“Colon al sicuro”, avviato progetto per diagnosi precoce contro tumore

Nasce per diagnosticare precocemente il tumore al colon con un semplice esame del sangue

È stato avviato venerdì scorso all’ospedale Di Venere di Bari, con i primi tre pazienti, il progetto di ricerca “Colon al sicuro”, approvato dal Consiglio regionale nel luglio del 2023 e con uno stanziamento di 400 mila euro.
Il progetto è aperto a 2.000 pazienti con prescrizione di colonscopia, arruolati su base volontaria, ai quali è effettuato un prelievo di sangue da analizzare e da comparare con gli esiti della colonscopia, così da verificare la precisione diagnostica.
L’obiettivo del progetto, in altre parole, è poter avere al più presto la diagnosi tempestiva di tumore al colon attraverso un semplice esame del sangue.
Dobbiamo prevenire con tutto ciò che possiamo gli effetti mortali di questo tumore, tra i maggiori killer. E per farlo è opportuno sperimentare l’efficacia di un test di primo livello più immediato e specifico, come quello attraverso un prelievo di sangue, superando quello più complicato e aspecifico del sangue occulto nelle feci.
La mia gratitudine ad Alessandro Azzarone e Marcello Chieppa, rispettivamente direttore dell’Endoscopia digestiva del Di Venere e docente di Patologia generale all’Università del Salento.

DETTAGLI DEL PROGETTO

L’ipotesi della ricerca attiene all’utilizzo del sangue per individuare e validare un pannello di biomarcatori associati alla presenza di lesioni pre-cancerose o cancerose nel colon.
Il progetto di ricerca, quindi, potrebbe rilevarsi idoneo a determinare, ove concluso con successo e secondo tutte le regole della sperimentazione, anche la sostituzione del test di primo livello sul sangue occulto nelle feci (SOF), così da assicurare una maggiore precisione nell’eleggibilità al più complesso approfondimento diagnostico a mezzo di colonscopia. Il test SOF, infatti, ha caratteristiche aspecifiche, ben potendo registrare un esito positivo causato da motivazioni benigne e quindi diverse dalle lesioni cancerose.
Nel dettaglio. Il progetto di ricerca, chiamato “Colon al sicuro” propone la valutazione del profilo metabolomico e lipidomico ottenuto dal siero dei pazienti risultati positivi al test SOF ed eleggibili per lo screening endoscopico, nonché la valutazione dei fattori di stili di vita che possono determinare un aumentato rischio di sviluppare neoplasia colorettale.
Prima dell’esame, personale specializzato registra peso, altezza, circonferenza e forza del muscolo dell’avambraccio, e propone alcuni questionari validati per valutare lo stile di vita del paziente per quanto riguarda le abitudini alimentari, il livello di attività fisica e l’abitudine al fumo.
Durante la preparazione del paziente per l’esame endoscopico, un campione di siero pari a 2 ml viene prelevato e conservato a -20°C in una biobanca dedicata. Gruppi di circa 200 campioni alla volta saranno spediti presso i laboratori specializzati per essere analizzati con analisi multi-omiche (metabolomica e lipidomica).
I risultati delle analisi -omiche saranno analizzati in forma semi-anonima (codice alfanumerico) e confrontati con i risultati oggettivi ottenuti dall’analisi endoscopica per individuare eventuali correlazioni tra i profili-omici e fattori di stile di vita dei pazienti con la presenza di lesioni pre-cancerose.
L’obiettivo principale del progetto è individuare e validare un pannello di biomarcatori associati alla presenza di lesioni pre-cancerose o cancerose nel colon. Il successo del progetto permetterebbe di individuare precocemente i soggetti a rischio ed intervenire tempestivamente prima che le lesioni rappresentino un rischio per la vita dei pazienti.
In Italia i tumori del colon retto sono un rilevante problema sanitario e si collocano al terzo posto per incidenza tra gli uomini, al secondo tra le donne. In entrambi i sessi, l’incidenza è aumentata tra la metà degli anni Ottanta e gli anni Novanta, seguita da una lieve riduzione della mortalità. Riguardo alla distribuzione, l’Italia è in linea con la media europea: 49% per gli uomini e 51% per le donne. Lo screening dei carcinomi colorettali (CCR) mira a identificare precocemente le forme tumorali invasive, ma anche a individuare e rimuovere possibili precursori.
Le modalità esecutive dello screening del CCR in Puglia prevede l’invio di un invito a recarsi alla farmacia di riferimento territoriale per ritirare il kit per l’esecuzione della ricerca del SOF e quindi riconsegnare alla stessa farmacia la provetta adeguatamente utilizzata. Il soggetto SOF è successivamente contattato telefonicamente ed invitato ad eseguire, se idoneo, la colonscopia come esame di approfondimento di II livello con l’obiettivo di evidenziare l’eventuale presenza di polipi o lesioni tumorali nell’intestino e rendere possibile la prevenzione e/o una più efficace e tempestiva cura.
L’obbiettivo della ricerca proposta è individuare uno o più biomarcatori che si correlino con la presenza di formazioni precancerose o con la diagnosi di lesioni neoplastiche avanzate. Un tale auspicabile riscontro permetterebbe di avere a disposizione indagini non invasive con una alta sensibilità e specificità e quindi in grado di meglio selezionare il target della popolazione da sottoporre a colonscopia. Ciò contribuirebbe ad ottenere una maggiore appropriatezza prescrittiva endoscopica non solo nei programmi di screening, ma anche nelle prescrizioni ambulatoriali con conseguente abbattimento delle liste d’attesa ed indubbio vantaggio anche economico.
Inoltre, il progetto prevede la valutazione di numerosi parametri legati allo stile di vita (abitudini alimentari, livello di attività fisica, abitudine al fumo), in modo da evidenziare eventuali fattori di rischio e/o fattori confondenti che possono determinare poi falsi positivi/negativi nelle analisi lipidomiche e metabolomiche.”

