Sava-Manduria, Amati: “Recapito a Torre Colimena è errore tecnico e spreco di denaro pubblico”

Lo scarico a Torre Colimena del nuovo depuratore Sava-Manduria è un errore tecnico, oltre che un clamoroso spreco di denaro. E questo me l’hanno insegnato negli anni i valorosissimi tecnici di AQP e gli altrettanto valorosi dirigenti e funzionari della sezione tutela delle acque della regione”.

Lo dichiara il presidente della commissione regionale Bilancio, Fabiano Amati, intervenendo sul nuovo fronte di protesta apertosi contro la soluzione progettuale di individuare Torre Colimena come recapito finale del nuovo depuratore di Sava-Manduria.

Sette anni persi – prosegue – lasciando quel territorio a galleggiare sui liquami destinati al mare senza trattamento, per escogitare una soluzione fatta di sovra costi e manipolando le parole, al punto che le trincee drenanti vengono chiamate ‘buffer ecologici’ e il recapito finale ‘scarico d’emergenza’ o ‘troppo pieno’, pur non avendo nulla di diverso rispetto ai numerosi recapiti finali di tutte le località marine della regione e, in particolare, di quelle ove accanto al recapito insistono resort di successo che danno numeri di potenza al turismo pugliese”.

“Non ha alcun senso, se non per l’interesse della magistratura contabile, la previsione – aggiunge –  di un tortuoso e lungo percorso di scavi e tubazioni per portare a un bacino artificiale con ben altra missione (Torre Colimena) le acque depurate, adducendo l’utilizzo in agricoltura, protezione civile e igiene nei comuni (pulizia strade), come se questi usi – e quindi la sempre auspicabile riduzione di apporti al mare – non si potessero raggiungere con tutte le altre soluzioni idrauliche contemplate dall’ordinamento e dalle regole delle costruzioni idrauliche. E tutto questo solo per assecondare un punto politico, privo di fondamento tecnico e legislativo, e non tornare – conclude – alla soluzione del 2012 proposta da me e approvata dalla giunta Vendola, che risulta ancora oggi la più congrua, quadrata e compatibile con l’ambiente, e che si presenta come l’unica autorizzata e dotata di tutti i pareri favorevoli”.

Al Chiostro del Conservatorio di Monopoli presentazione del libro “I Conservatori di Musica” con il Presidente Amati

Sarà presentato lunedì 15 luglio, a partire dalle ore 19,00 al Chiostro del Conservatorio di Monopoli (in piazza Sant’Antonio), il libro dal titolo I Conservatori di Musica – Profili normativi, gestionali e contabili (edito da Aracne, Roma 2019), a cura di Carmela De Gennaro, Roberto De Leonardis e Giuseppe Mongelli. L’appuntamento sarà introdotto dai saluti del sindaco di Monopoli, Angelo Annese, e del Presidente del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio “Nino Rota”, Fabiano Amati, anche autore della prolusione del volume. Seguiranno gli interventi dei curatori Carmela De Gennaro (Magistrato della Corte dei Conti e procuratore regionale per la Puglia), Roberto De Leonardis (Direttore del Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli) e Giuseppe Mongelli (Direttore della Ragioneria Territoriale dello Stato di Bari/BAT).

Saranno presenti anche alcuni coautori del testo, che si divide in tre parti. Nella prima sono contenuti cenni storici sul Conservatorio di Monopoli, una panoramica dei Conservatori pugliesi e un approfondimento sull’impegno e il protagonismo del Maestro Rota nello sviluppo della musica in Puglia; nella seconda parte vengono affrontati aspetti legati all’autonomia amministrativa, finanziaria e contabile, ai finanziamenti istituzionali, all’utilizzo del marketing per la valorizzazione culturale dei Conservatori; infine, la terza parte si focalizza sulla gestione patrimoniale, fiscalità, adempimenti in materia di anticorruzione e trasparenza, controlli e performance management.

Il libro I Conservatori di Musica – Profili normativi, gestionali e contabili offre un approfondito esame dei Conservatori di musica italiani, punta di eccellenza del sistema italiano di formazione artistica. Al suo interno si affrontano con particolare attenzione le problematiche amministrative e contabili, nella consapevolezza di un necessario rilancio di queste storiche e prestigiose istituzioni che contengono un asset strategico del Paese.

