“Lopalco? Gli manca la competenza nell’amministrazione pubblica”

Nuovo Quotidiano di Puglia di martedì 13 aprile 2021, pagina 7

Intervista a Fabiano Amati

«Lopalco? Gli manca la competenza nell’amministrazione pubblica»

di Martucci Oronzo

Fabiano Amati, consigliere regionale di maggioranza, qual è il voto che darebbe a Michele Emiliano, e a Pier Luigi Lopalco nella gestione della pandemia e del piano vaccinale?

«Non è il momento di dare voti e non è il momento della rissa politica, ma di fare preghiere affinché chi ha responsabilità accolga le soluzioni che vengono presentate per superare questa condizione che pone la Puglia agli ultimi posti».

Quali sono le soluzioni che dovrebbero essere accolte?

«L’impegno a tenere aperti gli hub vaccinali per 12 ore al giorno e prevedere che almeno un hub per provincia sia aperto notte e giorno. Bisogna potenziare la presenza dei medici nei centri vaccinali».

Cosa non ha funzionato sinora?

«La Puglia ha avuto una partenza stentata quando ha organizzato le vaccinazioni per gli ultraottantenni e per i soggetti fragili. Questo accade quando i generali non stanno sul campo. Il modo di procedere a stento ha riguardato anche le fasi successive».

Faccia un esempio del procedere a stento.

«Beh, per alcuni giorni si è deciso di stare quasi fermi e di rinviare al 12 aprile la vaccinazione dei 70enni, sostenendo che mancassero i vaccini. Tant’è che l’assessore Lopalco faceva riferimento alla fine di marzo a 39mila vaccini, mentre il 2 aprile il responsabile regionale della prevenzione, Michele Conversano, lo ha smentito e ha detto che erano disponibili 80mila vaccini».

L’assessore e il dirigente del dipartimento di prevenzione non si parlano?

«Non lo so. Ma se vi è bisogno di un facilitatore, sono disponibile. Dopo la dichiarazione di Conversano vi è stata la corsa a organizzazione nei giorni di Pasqua e Pasquetta, il 4 e 5 aprile, una sessione straordinaria di vaccinazione per i caregiver e i familiari conviventi di minori di 16 anni con disabilità grave. Ma la situazione continua a essere critica anche per quanto riguarda gli ultraottantenni».

Colpa dell’assessore Lopalco? Odi Emiliano?

«Non sta a me indicare responsabilità. Ma vi è un eccesso di burocratizzazione e un uso curioso del verbo procedere. Per una serie di ragioni non vi è una scrivania dove non si pratichi lo scaricabarile e invece di andare avanti si va indietro. Ovviamente non c’è malafede, ma nel caso dell’assessore emerge chiaramente che egli non ha particolare esperienza e competenza di amministrazione pubblica, cioè di organizzazioni complesse, di diritto e di contabilità pubblica».

Lopalco è un epidemiologo con curriculum da docente universitario. Non basta?

«Sarà un bravo tecnico, ma gli manca la politica e soprattutto l’amministrazione pubblica. Per dire, il professore Tommaso Fiore è stato un ottimo assessore non perché era anche un ottimo anestesista, ma perché sapeva e sa di politica e di organizzazioni complesse».

C’è chi tra i gruppi di opposizione pensa a una mozione di sfiducia.

«Non è il tempo della lotta politica, ma delle soluzioni».

Tra sabato e domenica la Puglia ha conquistato spazio anche sui media esteri, perché prima ha comunicato che tutti gli ultra60enni potevano recarsi presso i centri di vaccinazione senza prenotazione e poi, per evitare il caos, ha dovuto comunicare il ritorno alle prenotazioni e vaccinazioni per fasce di età.

«Liberalizzare le vaccinazioni era una buona idea, ma andava accompagnata con norme di garbo, tipo dalle 8 alle 9 vanno quelli non prenotati i cui cognomi iniziano con le lettere A e B. e poi a seguire. Abbiamo 202mila vaccini circa e dobbiamo somministrali se vogliamo uscire da questo incubo. II personale? Penso ci sia. Va organizzato. Senza dimenticarci dei tamponi».

Che significa?

«L’estate scorsa l’assessore Lopalco sosteneva che eravamo tutti malati di tamponite acuta e che era un errore, perché vi era il rischio di molti falsi negativi se i tamponi venivano fatti in fretta. È vero che con molti tamponi ci possono essere mold falsi negativi, ma si scoprono anche tanti veri positivi. I veri positivi, spesso asintomatici, se non vengono controllati provocano un aumento dei contagi. In prospettiva non dobbiamo sottovalutare la necessità di utilizzare i tamponi, per essere anche pronti al tracciamento. Mi dispiace di fare anche in questo caso la parte dell’antipatico, ma io cerco semplicemente di proporre soluzione».

 

«La nostra malattia? Sono le liste bloccate»

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 7 marzo 2021

Intervista a Fabiano Amati
di Calpista Roberto

 __________________________________________

Fabiano Amati (consigliere Regione Puglia e Presidente della Commissione Bilancio – Pd) oltre Zingaretti la questione delle allenze resta un motivo di divisione nel Pd? 

La malattia del PD, diventata più grave con la riduzione del numero dei parlamentari, si chiama “liste bloccate”. E siccome le elezioni si avvicinano e bisogna garantirsi un posto ecco cominciate le grandi manovre. È tutto qui il motivo del continuo omicidio o istigazione al suicidio dei leader. 

Se ci fossero le preferenze, sarebbe invece obbligatorio che il Pd, come ognuno di noi, avesse un programma di cose da fare, così da sancire le alleanze sulle base del prodotto posto all’attenzione degli elettori e non sul posizionamento di fedeltà. 

Le liste bloccate fanno invece retrocedere il dibattito e la disputa al rango di manovra e non a scontro d’idee, perdendo per strada – quindi – il dibattito sulle cose concrete, che è ciò che fa leadership di successo e partiti vincenti. 

Per comprendere tutto questo basta leggere le interviste di sindaci, presidenti di regione, consiglieri comunali e regionali, e compararle con quelle dei parlamentari. In quelle dei primi c’è la ricerca affannosa di entrare nel merito delle cose e prendere posizione, mentre nelle seconde c’è la preoccupazione altrettanto affannosa di non dire molto per non dispiacere nessuno, perché non si sa chi comanderà domani nel fare le liste. 

In Puglia siete in maggioranza con parte dei 5Stelle. Come va? E’ favorevole alla riproposizione dello schema alle prossime elezioni locali e nazionali? 

