Ex Ilva, Amati: “Non conosco fan dei tumori. È insopportabile l’uso della malattia per avere ragione, perché siamo tutti orfani di malati”

Siccome siamo tutti orfani di malati di tumore, trovo insopportabile l’uso della malattia per imporre la propria ragione. È un atto di prepotenza, perché punta a incidere sull’emotività e sul dolore. Non conosco in Italia politici o persone con un minimo di senno che possano essere definiti fan dei tumori; conosco invece persone che ragionevolmente, e tra mille difficoltà, lavorano per attuare i Piani ambientali e così salvaguardare la salute dalle conseguenze inquinanti degli impianti industriali”.

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, commentando il dibattito sulla questione ex Ilva svoltosi ieri in Consiglio regionale.

“Nessuno di noi può accreditare la teoria per cui c’è chi agisce pensando ai morti di tumore e chi li ignora – prosegue Amati –. Per tutti la salute viene prima di ogni cosa e la sua tutela è assicurata proprio attuando i Piani ambientali, così come prevedono le leggi. Per questo motivo dobbiamo chiedere al Governo atti normativi urgenti per attuare il Piano ambientale, cioè salute, e conseguentemente difendere la fabbrica, il suo potenziale produttivo e l’indotto. La mozione presentata ieri da me e dal collega Sergio Blasi chiede proprio questo, e ricalca appieno il documento approvato a Bologna dall’assemblea nazionale del PD. Resto solo stupito – conclude – che quel documento, sottoscritto anche dal segretario regionale e sostenuto dal PD nazionale, trovi difficoltà a ottenere il sostegno del gruppo consiliare e della maggioranza di centrosinistra in Regione. E questo è per ora un mistero”.

Intervento su Ex ILVA al Consiglio Regionale Puglia del 18 Novembre 2019

Non credo che il diritto alla #salute sia in concorrenza con quello al #lavoro.
Credo che la salute venga prima e che questa priorità si afferma con l’attuazione del Piano ambientale, e non con arbitrarie petizioni di principio. Per questo motivo c’è bisogno, innanzitutto, di reintrodurre la protezione legale, che serve a garantire tranquillità a chiunque debba attuare il Piano ambientale.

Il mio intervento al Consiglio monotematico su Ex Ilva

 

Consiglio su ex Ilva, Amati: “Sei ore senza una conclusione. Spero in un decreto legge per tenere in funzione la fabbrica e attuare il Piano ambientale”

Sei ore di Consiglio senza raggiungere una conclusione, con una votazione su un qualsiasi documento per far capire ai pugliesi chi pensa cosa sulle ore difficili di Taranto e dell’ex Ilva. Eppure avevamo preso così sul serio l’appuntamento, predisponendo una mozione breve e chiara per dire ciò che la Puglia si aspetta dal Governo nazionale”.
Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, commentando la conclusione dei lavori del Consiglio regionale monotematico sulla questione ex Ilva.
“Il nostro documento, comunque depositato, propone di chiedere al Governo nazionale – come peraltro deliberato con un ordine del giorno dall’Assemblea nazionale del PD – di adottare al più presto ogni misura necessaria e urgente di carattere normativo e amministrativo per dare attuazione al Piano ambientale, per tutelare l’intera produzione dell’azienda (comprese le aree a caldo), le sue capacità tecnologiche e operative, i lavoratori diretti, dell’indotto, i fornitori e i processi di rafforzamento industriale”.
Intervenendo in aula per presentare la mozione il Consigliere Amati ha affermato di “non credere che il diritto alla salute sia in concorrenza con quello al lavoro. Credo piuttosto – ha ribadito – che la salute venga prima e che questa priorità si afferma con l’attuazione del Piano ambientale, e non con arbitrarie petizioni di principio. Per questo motivo c’è bisogno, innanzitutto, di reintrodurre la protezione legale, che serve a garantire tranquillità a chiunque debba attuare il Piano ambientale e pure al solo scopo di chiuderla e metterla in sicurezza. La protezione legale non è un’esimente ma una norma, forse ridondante e comunque da introdurre per tutte le imprese, che riafferma il principio di colpevolezza dell’art. 27 della Costituzione, cioè che nessuno può essere punito per un evento non prevedibile, non evitabile e non calcolabile”.
“Rimesse dunque in fila le questioni – ha concluso –, c’è la necessità di prendere una posizione chiara senza nascondersi dietro un fiume di parole”.