A chiudere la presentazione sarà il concerto “Beethoven: le sonate per violino e pianoforte” di Daniele Orlando (violino) e Stefania Santangelo (pianoforte), introdotto dal musicologo Luca Ciammarughi.





 

Fabiano Amati – Presidente Commissione Bilancio Regione Puglia

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Rifiuti, C-Entra il futuro: “Eni ha accettato l’invito per illustrare il progetto pilota di trasformazione dei rifiuti organici in bio olio e acqua”

C’entra molto con il futuro il nostro interesse a conoscere tutte le innovazioni industriali e tecnologiche: per questo siamo contenti che Eni abbia accettato l’invito a venire in Puglia il prossimo giovedì 18 luglio per illustrare il progetto sperimentale di trasformazione dei rifiuti organici in bio olio e acqua. Ringraziamo i presidenti delle commissioni, in particolare Mauro Vizzino della V, per aver accolto la nostra richiesta d’audizione”.

Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, commentando la convocazione congiunta delle Commissioni I e V per l’audizione dell’Ing. Paolo Grossi, amministratore delegato della Syndal S.p.A., società ambientale del gruppo Eni S.p.A., in merito al progetto pilota per la trasformazione della Forsu in bio olio e acqua, in sperimentazione a Gela.

“Dalle prime informazioni emerge che il progetto pilota di Gela trasforma la frazione organica dei rifiuti in bio olio, utile a produrre carburanti di nuova generazione. Questa tecnologia permetterebbe di replicare in poche ore, in un impianto industriale a basso impatto ambientale, un processo che la natura compie in milioni di anni: trasformare biomasse preistoriche in energia. Il processo di trasformazione – spiegano i sei Consiglieri – pare che generi pure acqua, da utilizzare per usi industriali e civili, perché la frazione organica dei rifiuti è composta di acqua per una percentuale pari al 70%. È questo un ulteriore motivo per guardare con interesse a questo progetto, soprattutto in una terra come quella pugliese contraddistinta da scarsità di risorse idriche.

Nel settore dei rifiuti, come del resto in tutti, il nostro intento è sempre quello di conoscere e capire per poi eventualmente utilizzare le innovazioni nella nostra regione. In questo caso, si tratta di una sperimentazione di sicuro interesse, resa credibile dal fatto che sia Eni a promuoverla, cioè una delle società più serie e solide del mondo, orgoglio della migliore tradizione industriale italiana – concludono -. All’audizione sono stati invitati anche ANCI, l’Autorità Idrica Pugliese (AIP), l’Agenzia per la Gestione dei Rifiuti (AGER), l’Acquedotto Pugliese SpA (AQP), Puglia Sviluppo, Confindustria, CGIL, CISL e UIL”.

I lavori della Commissione salvati dai dissidenti C-Entra il futuro / rassegna stampa

 

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Se non fosse per la responsabilità e il lavoro quotidiano dei cosiddetti dissidenti, la Regione non pagherebbe i suoi debiti ai cittadini, il Consiglio non avrebbe il rendiconto e la Puglia non potrebbe ottenere la parificazione del bilancio dalla Corte dei conti.

E mentre ciò accade, c’è chi pensa bene di criticare il nostro attivismo sui temi concreti non con altrettanto lavoro, ma con lezioni magistrali sulla politica intesa come grande gioco di società. La misura dell’amministrazione pubblica è l’abnegazione e non l’adulazione.

 

Debiti e bilancio, C-Entra il futuro: “Ci chiamano dissidenti perché non aduliamo. Senza di noi niente pagamento debiti e niente bilancio controllato dalla Corte dei conti”

C’è chi parla e chi lavora. Se non fosse per la responsabilità e il lavoro quotidiano dei cosiddetti dissidenti, la Regione non pagherebbe i suoi debiti ai cittadini, il Consiglio non avrebbe il rendiconto e la Puglia non potrebbe ottenere la parificazione del bilancio dalla Corte dei conti. La cifra del governo è l’abnegazione e non l’adulazione”.

Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia.