Non so se a questo punto sono io quello strano, ma anche su questo non è una questione di definizioni, soprattutto per un partito di programma come il PD, che dovrebbe essere estraneo a ogni forma di ideologia. L’alleanza con i 5Stelle ha portato in Puglia ad alcuni posti di potere per loro e due novità che già a dirle mettono inquietudine: la possibilità di far raccogliere i tartufi anche ai cittadini non residenti nei perimetri dei parchi del Gargano e della Murgia; la decisione di continuare a dare circa 15 milioni all’anno a quei gran carrozzoni dei Consorzi di bonifica, che se risparmiati si potrebbero ristrutturare almeno due ospedali per ogni anno. 

Dopo che le ho detto questo, che risulta attraverso gli atti e non le parole, come pensa che vada?

Nient’altro che manovra politica, che all’epoca servì per dire a Conte, sbagliando però i calcoli, che in Puglia erano pronti a seguirlo decine di visconti, baroni e cavalieri. Ne deriva che per quanto sia noioso dirlo, le alleanze si fanno sulle cose da fare a Roma, a Bari e nei comuni, cominciando per esempio sull’ambientalismo vero, quello dell’uomo che domina il suo stesso dominio, come fu definito in modo meraviglioso da Paolo VI in un discorso del 1970 alla FAO.

A cosa si riferisce precisamente? 

Faccio un esempio. Tutti vogliamo il mondo verde e l’idrogeno, senza rinunciare al progresso e al mondo sempre più bisognoso di energia. Tuttavia, per avere l’idrogeno si può decidere di mettere una scala sino al sole così da portalo tutto pronto sulla terra, cioè una cosa impossibile, oppure alimentare una scarica di energia pari a un fulmine, in grado di scagliarsi su una goccia d’acqua, così da slegare l’idrogeno dall’ossigeno. Come si alimenta questo fulmine? O con i combustibili fossili, e io preferisco il gas, oppure con le rinnovabili, cioè una combinazione essenziale tra fotovoltaico, eolico e biomasse. E invece? Leggo opinionisti di ogni tipo contro i gasdotti, i serbatoi di gas e gli impianti di rinnovabili, e osservo richieste di autorizzazioni per rinnovabili ferme sulle scrivanie e aste per l’assegnazione dei gigawatt che vanno quasi deserte, a differenza della Spagna, per esempio, dove la domanda supera l’offerta. 

Siamo cioè immersi in un mondo di opinioni e condotte amministrative altamente inquinanti, perché non in grado di farci raggiungere i migliori obiettivi ambientali, alla faccia della rivoluzione verde, dell’idrogeno e delle politiche per le prossime generazioni.

Il Pd, corrente sindaci e governatori, dicono che fare un congresso ora in piena pandemia è fuori dal mondo. Che ne pensa?

Penso che abbiamo ragione. I discorsi delle persone in questo momento sono indirizzati dal vocabolario della pandemia e indisponibili a recepire messaggi che possono essere interpretarti solo con il breviario della follia, cioè quella di vedere una riunione di persone che all’ora del TG si mettono in posa per reclamare la fine delle correnti, il trionfo del riformismo e la virtù del comunitarismo contro ogni leadership, per celare un riequilibro del potere interno per poter fare le liste. Si, sempre loro, quelle bloccate. Se invece del congresso si facesse una riforma della legge elettorale, introducendo le preferenze, svanirebbe in un attimo la smania per il congresso. 

A proposito, lei è in prima linea per sbrogliare la matassa delle vaccinazioni. Sono stati fatti errori a livello pugliese e nazionale? 

A livello pugliese, dico da dicembre che non bisogna limitarsi a mettere carte a protocollo ma stare sul campo, come si faceva nella Protezione civile che ho contribuito a fondare, e che servono grandi centri vaccinali, in grado di realizzare al più presto l’immunità di popolazione; e tutto questo detto con numeri alla mano e aiutato da epidemiologi senza tentazioni politiche.

E mentre cercavo di aiutare ad allestire il centro che allo stato risulta il più grande di Puglia, il Fasano-Conforama, c’era chi spiegava che era sufficiente la frammentazione localistica nonostante la grave carenza di personale. Oggi, invece, tutti convertiti ai grandi centri vaccinali, solo che abbiamo perso tre mesi. 

A livello nazionale, invece, credo che bisogna eliminare al più presto il limite dei 65 anni per l’utilizzo del vaccino AstraZeneca, così come avviene in altro paesi europei e com’è hanno scritto autorevoli esponenti delle società scientifiche, perché abbiamo bisogno di fare in fretta e terminare in poche settimane la vaccinazione degli ultra-ottantenni, super fragili e fragili. 

Amati lei è noto per appartenere alla “corrente Amati”. Una mosca bianca nel Pd. Come vede il futuro del partito alla luce anche del governo di interessa nazionale? 

In realtà vorrei appartenere alla corrente delle persone che si fanno coinvolgere dai problemi delle persone e s’immedesimano nel dolore altrui. Ne conosco tanti. Molti non s’esprimono apertamente per paura di ritorsioni, ma non mi fanno mancare il loro sostegno e la loro simpatia. Altri conducono con me, apertamente, battaglie per costruire ospedali, strade, condotte idriche e fognarie, e con altri stiamo cominciando a lavorare assieme per organizzare la corrente delle idee che si trasformano in programmi e fatti. 

Insomma, seguo il metodo che imparai da amministratore comunale e che oggi condivido con tanti sindaci e amministratori locali, a cominciare dal più noto, Antonio Decaro; con lui condivido da anni, prima come colleghi consiglieri regionali e tra alti e bassi, l’idea che su ogni cosa bisogna fare tutto il possibile e che se lo si fa è certamente sufficiente. In qualche modo la disposizione d’animo dell’attuale governo nazionale, almeno stando al suo Presidente, che dovrebbe caratterizzare il Partito Democratico su ogni cosa, anche correndo il rischio dell’impopolarità per eccesso di chiarezza e verità, e tutto questo per vincere convincendo e per vivere senza galleggiare. 

La Puglia rischia la sete. Faccio appello al Governo e a tutti i politici pugliesi / intervista su Gazzetta del Mezzogiorno

Gazzetta del Mezzogiorno di venerdì 10 luglio 2020, pagina 4

Intervista a Fabiano Amati – «La Puglia rischia la sete»

di Ingrosso Marisa

Il Governo con l’«Italia Veloce» ha sancito che il Paese ha bisogno di 11 opere idriche, considerate prioritarie e che avranno in dote anche un commissario. La maggior parte è in Sardegna (nove dighe), una è in Sicilia e una è addirittura in pieno Nord, a Brescia (Traversa Lago d’Idro). La sitibonda Puglia, invece, come sottolineato ieri su queste pagine, è rimasta al palo. «Il fatto è – dice il consigliere regionale di maggioranza Fabiano Amati – che noi abbiamo lo stesso problema della Sardegna, perché sono le due regioni prive d’acqua. Noi rischiamo la sete e non solo per la siccità, ma anche per una disattenzione delle opere idriche di accumulo (come gli invasi) e di grande adduzione (le condotte)».