Dai vaccini ai rifiuti, io diverso da Emiliano / Intervista di oggi su Corriere del Mezzogiorno

 

Da Corriere del Mezzogiorno Puglia e Matera di domenica 17 novembre 2019

Intervista a Fabiano Amati – Amati, la sfida e le idee «Dai vaccini ai rifiuti io diverso da Emiliano»

Amati lancia il suo programma «Primarie, ecco le soluzioni. Così allargherò la coalizione»

 

di Strippoli Francesco

L’INTERVISTA

Consigliere Amati, candidato alle primarie del centrosinistra, Arcelor Mittal sta spegnendo gli impianti di Taranto. Cosa pensa?

«Bisogna impedirlo a tutti i costi, anche con un decreto legge. E una scelta che riguarda il Paese: se il governo non dovesse farlo, scriverebbe la parola fine sulla propria esistenza in vita». E dopo aver impedito lo spegnimento? «Occorrerà procedere con l’applicazione del piano ambientale che è un fatto di salute. Per portare a termine quel piano occorre che ci sia qualcuno a realizzarlo: soggetto privato, pubblico, commissario, Arcelor. Chiunque fosse, dovrebbe avere la tutela legale e l’obbligo a realizzarlo, anche a prescindere dalla produzione. Detto ciò, non vedo molte azioni al riguardo».

Cosa non vede?

«Ci sono alcuni che possono compiere atti e non lo fanno: penso a Di Maio. O ai parlamentari che chiedono l’eliminazione della protezione legale. O al presidente Emiliano che non ha una posizione precisa e beccheggia. Anche qualora la fabbrica dovesse chiudere – e non è il mio auspicio – bisogna applicare il piano ambientale. Altrimenti Taranto diventerebbe una Bagnoli 2, anzi più esplosiva di quella, vista la dimensione. E dopo il piano ambientale procedere con un’altra cosa».

Ovvero?

«Delocalizzare gli abitanti del quartiere Tamburi, a ridosso della fabbrica, con un “bonus” per acquistare altrove la casa. Non sono tra quelli che dicono: va coniugata la salute con il lavoro. No, io dico prima la salute, con il Piano ambientale, e poi di rimbalzo il lavoro».

Hanno suscitato accese polemiche le sue parole sulla “sinistra champagne” che rifiuta il Piano casa come lei lo propone. Non poteva risparmiarsi l’espressione?

«L’ho usata perché c’era una manifestazione degli edili che chiedevano lavoro. “Sinistra champagne” non addita qualcuno, allude a un modo di pensare che è lontano anni luce dal popolo e che se ne frega delle angosce della gente e del piatto da mettere a tavola: il motivo per cui il centrosinistra perde. Abbiamo proposto di prorogare il Piano casa in scadenza e subito vari ambienti che si definiscono di sinistra si sono messi a criticare. Io scelgo di stare con gli edili e con quel progetto che serve a intervenire sugli immobili esistenti, senza consumare suolo».

Ma pure nelle aree industriali.

«Solo sugli immobili esistenti, senza consumare suolo e tutelando così l’ambiente. Per di più eliminando la discrezionalità dei funzionari pubblici perché l’intervento di ristrutturazione sarebbe un atto dovuto. Si elimina in radice ogni tentazione di corrompere e farsi corrompere».

A proposito di polemiche. Una delle sue concorrenti, Elena Gentile, l’ha definita “clone di Emiliano” per aver insinuato un patto tra lei stessa e il governatore.