Dal 1° marzo i neonati pugliesi potranno fare il test genetico

Una diagnosi precoce sui neonati effettuata analizzando su base volontaria 407 geni alla ricerca di oltre 470 malattie genetiche.
Quello implementato in Puglia è un programma probabilmente unico al mondo, perché nessuno al momento – sembra aver mai pensato una cosa simile, comunque non su questa scala e con questi numeri.
E dal 1° marzo il progetto sperimentale diventerà strutturale, grazie ai 5 milioni di euro stanziati nella legge di bilancio per il 2025: i soldi serviranno a fare in modo che i test diventino uno standard per tutti i nati in Puglia, almeno di quelli che vorranno partecipare.

Già la prima fase ha permesso di capire che l’approccio basato sullo screening dei geni funziona, perché permette di scoprire problemi che altrimenti verrebbero fuori quando è ormai troppo tardi per cercare una soluzione. “È un programma che vale una vita politica racconta Fabiano Amati, assessore al Bilancio che al progetto Genoma si è dedicato negli ultimi tre anni da consigliere regionale”.

È un tornante decisivo sulla strada della diagnostica. Vediamo quello che è accaduto per la Sma (su cui il test genetico è partito già nel 2021): abbiamo avuto dieci diagnosi, situazioni che almeno in parte avrebbero potuto portare alla morte e invece oggi abbiamo bambini che fanno le capriole».

Il progetto è partito con una ricerca, affidata al laboratorio di Genetica medica del «Di Venere» di Bari diretto dal dottor Mattia Gentile, che avrà in carico anche la gestione della fase strutturale. L’obiettivo è appunto la diagnosi precoce delle malattie, che viene effettuata su 407 geni. Potrebbero esserne esaminati molti di più, ci si ferma a 407 soltanto per motivi etici: il sequenziamento di un set maggiore o dell’intero genoma potrebbe infatti portare a scoprire mutazioni per le quali non esistono terapie o protocolli di ricerca. Ed infatti l’obiettivo è identificare раtologie gravi ma trattabili, ma anche prevenire complicazioni grazie alle diagnosi precoci, fornendo alle famiglie informazioni utili per stabilire percorsi personalizzati di assistenza. I 407 geni da testare sono stati scelti sulla base di progetti internazionali e sulla base delle opinioni dei panel di esperti di genetica, oltre che includendo i geni che causano le malattie metaboliche note. Un approccio che diventa strutturale.

Dal 1° marzo in tutti i punti nascita pugliesi verrà data ai genitori la possibilità di far eseguire il test:

per aderire dovranno firmare il consenso informato. Il campione prelevato in ambulatorio (viene prelevata una goccia di sangue dal tallone) verrà inviato per il sequenziamento al laboratorio di Bari, da cui arriverà in tempi relativamente brevi, grazie al potenziamento della dotazione strumentale del laboratorio – l’esito dell’esame. Se lo screening genetico dovesse far emergere criticità, partirà l’analisi vera e propria sul set genetico con un ulteriore prelievo (sul neonato e sui genitori). Una diagnosi specifica al termine della quale, se necessario in base all’esito dei controlli, le famiglie verranno indirizzate verso il centro specializzato sulle malattie rare che le guiderà nel percorso più adatto.

In questo senso il progetto di ricerca ha già dato la possibilità di verificare la bontà del meccanismo. L’iniziativa è partita con la legge regionale approvata nel 2023, su input di Amati, con il finanziamento necessario alla fase sperimentale. A partire da giugno 2024 sono state così coinvolte le nove principali neonatologie del territorio pugliese, ottenendo l’adesione di oltre l’80% delle partorienti: in quattro mesi e messo sono state coinvolte 4.200 coppie, ben oltre le 3mila previste dal progetto di ricerca su due anni. Dei 4.200 casi, sono 3mila quelli sequen- ziati. Di questi ne sono stati analizzati 2.200, che hanno fatto scoprire 255 portatori sani di varianti (l’11,59%) e 70 casi (il 3,1% delle 2.200 diagnosi) di patologie vere e proprie. Quelle più frequenti (38) sono relative a malattie ematologiche, poi (18) quelle metaboliche e i casi di interesse cardiovascolare e neuromuscolare. La criticità più frequente tra quelle rilevate è la mutazione del gene della «G6PD», un difetto relativamente comune che causa il cosiddetto favismo: una patologia ben nota, ma scoprirla prima consente a chi ne soffre di evitare i cibi e le sostanze che l’organismo non è in grado di assorbire por- tando conseguenze pesanti. Altri otto casi riguardano il gene “Ldlr”, la cui mutazione può causare l’ipercolesterolemia familiare. E poi ci sono le patologie più importanti, come ad esempio la mutazione del gene «SCN5A» che può causare la sindrome di Brugada da cui può discendere la morte cardiaca improvvisa. Nei prossimi due mesi il laboratorio del Di Venere dovrebbe essere in grado di terminare gli screening della fase sperimentale, così da poter partire il 1° marzo, andando a regime senza analisi arretrate.