Per esempio?

«C’è la condotta del Sinni che ha quasi 40 anni, è ammalorata e trasporta come portata massima 10.000 litri al secondo ed è unicursale, ha un unico corso. Se salta, si interrompe l’erogazione. E stiamo attendendo da anni la costruzione della seconda canna del Sinni, destinata solo all’idropotabile che, anni fa, fu valutata in termini economici di 180 milioni di euro di costo. A oggi, non si è fatto nulla».

Se salta che accade?

«Accade che la provincia di Taranto, un pezzo di Brindisi e la provincia di Lecce restano senz’acqua. Ovvero, per essere più precisi, restano senza la maggiore provvista d’acqua di cui hanno bisogno. E resta senz’acqua anche un pezzo abbondante della Basilicata. Poi, per le opere di accumulo, il Registro Dighe ha disposto, nel corso degli ultimi anni, la limitazione del livello di invaso sia di Montecotugno sia del Pertusillo sia del Locone e Conza, quindi 4 dighe. E, se non si interviene, la limitazione del livello di invaso, ovviamente, si amplierà. E nessuno se ne occupa».

Si ma la portata è stata diminuita per motivi di sicurezza?

«Siccome c’è bisogno di varie opere di manutenzione, il Registro Dighe, per poter autorizzare il livello massimo di invaso ha bisogno che la diga regga. E, quindi, dispone una riduzione… Se non si interviene con degli investimenti, che non sono da centinaia di milioni ma da decine di milioni, è chiaro che il Registro Dighe è obbligato a diminuire il livello di invaso. Ecco quindi che noi rischiamo la sete, perché noi non abbiamo acqua. Se poi si congiunge questo problema con la siccità, abbiamo fatto tombola».

Come si spiega questo strabismo del Governo. Hanno mancato i pugliesi?

«Purtroppo la classe politica pugliese non alza troppo la voce. Noi forse pensiamo che l’acqua arriverà sempre. Invece da noi l’acqua è stata una grande battaglia di civiltà. Poi è vero che c’è l’invaso Pappadai vicino Taranto che ha bisogno solo di 20 milioni per essere sistemato, ma c’è il problema che la maggior parte delle opere che ho citato non sono in territorio pugliese, due sono in Basilicata e una in Campania. Servono molto prioritariamente per la Puglia e, quindi, le due regioni non hanno grandi passioni per l’argomento, anzi, se la giocano in una sorta di battaglia federalista dell’acqua, non accorgendosi che quegli invasi servono anche a loro. Ecco perché ci vorrebbe una classe politica molto agguerrita».

Forse, più che la spinta di una singola regione, ci vorrebbe «Roma».

«E, infatti, io mi rivolgo a Roma e ai pugliesi a Roma. Bisogna creare una grande amicizia col problema dell’acqua. Perché ai pugliesi di fine `800 inizi `900 la sete “insegnava l’acqua”. E fecero quella grande opera. I pugliesi impegnati a Roma nei nostri anni, non sentendo la sete, forse non si accorgono della storia che abbiamo attraversato. Invece è uno dei problemi politico-amministrativi più imponenti che abbiamo, più dell’alta velocità, della 275, della Bari-Napoli… e lo dice uno che vorrebbe che queste opere si facessero non domani ma oggi, però la sete è la sete».

Nuovo Ospedale di Taranto: storia di sofferenze umane, adesso tocca al Consiglio regionale / Intervista

Nuovo Quotidiano Taranto di lunedì 15 giugno 2020, pagina 10

Intervista a Fabiano Amati – «Adesso tocca al consiglio regionale»

di O.Mart.

 

«La costruzione del nuovo ospedale di Taranto non è una storia di edilizia, ma di sofferenze umane, e per questo motivo è anche più importante della ricostruzione del Ponte Morandi di Genova, una infrastruttura fondamentale per la ripartenza economica dell’area servita, per il quale si è fatto ricorso alle procedure commissariali pur di consegnarlo alla città e all’Italia nel più breve tempo possibile». Il presidente della Commissione Bilancio del Consiglio regionale, l’avvocato Fabiano Amati, non ha dubbi sulla necessità che il nuovo ospedale San Cataldo venga realizzato senza ulteriori indugi.

Amati, come bisogna interpretare il passaggio della sentenza del Consiglio di Stato laddove si stabilisce che la stazione appaltante, cioè Invitalia, deve effettuare un procedimento di rivalutazione prima di affidare l’appalto al raggruppamento di imprese primo classificato?

«L’unico passaggio che manca si esprime in un verbo: lavorare. Se si legge con attenzione la sentenza del Consiglio di Stato, chiamato a decidere sulla legittimità o meno della assegnazione della gara di appalto gestita da Invitalia, si comprende chiaramente che il lavoro notturno è possibile sulla base del regolamento del Comune di Taranto. La Commissione insediata da Invitalia per l’assegnazione dell’appalto non deve fare altro che aggiudicarlo».

Debar ha vinto la gara impegnandosi a realizzare l’ospedale in 399 giorni lavorando su tre turni, di fatto riducendo di un terzo il tempo massimo di 1245 giorni indicato dalla stazione appaltante.

«Nella sentenza è scritto che i lavori notturni si possono fare e il Comune non dovrebbe avere nulla in contrario, visto che pur in mancanza di un piano che regolamenti i disturbi acustici è vigente a Taranto una ordinanza che stabilisce che per realizzare le opere di pubblica utilità si può lavorare anche di notte. Qual è l’opera che può considerarsi più di pubblica utilità dell’ospedale di Taranto?».

Torniamo ai 3 turni: è fattibile un impegno del genere?

«Quello è l’impegno contrattuale della società che ha vinto l’appalto. Tra l’altro la Commissione nominata da Invitalia per l’aggiudicazione dell’appalto ha effettuato una attività suppletiva e ha riconosciuto la fattibilità dell’impegno. Ora nessuno può mettere becco in quella decisione. Vi è un detto: la promessa di un uomo onesto è una obbligazione. Ora quella obbligazione, quell’impegno chi ha vinto la gara lo ha non con la committenza, ma con la comunità sofferente, con le tante persone che chiedono cure e guardano al nuovo ospedale non solo da Taranto, ma da un’area più ampia, visto che si tratta di una struttura di II livello».

