Statale 172 dir, Amati: “È entrata oggi in esercizio la nuova condotta AQP. Ora avanti tutta con i lavori”

 

“È entrata poco fa in esercizio la nuova condotta AQP messa in opera sotto il tracciato della strada statale 172 dir. Da oggi sarà dunque possibile rimuovere la vecchia condotta e scavare la roccia per l’allargamento della carreggiata”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale bilancio Fabiano Amati.

“La vecchia condotta, utilizzata per servire di acqua potabile l’intero abitato di Fasano, rappresentava la più grande interferenza con le opere di allargamento e messa in sicurezza della strada 172 dir, perché situata in trincea all’interno del costone roccioso. Ora i lavori potranno procedere con maggiore celerità, secondo il cronoprogramma previsto. Proprio oggi sono state completate da parte di Acquedotto Pugliese le operazioni di bonifica e di potabilizzazione della nuova condotta in Polietilene ad alta Densità (PEAD) del diametro di 450 mm, posizionata appunto sul nuovo tracciato dell’arteria stradale. Pertanto, risultano completate tutte le operazioni per la dismissione definitiva della vecchia condotta idrica di diametro inferiore di 50 mm e in acciaio”.

“Una condotta dunque con maggiore capacità – prosegue Amati –, realizzata con un materiale, il PEAD, completamente atossico e quindi adatto al trasporto di acqua potabile, ovvero quella che arriva alle case dei fasanesi. Questi dati tecnici sui nuovi sotto servizi, resi necessari per la realizzazione della nuova strada, confermano che le opere pubbliche non hanno mai un’unica uscita o un solo effetto benefico, ma producono ricadute inaspettate su altri ammodernamenti funzionali al benessere generale, oltre che alla sicurezza, alla civiltà, al progresso e alla migliore qualità della vita delle persone. Ringrazio l’Acquedotto Pugliese per aver portato a compimento queste operazioni rispettando le tempistiche – conclude –”.

Ho scritto ai direttori generali diffidandoli a pubblicare dati sui tempi d’attesa / rassegna stampa

 

Dalla Rassegna Stampa di oggi >

La legge prevede la pubblicazione sui siti delle ASL pugliesi, ogni due mesi, di tutti i dati sui tempi d’attesa sia per le attività istituzionali che per quelle a pagamento, e del bilancio analitico relativo alla libera-professione.
Inutile dire che non è stato pubblicato nulla, relativo al bimestre maggio-giugno.
Per questo ho scritto ai direttori generali diffidandoli a pubblicare con urgenza quanto prescritto dalla legge.
La mancata informazione e conoscenza dei numeri finisce per coprire – anche senza volerlo – un sistema elusivo delle leggi e dunque opaco, che purtroppo alimenta il disagio dei cittadini e la loro sfiducia nelle istituzioni pubbliche (amministrazioni e ospedali) e nei loro attori principali (politici, manager e medici). Ho per questo scritto ai Direttori generali per diffidarli all’osservanza della legge e lo farò ogni settimana sino a quando non adempiranno.

 

 

Liste d’attesa, Amati: “Ho diffidato i Direttori generali per la mancata pubblicazione dei dati di monitoraggio maggio-giugno. L’opacità è complice del disagio”

“Violata la legge sulla pubblicazione dei dati sui tempi d’attesa in sanità e sui bilanci dell’attività a pagamento. Come al solito, le omissioni servono a sostenere e a coprire un sistema resistente alle leggi e dunque opaco, che non si vuol cambiare per avallare l’interesse di pochi e a dispetto del disagio di tanti. Ho scritto ai Direttori generali per diffidarli all’osservanza della legge e lo farò ogni settimana sino a quando non adempiranno”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale bilancio Fabiano Amati, comunicando l’invio di apposita diffida ai Direttori generali delle ASL pugliesi per inosservanza degli articoli 1, commi 2 e 3, e 3 della Legge regionale n. 13 del 2019, in materia di pubblicazione bimestrale dei dati di monitoraggio sui tempi d’attesa in sanità e della contabilità analitica dell’attività a pagamento.