«L’ho già detto, corro su Emiliano e non rispondo alle polemiche. Propongo di sospendere l’attività a pagamento dei medici per combattere le liste d’attesa; Emiliano la pensa diversamente. Sono per la linea dura sulla xylella per evitare l’espansione del contagio; Emiliano sul punto ha tentennato, a dir poco. Propongo gli impianti per trattare i rifiuti per non aver la monnezza per strada. Sono contro le discariche e contro i camion con cui Emiliano fa fare il tour d’Europa ai rifiuti pugliesi. Ho proposto un ente strumentale per accelerare la spesa dei fondi europei e il testo ha ricevuto il parere contrario del governo regionale: per questo giace in commissione. Potrei continuare».

Ha illustrato una specie di contro-programma: hanno ragione quelli che dicono che le primarie rischiano di minare l’unità della coalizione?

«Io mi sono candidato perché su molte questioni la penso diversamente da Emiliano. Ero assessore (tra il 2009 e il 2013) quando fu approvata la lista con 5 nuovi ospedali da costruire: ne è in costruzione solo uno. Voglio fare il presidente perché li voglio vedere tutti finiti in 5 anni. E per estendere la copertura vaccinale. E anche per portare acqua e fogna ovunque: qui la legge c’è, ma manca il regolamento della giunta. Mi candido perché su tante questioni ho maturato una visione diversa in termini di soluzioni possibili. Io penso che se non hai la soluzione — che piaccia o meno — tu sei parte del problema».

Qual è il leader politico che le piace di più? Zingaretti, Renzi, Salvini, Berlusconi?

«Come per la musica, non ho preferenze “singole”. Dipende, diciamo così, dai politici, dalle situazioni e dalle soluzioni che essi propongono ai problemi».

Lei è l’uomo politico pugliese più citato dal «Foglio». Cosa significa?

«Non saprei. Forse significa che il “Foglio” contesta Emiliano e sa che io propongo soluzioni diverse. Forse significa che se io vinco le primarie, la coalizione di centrosinistra diventa più larga di quella che è».

Più larga di quella di Emiliano?

«Sì, chi oggi sta fuori dal circuito delle primarie è Italia viva di Renzi e l’associazione Giusta causa che fa capo all’avvocato Laforgia. Sono due realtà politiche che a me interessano e coltivano idee che a me piacciono molto, in vista di una coalizione larga del centrosinistra».

È indispensabile che sia larga?

«Sì, perché l’aria per noi è politicamente amara. Solo se vinco io le primarie, la coalizione si allarga. Si allarga sulle idee, non sul posto concesso all’Acquedotto o all’Arpal. Emblematico di questo aspetto è il sostegno che mi è stato accordato dall’ex assessore Tommaso Fiore, maestro di amministrazione. Mi dice così: tu sei l’unico che prende posizione sul rapporto tra decisione politica e scienza. Fiore, Italia viva, Giusta causa dicono: prima le idee. Io gliele offro».

 

 

Qui il file dell’intervista: 

Intervista_CorriereMezzogiorno17nov2019

Ecco la bella intervista di Vito Pertosa, imprenditore serio e solido, che su ILVA dice ciò che va detto, senza slogan acchiappa emozioni

Oggi pubblico la bella intervista di Vito Pertosa, imprenditore serio e solido, che su ILVA dice ciò che va detto, senza slogan acchiappa emozioni:

  • Sulla protezione legale “È comprensibile che un manager che deve portare avanti un programma di ambientalizzazione e pensa di rispettare la legge non deve avere angosce”;
  • La nazionalizzazione “è una prospettiva sbagliata perché offriamo una via d’uscita a questa multinazionale”;
  • Sulla proposta di delocalizzazione di Tamburi “È una proposta meritevole è valida. Avrei auspicato fosse stata fatta prima, per consentire ai cittadini del Tamburi di spostarsi altrove e patire meno le conseguenze della vicinanza con la fabbrica”;
  • Sulle politiche industriali “L’Italia ha bisogno della crescita felice”.