05/01/2025 articolo de La Gazzetta del Mezzogiorno 

AMATI: LE COMPENSAZIONI? CALIBRATE SU TAP E I TERRITORI

Mentre Tap si appresta a chiudere l’iter autorizzativo per il raddoppio che gli permetterebbe di raggiungere una capacità di trasporto da 10 a 20 miliardi di metri cubi di gas trasportati ogni anno dall’Azerbaigian all’Italia, in Puglia si gioca un nuovo tempo nella partita sulle compensazioni, in cui questa volta e è la Regione a fare la parte del leone grazie alla nuova legge che applica la Marzano.

Assessore Fabiano Amati, lei segue le vicende Tap fin dall’inizio. Ed è uno degli ideatori della legge regionale sulle compensazioni energetiche. Nonostante abbia presentato ricorso al Tar, Tap vi ha chiesto formalmente un incontro. Un segnale di aperturanonda poco. Quandosi terrà?

“Nei prossimi giorni”.

Ora la Regione lavora al regolamento, che dovrà stabilire anzitutto quanto il gestore dovrà versare nel range dallo 0 al 3% fissato dalla legge sul volume di gas trasportato. Come vi orienterete a riguardo, anche tenuto contro che una cifra troppo alta rischia di mettere in crisi il piano industriale dell’azienda?

“La legge utilizza la preposizione “fino” al 3% proprio per scegliere la compensazione congrua, salvaguardando il diritto dei cittadini e la tenuta del piano industriale dell’impresa”.

Mentre si tratta sulla legge regionale, i sindaci dei territori in cui insiste il tracciato – in primis Melendugno, che ospita il Terminale di Ricezione del gasdotto (Prt), e la contigua Vernole – chiedono di essere coinvolti nella trattativa avendo maturato diritti di ristoro maggiori rispetto allo sgravio in bolletta che la vostra cifra troppo alta rischia di mettere in crisi il piano industriale dell’azienda?

«La legge utilizza la preposizione “fino” al 3% proprio per scegliere la compensazione congrua, salvaguardando il diritto dei cittadini e la tenuta del piano industriale dell’impresa».

Mentre si tratta sulla legge regionale, i sindaci dei territori in cui insiste il tracciato – in primis Melendugno, che ospita il Terminale di Ricezione del gasdotto (Prt), e la contigua Vernole – chiedono di essere coinvolti nella trattativa avendo maturato diritti di ristoro maggiori rispetto allo sgravio in bolletta che la vostra bolletta agisce su altro titolo, ossia sul titolo delle compensazioni territoriali. E la distinzione tra compensazioni ambientalie territoriali non è questione di la- na caprina ma un dato normativo come peraltro interpretato dalla Corte costituzionale. La Regione, quindi, ha il dovere di aiutare la Provincia di Lecce a portare a compimento la pratica delle compensazioni ambientali; e lo dice chi da anni implorava i comuni di chiedere e accettare le compensazioni sin dai tempi della progettazione dell’opera. E chissà cosa Tap avrebbe dato ai comuni a quei tempi».

Perché oggi nessuno protesta per i soldi chiesti a Tap, mentre in passato chiunque lo vo lesse fare veniva visto come un traditore del territorio?

«Perché a causa dell’invasione russa all’Ucraina abbiamo capito che l’approvvigionamento del gas, materia prima pulita, è una questione di libertà e democrazia, a meno che non si voglia intraprendere la strada della decrescita. E poi è cresciuta la sensibilità ambientale, per cui i gas – carburante di transizione prima della totalità di energia prodotta da rinnovabili o a Dio piacendo dalla fusione nucleare – riduce l’uso di fossili sporchi e non mortifica la produzione industriale».

Ecco il cronoprogramma per aprire i nuovi ospedali

Potenziare l’offerta sanitaria di tipo territoriale e offrire servizi adeguati alle malattie tempo dipendenti. Avranno questo obiettivo i nuovi cinque ospedali che a stretto giro saranno consegnati ai pugliesi.
Come assessore al Bilancio, e prima ancora da presidente della I commissione, Fabiano Amati, scadenze e conti alla mano, prosegue il lavoro di monitoraggio sui cantieri in corso.

Occhi puntati in particolare sull’ospedale Monopoli-Fasano ormai prossimo al taglio del nastro:

«Dal 20 luglio 2025 – ha spiegato Amati – ogni giorno sarà quel- lo buono per inaugurare il nuovo ospedale. L’inaugurazione, ovviamente, è il punto di partenza di un processo di trasferimento dal vecchio ospedale San Giacomo al nuovo ospedale, che culminerà nella piena attivazione prevista per la fine di ottobre del 2025.

Nei prossimi giorni svolgeremo un’ulteriore riunione con l’assessore regionale ai Trasporti e i sindaci dei comuni maggiormente interessati alle prestazioni del nuovo ospedale (Monopoli, Fasano, Cisternino, Locorotondo, Alberobello e Polignano a Mare), così da organizzare il servizio di trasporto pubblico verso il nuovo ospedale».

Prossimo all’apertura anche il nuovo ospedale di Taranto:

«I lavori sono al novanta per cento -ha evidenziato l’assessore. Le gare di appalto per l’acquisto di arredi e attrezzature risultano in stato avanzato. Nei prossimi giorni stabiliremo un crono- programma.