“Quel poco rimasto della nostra originaria proposta per combattere le liste d’attesa non viene rispettato, impedendoci di sapere come vanno le cose e quindi di combattere con maggiore efficacia la battaglia al disservizio – prosegue Amati –. La norma non applicata è quella che prescrive la pubblicazione ogni due mesi, sul sito delle ASL, dei dati sull’attesa nell’erogazione di tutte le prestazioni sanitarie, sia istituzionali che a pagamento. Lo scopo di tale pubblicazione è rendere evidente in tempo reale le eventuali violazioni delle regole sull’attesa in sanità, in modo da individuare con prontezza le unità operative più problematiche e ricorrere ai rimedi; tutto ciò nella consapevolezza che il monitoraggio continuo serve a correggere e non a punire e che, dietro un’analisi statistica, c’è una persona che soffre, e non solo un blocco di diapositive per un convegno tra addetti ai lavori”.

“La stessa norma prescrive, inoltre, la pubblicazione della contabilità analitica delle prestazioni a pagamento, con indicazione dunque del mancato introito del ticket e dei costi diretti e indiretti. Ciò al fine di verificare se l’attività a pagamento venga svolta senza perdite economiche per l’azienda, e quindi nel rispetto delle leggi”.

Faccio presente che la pubblicazione dei dati del bimestre maggio-giugno 2019 doveva avvenire entro e non oltre il 5 luglio 2019. Mi è chiaro da almeno due anni – aggiunge ancora – che molta parte del problema delle liste d’attesa è aggravato da una collaudata tecnica elusiva delle norme vigenti che si alimenta proprio per la carenza di un sistema di monitoraggio continuo da cui dedurre, senza equivoci, l’esistenza dei problemi e la possibilità d’intervenire. Senza i monitoraggi il problema delle liste d’attesa si può ovviamente trascinare in confusione, perché ogni teoria è valida e soprattutto ogni difesa d’ufficio diventa plausibile e quindi sostenibile”.

“L’esistenza dei dati, invece, numeri testardi e non soggetti al ‘ben-altro-è-il-problema’, è il più formidabile sistema per abbattere ogni scusa giustificazionista non fondata sulle leggi e sulla statistica, così da provare finalmente a porre rimedio. E se il prezzo di tutto ciò fosse mettersi in contrasto con abitudini o redditi consolidati, faccio osservare che le decisioni più efficaci sono quelle che costano la perdita di qualche simpatia e non quelle che rendono qualche voto interessato – conclude Amati –”.

Eni: da rifiuti organici a bio-olio e acqua, una sperimentazione da guardare con attenzione / rassegna stampa

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Dobbiamo guardare con attenzione e interesse alla sperimentazione #Eni in corso a Gela sulla trasformazione dei rifiuti organici in bio-olio e acqua, soprattutto in un momento difficilissimo per la gestione dei rifiuti in #Puglia, a causa della mancata dotazione impiantistica per la chiusura del ciclo. L’audizione svoltasi ieri nelle commissioni I e V con l’amministratore delegato della Syndial del gruppo Eni, Ing. Paolo Grossi, sull’impianto pilota di Gela, ha portato alla luce una tecnologia e dei numeri che impongono uno sguardo aperto alla ricerca, alle nuove tecnologie e alla migliore cultura industriale.

Acqua e fogna per tutti, è legge; PTA scelta lungimirante / rassegna stampa

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Approvata ieri la nostra proposta di legge “Misure per l’estensione delle reti idriche e fognarie” che conta nella vita quotidiana delle persone. Acqua e fogna per tutti, anche se si abita fuori città, è un programma di diritti e di doveri: serve a garantire la migliore qualità della vita e la salute, a migliorare le condizioni igieniche e a tutelare l’ambiente.

PTA nella ASL di Brindisi: Il modello è una scelta lungimirante, elogiata anche nelle pagine de Il Sole 24 ore. I numeri dimostrano che la creazione di una rete territoriale influisce positivamente sull’attività degli ospedali, ed è per questo che chiedo si realizzi anche al Di Summa di Brindisi.

Sava-Manduria, Amati: “Recapito a Torre Colimena è errore tecnico e spreco di denaro pubblico”

Lo scarico a Torre Colimena del nuovo depuratore Sava-Manduria è un errore tecnico, oltre che un clamoroso spreco di denaro. E questo me l’hanno insegnato negli anni i valorosissimi tecnici di AQP e gli altrettanto valorosi dirigenti e funzionari della sezione tutela delle acque della regione”.