 

Gazzetta del Mezzogiorno di sabato 16 novembre 2019

Intervista a Vito Pertosa – Pertosa boccia l’indiano «Da lui alibi pretestuosi»

 

Pertosa non fa sconti a Mittal «Contratto scritto molto male e poi il profitto non è tutto»

 

di De Feudis Michele

 

BARI. Un giudizio severo sull’iter scelto da ArcelorMittal per disimpegnarsi dall’acciaieria di Taranto, un ritratto senza filtro del magnate indiano e un riconoscimento della determinazione con cui il governo e il premier Conte stanno seguendo la vertenza che riguarda il futuro dell’insediamento industriale ionico: Vito Pertosa, fondatore del gruppo industriale Angel, offre una lettura analitica della complessa vicenda rivendicando il punto ferma della difesa delle eccellenze presenti nel settore industriale legato all’acciaio in Puglia e il valore del manifatturiero italiano.

Presidente Pertosa, che impatto ha per l’Italia negli scenari internazionali l’incertezza giuridica e politica che caratterizza la crisi industriale dell’ex Ilva?

«Si tratta di una crisi grave per l’Italia e spero che la decisione presa da una società così importante come Mittal possa avere riflessi negativi internazionali anche per la multinazionale, dal momento che sta scappando da un impegno assunto, pur adducendo questioni legali. Non emerge un quadro di serietà».

Eppure l’ArcelorMittal è leader mondiale nella produzione dell’acciaio.

«Ho conosciuto l’anno scorso il signor Lakshmi Mittal a Parigi, per una cena a Versailles nella quale il presidente francese Emmanuel Macron incontrava gli imprenditori che avevano relazioni commerciali con la Francia, per invitarle a fare investimenti. Mi è sembrato una persona che per raggiungere l’obiettivo del profitto è pronto a sacrificare altri valori. Questo approccio porterà un calo dicredibilità anche per l’azienda indiana. Bisogna farlo riflettere: gli aspetti contrattuali sono importanti, ma alcuni alibi che utilizza, sono assolutamente pretestuosi. La mia impressione è che il contratto sia scritto molto male, non ci sono reali garanzie…».

Che vantaggi ha per la filiera industriale italiana la possibilità di avere acciaio prodotto a caldo nel nostro paese?

«Ci sono vantaggi sul costo di trasporto, per l’indipendenza dalle produzioni turche, russe e indiane – nostri competitor che aspettano solo di guadagnare ulteriori quote di mercato – e per una più sicura disponibilità dell’acciaio avendo un’industria nazionale. Ma bisogna contemperare lavoro e ambiente: Taranto ha riportato grandi ferite in questi anni”.

Il governo è in prima linea nel mostrare massima attenzione per il caso Taranto.

«Il premier Conte sta dando prova di grande sensibilità, occupandosi della vicenda con un piano vero per trovare soluzioni qualsiasi cosa accada». L’acciaio va interpretato anche come simbolo dell’avanguardia della ricerca italiana, dallo spazio alla mobilità? «Era un simbolo. Ora l’acciaio lo è meno. È importantissimo ma non è più centrale come prima. Ho iniziato a lavorare da giovane andando a Taranto, vedevo sole, mare, il golfo e immaginavo la Magna Grecia: la culla della civiltà mentre Berlino, Parigi, Londra, erano leggermente più indietro…. Pensavo che impiantare lì le ciminiere fosse stata una scelta azzardata. Tuttavia, questa acciaieria esiste, c’è una cultura industriale importante che non può essere persa. Si può cogliere questa sventurata occasione per riprendere un primato utilizzando nuove modalità di produzione compatibili con l’ambiente».

Ne ha mai parlato con Mittal?

«Sì, gli dissi di pensare seriamente all’ipotesi di produrre acciaio con un marchio carbon free, attento all’ambiente, ma sul tema era scocciato ed evasivo».

Da imprenditore cosa pensa della questione dello scudo penale?

«I commissari che stavano prima ce l’avevano. È comprensibile che un manager che deve portare avanti un programma di ambientalizzazione e pensa di rispettare legge non debba avere angosce. C’è da dire che questo elemento non c’era nel contratto. Ma l’ha richiesto Mittal. Ora è solo un alibi: ha problemi di produzione e di mercato. Aveva portato avanti l’investimento in un contesto economico diverso, capisco, ma ora non può andare via così facilmente. Bisogna far riflettere i maggiori buyer italiani che comprano l’acciaio da Mittal, su come comportarsi con un fornitore che fa un danno di questo tipo al proprio paese».