Oggi in I Commissione c’eravamo solo noi a rappresentare la maggioranza e il numero legale non è mancato per il senso di responsabilità dei consiglieri d’opposizione. E mentre ciò accade, consentendo alla nostra maggioranza di governare, c’è chi pensa bene di criticare il nostro attivismo sui temi concreti, non con altrettanto lavoro ma con lezioni magistrali sulla politica intesa come grande gioco di società – proseguono i sei Consiglieri –”.

“Se dissentire significa stare sempre in Consiglio e in commissione, e occuparsi – come facciamo ogni giorno – di liste d’attesa, autonomia, xylella, psr, nuovi ospedali ecc., noi non aspettiamo che siano gli altri a definirci dissidenti ma rendiamo ampia confessione”.

Nuovi ospedali sud Salento e Andria: la Giunta autorizzi la progettazione per anticipare i tempi dell’appalto lavori. Ho scritto al presidente Emiliano / rassegna stampa

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Nuovi ospedali sud SalentoAndria: la Giunta autorizzi la progettazione per anticipare i tempi dell’appalto lavori. Ho scritto al presidente Emiliano per chiedere di autorizzare le Aziende sanitarie di Lecce e Bat ad avviare la gara per la progettazione, così da anticipare di parecchi mesi l’appalto dei lavori e recuperare almeno un anno sul cronoprogramma.

 

Nuovi ospedali sud Salento e Andria, Amati: “La Giunta autorizzi la progettazione per anticipare i tempi dell’appalto lavori”

Su mandato della I Commissione ho chiesto al Presidente Emiliano di autorizzare le Aziende sanitarie di Lecce e BAT ad avviare la gara per la progettazione dei nuovi ospedali del sud Salento e di Andria, così come è emerso durante l’audizione dei direttori generali e dei dirigenti regionali. Ciò permetterebbe d’anticipare di parecchi mesi il tempo dell’appalto dei lavori e di recuperare almeno un anno sul cronoprogramma”.

Lo comunica il Presidente della I Commissione Bilancio e Programmazione Fabiano Amati che, con una lettera inviata oggi al Presidente della Giunta regionale Michele Emiliano, ha chiesto di autorizzare l’avvio della gara per la progettazione dei due nuovi ospedali, per i quali nella Seduta in Commissione del 3 luglio scorso era stato comunicato il positivo andamento del procedimento per finanziarne la realizzazione.

“Nel corso dell’audizione in Commissione con i dirigenti dell’assessorato e con i Direttori generali delle AASSLL di Lecce e BAT, convocata per conoscere l’andamento della programmazione finanziaria per la costruzione dei nuovi ospedali del sud Salento e di Andria, è emersa la buona notizia della ormai prossima conclusione del procedimento di finanziamento delle due strutture sanitarie. In vista di ciò si è verificata positivamente – con il supporto dei dirigenti regionali intervenuti – la possibilità di procedere all’emanazione del bando per la progettazione, magari autorizzando l’utilizzo del cofinanziamento regionale, così da anticipare di parecchi mesi l’appalto dei lavori.”

 

 

Nuovi ospedali sud Salento e Andria, C-Entra il futuro: “Per Lecce lunedì sarà aggiudicato incarico fattibilità. Per Andria è pronto lo studio di fattibilità. La Giunta autorizzi la gara per le progettazioni esecutive”

 

Nuova mozione contro autonomia delle regioni del Nord e norma per sbloccare cantieri bloccati da “sblocca-cantieri” / rassegna stampa

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Ieri, in Consiglio regionale, abbiamo presentato una nuova mozione per costituire un comitato di 12 consiglieri regionali e di 12 sindaci per lottare contro il progetto di #autonomia del nord a spese del sud. Abbiamo inoltre presentato una norma urgente in materia di autorizzazione del Genio civile sul progetto strutturale di opere in aree a bassa #sismicità, subito approvata, per sbloccare i cantieri bloccati dallo “sblocca-cantieri”.

 

Cantieri e opere pubbliche, C-Entra il futuro: “Nostra norma per sbloccare cantieri bloccati dallo sblocca-cantieri”

Abbiamo sbloccato i cantieri bloccati dallo sblocca-cantieri. Sembra un gioco di parole, ma senza la norma approvata oggi in Consiglio regionale molti cantieri di opere pubbliche avrebbero subito notevoli rallentamenti. Ringraziamo l’assessore regionale Giannini per il sostegno alla nostra proposta”.