Lo dichiara il presidente della commissione regionale Bilancio, Fabiano Amati, intervenendo sul nuovo fronte di protesta apertosi contro la soluzione progettuale di individuare Torre Colimena come recapito finale del nuovo depuratore di Sava-Manduria.

Sette anni persi – prosegue – lasciando quel territorio a galleggiare sui liquami destinati al mare senza trattamento, per escogitare una soluzione fatta di sovra costi e manipolando le parole, al punto che le trincee drenanti vengono chiamate ‘buffer ecologici’ e il recapito finale ‘scarico d’emergenza’ o ‘troppo pieno’, pur non avendo nulla di diverso rispetto ai numerosi recapiti finali di tutte le località marine della regione e, in particolare, di quelle ove accanto al recapito insistono resort di successo che danno numeri di potenza al turismo pugliese”.

“Non ha alcun senso, se non per l’interesse della magistratura contabile, la previsione – aggiunge –  di un tortuoso e lungo percorso di scavi e tubazioni per portare a un bacino artificiale con ben altra missione (Torre Colimena) le acque depurate, adducendo l’utilizzo in agricoltura, protezione civile e igiene nei comuni (pulizia strade), come se questi usi – e quindi la sempre auspicabile riduzione di apporti al mare – non si potessero raggiungere con tutte le altre soluzioni idrauliche contemplate dall’ordinamento e dalle regole delle costruzioni idrauliche. E tutto questo solo per assecondare un punto politico, privo di fondamento tecnico e legislativo, e non tornare – conclude – alla soluzione del 2012 proposta da me e approvata dalla giunta Vendola, che risulta ancora oggi la più congrua, quadrata e compatibile con l’ambiente, e che si presenta come l’unica autorizzata e dotata di tutti i pareri favorevoli”.

Debiti e bilancio, C-Entra il futuro: “Ci chiamano dissidenti perché non aduliamo. Senza di noi niente pagamento debiti e niente bilancio controllato dalla Corte dei conti”

C’è chi parla e chi lavora. Se non fosse per la responsabilità e il lavoro quotidiano dei cosiddetti dissidenti, la Regione non pagherebbe i suoi debiti ai cittadini, il Consiglio non avrebbe il rendiconto e la Puglia non potrebbe ottenere la parificazione del bilancio dalla Corte dei conti. La cifra del governo è l’abnegazione e non l’adulazione”.

Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia.

Oggi in I Commissione c’eravamo solo noi a rappresentare la maggioranza e il numero legale non è mancato per il senso di responsabilità dei consiglieri d’opposizione. E mentre ciò accade, consentendo alla nostra maggioranza di governare, c’è chi pensa bene di criticare il nostro attivismo sui temi concreti, non con altrettanto lavoro ma con lezioni magistrali sulla politica intesa come grande gioco di società – proseguono i sei Consiglieri –”.

“Se dissentire significa stare sempre in Consiglio e in commissione, e occuparsi – come facciamo ogni giorno – di liste d’attesa, autonomia, xylella, psr, nuovi ospedali ecc., noi non aspettiamo che siano gli altri a definirci dissidenti ma rendiamo ampia confessione”.

Cantieri e opere pubbliche, C-Entra il futuro: “Nostra norma per sbloccare cantieri bloccati dallo sblocca-cantieri”

Abbiamo sbloccato i cantieri bloccati dallo sblocca-cantieri. Sembra un gioco di parole, ma senza la norma approvata oggi in Consiglio regionale molti cantieri di opere pubbliche avrebbero subito notevoli rallentamenti. Ringraziamo l’assessore regionale Giannini per il sostegno alla nostra proposta”.

Lo comunicano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, presentatori della norma urgente approvata oggi dal Consiglio regionale in materia di autorizzazione del Genio civile sul progetto strutturale di opere in aree a bassa sismicità.