 

L’opzione nazionalizzazione è l’extrema ratio?

«Secondo me è una prospettiva sbagliata. Offriamo una facile way out a questa multinazionale. Altro discorso è lavorare ad un piano B ed uno C contemporaneamente a quello che accade nel frattempo».

Che cosa si aspetta dalla politica sulla questione Ilva?

«Il governo mostra determinazione. Il premier Conte in fabbrica, in mezzo agli operai ha trasmesso una bella immagine. Da quello che mi risulta si sta lavorando a varie iniziative e bisogna rimediare agli errori passati senza concentrarsi su chi sia il colpevole, ma solo su cosa fare tutti insieme per dare una mano. Quello che è certo e che non ci deve essere maggioranza ed opposizione, ma un paese unito in blocco per difendere i propri interessi e dare un concreto futuro alle persone di questo territorio, che tanto hanno sofferto negli anni per questa situazione».

La Gazzetta del Mezzogiorno, con la proposta del rettore Umberto Ruggiero, sostiene che vada realizzato un piano di esodo indennizzato per gli abitanti del rione Tamburi.

«È una iniziativa meritevole e valida quella della Gazzetta. Avrei auspicato che fosse stata fatta prima, per consentire ai cittadini del Tamburi di spostarsi altrove e patire meno le conseguenze della vicinanza con la fabbrica».

Resta sullo sfondo il nodo della debolezza nelle politiche industriali dell’Italia, con un partner di governo che ha tra i capisaldi la «decrescita felice».

«La manifattura italiana è la seconda in Europa e con la crisi della Germania potrebbe ambire a diventare anche la prima, se fossimo in grado di cogliere l’occasione. Non abbiamo il petrolio né le miniere, ma custodiamo creatività e una eccellente qualità tra tecnici, operai, ingegneri, manager italiani. La decrescita? L’Italia ha bisogno della «crescita felice». Ci sono tutte le condizioni per farlo, ci vuole solo unità d’intenti, come in Francia e Usa. Noi, purtroppo, abbiamo un problema politico legato alla instabilità del sistema, connessa ad una legge elettorale che non garantisce a chi vince la possibilità di governare cinque anni e di programmare quindi il lavoro, senza avere l’ansia ogni tre mesi di quello che accade alla prossima elezione amministrativa, altrimenti il governo traballa. Ogni scelta ha il fiato corto e si ha sempre il terrore di scontentare qualcuno».

A breve ci saranno le elezioni anche in Puglia, quali sono le qualità che dovrebbe avere chi si candida?

«Non penso di dire nulla di speciale, dicendo che nel mio gruppo, quando scegliamo le persone che hanno responsabilità di comando, lo facciamo usando il criterio che debbano essere oneste, competenti e capaci. Non sempre ci sono tutte e tre insieme queste qualità, perché dando per scontata l’onestà, la competenza da sola non è sufficiente, ci vuole anche la capacità. Ovviamente non sempre si riesce, si fanno degli errori, l’importante è cercare di farne tesoro e di migliorarsi. Purtroppo invece oggigiorno, in tutte le elezioni politiche, per avere delle concrete chance di essere eletti, nessuna di queste tre qualità è indispensabile, ce ne vuole bensì una quarta, quella di saper comunicare bene, di bucare lo schermo, di fare il Tweet giusto. Quando andiamo a votare dovremmo pensare invece alle prime tre, ma non sempre accade».

Nel suo percorso imprenditoriale, quando ha “incontrato” per la prima volta il siderurgico di Taranto?

«Negli anni ottanta abbiamo realizzato per l’Italsider un progetto innovativo per un locomotore dedicato al trasporto del carro per la cokeria. Non nascondo che soffrivo per l’ossimoro tra la bellezza del golfo della città ionica e le ciminiere fumanti. Lì però ho rilevato che si era formata una straordinaria competenza sul piano industriale, interloquendo con gli ottimi tecnici del siderurgico. Una ricchezza che non va perduta».

È fiducioso per il futuro di Taranto?

