestrale al Parlamento del Ministro dell’interno sull’attività svolta e i risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA).

“Secondo la relazione e in base alle attività d’indagine, l’emergenza che caratterizza alcune aree del paese, compresa la Puglia, ha come causa l’assenza di adeguata impiantistica, che peraltro impedisce l’autosufficienza almeno regionale come previsto dalle norme. Una situazione che, espandendo il procedimento, finisce per mancare il completamento del ciclo, favorire le discariche e l’inquinamento ambientale e consentire l’infiltrazione delle organizzazioni criminali. A tutto discapito – sempre secondo la relazione – del futuro delle prossime generazioni, che non può essere assicurato solo dall’azione giudiziaria”.

“Mi pare dunque di poter riassumere – prosegue Amati – che siamo di fronte a una richiesta d’aiuto alle amministrazioni pubbliche per meglio fronteggiare la criminogena situazione, vertente su tre linee d’azione: realizzare l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti e del loro trattamento in ambiti territoriali ottimali, perché più rifiuti, più passaggi, più chilometri, più affari in vista;  permettere lo smaltimento dei rifiuti e il recupero dei rifiuti urbani indifferenziati in uno dei luoghi idonei più vicini alla produzione o raccolta, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi, tenendo conto del contesto geografico o della necessità di impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti; utilizzare i metodi e le tecnologie più idonei a garantire un alto grado di protezione dell’ambiente e della salute pubblica”.

“In poche parole. Per preservare l’ambiente, la legalità, le libertà e il progresso raggiunti dalle persone occorre che ci si apra sempre a tutte le innovazioni tecnologiche dirette a contenere e ridurre al massimo i danni. E questo – conclude – perché la tutela ambientale è qualcosa di molto concreto e non un teorico programma socio-politico su non meglio specificati modelli di sviluppo che alcuni uomini, purtroppo, pensano di poter imporre agli altri in nome di ciò che secondo loro è il bene e il male”.

Amati domani a Francavilla Fontana per presentare il libro “La storia assetata. Cent’anni di Acquedotto”

 

Domani (mercoledì 29 gennaio), alle ore 18.00, nella sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Francavilla Fontana (in piazza Umberto I, 31/35), sarà presentato il libro La storia assetata. Cent’anni di Acquedotto (Faso Editrice) di Fabiano Amati, Consigliere regionale e Presidente della Commissione Bilancio. Il volume sui cent’anni dell’Acquedotto Pugliese, con prefazione di Giuseppe De Tomaso (direttore de «La Gazzetta del Mezzogiorno»), traccia un percorso nella storia della più grandiosa opera infrastrutturale realizzata dopo l’Unità di Italia attraverso i suoi protagonisti, corredato da ampio materiale fotografico.

Relatore della serata sarà il prof. Domenico Camarda. Porteranno il loro saluto Cosimo Rocco Franciosa, Presidente della S.O.M.S.; il sindaco di Francavilla, avv. Antonello De Nuzzo; il sindaco di Caposele, dott. Lorenzo Melillo; l’ing. Lucio Venditti, Responsabile Grandi Vettori e Serbatoi AQP. A concludere l’appuntamento sarà l’intervento di Amati.
L’incontro è a ingresso libero e aperto alla cittadinanza.

Primarie 12 gennaio, Amati: “Versamento somme serve per verificare la validità. Spero sia un ritardo, pena nullità elezioni”

“L’avevo già detto chiaramente prima del 12 gennaio e penso che pure gli altri candidati, a cominciare da Emiliano, siano d’accordo con me. Il versamento delle somme serve per controllare la validità delle Primarie. Spero si tratti di un semplice ritardo, perché altrimenti la consultazione sarebbe nulla”.

Lo dichiara il consigliere regionale Fabiano Amati, candidato alle Primarie svoltesi lo scorso 12 gennaio per la scelta del candidato presidente della Giunta regionale.

“Il regolamento prescrive – prosegue Amati  – che le somme raccolte devono sostanzialmente combaciare con il numero dei votanti e che tale verifica va effettuata attraverso la consegna dei verbali e dei soldi al comitato organizzatore delle Primarie. Dopo questi controlli – aggiunge – si potrebbe pure decidere di restituire le somme ai territori, oppure riconoscere le spese sopportate per il funzionamento dei seggi, ma trattenerle non è possibile perché così facendo si impedirebbero le verifiche di regolarità e trasparenza. Invito dunque tutti ad adempiere – conclude – con urgenza agli obblighi regolamentari, così da cancellare sul nascere ogni sospetto”.