Il nuovo ospedale nel capoluogo jonico è un segmento rilevantissimo dell’assistenza ospedaliera regionale, non solo di quella di Taranto e della sua provincia».

Agonia finita per il nuovo ospedale del Nord Barese: nei mesi scorsi prima il piano clinico gestionale troppo oneroso poi alcuni problemi sul piano clinico gestionale, hanno arrestato una corsa ripartita qualche giorno fa. Si sta infatti procedendo spediti sulla progettazione. Successivamente, si procederà all’elaborazione del piano di fattibilità tecnico economica da consegnare entro marzo 2025.

Anche per l’ospedale di Andria è stato confermato il rispetto del cronoprogramma tracciato a luglio scorso. Entro gennaio 2025 ci sarà il nuovo progetto definitivo. Saranno poi necessari quattro mesi per il progetto esecutivo. Passando dalla verifica e dalla validazione, presumibilmente entro maggio 2025, a settembre prossimo potrebbe essere bandita la gara.
Infine, per quanto riguarda l’ospedale salentino di Maglie-Melpignano Amati spiega:

«Il nuovo quadro economico dovrà conseguire i maggiori risparmi possibili. La consegna del progetto, così ridefinito, consentirà alla Regione di ricandidare l’opera a nuovo finanziamento, dopo che per notevoli ritardi, è decaduto il vecchio finanziamento per le scadenze previste dall’accordo di programma».

Ora quindi per l’assessore parte la corsa contro il tempo:

«La Puglia ha un estremo bisogno di nuove strutture ospedaliere per essere all’altezza dei tempi dal punto di vista tecnologico e strutturale, anche per rendere disponibili le vecchie strutture ospedaliere per il potenziamento dell’offerta sanitaria di tipo territoriale, rappresentata da Presidi Territoriali d’Assistenza e Ospedali di comunità.  La vicenda dei nuovi ospedali è uno dei fatti più rilevanti della mia attività di amministratore pubblico, soprattutto per le zone della regione, come quella tra Bari e Brindisi, che non hanno mai avuto ospedali per la cura delle malattie tempo dipendenti. E’ il momento quindi di costruire un nuovo modello sanitario attraverso una moderna edilizia. D’altronde è la più grande soddisfazione per un amministratore: costruire realtà che durino nel tempo».

AMATI BOCCIA MARCHIONNA E BARBANENTE SU URBANISTICA E PIANIFICAZIONE ENERGETICA

La politica del fare, che lavora sulle soluzioni ai problemi dei cittadini attraverso il metodo e lo studio.

Era la visione che un anno e mezzo fa aveva portato Fabiano Amati, neo-assessore regionale al Bilancio, a stringere un patto con il centrodestra per il governo di Brindisi.

Una visione di sviluppo che Amati pare non rivedere nell’azione dell’amministrazione Marchionna. A partire da come è stata concepita la bozza di delibera (approderà in consiglio comunale il 26 novembre) che individua le aree sulle quali attuare quanto previsto dalla legge regionale 36/2023 sugli interventi di ristrutturazione edilizia.
Bozza dalla quale vengono escluse le contrade soggette a varianti di recupero.

«Qui risponde il brindisino che è in me, cosciente dei dettagli in cui spesso si nasconde il diavolo. La legge regionale-argomenta Amati prevede la variante semplificata al Prg solo su immobili esistenti legittimi o legittimati, perché le Regioni non possono prevedere sanatorie su addizioni compiute senza titolo, anche se rientranti nelle percentuali dell’incremento volumetrico massimo e consentito.

E su questo siamo d’accordo. È una scelta politica che non condivido, invece, quella di escludere dai benefici d’incremento volumetrico gli immobili legittimi o legittimati, ossia quegli edifici che risultano esistenti come da Piano di recupero approvato e quindi privi di qualsiasi ampliamento non autorizzato.

Se la risposta – prosegue Amati – è che si vuole raggiungere il bene attraverso percorsi di ulteriore riqualificazione, avverto il rischio che nell’attesa del bene, si possa perdere il meglio;

la vita delle persone è breve e irripetibile. E non c’è nessun motivo per vietare incrementi volumetrici su immobili esistenti, che non consumano suolo e anzi portano in dote piatti a tavola per chi lavora, maggiori comodità per chi abita e ulteriori soldi per il Comune». Tra le priorità dell’agenda di Marchionna rientravano l’adeguamento del Piano regolatore generale al Piano paesaggistico territoriale regionale e la redazione del nuovo Pug. Anche su questo fronte, a Palazzo di città si procede a rilento.

«Se il sindaco Marchionna rincara Amati – non riesce a realizzare, come pare, i programmi proposti alla città per via di intralci politici nella sua maggioranza, lo dica apertamente e apra un dialogo con le forze politiche dell’opposizione, visto che è pure più di sinistra di me, per una collaborazione utile su cose concrete. E su questo potrebbe anche avvalersi del supporto dell’assessore Daniela Maglie, per bravura, temperamento e storia culturale molto idonea a navigare il mare del riformismo.

A Brindisi c’è bisogno di cose da fare e di una ricomposizione di forze riformiste. Se si scegliesse di fare così, io potrei essere collaborativo non solo istituzionalmente, come è nel mio dovere di assessore regionale, ma anche politicamente».