Lo comunicano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, presentatori della norma urgente approvata oggi dal Consiglio regionale in materia di autorizzazione del Genio civile sul progetto strutturale di opere in aree a bassa sismicità.

“Con il c.d. “Sblocca Cantieri” è previsto – anche in aree a bassa sismicità – che serva l’autorizzazione e non il semplice deposito del progetto strutturale presso il Genio civile per le opere di adeguamento o miglioramento sismico, per le nuove costruzioni che si discostino dalle usuali tipologie o che per la loro particolare complessità strutturale richiedano più articolate calcolazioni e verifiche, e per gli interventi relativi ad edifici di interesse strategico e alle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile, nonché relativi agli edifici e alle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un loro eventuale collasso.

La nuova previsione normativa sta determinando un notevole rallentamento negli stati di avanzamento dei cantieri, soprattutto quelli più rilevanti. Poiché la stessa norma statale prevede l’emanazione di linee guida da parte del Ministero delle infrastrutture e che nelle more della loro emanazione le regioni possono confermare la disciplina vigente, abbiamo proposto di avvalerci di tale facoltà e permettere quindi lo svolgimento dei lavori e l’avanzamento dei cantieri già avviati senza rallentamenti, cioè facendo in modo che nelle zone a bassa sismicità si continui con il deposito del progetto strutturale”.

Autonomia, C-Entra il futuro: “Depositata nuova mozione per costituire comitato di lotta regione-comuni”

Un comitato di 12 consiglieri regionali e di 12 sindaci per lottare contro il progetto di autonomia del nord a spese del sud. Abbiamo presentato oggi una mozione che speriamo sia discussa martedì prossimo dal Consiglio regionale”.
Lo comunicano i Consiglieri regionali  Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia.
“La questione dell’autonomia è ormai arrivata agli sgoccioli – sottolineano i sei Consiglieri – e c’è la probabilità che giovedì prossimo sia approvata dal governo nazionale. Per questo motivo, riteniamo opportuno che la nostra mozione torni in Consiglio, consegua l’unanimità e serva ad avviare un’ampia mobilitazione.
Siamo ovviamente contenti del fatto che da marzo a oggi il fronte di contrasto al progetto autonomista si sia ampliato ad altre personalità, inizialmente più possibiliste, per formare un nucleo forte di resistenza a un’iniziativa che, partendo dalla sola IVA sanitaria comporterebbe una riduzione di 282 milioni di euro all’anno sul fondo sanitario regionale”.

 

TESTO INTEGRALE DELLA MOZIONE

MOZIONE

 

VISTO

 

L’articolo 61 del regolamento interno del Consiglio regionale della Puglia;

 

VISTA

 

La mozione approvata dal Consiglio regionale in data 19.3.2019 (Atto 377) che in questa sede si trascrive integralmente

 

“PREMESSO

 

La Costituzione italiana prevede la possibilità per le regioni di richiedere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia(articolo 116 della Costituzione, con riferimento all’articolo 117 comma secondo  –­­­­­ per alcune lettere – e terzo). Il tutto però con la cautela inderogabile di un fondo di perequazione privo di vincolo di destinazione e a beneficio dei territori con minore capacità fiscale per abitante (articolo 119 comma 3).

 

La Legge fondamentale, dunque, configura l’autonomia come una possibilità offerta alle regioni, previa intesa con lo Stato e approvazione delle Camere a maggioranza assoluta, per trattare a livello locale ciò che ha una dimensione locale, così da rimuovere inefficienze e recuperare economicità nell’azione della pubblica amministrazione; sempre e comunque nel rispetto del superiore obiettivo al raggiungimento di una più forte unità del Paese ed eguaglianza dei cittadini.

 

L’applicazione delle richiamate norme costituzionali, a chiaro contenuto discrezionale, comporta una decisione politica accordata con l’attualità (cultura, realtà sociale, mercato, scienza, tecnica) e con la responsabilità sui conti, talché diventa abbastanza difficile riconoscere nei tempi che viviamo la sopravvivenza di problemi o soluzioni a contenuto prevalentemente locale.