«Il programma del governo per la città deve diventare il programma per il riscatto del Paese, per restituire a Taranto una opportunità. Anche le Zes sono una occasione da non perdere per lo sviluppo del territorio. Bisogna combattere con l’Europa per avere vantaggi concreti per attrarre gli investimenti. Sinceramente penso che se si lavora con unità di intenti, ci siano le condizioni per disegnare un futuro migliore, anche grazie alla positiva circostanza di un Presidente del Consiglio che conosce bene la Puglia e che insieme al Sottosegretario Turco, originario del territorio, stanno lavorando alacremente ad un piano di rilancio. Nessuna iniziativa però potrà avere possibilità di successo, se si perdono inutilmente energie ad accusare qualcun altro; gli avversari non sono in Italia, ma da qualche altra parte; ora bisogna difendere l’industria italiana e sentirsi tutti tarantini».

 

Prima pietra al Palazzetto di Fasano, Amati “Con questo cantiere celebriamo il metodo dell’innovazione che passa attraverso le soluzioni”

“Ci siamo: la città di Fasano avrà il suo Palazzetto dello sport e con la cerimonia della prima pietra abbiamo celebrato un metodo di lavoro che vorrei fosse esportato ovunque, quello dell’innovazione e del progresso che passano attraverso le soluzioni, perché se non hai soluzioni sei parte del problema”.

Lo ha detto il Consigliere regionale Fabiano Amati intervenendo alla cerimonia di posa della prima pietra del Palasport fasanese svoltasi questa mattina alla presenza di istituzioni, tecnici e rappresentanze sportive locali.

“Per tanti anni a Fasano il desiderio di tanti bambini e ragazzi è stato un problema. Si giocava per strada, spesso con attrezzature rudimentali, e si allestivano campi di fortuna in piazza. Eravamo orfani di una vita che non riusciva ad accordarsi con il mondo circostante che cambiava, che si sviluppava e aveva una potenza infrastrutturale che qui non c’era. Da quella miseria, però, siamo riusciti a impiantare strepitosi successi e il cantiere del Palazzetto oggi ne è una dimostrazione. È stata una storia lunga e turbolenta, fatta di eroi e intoppi, una storia trasformatasi persino in miracolo per la stampa locale. Il Palazzetto – aggiunge Amati – non è semplicemente un’infrastruttura: è una scuola per evitare gli ospedali, educa attraverso la competizione ad avere cura di se stessi e degli altri, affinché la vita sia attraversata dal benessere e sia affermata l’abitudine alla mobilità come pratica di salute. Controlleremo e vigileremo ogni giorno su questo cantiere come lo stiamo facendo per il nuovo ospedale, definita come “l’opera più nuda” che ci sia perché spiata da ogni fessura. Speriamo che questo metodo sia applicato ovunque in questa regione perché vincente”.

“Ringrazio tutti i tecnici – conclude – e li esorto a fare le cose come se fossero a casa loro o anche di più perché in gioco ci sono i nostri ragazzi e le loro vite. Perché da qui si misura il valore degli amministratori pubblici; gli atti rivolti ai ragazzi e al futuro hanno più possibilità di avere lunghezza e diventano pilastri del mondo che ci sarà quando noi non ci saremo più, facendo però sentire l’odore del nostro cuore. Fasano ha iniziato uno straordinario percorso infrastrutturale, che è innanzitutto un percorso di libertà».

 

 

 

Piano casa, Amati: “Gli edili in piazza per più lavoro e la sinistra champagne che vuole abolirlo”

“A proposito di idee. Gli edili in piazza a chiedere più lavoro e c’è chi propone di abolire il Piano casa o modificarlo. Stranezza da sinistra champagne, contro gli insegnamenti di Di Vittorio, da contrastare con dosi massicce di riformismo popolare. Spero, invece, che la legge sia approvata al più presto in Consiglio, col parere favorevole della Giunta”.

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, candidato alle Primarie per la scelta del candidato presidente della Regione Puglia, commentando le cinque manifestazioni organizzate dai sindacati e svoltesi oggi nel centro storico di Taranto e dinanzi alle prefetture di Lecce, Brindisi, Foggia e Bari.