Lei segue con particolare interesse l’evolversi della storia del nuovo ospedale di Taranto. Perché lo fa?

«Sono coautore del piano di edilizia ospedaliera che 10 anni fa definì la costruzione di 5 nuovi ospedali. Tutto il Consiglio regionale dovrebbe pronunciarsi ora per l’avvio immediato dei lavori a Taranto».

Il piano di costruzione dei nuovi ospedali è praticamente fermo, con l’unica eccezione di quello di Fasano-Monopoli.

«La storia di Taranto è nota. Però non capisco perché i Consigli comunali di Maglie e Melpignano, per esempio, non decidano di deliberare in merito alla destinazione urbanistica dell’area che ospiterà uno dei 5 ospedali e ricade in entrambi i Comuni. Gli ospedali di Melpignano-Maglie e quello di Andria dovrebbero essere in una fase più avanzata».

L’emergenza Coronavirus può essere da stimolo alla realizzazione degli ospedali?

«Il Covid 19 ha dimostrato che sono necessari grandi ospedali di eccellenza e una rete territoriale efficiente. Ora dare un’accelerata è un obbligo. Non dobbiamo aspettare una nuova emergenza per realizzare ciò che si è già dimostrato essere fondamentale per garantire cure e servizi alla intera regione».

PDF >>

Consorzi, le clientele fermano il passaggio ad Aqp / Intervista su Corriere del Mezzogiorno di oggi

Corriere del Mezzogiorno Puglia di venerdì 22 maggio 2020, pagina 5

Intervista a Fabiano Amati – «Consorzi, le clientele fermano il passaggio ad Aqp»

Amati (Pd): «Un continuo spreco di denaro, la Regione paga 12 milioni all’anno senza alcun rilancio»

di Fatiguso Vito

BARI «Sia chiaro: la vicenda giudiziaria di Ninni Borzillo farà il suo corso. Faccio una riflessione politica e amministrativa. I consorzi di bonifica continuano a rappresentare un costo esorbitante per la comunità pugliese. Eppure, basterebbe farli confluire in Acquedotto Pugliese; lo prevede una legge che non viene applicata».

Fabiano Amati, presidente della commissione Bilancio (esponente del Pd), torna a chiedere che si faccia chiarezza. I consorzi commissariati sono diventati un ricettacolo di interessi e spesso luoghi dove il servizio, ovvero l’erogazione dell’acqua agli agricoltori, passa in secondo piano. Ogni anno dal bilancio regionale fuoriescono milioni di euro per consentire alle strutture di poter andare avanti nonostante il servizio preveda l’erogazione dell’acqua a fronte del pagamento di una tariffa.

Amati, l’indagine su Borzillo è una delle tante vicende che andrà chiarita in sede giudiziaria. Ma il problema politico è il solito: come risolvere una volta per tutte la crisi dei consorzi di bonifica?

«La soluzione è sempre la stessa e ogni volta che viene proposta scattano interessi trasversali che bloccano gli eventi: far confluire i consorzi in Acquedotto Pugliese».

Che vantaggi produrrebbe?

«Intanto per il funzionamento dei consorzi commissariati la Regione paga ogni anno dai 10 ai 12 milioni. Poi lo stesso Acquedotto Pugliese riconosce i costi di approvvigionamento delle risorse idriche dagli invasi di competenza dei consorzi. Infine, sono iscritti nel bilancio della Regione residui attivi per oltre 100 milioni. Sono cifre che i consorzi non restituiranno mai».

E dal punto di vista operativo?

«L’Acquedotto è specializzato nella distribuzione idrica e potrebbe migliorare la capillarità della rete diretta ai campi. Ma c’è altro».

Dica pure.

«In un periodo dove l’acqua è sempre più una risorsa indispensabile e preziosa c’è da lavorare per trovare fonti alternative. E sicuramente Acquedotto ha a disposizione i reflui trattati dai depuratori. La gran parte di tale risorsa viene dispersa nell’ambiente mentre potrebbe essere usata per l’agricoltura. Il problema? La rete è gestita da soggetti diversi, quindi riunire il servizio di distribuzione in un unico operatore significa creare valore».

I vantaggi sembrerebbero evidenti. Perché il progetto non decolla? Lo stesso Michele Emiliano aveva parlato di soluzione positiva.

«Non parlo di progetto, ma di legge regionale che non viene applicata. Lo prevede una norma del febbraio 2017. Purtroppo, la realtà si scontra con interessi contrapposti. Anche Emiliano su questo tema ha rallentato. C’è il “problema” del personale. La gran parte è inquadrata con contratto di dirigente e quadro. Le figure operative, invece, sono soprattutto lavoratori a tempo determinato. Passare ad Acquedotto Pugliese significherebbe ridurre questi livelli retributivi troppo elevati. Anche questo è un motivo che blocca la riforma».

Il pezzo in PDF >>

Intervista-CorriereMezzogiorno

 

Un taglio feroce alle lungaggini solo così non moriremo di fame / intervista su Corriere del Mezzogiorno di oggi

Corriere del Mezzogiorno Puglia e Matera di domenica 26 aprile 2020, pagina 3

«Un taglio feroce alle lungaggini solo così non moriremo di fame»

Il pd Amati ha lanciato da settimane una crociata per procedure più rapide. «Con i tempi della Ue chissà quando vedremo i 450 milioni per le imprese»

di Strippoli Francesco

 

«Bisogna sfregiare la burocrazia se non si vuole morire di fame». Fabiano Amati (Pd), presidente della commissione Bilancio in Regione, dice di voler incarnare il ruolo del «suggeritore». Significa che, in tempi di necessaria coesione politica, preferisce dare consigli senza polemizzare con alcuno.

Veniamo al punto. Cosa c’è che non funziona?

«Siamo gravati dalla burocrazia, autentico carnefice delle persone. Sembra che ogni “procedimento” non sia un’attività per procedere, come dice la parola, ma per rallentare. Sa come si chiama»?

Dica lei.

«È la legge di Parkinson: più tempo hai, più tempo spenderai. La burocrazia ha la tendenza ad allargare, a prendere tempo. L’ha teorizzato il capo della burocrazia inglese, Parkinson, a metà del Novecento. E il nostro dramma. Non sembri una cosa lontana. Vale pure per i 450 milioni, di risorse Ue e fondi Fsc, che la Regione ha stanziato per contrastare la crisi».

Cosa teme?