“Con il c.d. “Sblocca Cantieri” è previsto – anche in aree a bassa sismicità – che serva l’autorizzazione e non il semplice deposito del progetto strutturale presso il Genio civile per le opere di adeguamento o miglioramento sismico, per le nuove costruzioni che si discostino dalle usuali tipologie o che per la loro particolare complessità strutturale richiedano più articolate calcolazioni e verifiche, e per gli interventi relativi ad edifici di interesse strategico e alle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile, nonché relativi agli edifici e alle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un loro eventuale collasso.

La nuova previsione normativa sta determinando un notevole rallentamento negli stati di avanzamento dei cantieri, soprattutto quelli più rilevanti. Poiché la stessa norma statale prevede l’emanazione di linee guida da parte del Ministero delle infrastrutture e che nelle more della loro emanazione le regioni possono confermare la disciplina vigente, abbiamo proposto di avvalerci di tale facoltà e permettere quindi lo svolgimento dei lavori e l’avanzamento dei cantieri già avviati senza rallentamenti, cioè facendo in modo che nelle zone a bassa sismicità si continui con il deposito del progetto strutturale”.

Autonomia, C-Entra il futuro: “Depositata nuova mozione per costituire comitato di lotta regione-comuni”

Un comitato di 12 consiglieri regionali e di 12 sindaci per lottare contro il progetto di autonomia del nord a spese del sud. Abbiamo presentato oggi una mozione che speriamo sia discussa martedì prossimo dal Consiglio regionale”.
Lo comunicano i Consiglieri regionali  Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia.
“La questione dell’autonomia è ormai arrivata agli sgoccioli – sottolineano i sei Consiglieri – e c’è la probabilità che giovedì prossimo sia approvata dal governo nazionale. Per questo motivo, riteniamo opportuno che la nostra mozione torni in Consiglio, consegua l’unanimità e serva ad avviare un’ampia mobilitazione.
Siamo ovviamente contenti del fatto che da marzo a oggi il fronte di contrasto al progetto autonomista si sia ampliato ad altre personalità, inizialmente più possibiliste, per formare un nucleo forte di resistenza a un’iniziativa che, partendo dalla sola IVA sanitaria comporterebbe una riduzione di 282 milioni di euro all’anno sul fondo sanitario regionale”.

 

TESTO INTEGRALE DELLA MOZIONE

MOZIONE

 

VISTO

 

L’articolo 61 del regolamento interno del Consiglio regionale della Puglia;

 

VISTA

 

La mozione approvata dal Consiglio regionale in data 19.3.2019 (Atto 377) che in questa sede si trascrive integralmente

 

“PREMESSO

 

La Costituzione italiana prevede la possibilità per le regioni di richiedere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia(articolo 116 della Costituzione, con riferimento all’articolo 117 comma secondo  –­­­­­ per alcune lettere – e terzo). Il tutto però con la cautela inderogabile di un fondo di perequazione privo di vincolo di destinazione e a beneficio dei territori con minore capacità fiscale per abitante (articolo 119 comma 3).

 

La Legge fondamentale, dunque, configura l’autonomia come una possibilità offerta alle regioni, previa intesa con lo Stato e approvazione delle Camere a maggioranza assoluta, per trattare a livello locale ciò che ha una dimensione locale, così da rimuovere inefficienze e recuperare economicità nell’azione della pubblica amministrazione; sempre e comunque nel rispetto del superiore obiettivo al raggiungimento di una più forte unità del Paese ed eguaglianza dei cittadini.

 

L’applicazione delle richiamate norme costituzionali, a chiaro contenuto discrezionale, comporta una decisione politica accordata con l’attualità (cultura, realtà sociale, mercato, scienza, tecnica) e con la responsabilità sui conti, talché diventa abbastanza difficile riconoscere nei tempi che viviamo la sopravvivenza di problemi o soluzioni a contenuto prevalentemente locale.

 

Per meglio comprendere la difficoltà a riconoscere nell’attualità l’esistenza di problemi a dimensione locale, e quindi a sancire con maggiore obiettività l’eventuale incongruenza (anche per gli interessi del nord del Paese) delle ipotesi di maggiore autonomia, valga considerare: a) l’ordinamento dell’Unione europea e la relativa necessità per l’ordinamento italiano di mutarsi per acquisire maggiore somiglianza con gli standard continentali; b) il progresso tecnologico e digitale sempre più esteso; c) la conseguente irrilevanza e inefficacia di ogni politica diretta a rinchiudersi (o a difendersi) in un confine amministrativo.