“Se dovessi essere eletto presidente della Regione – prosegue Amati – il Piano casa diventerebbe un provvedimento strutturale e non da rinnovare di anno in anno. Questo perché il Piano casa interviene in un settore ad altissima densità di posti di lavoro, consente di non consumare nuovi terreni e, in quanto atto dovuto, allontana tentazioni di commistioni tra amministratori, funzionari degli uffici tecnici e imprenditori. Senza gli interventi da Piano casa, che opera in aree urbanizzate, si aprono scenari di scarsa sensibilità ambientale e paesaggistica, perché la domanda di edificazione residenziale si scarica nelle aree di espansione mia utilizzate, oppure attraverso la redazione di lunghi e complessi piani attuativi da sottoporre alla discrezionalità amministrativa, ora di quel politico ora di quel funzionario”.

“Insomma, un clamoroso passo indietro sui temi di tutela ambientale e sull’urbanistica attuata con atti dovuti, e cioè non discrezionali. Nell’attesa, comunque, che il provvedimento divenga strutturale, spero che la Giunta regionale esprima il suo parere favorevole alla nostra proposta di proroga e il Consiglio regionale approvi al più presto: il provvedimento – conclude – è atteso con ansia dai lavoratori dell’edilizia e dal mondo produttivo pugliese”.

A Martina Franca, dibattito “60 minuti per il nostro Ospedale” con i Consiglieri Amati e Pentassuglia

“60 minuti per il nostro Ospedale”: questo il tema del dibattito pubblico, promosso dall’Associazione “Amore per Martina”, in programma per domani, venerdì 15 novembre, alle ore 18.30 nel Salone delle Riunioni della Parrocchia di Cristo Re, a Martina Franca.
Interverranno i Consiglieri regionali Fabiano Amati e Donato Pentassuglia.
L’appuntamento sarà moderato da Giovanni Fumarola. Ingresso libero.

Un “buono casa” a tutte le famiglie del quartiere Tamburi, questa l’idea vincente / editoriale su La Gazzetta del Mezzogiorno

 

Gazzetta del Mezzogiorno di giovedì 14 novembre 2019, pagina 3

Ilva – Avanti l’idea del «buono casa» per salvare i cittadini del rione

di Amati Fabiano

FABIANO AMATI Avanti l’idea del «buono casa» per salvare i cittadini del rione Un «buono casa» a tutte le famiglie del quartiere Tamburi, per delocalizzare i cittadini più esposti ai rischi degli inquinanti e così farla finita con la città nella fabbrica o con la fabbrica nella città. In pratica, lo Stato acquista gli immobili del quartiere, li demolisce e riqualifica l’area, e i cittadini comprano con quel denaro la nuova casa nel quartiere che più gradiscono. Su questo argomento mi sento dunque di apprezzare sia la sua opinione che quella del professor Michele Ruggiero, espressa nei giorni scorsi con un articolo pubblicato sulla «Gazzetta». Le condivido perché colme di ragionevole concretezza e in grado di mettere in fila, con una precisa scala di priorità, la salute, il lavoro e la politica industriale del Paese, fornendo riparo a uno storico errore tecnico e sociale. Infatti, negli anni del boom della fabbrica, accompagnato dall’entusiasmo di tutti i tarantini per la vittoria del benessere sulla miseria, pure le politiche urbanistiche del Comune di Taranto e delle città confinanti si rivolsero all’acciaieria come a una possibilità di ricchezza. A una chance. Lo fecero accogliendo l’aspirazione dei proprietari dei terreni vicini alla fabbrica, sino a quel momento a destinazione agricola, di poter partecipare alla nuova fase di sviluppo e ricchezza. Questo legittimo desiderio di valorizzazione fondiaria, approfittando forse della ideologia classista dell’abitare in voga in quegli anni, cioè gli operai vicino al luogo di lavoro e lontani dalla borghesia per non farsi «contagiare» dalle cattive abitudini controrivoluzionarie, non considerò però che, se è vero che ogni azione umana comporta l’esposizione a un rischio, non è tuttavia ragionevole che le case si costruiscano accanto a una fabbrica d’acciaio solo per prestare fede a una dottrina politica. Ecco perché un moderno Piano ambientale degno di rispetto non può ignorare una presa di posizione sulla delocalizzazione delle famiglie del quartiere Tamburi. Un’iniziativa, si badi, che non sancirebbe la vittoria delle ragioni della fabbrica su quelle dei residenti a Tamburi, come pur si dice, perché la delocalizzazione sarebbe necessaria anche nell’ipotesi in cui la fabbrica dovesse chiudere e l’area su cui insiste avviata alle operazioni di bonifica; cioè a quel complesso e costoso procedimento che in termini temporali può attraversare la vita di diverse generazioni per vederlo finalmente attuato. Un «buono casa», allora. Uno strumento incentivante, con cui lo Stato finanzia e il cittadino sceglie dove acquistare la casa, realizzato assecondando il mercato edilizio, che ha il vantaggio di offrire risposte più celeri proprio perché può contare sulla regola della concorrenza e sulle «sacche» d’invenduto.