Negli anni, in materia di Urbanistica Amati ha svolto un ruolo di prim’ordine, anche in qualità di primo firmatario di diversi provvedimenti regionali, quale la proposta di legge che semplifica la procedura di approvazione del Pug (superando la fase del Dpp).
Sulla redazione del Pug, il Comune di Brindisi ha avviato una collaborazione con il Politecnico di Bari e in particolare con la professoressa Angela Barbanente, che nei giorni scorsi, relativamente alla individuazione delle aree per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, ha dichiarato che non vorrebbe che Brindisi “venga sfruttata dalla decarbonizzazione dopo aver pagato il prezzo della carbonizzazione”.

Posizione dalla quale Amati diverge. «Dopo aver pagato il prezzo della carbonizzazione, ci sono persone che vorrebbero far perdere alla città il risarcimento della decarbonizzazione.

Questo per ideologia anti-industriale, anti-capitalista, anti-mercato e anti-ambientalista. Le fonti rinnovabili sono straordinarie misure di produzione energetica pulita. Perché a Brindisi si voglia far pagare ancora una volta il prezzo dell’arretratezza è una cosa che francamente non riesco a capire», conclude.

La promessa di Amati “Le vertenze brindisine nel dibattito regionale”

È pronto a portare al centro del dibattito in Regione, ed in particolare nel consiglio regionale, le principali vertenze che riguardano il territorio brindisino il neo assessore al Bilancio Fabiano Amati. In particolare, quelle legate alla decarbonizzazione della centrale Enel “Federico II” di Cerano ed alla transizione “green” di Versalis. Due passaggi molto temuti da lavoratori, diretti e indiretti, e sindacati ma anche molto dibattuti dal mondo politico e produttivo del territorio.

Sul fronte Enel, per l’assessore regionale, la società «può e deve fare di più. Personalmente mi sono sempre sforzato di introdurre una riflessione politica che avesse al centro la cultura industriale. È di tutta evidenza che, in questo momento, cultura industriale significa che l’industria deve, e nel caso di Enel può, accompagnare questo processo di transizione, per cui mi sembra giusto quello che stanno sostenendo i sindacati e parte dei politici».

In questo senso, dice Amati, «penso che una iniziativa regionale di centralizzazione della questione Brindisi, sempre riaffermando la cultura industriale che oggi è diretta alla sicurezza ambientale e non è più come un tempo, cosa che mi sono sforzato di ripetere nel corso degli ultimi anni, sarebbe una cosa opportuna. Una iniziativa regionale significa un interesse quotidiano su questa questione, che poi è il compito che, con riferimento alla mia provincia, mi sono ulteriormente assegnato eseguito dell’incarico di assessore regionale, considerando che sono anche il rappresentante della provincia di Brindisi nell’esecutivo regionale. Una cosa della quale, giustarnente, abbiamo lamentato la mancanza per tanto tempo, anche con articoli di stampa. Mi pare, quindi, che adesso siamo arrivati al punto in cui è mio dovere concretizzare questa iniziativa».

Già nei mesi scorsi, il governatore Michele Emiliano, insieme all’assessore allo Sviluppo economico Alessandro Delli Noci, aveva convocato a Bari un vertice sul caso Enel, in attesa di una delle ultime riunioni del Tavolo regionale per la decarbonizzazione, durante il quale erano emersi i primi nove tra i possibili tredici investimenti previsti per sostituire la centra. «Naturalmente – aggiunge – sto aspettando che termini il confronto sulle aree idonee che sta impegnando la commissione Sviluppo nella sua totalità per porre nel dibattito pubblico, attraverso li consiglio regionale, la questione di Brindisi. Infatti ne ho già parlato con l’assessore allo Sviluppo economico, il collega Delli Noci, e con l’assessore Leo, che si occupa di lavoro. Ritengo, infatti, che il dibattito pubblico in consiglio regionale debba essere prioritario, per questo lo sto favorendo e lo favorirò».

Dal canto suo, Versalis ha presentato nelle scorse settimane il piano di riconversione dei suoj stabilimenti, compreso quello di Brindisi, dove è previsto il graduale spegnimento del cracking, con contestuale realizzazione di una gigafactory di batterie e di un hub per il riciclo meccanico della plastica. Un approсcio con un coinvolgimento più “diretto”, quello della controllata Eni, che tuttavia preoccupa molto, anche in questo caso, lavoratori e sindacati.

“Non voglio dare le pagelle sottolinea l’assessore regionale al Bilancio ma mi pare che sia in una che nell’altra vicenda sia necessario rendere centrale la cultura industriale della modernità, con tutto quello che significa. Brindisi, infatti, è anche industria. E questo ragionamento valesia per Enel che Versalis, come dicevo. Riguardo a quest’ultima vicenda, in particolare, voglio capire per bene che fine fa la chimica di base, che mi pare una parte fondamentale dell’argomento di cui stiamo dibattendo, ovvero la possibilità di dare lunghezza e durata agli insediamenti industriali. Perché chimica di base significa anche una notevole attività di ricerca».

In entrambe le vicende, secondo Amati, «l’orientamento del dibattito pubblico dovrebbe essere quello di rafforzare gli insediamenti industriali e salvaguardare l’industria esistente, tenuto conto, mai lo ripeterò allo sfinimento, che l’industria della modernità concorre alla sicurezza ambientale.

Un tempo inquinava. Oggi che, al contrario, porta sicurezza ambientale, o diciamo no o ce la sottraggono. Noi, invece, adesso la vogliano. Altrimenti è duplice il danno: prima, quando era inquinante, ce la prendevamo.