«Diceva Parkinson: ciò che può fare un burocrate lo fanno in dieci. Sono passaggi di carte. Ergo, ciò che si può avere in un mese, arriverà tra dieci. E il vero dramma della Ue: è diventata la somma della burocrazia di tutti gli Stati membri. Si veda il recente parere espresso dalla Corte dei conti europea sulla decisione della Commissione di spendere contro la crisi tutti i fondi strutturali e per investimento (quindi anche quelli destinati al Sud)».

Che dice il parere?

«Innanzi tutto la Commissione dice che si possono spendere al 100% i fondi di cui ho detto, senza le condizioni ordinariamente obbligatorie: cofinanziamento nazionale e destinazione di quote prefissate a ricerca e clima. Inoltre si possono trasferire i fondi da un programma all’altro e da una Regione all’altra».

Lo richiede l’emergenza.

«Senza dubbio: Bruxelles capisce che la crisi è gravissima e agisce di conseguenza. La Corte dei conti no, dice che così si indebolisce la rendicontazione (il controllo sulla spesa) e che i soldi vengono impiegati per materia che non mira alla sua funzione originaria, che è il riequilibrio tra Regioni dell’Europa. E come se ignorasse la gravità della crisi».

Incide sui 450 milioni?

«In modo spaventoso. Immagini cosa vorrà dire per i burocrati italiani e brussellesi che devono firmare le carte. Si faranno paralizzare da quel parere».

Come si risolve la questione?

«Ci vuole una fortissima volontà politica: regionale, nazionale, europea. Invece che discutere Mes sì/Mes no Eurobond si/Recovery fund no (tanto ogni euro arriva dai contribuenti lo stesso) occorre sfregiare la burocrazia».

In concreto?

«Si dovrebbe dire agli Stati: siate tranquilli e spendete, perché oggi l’unica vera necessità è spendere. Altrimenti moriremo per fame o affogati tra le carte».

I balneari si lamentano per i 24 adempimenti cui sono sottoposti per alzare gli ombrelloni.

«Conosco la vicenda. In quel caso è stato imposto un aggravamento delle procedure sanitarie, ovvio in questo periodo. Ma proprio per questo andava alleggerito il carico su altro genere di adempimenti, quelli demaniali. Per esempio, il meccanismo di smontare in inverno ciò che è in piedi per l’estate. Il dibattito è noto. Ecco: in questo caso, avrei alleggerito il carico ordinario degli adempimenti per dare più spazio agli obblighi sanitari».

Emiliano, alle sue rimostranze, dice che la Puglia è burocrazia zero. Caso mai è il codice degli appalti il vero problema e non dipende dalla Regione.

«Il peso burocratico non è nel codice degli appalti ma nelle lungaggini dei procedimenti amministrativi. La Regione può fare molto, altro che. Quattro anni fa proposi una legge per creare un organismo per accelerare la spesa dei fondi Ue. Era definito Pav, nel testo, Puglia azioni veloci. Serviva a mettere sotto una unica responsabilità la spesa. Non tanto Emiliano, ma la burocrazia regionale ha ostacolato la proposta. Che infatti è finita nel nulla. In commissione, un giorno, abbiamo ascoltato tutti i responsabili della spesa Ue in Regione. Ci sono sei centri di responsabilità».

E allora? Che vuol dire?

«È la legge di Parkinson. Più tempo hai, più tempo vuoi».

 

La vicenda • Secondo i dati diffusi dalla Cgia di Mestre le imprese pugliesi sono soffocate dalla burocrazia che «pesa» 2,5 miliardi di euro. Gli imprenditori pugliesi sono pronti a rimettersi in gioco per avviare la ripresa economica ma chiedono meno vincoli e prescrizioni legate alla burocrazia

Lo sfregio • Altro che dibattito sul Mes e gli eurobond, che poi paghiamo lo stesso: occorre uno sfregio alle procedure: Bari, Roma e Bruxelles si muovano

Articolo in PDF >>

Intervista_Corriere 26 Aprile 2020

 

Di fronte all’emergenza, le misure di risposta devono essere emergenziali / Intervista rilasciata a Corriere del Mezzogiorno Puglia

Corriere del Mezzogiorno Puglia e Matera di martedì 10 marzo 2020

INTERVISTA A FABIANO AMATI: «CONTROLLI SEVERI A CHI VIENE DAL NORD»

di Strippoli Francesco

Amati chiede misure ancora più severe. «Aspettare vuol dire dilatare il contagio. Le decisioni del governo erano blande». Il consigliere pd: zone rosse sui focolai e controlli per chi arriva da Milano

Il consigliere regionale Fabiano Amati (Pd) da giorni invocava provvedimenti «draconiani» contro l’epidemia, più duri di quelli assunti finora. Ieri ha firmato, con altri 9 colleghi, di maggioranza e opposizione, un appello rivolto al governo.

A cosa si deve questa iniziativa?

«Quando ci si trova di fronte all’emergenza, le misure di risposta devono essere emergenziali. E qui l’unico mezzo di emergenza sicuramente efficace, non essendoci farmaci, è la diluizione del contagio. Questo permetterebbe la giusta assistenza a chi eventualmente avesse bisogno di un ricovero ospedaliero, in particolare un letto in Terapia intensiva. Posto non sempre disponibile».

Cosa chiedete voi dieci consiglieri?

«Occorrono misure draconiane e severe per rallentare l’epidemia: sono indispensabili più nella fase iniziale del contagio, come è ora in Puglia, che nella fase esplosiva, quando perdono efficacia. Tutta la questione ruota attorno a questo principio di matematica epidemiologica. Siamo arrivati a scrivere l’appello dopo aver consultato decine di esperti, persone che studiano da lungo tempo la questione».

Vi siete avvalsi di esperti: perché non considerati degni di attenzione gli esperti che collaborano con il governo?

«Nessun giudizio sui tecnici che lavorano a Roma. Noi esprimiamo un giudizio sui provvedimenti del governo: sono blandi, senza dubbio. Gli esperti servono a costruire le opzioni del politico, cui tocca decidere. Le decisioni di queste ore non ci sembrano andare nella direzione di una battaglia seria e credibile. Ne vuole un esempio»?

Prego.

«Il primo testo uscito dal Consiglio dei ministri invitava a “evitare in modo assoluto” di uscire dalla nuova zona di contenimento. Nella seconda versione, è stato cancellato “in modo assoluto” ed è diventato un invito a “evitare”. Gli inviti si fanno al compleanno, se è permessa una battuta».

Andiamo al dunque.

«Quando vige uno stato di emergenza, come questo, si sospendono le libertà per preservare la salute di tutti. Infatti i provvedimenti emergenziali sono previsti in Costituzione e si fronteggiano con obblighi, non con inviti. Torno al punto: se gli esperti del governo hanno suggerito i metodi blandi che si sono decisi — in contrasto con la matematica epidemiologica e la curva del contagio — noi non siamo d’accordo».