 

Più la cultura, la realtà sociale, il mercato, la scienza, la tecnica e le regole sulla responsabilità nei conti si fanno più evoluti, complessi e stringenti, più si stabilisce una forte interdipendenza tra popoli, stati e continenti. E se per propaganda o per mera ideologia prive di consapevolezza della realtà si prova a resistere con gli strumenti della politica ridotta all’ambito stretto della nazione o addirittura della regione, finisce che la politica – con le sue decisioni – si condanna da sola all’irrilevanza, cioè a non esercitare l’efficacia del comando su cui si fonda l’utilità del gesto elettorale compiuto dai cittadini, con tutto il suo carico di speranza.

 

A quanto detto potrebbe muoversi l’obiezione che tali considerazioni di metodo nel formarsi della decisione politica paiono subordinare gli uomini e le loro identità territoriali al mercato, alla scienza, alla cultura, alla tecnica, alla responsabilità nei conti e – in definitiva – all’economia. Non è così, perché la centralità dell’uomo è preservata nelle cose che crea e nelle mutazioni che genera, per apportare miglioramenti alle condizioni di vita e alle relazioni sociali.

 

In questo contesto, dunque, risulta azzardato spingersi in opinioni sul progetto di autonomia rafforzata in via di discussione senza effettuare un’analisi ponderata sulle norme e sui costi (economici e sociali), il cui esito potrebbe portare ad affermare – invece – che i bisogni dell’Italia si potrebbero appagare attraverso una minore autonomia delle regioni, così come peraltro non molti anni fa l’opinione pubblica sembrava propendere, portandosi dietro il carico normativo stabilito dal Parlamento nazionale e dai Consigli regionali per mitigare ciò che s’indicava con la metafora di “rimborsopoli”.

 

A questo si aggiunga, sempre sotto il profilo metodologico e per quanto attiene ai costi, che un trasferimento di materie dallo Stato alle regioni comporta un incremento di sprechi e inefficienze, voci classiche della spesa pubblicaimproduttiva, se i fondi per gestire tali materie arrivano dalla compartecipazione delle regioni ai tributi statali (è questa l’ipotesi che si sta avanzando) e non attraverso un autonomo potere di tassare che per sua natura è in grado di mettere in crisi il rapporto elettorale, assumendo quindi il valore di calmiere della spesa pubblica inutile e improduttiva.

 

Allo stato emerge a riflessione, rendendosi oggetto di analisi, il progetto di autonomia rafforzata presentato da alcune regioni settentrionali. Certo, non tutte le proposte hanno uguale portata al cospetto del procedimento di compatibilità con i superiori obiettivi di unità del Paese, eguaglianza dei cittadini e responsabilità nei conti. Ma in questa sede valga una riflessione di ordine generale, che già di per sé giustifica più d’una critica, all’interno dei già detti parametri di valutazione.

 

In disparte i pur importanti dettagli, risulta in contrasto con i dettami costituzionali riservare ad alcune regioni una parte del gettito maturato nel territorio, depauperando il fondo di perequazione nazionale, nato proprio per ridurre le differenze nell’erogazione dei servizi e senza una preliminare definizione dei Livelli essenziali delle prestazionicondotta su base nazionale e tenendo conto dei limiti “storici” delle regioni meridionali.

 

In termini di maggiori criticità emergono la sanità, la scuola e le infrastrutture, così come poste dalle bozze di intese filtrate.

Per la sanità le regioni meridionali subirebbero, detto in termini di primissima stima, una severa decurtazione del fondo di perequazione, che per la Regione Puglia si attesterebbe in una riduzione di  € 682 milioni[1].

Per la scuola, invece, si prevede la legislazione regionale concorrente e il relativo trasferimento di risorse (è stato stimato 1 miliardo in più), al fine di intervenire sulle funzioni e sull’organizzazione del sistema scolastico e del processo educativo, oltre alla regionalizzazione del Fondo ordinario delle università.

Ciò comporterebbe uno stipendio maggiore per gli insegnanti delle regioni del nord e uno minore per quelli del sud e un aumento delle risorse per le università del nord.