Ora, invece, che è produttiva e non inquinante, ce la tolgono. Non mi pare un ragionamento equo. Ecco perché la classe dirigente di Brindisi, ora più che mai, deve avere al centro una profondissima cultura indu- striale, perché Brindisi ha le caratteristiche di città fortemente compatibile, tenuto conto che, come dico sempre, qui l’unica cosa che non si può fare è una pista da sci. Per il resto, si può fare davvero tutto, a partire dall’industria che, in termini di produzione di ricchezza, è l’ambito che dà di più».

GASDOTTO POTENZIATO AMATI: TAP SI CONVINCA SULLE COMPENSAZIONI

«Resisteremo con forza e determinazione, dinanzi all’Autorità giudiziaria, per ottenere il rigetto del ricorso di Tap contro il diritto dei pugliesi a ottenere le compensazioni territoriali derivanti dal potenziamento del gasdotto e da usare per detrazioni nelle bollette del gas».

L’assessore regionale al Bilancio Fabiano Amati non è intenzionato a fare un solo passo indietro in merito. D’altronde la battaglia vinta ad ottobre scorso con il collega Alessandro Delli Noci è anche sua e indietro non si torna.

Assessore, la Puglia è stata la prima regione a legiferare in attuazione della Legge Marzano.

“Assolutamente sì. Dopo un lungo iter giudiziario che ha comportato, in accordo col Ministero all’Ambiente e alla sicurezza energetica, alcune modifiche all’impianto normativo, con la decisione della Corte Costituzionale, è stato scritto l’ultimo capitolo che esclude soltanto l’applicazione retroattiva dell’articolo due della Legge approvando tutto il resto. Per salvaguardare gli interessi delle comunità locali, l’impianto normativo prevede che le misure di compensazione e di riequilibrio ambientale e territoriale vengano richieste ma solo per i nuovi impianti e per il potenziamento degli esistenti”.

Quindi, partita chiusa. O almeno così sembrava. Invece?

“Succede che la società Tap ha fatto ricorso. Siamo alquanto stupiti considerata la recente pronuncia della Corte costituzionale sulla nostra legge che prevede appunto questa misura compensativa. A ciò si aggiunga ulteriore stupore dato dal fatto che la Regione Puglia intende favorire gli insediamenti energetici, in particolare quelli indirizzati alla sicurezza ambientale, in quanto funzionali a realizzare l’indipendenza energetica dell’Italia e anche del continente europeo. Quindi è davvero incomprensibile la decisione del Tap. Anche perché ricordiamo un’altra versione istituzionale della società, a questo punto probabilmente dettata da tattica e non da buona fede”.

Cosa intende?

“In passato la società si è impegnata a convincere i territori interessati dell’utilità dell’infrastruttura, anche con riferimento a ricche promesse di compensazioni.

La misura di compensazione per ogni impianto o infrastruttura energetica è disposta proporzionalmente fino al tre per cento del valore commerciale del volume del gas prodotto e trasportato. Non aggiungo altro…”.

Un tre per cento che fa la differenza nelle bollette dei pugliesi…

«Certo. La legge pugliese sul gas riguarda le tasche dei cittadini ed è la prima volta in Italia che una regione la applica. È stata una battaglia difficile ma necessaria per amore dei pugliesi, soprattutto dei meno abbienti. Parliamo di bollette alleggerite, non di poco. Non solo. Questa legge ha anche un’importanza sotto un altro aspetto…».

  1. Cosa intende?

“La materia delle compensazioni risolve un problema concreto del presente, recuperando errori clamorosi del passato e ponendo le basi per non ripeterli in futuro. E tutto questo sotto l’egida di una norma statale che l’autorizza, perché se così non fosse non si capirebbe a cosa serve l’articolo uno, comma quattro, della legge Marzano. Per ogni legge bisogna sempre scegliere un’interpretazione in grado di darne un senso concreto.

La storia ci ha insegnato che la nostra bella regione può avere un peso in campo energetico: dobbiamo, quindi, puntare a crescere in questo senso per la realizzazione di tutti gli investimenti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, compreso l’eolico offshore, e di tutti gli impianti per il recupero di energia. Questa sarebbe una bella battaglia da fare assieme, altro che polemiche su una legge in grado di mettere un po’ più di pane nelle case delle persone, risparmiando sulla bolletta del gas”.

Morte in culla di una bambina di 11 giorni, la Puglia punta a triplicare gli screening: “Un test con una goccia di sangue può prevenire la Sids”

La piccola è morta a Lecce nella notte tra il 6 e il 7 ottobre per la sindrome della morte improvvisa del lattante (Sudden Infant Death Syndrome), che colpisce i bambini nel primo anno di vita: da un anno la Regione ha avviato il progetto di monitoraggio dei neonati ma non può estenderlo a tutta la popolazione a causa del piano di rientro. L’assessore Amati: “Proporrò alla giunta di triplicare i fondi, ora con un milione di euro interveniamo solo su duemila bambini ma potremmo raggiungerne 12mila”