Qual è la vostra proposta?

«Chiediamo provvedimenti per isolare i Comuni che presentano focolai. Il caso di San Marco in Lamis? Non tocca a me dirlo, spetta ai virologi decidere, ma sapendo di poter utilizzare la misura. Bisogna fare qui quello che si è fatto nella ex zona rossa, per evitare la fase esplosiva dell’infezione. Cioè quello che è successo in Lombardia, fuori dalla zona rossa, dove una settimana fa si diceva Milano non si ferma».

Ci sono altre proposte?

«Occorre coordinare lo scambio di medici e malati tra Regioni confinanti per alleggerire il peso sanitario; poi il controllo in stazioni e aeroporti dei passeggeri in arrivo dalle zone rosse; stessa cosa ai caselli autostradali; infine una deroga alle norme di finanza pubblica per agevolare le spese sanitarie; infine sostegno al mondo del lavoro e delle imprese».

Cosa pensa della nomina del professor Lopalco al coordinamento pugliese della lotta al virus?

«Ottima persona e professionista. Nella mia battaglia per l’obbligo vaccinale presi ispirazione dai suoi studi. Era il tempo in cui si contrastava l’obbligo vaccinale, anche nelle istituzioni. C’è bisogno di grande spavento per mettere l’amministrazione pubblica sulla strada della prova scientifica».

Sembra riferirsi al presidente Emiliano.

«Lo sta dicendo lei. Ricordo che in Consiglio regionale fui attaccato più volte, ma ora non voglio alimentare alcuna polemica. Ora siamo tutti preoccupati e spaventati».

Concorda con l’idea che i regimi autoritari combattono più facilmente le epidemie?

«Capisco cosa intende dire. Io penso che in questo momento abbiamo il governo che ci meritiamo, ma di cui non abbiamo bisogno. La democrazia, e la nostra Costituzione, sono sufficienti per i provvedimenti di emergenza di cui necessitiamo. Ma tante volte, si veda il caso xylella, si decide immaginando le reazioni dell’opinione pubblica, compresa la sua credulità. Questa non è democrazia, è la dittatura dell’ignoranza, con cui non si progredisce e non si curano le malattie».

La Costituzione e la democrazia consentono atti e decisioni dal carattere straordinario. In situazioni che sono di emergenza occorrono misure di equivalente emergenza.

 

Scarica e leggi l’intervista in PDF >>

Intervista_Corriere

 

L’unità elettorale si conquista con atti spontanei. Emiliano dovrebbe chiedere scusa / intervista su Corriere del Mezzogiorno Puglia

Corriere del Mezzogiorno Puglia e Matera di martedì 21 gennaio 2020, pagina 3

Intervista a Fabiano Amati – Per far pace con Renzi Emiliano scomoda i barbari «Prima gli chieda scusa»

di Del Vecchio Lucia

Consigliere regionale del Pd, Fabiano Amati non ha seguito nella scissione il suo ex leader di riferimento, Matteo Renzi, ma è da tempo, insieme ai colleghi di C-Entra il Futuro, l’anima critica del governo Emiliano nell’ambito della coalizione di centrosinistra. Si è candidato alle primarie contro il presidente uscente, arrivando secondo.

Amati, il presidente Emiliano dichiara di accogliere a braccia aperte, contro il pericolo leghista, gli amici di Matteo Renzi e Carlo Calenda che hanno annunciato una candidatura alternativa alla sua alle prossime regionali. Timore di perdere?

«Ripeto da mesi che occorre costruire un’alleanza larga».

Per ricomporre la frattura con Renzi e Calenda, sono, quindi, sufficienti le braccia aperte del presidente uscente?

«No, quello è solo politicismo. Poi, se uno per mesi ha offeso con parole simili a pugnalate al cuore, avendo pure torto, sia Renzi che Calenda, non ci si può limitare a dire che i barbari sono alle porte, alias Matteo Salvini. Peraltro, è un argomento offensivo nei riguardi di tante persone che, purtroppo, hanno deciso di votare Salvini e che con questo atteggiamento, vengono spinti tra le braccia leghiste ancora più rapidamente. Forse bisognerebbe usare argomentazioni più realistiche e cioè che Salvini ha un progetto nordista contro il sud, che in materia di autonomia – alla quale da queste parti abbiamo dato pure retta – qualche mese fa voleva toglierci 682 milioni all’anno sul fondo sanitario. In ogni caso, non basta dire tutti uniti contro il progetto nordista. D’altronde, al governo abbiamo un ministro – pugliese, di casa nostra, brava, che è Teresa Bellanova – che sostiene esattamente le stesse cose che dicono Renzi e Calenda».

Dunque?

«In questo momento, la cosa migliore da fare per Emiliano sarebbe chiedere scusa. Scuse che andrebbero date non alla fine di un negoziato politicista, cioè le tue scuse contro il mio sostegno elettorale, ma come atto spontaneo. Ne guadagneremmo soprattutto in verità con la conseguente conquista dell’unità».

Perché Emiliano dovrebbe chiedere scusa?

«Perché i governi Pd, Renzi e Gentiloni, assieme ai parlamentari Pd, ma non solo, avevano ragione su Ilva, xylella e Tap».

Emiliano sostiene di aver avuto ragione lui.

«Vediamo i fatti. L’attuale piano ambientale e industriale di Ilya non è altro che quello Gentiloni-Calenda che prevede già la decarbonizzazione, superate le sei milioni di tonnellate come dettato dall’Aia. L’attuale governo Conte dice la stessa cosa. Emiliano sostiene la decarbonizzazione, che al momento non può che essere parziale, cioè il piano Gentiloni-Calenda. Sulla xylella, vorrei solo ricordare che il batterio che fa strage degli ulivi oggi è alle porte di Monopoli e si dirige pericolosamente verso Taranto. E dopo tante battaglie, Tap c’è e va avanti e noi abbiamo anche ridotto il potenziale negoziale per avere le royalty o le compensazioni ambientali».

Xylella, ma anche Psr.

«Registriamo un clamoroso il ritardo. Nel 2016 avevo presentato una proposta di legge per la creazione di un organismo unico di valutazione della spesa dei fondi europei. La giunta Emiliano ha espresso parere negativo. In Emilia Romagna, per esempio, dove ce l’hanno, hanno fatto molto meglio di noi».

Anche sulla sanità Emiliano rivendica ottimi risultati.

«La sanità pugliese ha luci che vengono offuscate in maniera clamorosa da un’unica ombra: i tempi di attesa tropPo lunghi, al punto che questi riescono a spazzare via le cose buone che ci sono anche grazie alle competenze degli operatori sanitari e degli amministratori».