 

Per meglio comprendere la difficoltà a riconoscere nell’attualità l’esistenza di problemi a dimensione locale, e quindi a sancire con maggiore obiettività l’eventuale incongruenza (anche per gli interessi del nord del Paese) delle ipotesi di maggiore autonomia, valga considerare: a) l’ordinamento dell’Unione europea e la relativa necessità per l’ordinamento italiano di mutarsi per acquisire maggiore somiglianza con gli standard continentali; b) il progresso tecnologico e digitale sempre più esteso; c) la conseguente irrilevanza e inefficacia di ogni politica diretta a rinchiudersi (o a difendersi) in un confine amministrativo.

 

Più la cultura, la realtà sociale, il mercato, la scienza, la tecnica e le regole sulla responsabilità nei conti si fanno più evoluti, complessi e stringenti, più si stabilisce una forte interdipendenza tra popoli, stati e continenti. E se per propaganda o per mera ideologia prive di consapevolezza della realtà si prova a resistere con gli strumenti della politica ridotta all’ambito stretto della nazione o addirittura della regione, finisce che la politica – con le sue decisioni – si condanna da sola all’irrilevanza, cioè a non esercitare l’efficacia del comando su cui si fonda l’utilità del gesto elettorale compiuto dai cittadini, con tutto il suo carico di speranza.

 

A quanto detto potrebbe muoversi l’obiezione che tali considerazioni di metodo nel formarsi della decisione politica paiono subordinare gli uomini e le loro identità territoriali al mercato, alla scienza, alla cultura, alla tecnica, alla responsabilità nei conti e – in definitiva – all’economia. Non è così, perché la centralità dell’uomo è preservata nelle cose che crea e nelle mutazioni che genera, per apportare miglioramenti alle condizioni di vita e alle relazioni sociali.

 

In questo contesto, dunque, risulta azzardato spingersi in opinioni sul progetto di autonomia rafforzata in via di discussione senza effettuare un’analisi ponderata sulle norme e sui costi (economici e sociali), il cui esito potrebbe portare ad affermare – invece – che i bisogni dell’Italia si potrebbero appagare attraverso una minore autonomia delle regioni, così come peraltro non molti anni fa l’opinione pubblica sembrava propendere, portandosi dietro il carico normativo stabilito dal Parlamento nazionale e dai Consigli regionali per mitigare ciò che s’indicava con la metafora di “rimborsopoli”.

 

A questo si aggiunga, sempre sotto il profilo metodologico e per quanto attiene ai costi, che un trasferimento di materie dallo Stato alle regioni comporta un incremento di sprechi e inefficienze, voci classiche della spesa pubblicaimproduttiva, se i fondi per gestire tali materie arrivano dalla compartecipazione delle regioni ai tributi statali (è questa l’ipotesi che si sta avanzando) e non attraverso un autonomo potere di tassare che per sua natura è in grado di mettere in crisi il rapporto elettorale, assumendo quindi il valore di calmiere della spesa pubblica inutile e improduttiva.

 

Allo stato emerge a riflessione, rendendosi oggetto di analisi, il progetto di autonomia rafforzata presentato da alcune regioni settentrionali. Certo, non tutte le proposte hanno uguale portata al cospetto del procedimento di compatibilità con i superiori obiettivi di unità del Paese, eguaglianza dei cittadini e responsabilità nei conti. Ma in questa sede valga una riflessione di ordine generale, che già di per sé giustifica più d’una critica, all’interno dei già detti parametri di valutazione.

 

In disparte i pur importanti dettagli, risulta in contrasto con i dettami costituzionali riservare ad alcune regioni una parte del gettito maturato nel territorio, depauperando il fondo di perequazione nazionale, nato proprio per ridurre le differenze nell’erogazione dei servizi e senza una preliminare definizione dei Livelli essenziali delle prestazionicondotta su base nazionale e tenendo conto dei limiti “storici” delle regioni meridionali.

 

In termini di maggiori criticità emergono la sanità, la scuola e le infrastrutture, così come poste dalle bozze di intese filtrate.