Casi come la tragedia della neonata di Lequile, morta a undici giorni dalla nascita, si potrebbero probabilmente evitare con uno screening esteso a tutti i piccoli appena nati in Puglia. Ne è convinto Fabiano Amati, assessore regionale al bilancio e promotore di tutte le leggi più recenti sugli screening neonatali, che annuncia: “Proporrò alla giunta di triplicare i fondi per il progetto di ricerca Genoma-Puglia che abbiamo avviato da un anno. Quelli stanziati finora, un milione di euro, consentono di intervenire solo su duemila bambini. Con tre milioni di euro possiamo intervenire su dodicimila”. La Puglia, spiega Amati, è già avanti rispetto ad altre regioni e nel caso del Progetto Genoma è tra le prime al mondo. Ma non può estendere a tutta la popolazione il beneficio del programma e quindi la somministrazione tempestiva delle terapie perché sarebbero prestazioni non comprese nei livelli essenziali di assistenza. E siccome la Regione non è ancora formalmente uscita dal piano di rientro, è costretta a rinunciare, perché non ha nemmeno la possibilità alternativa di disporre dei fondi propri. Sì riteneva che la piccola di Lequile fosse morta a causa di un rigurgito mentre dormiva nello stesso letto dei genitori. Da un accertamento ulteriore è emerso invece che la neonata sia morta più precisamente di “Sids”, la sindrome della morte improvvisa del lattante (Sudden Infant Death Syndrome), una malattia che colpisce i bambini nel primo anno di vita. Oltre che con la prevenzione e con l’utilizzo di comportamenti corretti, le cause di questi decessi possono essere identificate attraverso test genetici. È infatti il progetto di ricerca Genoma Puglia, consistente nell’analisi di 407 geni per diagnosticare l’esposizione a 450 malattie, prevede anche la verifica sui geni interessati a causare la Sids.
Per questo Amati è convinto della necessità di aumentare gli investimenti: “Così possiamo salvare vite umane e continuare sulla nostra strada virtuosissima”.

Articolo di Davide Carlucci pubblicato su Repubblica edizione Bari del 08/11/2024

Le mie priorità in giunta. Imprese, scuole e ospedali

Incontriamo Fabiano Amati sul lungomare di Savelletri. Passeggiando tra un lido dal nome geometrico, bar, osterie di pesce e bracerie piene di turisti sedotti dal sole pugliese lo incalziamo sul nuovo incarico di assessore al Bilancio della Regione Puglia.

Amati, il suo impegno politico è iniziato nel consiglio comunale di Fasano. E all’aula dell’assemblea municipale ha rivolto un pensiero salutando il nuovo incarico. C’è un filo rosso da cogliere?

«Il municipio è il luogo politico dove si sta a contatto con la realtà di ogni giorno, con le strade, le scuole, gli ospedali e con le difficoltà delle persone, senza perdersi in tanti fronzoli. Se c’è un filo rosso da cogliere è dunque la realtà, le lacrime delle cose, portando alla Regione il metodo del Comune. Che è in fondo quello che sempre faccio».

In questo itinerario nello spazio pubblico, ci sono “maestri” a cui rendere omaggio?

«Sì, tanti, la maggior parte letti. Luigi Sturzo, Luigi Einaudi, Aldo Moro, Ignazio Silone, Ortega y Gasset e tanti altri. Tra quelli, invece, ascoltati più che frequentati, e per la fascinazione che produssero in me nei tempi della giovinezza politica, ci sono Ciriaco De Mita e Mino Martinazzoli. E per far cogliere la misura di questa fascinazione mi basta dire due cose dei due: di De Mita che rispondendo a un giovane aggressivo su cosa facessero i grandi per i giovani, gli rispose “facciamo il massimo possibile, invecchiamo”; di Martinazzoli che rispondendo a un giornalista curioso sulle decisioni da assumere in vista della Dc, a lui che invece stava provando a rianimarla per non farla morire, gli rispose “lei mi chiede di rispondere a domande che non mi sono mai posto”. È tutto questo per dire con due lampi cosa significhi aver avuto per maestri una schiera di realisti».

È stato un puntuale fustigatore delle mancanze delle giunte Emiliano nei due ultimi mandati. Ora indosserà la maglia emilianista nella giunta. C’è un aneddoto legato alla ricostruzione del rapporto personale con il governatore?

«Da alcuni mesi il nostro dialogo è diventato fluido e su cose molto concrete faite o da farsi per i pugliesi. In questo contesto qualche settimana fa ci siamo scritti qualche messaggio e abbiamo convenuto su una sua frase: “la politica senza arte è come dipingere con la mazza della scopa”. In questo aneddoto un po’ proverbiale c’è il senso di una ricostruzione di rapporti che non ha cambiato né il mio né il suo temperamento, ma ci ha convinto a lavorare per accordarli».

I calendiani pugliesi protestano. Per assumere l’incarico di assessore è necessario il placet dell’ex ministro Calenda?

«Non è necessario ma sarebbe molto bello averlo, per lavorare in concordia».

Anche nel brindisino, i dem locali hanno silenziosamente borbottato per il suo assessorato…

«Le vicende del passato hanno lasciato residui. È umano. Ma i messaggi che m stanno arrivando in queste ore dicono parole idonee alla vita prima che alla politica. Ricominciamo nel dialogo, perché abbiamo tanto da fare».

A prescindere dalle sigle, lei rappresenta l’anima liberale e riformista del centrosinistra. Cosa porta ora nell’esecutivo di questa visione politica?

«La libertà, che è l’essenza del mio fare, non è una cultura politica o peggio un’ideologia. È un metodo. È il metodo della realtà che prevale sulle illusioni e del realismo che prevale sul mondo idealizzato. Che gusto provate a parlare di repubbliche o principati che non esistono? Così chiedeva Machiavelli, per insegnare il rigetto di ogni mitizzazione, comprese le ideologie».