Ritiene che Michele Emiliano sia pienamente legittimato dalle primarie scorse?

«Noi stiamo dove siamo sempre stati. Poiché ho la responsabilità di un gruppo politico di amici che mi hanno sostenuto, a cominciare dai colleghi consiglieri regionali, mi sono impegnato con loro a condividere ogni dichiarazione. Non abbiamo bisogno di declinare continuamente le nostre generalità».

 

Qui l’intervista in formato PDF: 

Intervista_Corriere

 

 

Perché Emiliano dovrebbe perdere – Le cose facili le sanno fare tutti, ma sono quelle difficili che cambiano il mondo / intervista su “Il Foglio”

Foglio di sabato 11 gennaio 2020, pagina 3

Fabiano Amati (Pd) ci spiega perché è bene che Emiliano perda


di David Allegranti 

“Lo so che la nomenklatura del Pd gioca a favore di Michele Emiliano e so che bisogna stare attenti perché anche l’arbitro sta dalla sua parte. So anche che aver esercitato il potere per cinque anni ti dà un vantaggio in più. Ma non potevo tacere. Anche perché le cose facili le sanno fare tutti, ma sono quelle difficili che cambiano il mondo”.

Fabiano Amati, consigliere regionale del Pd, è in campo per le primarie pugliesi che si terranno domenica 12 gennaio per scegliere il candidato governatore della Puglia.

“Assieme a un gruppetto di altri consiglieri regionali abbiamo proposto per cinque anni soluzioni alternative ai problemi più importanti, ma nella maggior parte dei casi abbiamo subito solo sabotaggi e i problemi sono rimasti in piedi”.

Quali? La Xyella: problema notevole, che non si risolve inseguendo creduloni e sciamani oppure le opinioni di attori e cantanti al posto di fitopatologi e agronomi. E quante pene hanno passato il Prof. Giovanni Martelli, appena deceduto, e i suoi allievi, Messi addirittura sotto processo. Il risultato è che oggi la Xylella ha raggiunto la provincia di Bari. Il tutto per ‘merito’ dell’assoluta indecisione dell’amministrazione regionale nell’attuare gli interventi delle stesse istituzioni scientifiche della Regione, a partire dall’Osservatorio Fitosanitario Regionale. Abbiamo sempre chiesto di ascoltare la scienza, preferendo gli scienziati agli sciamani. Ma così non è stato fatto”.

Poi, dice Amati al Foglio, “c’è la questione dei rifiuti. In Puglia non abbiamo impianti e l’alternativa sono la monnezza per strada oppure i camion che vanno in giro per l’Europa per trovare impianti di trattamento. Un Comune si era proposto di ospitare un impianto di compostaggio, Emiliano aveva accolto con favore l’impegno, poi per un assessore della sua giunta si è messo contro quel Comune e il governatore ha dato ragione al suo assessore. Emiliano è tornato sui suoi passi spiegando che purtroppo è in campagna elettorale e che bisogna assecondare l’opinione di quell’assessore. Il risultato è che non abbiamo impianti per trattare i rifiuti”.

Altro problema, le liste d’attesa. “Abbiamo proposto una norma per la sospensione automatica delle attività a pagamento qualora i tempi d’attesa tra intramoenia e attività pubblica fossero notevolmente diversi (un anno e mezzo per il pubblico contro qualche giorno per l’attività a pagamento). Quella proposta di legge è stata sabotata per contrarietà di un gruppetto di medici. Siccome i medici votano, ci è stato detto, non bisogna contrariarli. Il risultato è che le persone rimangono in fila al Cup con il carico di ansie e dolori “.

E che dire del caso ex Ilva. “Emiliano ha tenuto tutte le parti in commedia: fabbrica chiusa, fabbrica aperta. Oggi dice che il governo ha finalmente ascoltato la sua opinione. Ma qual è la sua opinione? Dov’è la sua ragione? In un confronto televisivo gliel’ho chiesto. Lui ha detto che il governo si è impegnato a decarbonizzare la fabbrica. Ma questo è l’impegno politico di quasi tutti i governi del mondo da diversi anni. E proprio per assecondare il processo di decarbonizzazione e transizione energetica vengono favorite le infrastrutture tipo il Tap. Lui invece no, ha provato a ostacolare la costruzione del gasdotto”.

Amati ne ha anche per il Pd: “In privato se parli con qualche esponente nazionale, ti dice che Emiliano non va bene. Anche perché in diverse circostanze ha attaccato duramente e con parole ingiuste e infondate i governi Renzi e Gentiloni, così come i gruppi parlamentari. Prendiamo sempre il caso Ilva. E’ stato il governo Gentiloni ad aggiudicare la gestione dell’ex Ilva ad ArcelorMittal, quindi quando Emiliano critica quella decisione di fatto sta attaccando Paolo Gentiloni. Nessuno nel Pd sembra tenere conto di un fatto, e cioè che forze come Italia Viva e Azione, così come movimenti politici più regionali, non sosterranno Emiliano. E l’aria in Puglia è amara per il centrosinistra. Il Pd dovrebbe intervenire: una forza politica come la nostra non può avallare il situazionismo di Emiliano, cioè quel meccanismo che non si fonda sulla coppia problema – soluzione, cioè sugli enigmi della vita di ogni giorno. Lui parte dal problema e lo snocciola mettendo assieme tutti gli argomenti possibili e immaginabili, magari senza connessione tra loro, per giungere non alla soluzione ma a ottenere ragione, quella cioè che lui si è dato in partenza. Lui fabbrica la sua ragione con il metodo che alcune procure usano per fabbricare reati, l’inquisitio generalis. Come nel delizioso racconto La Panne di Friedrich Dürrenmatt. I vecchi giuristi dicono che a furia di insistere prima o poi un reato si trova, Emiliano pensa che a furia di mettere assieme fiumi di parole alla fine ce ne sarà una tra le tante che si potrà isolare per potergli far dire di aver avuto ragione”.

Qui l’intervista in PDF:

Intervista_Il Foglio

 

Contano i contenuti, per questo mi sono candidato. I pugliesi sono consci degli errori di Emiliano / intervista su Nuovo Quotidiano Brindisi

Nuovo Quotidiano Brindisi di venerdì 10 gennaio 2020, pagina 5

Intervista a Fabiano Amati

Amati avverte: primarie inutili se emergeranno irregolarità – «Io in campo anche con l’arbitro contro. I pugliesi consci degli errori di Emiliano»

di Gioffredi Francesco G.