Per la sanità le regioni meridionali subirebbero, detto in termini di primissima stima, una severa decurtazione del fondo di perequazione, che per la Regione Puglia si attesterebbe in una riduzione di  € 682 milioni[1].

Per la scuola, invece, si prevede la legislazione regionale concorrente e il relativo trasferimento di risorse (è stato stimato 1 miliardo in più), al fine di intervenire sulle funzioni e sull’organizzazione del sistema scolastico e del processo educativo, oltre alla regionalizzazione del Fondo ordinario delle università.

Ciò comporterebbe uno stipendio maggiore per gli insegnanti delle regioni del nord e uno minore per quelli del sud e un aumento delle risorse per le università del nord.

Per le infrastrutture, infine, è stato richiesto il trasferimento di numerose tratte stradali e autostradali, comprese quelle in convenzione, già realizzate o in via di realizzazione, e l’ingresso in qualità di concedenti sulle reti ferroviarie. Ciò determinerebbe un maggior gettito tributario trattenuto dalle regioni del nord, a discapito delle altre regioni.

 

Il quadro così riassuntivamente descritto, anche con le accennate esemplificazioni e stime, valutato sulla base del metodo di responsabilità sui costi e compatibilità costituzionale complessiva,comporta la conseguenza che le richieste di maggiore autonomia sono dannose per l’Italia in generale e per le regioni meridionali in particolare, e rappresentano una rottura dell’unità del Paese, una fucina di disuguaglianze tra i cittadini e un atto di presunzione egoistico e fuori dal tempo, almeno nell’Italia che guarda all’Europa.

 

L’autonomia proposta dalle regioni del nord rischia di aggravare e costituzionalizzare il divario tra Nord e Sud, di rendere irreversibile la sperequazione, di dissolvere unità e solidarietà della Nazione, nella Nazione.

L’Unità nazionale, invece, come qualunque alleanza, richiede capacità, autonomia, dedizione, condivisione, tolleranza, infinitamente maggiori rispetto all’alleanza di eguali. La Costituzione non si accontenta di registrare la mera esistenza di una “unità e indivisibilità” della Repubblica (articolo 5). Proprio perché si tratta di una alleanza, pretende che sia fondata su un patto ordinato sull’eguaglianza di tutti i cittadini e preordinato ad assicurare eguali diritti civili e sociali, eguali livelli di prestazioni e servizi pubblici.

 

 

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Tutto ciò visto e premesso,

 

Il Consiglio regionale della Puglia

 

impegna tutti gli organi regionali ad intraprendere ogni iniziativa per contrastare il procedimento avviato da alcune regioni italiane ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione, perché lesivo delle stesse disposizioni costituzionali che lo regolano e di quelle che impongono il dovere di preservare l’unità della Repubblica e l’eguaglianza dei cittadini.”

 

PREMESSO

 

Che l’iniziativa di autonomia riceve sempre nuovi impulsi che lasciano presagire un’imminente approvazione del Governo nazionale e la successiva trasmissione alle camere;

 

PREMESSO

 

Che il successo delle iniziative di contrasto hanno bisogno di essere alimentate da apposite iniziative d’informazione e coinvolgimento dei cittadini, promosse dalla regione e dai comuni quali istituzioni più prossime;

 

 

 

Tutto ciò visto e premesso,

 

Il Consiglio regionale della Puglia

 

  1. conferma l’impegno proprio e di tutti gli organi regionali ad intraprendere ogni iniziativa per contrastare il procedimento avviato da alcune regioni italiane ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione, perché lesivo delle stesse disposizioni costituzionali che lo regolano e di quelle che impongono il dovere di preservare l’unità della Repubblica e l’eguaglianza dei cittadini;
  2. conferisce mandato all’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale di costituire un comitato di studio, informazione e mobilitazione, finalizzato al contrasto dell’iniziativa dell’autonomia differenziata, composto da 12 rappresentanti dei gruppi consiliari che intendano aderire, designati in proporzione alla rispettiva consistenza numerica, e 12 rappresentanti indicati dall’ANCI, aperto al supporto di esperti di comprovata esperienza scientifica nelle materie d’interesse.

[1] Stima tratta da “La finanza territoriale” Rapporto 2018 – Rubbettino.