Avrà i cordoni della borsa delle risorse regionali per l’ultimo anno. Cosa si può migliorare in questi pochi mesi nella gestione? Quanto conta l’arrivo dei fondi Fsc da Roma?

«Ogni gestione economica si migliora agendo come se i soldi fossero i nostri. Prima di spendere bisogna chiedersi: “se i soldi fossero i miei farei quella spesa?” La ragioneria fu inventata dai greci, elevando l’amministrazione patrimoniale a livello del logos, della Parola. Poi furono i romani, geniali e pratici, a penetrare il segreto più intimo di questa scienza, facendo nascere imprese, banche e amministrazione pubblica, con un sistema di contabilità ordinata e valevole per tutti e non per tutti tranne che per la Pa. Circa i fondi Fsc, sono essenziali. Basta scorrere l’elenco delle opere da finanziare per rendersene conto. E ogni giorno di ritardo per avviare la spesa ha un costo notevole, perché il tempo che passa solo nella Pa sembra non avere valore».

Per andare subito nel pratico, Fdi con Michele Picaro invita a ritirare il provvedimento sui nuovi Lea…

«Non si risponde con domande a doman- de. Ma qui ci vuole, per segnalare il paradosso di quel punto di vista. È perché mai dovremmo ritirare un provvedimento che avvia 406 nuove prestazioni sanitarie, per la cui erogazione riceviamo i soldi? Se di quelle prestazioni avessimo bisogno io, Picaro o i nostri più stretti congiunti, avremmo il coraggio di riproporre un rinvio che va avanti dal 2017?».

Il suo primo provvedimento che porterà in giunta?

«Tra quelli più importanti dovrò valutare con gli altri colleghi assessori la necessità di assestare il bilancio, per poi procedere rapidamente alla predisposizione del bilancio 2025. Quest’anno dobbiamo provare a evitare l’approvazione troppo sotto Natale».

Sa come si dice assessore regionale in inglese? Qui siamo quasi gli unici a dialogare in italiano…

«Si dice regional minister. Dialoghiamo in italiano perché spesso ci spaventa il mondo. E questo si può capire. Ma a volte pretendiamo addirittura di dialogare in dialetto e ciò accade quando nei tempi dell’intelligenza artificiale dibattiamo sulle maggiori autonomie regionali, mentre tutto suggerisce un processo di riforma che riduca a più non posso le autonomie, in particolare nella regolazione della materia sanitaria, producendo paradossi e clamorose disuguaglianze».

Intervista di MIchele De Feudis, Gazzetta Del Mezzogiono 28/10/2024

Depuratore Sava-Manduria, Amati: “Il TAR e la prossima inaugurazione mettono fine a un decennio di follia. Arrivano salute e ambiente”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Sul depuratore di Sava-Manduria la decisione ultima del TAR di Bari e la prossima inaugurazione dell’impianto mettono fine a un decennio di contestazioni e follie, confermando il valore fortemente ambientale dello schema idraulico previsto, in grado di porre fine all’attuale e vergognoso stato di inquinamento del suolo e del mare di un territorio meritevole invece di tutela.
Si conferma così sia la decisione del Governo Vendola con il Piano di tutela delle acque 2009-2015 e sia quella del Governo Emiliano con il Piano 2015-2021, entrambi attestati – a prescindere da qualche differenza a valore dialettico più che tecnico – sullo scarico d’emergenza in battigia, più o meno come accade in altri territori, ove la soluzione prescelta costeggia e protegge importantissimi resort di alta qualità.
Certo, sarebbe stato meglio se le classi dirigenti del territorio interessato – non solo politici – avessero assecondato soluzioni tecnologicamente più quadrate, come la condotta sottomarina, ma purtroppo può capitare che, per notevoli errori di valutazione a sfondo politico e propagandistico, si finisca per preferire ipotesi certamente previste dalla legge, come lo scarico in battigia, ma meno performanti.
Su questo argomento ho trascorso mesi terribili dal 2009 al 2014, fronteggiando manifestazioni popolari fondate sull’eccitazione delle paure delle persone e cercando di far comprendere come fosse incivile tenere un territorio così bello e vasto nella prigionia dell’inquinamento. Infatti, celebrare nel 2024 l’entrata in esercizio di un depuratore somiglia un po’ alla vendita di un Commodore 64 nei tempi dell’intelligenza artificiale.
Ma purtroppo la vita in generale, e quella amministrativa in particolare, sono fatte di queste cose, per cui è necessario soffrire tenendo in alto la bandiera del buon senso anche quando il senso comune ti sta mettendo alla gogna; e ciò accade perché le prove si possono dire superate quando ciò che producono ha durata e non il sapore effimero di un’ora di celebrità.
Ringrazio i dirigenti e i tecnici regionali impegnati dal 2009 ad oggi – e per loro Anna Maria Iannarelli, Luca Limongelli, Andrea Zotti -, i dirigenti e i tecnici di AQP – e per loro Massimiliano Bianco, Nicola Di Donna e Francesca Portincasa -, l’avvocatura regionale – e per loro la coordinatrice Rossana Lanza e l’avvocato della causa Carmela Capobianco, l’impresa appaltatrice Putignano di Noci e tutte le maestranze, e l’amministrazione comunale di Manduria, per ultimo l’attuale Sindaco Gregorio Pecoraro, che ha dovuto sopportare anche il peso di decisioni impopolari ma giuste.”