Per le infrastrutture, infine, è stato richiesto il trasferimento di numerose tratte stradali e autostradali, comprese quelle in convenzione, già realizzate o in via di realizzazione, e l’ingresso in qualità di concedenti sulle reti ferroviarie. Ciò determinerebbe un maggior gettito tributario trattenuto dalle regioni del nord, a discapito delle altre regioni.

 

Il quadro così riassuntivamente descritto, anche con le accennate esemplificazioni e stime, valutato sulla base del metodo di responsabilità sui costi e compatibilità costituzionale complessiva,comporta la conseguenza che le richieste di maggiore autonomia sono dannose per l’Italia in generale e per le regioni meridionali in particolare, e rappresentano una rottura dell’unità del Paese, una fucina di disuguaglianze tra i cittadini e un atto di presunzione egoistico e fuori dal tempo, almeno nell’Italia che guarda all’Europa.

 

L’autonomia proposta dalle regioni del nord rischia di aggravare e costituzionalizzare il divario tra Nord e Sud, di rendere irreversibile la sperequazione, di dissolvere unità e solidarietà della Nazione, nella Nazione.

L’Unità nazionale, invece, come qualunque alleanza, richiede capacità, autonomia, dedizione, condivisione, tolleranza, infinitamente maggiori rispetto all’alleanza di eguali. La Costituzione non si accontenta di registrare la mera esistenza di una “unità e indivisibilità” della Repubblica (articolo 5). Proprio perché si tratta di una alleanza, pretende che sia fondata su un patto ordinato sull’eguaglianza di tutti i cittadini e preordinato ad assicurare eguali diritti civili e sociali, eguali livelli di prestazioni e servizi pubblici.

 

 

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Tutto ciò visto e premesso,

 

Il Consiglio regionale della Puglia

 

impegna tutti gli organi regionali ad intraprendere ogni iniziativa per contrastare il procedimento avviato da alcune regioni italiane ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione, perché lesivo delle stesse disposizioni costituzionali che lo regolano e di quelle che impongono il dovere di preservare l’unità della Repubblica e l’eguaglianza dei cittadini.”

 

PREMESSO

 

Che l’iniziativa di autonomia riceve sempre nuovi impulsi che lasciano presagire un’imminente approvazione del Governo nazionale e la successiva trasmissione alle camere;

 

PREMESSO

 

Che il successo delle iniziative di contrasto hanno bisogno di essere alimentate da apposite iniziative d’informazione e coinvolgimento dei cittadini, promosse dalla regione e dai comuni quali istituzioni più prossime;

 

 

 

Tutto ciò visto e premesso,

 

Il Consiglio regionale della Puglia

 

  1. conferma l’impegno proprio e di tutti gli organi regionali ad intraprendere ogni iniziativa per contrastare il procedimento avviato da alcune regioni italiane ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione, perché lesivo delle stesse disposizioni costituzionali che lo regolano e di quelle che impongono il dovere di preservare l’unità della Repubblica e l’eguaglianza dei cittadini;
  2. conferisce mandato all’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale di costituire un comitato di studio, informazione e mobilitazione, finalizzato al contrasto dell’iniziativa dell’autonomia differenziata, composto da 12 rappresentanti dei gruppi consiliari che intendano aderire, designati in proporzione alla rispettiva consistenza numerica, e 12 rappresentanti indicati dall’ANCI, aperto al supporto di esperti di comprovata esperienza scientifica nelle materie d’interesse.

[1] Stima tratta da “La finanza territoriale” Rapporto 2018 – Rubbettino.

PTA di Fasano: installata un’importante innovazione tecnologica / rassegna stampa

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PTA di Fasano: installata un’importante innovazione tecnologica, un modernissimo ecografo per impiantare i cateteri venosi centrali (PICC), che servono per i pazienti bisognosi di frequenti trattamenti farmacologici per via endovenosa. Il tutto, in attesa che il territorio del nord brindisino e sud-est barese possa essere dotato, finalmente, del suo ospedale Monopoli-Fasano per il quale sono trascorsi 201 giorni di lavoro; dopo il completamento degli scavi, adesso tocca alle fondazioni e alle elevazioni.