Fabiano Amati, consigliere regionale Pd e candidato alle primarie di centrosinistra: in pochi giorni ha lanciato due allarmi su trasparenza e spontaneità del voto di domenica. Qualcosa avrà notato, durante questa campagna elettorale: cosa?

«In un caso ho segnalato il necessario rispetto delle regole sulla coincidenza tra elettori e contributo di un euro raccolto; nell’altro ho notato che un circolo Pd prende posizione per Emiliano, e siccome le questioni organizzative incombono sui circoli, allora ho sollevato il problema. Diventa purtroppo difficile trovare un interlocutore a cui segnalare, visto che la nomenclatura Pd è tutta con Emiliano e che queste operazioni di aggiramento delle regole sono interpretate da supporter del governatore. Insomma, se tanto mi dà tanto, allora non c’è un giudice a Berlino».

Lei ha il sostegno di Azione, il movimento di Carlo Calenda: l’ex ministro spara a zero su Emiliano, al punto che non sosterrà il centrosinistra se alle primarie dovesse vincere il governatore. Ritiene eccessiva la posizione di Calenda?

«Calenda non è parte del patto delle primarie. Emiliano poi gli ha detto cose inaudite, nonostante il ministro abbia lavorato bene nei governi Renzi e Gentiloni. Calenda non ha stima di Emiliano, non è dunque il caso di aspettarsi fiori…».

E lei rispetterà il “patto delle primarie”?

«Sì, solo la violazione delle regole può farmi cambiare idea. Tenuto pur sempre conto che gioco non solo fuori casa e con il pallone portato da altri, ma anche con l’arbitro contro. Posso avere almeno le regole dalla mia parte?».

Valeva la pena di candidarsi, allora?

«L’ho fatto innanzitutto perché sono convinto delle mie idee. Ma “chi te lo ha fatto fare?” è una domanda che non si pone mai, nemmeno con pronostici infausti, altrimenti avrebbero dovuto dirlo a Vendola nel 2005 o ad Armstrong, Aldrin e Collins prima di sbarcare sulla luna. Solo osando e avendo buone idee si può riuscire».

D’accordo, ma con la vittoria di Emiliano sareste tutti “costretti” ad accodarvi e a “dimenticare” le tante e aspre critiche formulate finora.

«È così, per questo vorrei evitare la ricandidatura di Emiliano: ho l’impressione che i cittadini non la pensino così e che se il centrodestra di Fitto ha una chance di vincere è avendo proprio Emiliano come concorrente. Ma del resto è stato lo stesso governatore a dirlo: a Taranto ha detto che “non c’è nessuno che ha commesso gli errori che ho commesso io, ma sono l’unico che può correggerli”. C’è un solo problema i pugliesi si sono accorti prima di lui degli errori e vogliono correggersi da soli votando un altro candidato».

E lei quali errori rimprovera al governatore?

«Ne cito tre. La xylella: grande debolezza nell’affrontare un problema che ci ha portato a un paesaggio lunare dal Salento fino a Fasano, e va reso il massimo onore a tutti i ricercatori che, anche grazie alla debolezza della politica, sono diventati zimbelli per creduloni e negazionisti. Da presidente condurrò una lotta durissima all’espansione del contagio secondo scienza, tutelerò il mondo dei vivai, e farò di tutto perla rigenerazione produttiva e paesaggistica del Salento, anche garantendo la diversità colturale che serve a non produrre mutazioni genetiche del batterio».

E gli altri due punti di critica a Emiliano?

«I rifiuti: non ci sono impianti, l’alternativa sono i rifiuti per strada e rifiuti in tour per l’Europa e le discariche. Con me si realizzeranno gli impianti, dopo dibattito pubblico, e non si vedrà un presidente che dichiara l’utilità di un impianto e un suo assessore che per voti lo ostacola. Terzo punto, i fondi comunitari: nel 2016 proposi un organismo unico per impedire l’eccesso di burocrazia e spendere bene e subito, il governo Emiliano disse di no, ora – per esempio – stiamo perdendo 146 milioni del Psr e per le misure del Titolo secondo gli imprenditori restano in fila per ricevere la grazia della liquidazione. Con me nascerà un ente strumentale ad hoc, si chiamerà “Puglia azioni veloci”».

Fondi europei vuol dire anche agevolare un’autentica politica industriale. Lei viene spesso etichettato come “sviluppista”: nota una carenza di visione industriale?

«Di politica industriale si parla solo quando c’è qualche numero col segno “più” da commentare. Ma cosa c’è dietro quei numeri? Industria, edilizia, turismo e agricoltura. Sull’industria in Puglia ci siamo imbattuti in situazioni caotiche come Ilya; nell’edilizia cerchiamo di affossare il Piano casa che mette piatti in tavola riducendo consumo del suolo e corruzione; sul turismo diciamo “no” a resort e campi da golf alimentati con i reflui affinati; e in agricoltura perdiamo le risorse. E una Regione priva di senso industriale».

Perché auspica l’intervento di Zingaretti?

«Abbiamo una coalizione stretta-stretta, allargata solo a Di Cagno Abbrescia e Cassano in cambio del Cda di Acquedotto e del commissariamento di Arpal. Mi piacerebbe, e in questo mi rivolgo a Zingaretti, che di fronte alle obiezioni di Italia viva e di Azione ci si ponesse il problema della coalizione e della probabile sconfitta e si intervenisse. Peraltro in Puglia ci sono in ballo questioni che riguardano l’intero Paese: Ilva, Tap, xylella. Trovo stupefacente che in questa vicenda pugliese il segretario Pd non dica nulla: non può tacere».

Anche Bellanova, per conto di Italia viva, si rivolge a Zingaretti e propone tuttavia l’azzeramento delle primarie e il “divorzio” da Emiliano: precondizioni per rinsaldare l’asse Pd-renziani.

«Alla mia amica Teresa, con cui ho un grande rapporto di stima, dico che dovrebbero aiutarmi, così assieme risolviamo il problema in casa senza attendere interventi romani».

Ma se il Pd dovesse continuare a tacere o a sostenere Emiliano, lei resterebbe comunque nel Pd?

«In questo momento è il partito che mi dà la possibilità di dire che ci sono persone in fila al Cup e che voglio sia approvata la mia legge sulle liste d’attesa sabotata da Emiliano. Se il Pd tace su queste cose, il problema non è se io resto o meno, ma è che il Pd non fa il Pd. Contano i contenuti, per questo mi sono candidato. Ora combatto per le idee, poi se un domani non mi sarà data la possibilità di imporre alcuni temi, allora non sarà più il mio partito».

Scarica l’articolo in PDF:

Intervista_Quotidiano Brindisi