Un’operazione di gran lunga preferibile alle impostazioni altamente burocratizzate della pianificazione nei Piani di edilizia pubblica, che anche quando vanno bene determinano l’edificazione di quartieri «ghetto» poco integrati con il resto della città e poco accordati con la libertà. Mettere in fila salute, lavoro e interessi economici del Paese non è un rito o una litania di parole vaghe in grado di proporre l’elenco dei problemi per scansare la responsabilità delle soluzioni. Dire giustamente «la salute prima di tutto» è un impegno pieno di concretezza, che si spiega attraverso l’attuazione rapida dei piani ambientali e l’assunzione delle decisioni più chiare e congeniali. Appunto. Come lo è quella di allontanare i cittadini dalla fabbrica.

 

 

Ex Ilva, Amati: “Si può decidere la sorte di Taranto sui veti della Lezzi? Conte ascolti tutti i parlamentari e i consiglieri pugliesi”

Ma è mai possibile che l’attuazione del Piano ambientale a Taranto e la politica industriale italiana si possano fondare sui veti di Barbara Lezzi? Sarebbe il caso che Conte ascoltasse tutti i parlamentari e i consiglieri regionali pugliesi, e non un gruppetto di persone arrivate in Parlamento a loro insaputa. È ora che si esca dai silenzi imbarazzati, perché si ha l’impressione che in molti temano più la caduta del governo che la distruzione di Taranto”.

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, Presidente della Commissione regionale bilancio.

“Conte ha detto che il governo sarà giudicato per aver affossato Taranto e non per aver introdotto la protezione legale per attuare il Piano ambientale. Parole equilibrate e logiche che però non riescono a entrare nella mente di alcuni parlamentari pugliesi dei Cinquestelle. E mentre ciò accade, si nota una sequenza di silenzi imbarazzati, forse perché in tanti temono più la caduta del governo che la distruzione di Taranto – prosegue Amati –. Ma come si fa a non capire che pure la prova di forza con Mittal, per salvare Taranto e i crediti dell’indotto, passano dall’eliminazione del presupposto su cui si fonda tutta l’azione legale di risoluzione del contratto? L’atto di citazione di Mittal ruota attorno alla protezione legale e perciò l’ascolto dell’opinione di un gruppetto di politicanti inesperti, Lezzi & company, servirebbe solo per darla vinta all’azienda”.

“Il tutto condito dal fatto, e non mi stancherò mai di ripeterlo, che la protezione legale non è una scriminante, né un’immunità, né un salvacondotto e nemmeno un’affermazione d’impunità. Si tratta solo di una norma finanche ridondante, perché afferma solo ciò che è già scritto nell’articolo 27 della Costituzione a proposito di colpevolezza. Cioè che nessuno può essere condannato per eventi non prevedibili, non evitabili e non calcolabili. È mai possibile – conclude – che dobbiamo perdere in salute e lavoro per la sciatteria di un gruppetto di volubili parlamentari pugliesi Cinquestelle?”.